Daniela, partorisce prima del coma farmacologico: sta bene e la piccola migliora

Io di quei giorni non ricordo niente, di Miriam ho saputo ieri che è nata, devo ringraziare l’equipe del Policlinico, soprattutto il dottor Francesco Bruno». Queste le prime parole pubbliche – raccolte dal servizio mandato in onda oggi dal TGR, di Daniela, la mamma 27enne di Bitonto che si è finalmente risvegliata dal coma farmacologico indotto dai medici per salvarle la vita lo scorso 5 febbraio.

Daniela, che non era vaccinata contro l’influenza, infatti era vittima di crisi respiratorie sempre più profonde a causa dall’aggressività del ceppo H1N1 che l’aveva colpita. Come hanno comunicato i medici oggi in una conferenza stampa, la giovane mamma ora respira autonomamente e ha riabbracciato suo marito. “Le sue condizioni sono buone”, hanno assicurato i medici anche se la prognosi sarà sciolta tra qualche giorno. Ci vorrà più tempo invece per la piccola che dovrà crescere ancora un po’ prima di poter lasciare l’incubatrice. La prognosi in questo caso sarà sciolta solo tra un paio di settimane ma i medici sono molto fiduciosi e assicurano che anche lei si sta riprendendo benissimo. “Ci sono tutte le premesse perché la conclusione di questo caso sia positiva”, ha dichiarato  il direttore della Rianimazione del Policlinico, Francesco Bruno .

Parole che hanno riempito di felicità la famiglia di Daniela. “Non saremo mai abbastanza grati al professore Bruno, al professore Laforgia di Neonatologia, a tutti i medici, paramedici, infermieri, specializzandi dei reparti di Rianimazione, Neonatologia e Ginecologia del Policlinico di Bari.  C’è una Puglia migliore, silenziosa, fatta di questi uomini e donne che uniscono una straordinaria professionalità ad una umanità unica”, hanno dichiarato in un nota , aggiungendo: “Ci siamo affidati totalmente a loro che, con un aiuto dall’alto, hanno compiuto un miracolo. Quando tutto sembrava perso ci hanno regalato la speranza e adesso ci stanno restituendo, dopo tanto lavoro, la vita di Daniela e della sua piccola. Per tutti noi adesso è di nuovo vita, una nuova vita”.

La scalata dell’influenza in Italia

Sono quasi 600mila i connazionali che hanno già sperimentato i malanni di stagione dall’inizio della sorveglianza dei medici sentinella della rete Influnet, coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss) con il sostegno del ministero della Salute. Nell’ultima settimana i casi di sindromi influenzali stimati sono saliti a quota 145 mila, secondo il bollettino relativo al periodo 27 novembre-3 dicembre.

L’attività dei virus è ai livelli base, ma in diverse regioni della Penisola è iniziato il periodo epidemico. La curva dei casi comincia la sua ascesa verso il picco, atteso in genere fra fine anno e l’inizio del nuovo. E si registrano i primi isolamenti di virus.

LA GASTROENTERITE ACUTA
Cosa è?
Riduzione della consistenza delle feci e/o aumentato numero di evacuazioni (tipicamente > 3 in 24 ore) con o senza febbre o vomito. La modificazione della consistenza fecale rispetto alla norma e un indice più indicativo di diarrea che non il numero di evacuazioni particolarmente nel primo mese di vita.
La diarrea acuta solitamente dura meno 7 giorni e, per convenzione, mai più di 14 giorni. Una diarrea con durata maggiore alle due settimane viene definita “persistente” o “cronica”.
Nella maggior parte dei casi, la gastroenterite acuta è altamente contagiosa. La malattia si trasmette per ingestione di acqua o alimenti contaminati, oppure per trasmissione orofecale (dalle feci alla bocca per mezzo delle mani).
Quali sono le cause?
Sono molti gli organismi o le sostanze che possono causare la gastroenterite, tra cui:
• Virus – come il rotavirus, norovirus e adenovirus.
• Batteri – come la Salmonella, la Shigella, il Campylobacter.
• Parassiti – ad esempio Entamoeba histolytica, Giardia lamblia e
Cryptosporidium.
• Tossine batteriche – i batteri stessi non causano la malattia, ma i loro
sottoprodotti tossici possono contaminare il cibo.
Quali sono i sintomi?
I principali sintomi della gastroenterite sono: diarrea, nausea, dolore addominale crampiforme, vomito, astenia, meteorismo intestinale, mialgia. Può essere presente la febbre.
La complicanza più pericolosa in età pediatrica è la disidratazione. In caso di vomito e diarrea abbondanti, infatti, il bambino perde una gran quantità di acqua e sali minerali.
I principali segni clinici della disidratazione sono:

-perdita >5% del peso corporeo rispetto all’ultimo peso conosciuto;
-occhi alonati;
-fontanella anteriore depressa;
-mucose asciutte;
-refill capillare >3 secondi;
-aumento della frequenza cardiaca e respiratoria;
-stato soporoso
La disidratazione soprattutto nei bambini di età inferiore all’anno di vita può instaurarsi abbastanza velocemente, anche in poche ore.

Disidratazione assente: 0; 2disidratazione media: 1-4; disidratazione moderato-severa: 5-8
Come può essere diagnosticata?
La diagnosi di gastroenterite acuta è prevalentemente clinica. Una iniziale valutazione telefonica tra pediatra e genitore è sufficiente per valutare se il bambino può essere visitato in uno studio o deve essere inviato in Pronto Soccorso.
La visita medica è opportuna sempre in caso di:
-età <2 mesi;
-elevato output fecale (>8 evacuazioni/die);
-oliguria/anuria -vomito persistente
-in tutti i casi in cui le notizie raccolte pongono il sospetto di una disidratazione significativa;
-impossibilità a somministrare soluzioni reidratanti orali;

-malattie concomitanti significative (diabete, insufficienza renale,
immunodeficienze, etc.).
L’esame microbiologico delle feci non viene richiesto di routine. Tale esame può essere effettuato in circostante particolari: pazienti con diarrea di durata >7 giorni; anamnesi positiva per viaggi all’estero; pazienti con patologie croniche (MICI, immunodepressi); sospetto di eziologia batterica per cui potrebbe essere necessaria una terapia specifica.
La gravità della gastroenterite acuta, qualunque sia l’agente eziologico, è legata alla intensità della disidratazione la cui prevenzione e gestione rappresenta il principale obiettivo terapeutico. In tutti i casi la disidratazione deve essere correlata con le condizioni cliniche del bambino.
Come si cura?
La gastroenterite acuta ha un decorso autolimitato che di solito si conclude entro 10-12 giorni: il vomito dura 1-3 giorni, la diarrea 5-7. La terapia si basa principalmente sulla somministrazione di soluzioni reidratanti orali per compensare la perdita di liquidi dovuta al vomito e alla diarrea. Le forme più gravi possono richiedere reidratazione in ambito ospedaliero. Come regola generale, la somministrazione di antibiotici non è necessaria se non in casi specifici. Il suo uso deve essere deciso sulla base della valutazione: dell’agente eziologico responsabile, della gravita della sintomatologia, delle condizioni legate all’ospite.
I probiotici possono offrire un ausilio alla reidratazione nella gestione tempestiva della gastroenterite acuta soprattutto virali, ma solo per quei ceppi con efficacia provata (Lactobacillus GG e Saccharomyces boulardi).

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