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Danni ictus, recuperare i movimenti con una scossa al cervello

Tra i danni più evidenti a livello fisico di un attacco di ictus ci sono gli impedimenti a livello motorio: un nuovo studio però promette ai pazienti di recuperare almeno parzialmente la propria capacità motoria con una scossa al cervello. La ricerca italiana è stata pubblicata sulla rivista di settore Brain e sta riscuotendo interesse anche a livello internazionale per via delle sue potenzialità. Come sempre avviene, chiaramente, sarà il tempo e le evoluzioni della scoperta stessa a poter dire che scenari si aprono. Ma come hanno anche messo in evidenza gli stessi ricercatori, le potenzialità sono davvero tante.

Il lavoro ha visto la collaborazione di un team di scienziati dell’Università di Milano-Bicocca, del Centro di Neuroscienze NeuroMi, dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano di Milano e degli Spedali Civili di Brescia. La procedura in sostanza la stimolazione elettrica dell’area posteriore dell’emisfero cerebrale sinistro, che è appunto quella deputata al controllo dei movimenti volontari. Il campione al momento è stato composto solo da sei pazienti ma lo studio ha comunque una notevole importanza. La media della riduzione del deficit motorio di partenza (diagnosticato come aprassia ideomotoria, ovvero perdita del controllo dei gesti volontari a seguito di lesioni cerebrali) è stata del 19%. Un risultato quindi parziale quindi ma che per queste persone può voler dire molto per recuperare una vita quotidiana che sia il più possibile normale. La sperimentazione include un periodo di osservazione di 2 anni per confermare il miglioramento delle capacità di movimento.
Il test ha dimostrato miglioramenti in 24 gesti specifici di cui metà simbolici, ad esempio il pollice alto, e dodici invece pratici, come portare la mano sotto il mento. Giuseppe Vallar, ordinario di Psicobiologia e Psicologia fisiologica della Bicocca, ha commentato con soddisfazione i risultati della ricerca che apre nuove prospettive di recupero per chi viene colpito da un ictus. Lo studio apre la strada a nuovi approfondimenti sulle “applicazioni della stimolazione elettrica transcranica nel campo della riabilitazione di deficit neuropsicologici come l’aprassia”.

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