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Dentisti, in Italia le visite sono tra le più care d’Europa

Moltissime persone nel nostro paese non riescono a curarsi i denti in modo permanente per motivi economici. Infatti, andare dal dentista in Italia è molto costoso. L’Italia è seconda solo a regno unito per quanto riguarda il prezzo delle visite odontoiatriche.

Nelle pubblicità, le catene di dentisti puntano soprattutto sul prezzo per attirare i clienti. La nostra inchiesta dimostra che il risparmio non è proprio garantito. Eppure hanno successo. Il che non stupisce, visto il costo elevato delle cure dentali e la pressoché totale assenza di un servizio odontoiatrico pubblico. Fanno concorrenza ai più di 40mila studi dentistici privati che ci sono nel nostro Paese, ma soprattutto hanno sdoganato il tema dei prezzi, prima un tabù in questo settore.

E la concorrenza fa bene, perché introduce una maggiore trasparenza e attenzione ai costi dei cittadini. Soprattutto se si considera come il conto salato del dentista spinga troppo spesso gli italiani a rinunciare a sedersi sulla sua poltrona o a farlo con meno frequenza di quanto sarebbe necessario. Anche dove qualche sforzo in più è stato fatto per rendere accessibili le cure odontoiatriche come nel Servizio sanitario della regione Lombardia, la corruzione ha vanificato tutto. Nel febbraio scorso è scoppiato l’ennesimo scandalo, ironicamente battezzato “Smile”, con i soliti appalti truccati. Sulla pelle dei cittadini che si rivolgevano agli ospedali pubblici, convinti di potersi curare i denti pagando solo il ticket.

Le aziende che avevano in appalto il servizio facevano credere ai cittadini che ci fossero liste d’attesa lunghissime e davano indicazioni scorrette sul ticket da pagare, reindirizzandoli verso i loro servizi odontoiatrici a pagamento. Chi non si faceva scoraggiare, poi, riceveva cure che tiravano al risparmio con materiali scadenti a basso costo. E non finisce qui. A remare contro cure dentali economicamente più sostenibili per i cittadini, oltre alla corruzione che non permette di ricorrere a quel poco di pubblico che c’è, ci sono anche i dentisti titolari di studi privati che cercano di mettere i bastoni tra le ruote alle catene. Infatti, nel momento in cui scriviamo, l’Andi, il maggior sindacato dei dentisti, ha caldeggiato la presentazione al Senato di alcuni emendamenti al disegno di legge sulla concorrenza, volti a introdurre l’obbligo per le società operanti nel settore odontoiatrico (leggi: le catene) di

avere soci iscritti all’albo degli odontoiatri che possiedano almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto. Insomma, anche i proprietari delle catene dovrebbero essere dentisti, almeno per due terzi. Come se questo desse garanzie. Un emendamento non condiviso da tutti i dentisti titolari di studi. Infatti, si metterebbero in difficoltà le catene senza aggiungere nulla alla tutela della salute di chi si affida a loro. Per questo abbiamo scritto ai membri della commissione permanente del Senato, all’Antitrust e al ministero della Salute chiedendo che l’emendamento sia respinto .

Inchiesta sul campo Abbiamo chiesto a Ornella, una signora di quasi 60 anni, di visitare 13 centri appartenenti a 11 catene (scelte tra quelle con maggior numero di studi) per fare una prima visita e un preventivo (tra novembre e dicembre 2015). Dalla nostra inchiesta è emerso che le catene non sono così convenienti come si presentano e che la qualità delle cure dipende dal dentista che vi capita. Né più né meno di quello che avviene nei più di 40mila studi privati tradizionali che ci sono nel nostro Paese. Come prima cosa va detto che sotto il cappello di “catena di dentisti” ci sono realtà molto diverse: cooperative, società di capitali, franchising… In comune hanno un’insegna, un sito, in molti casi un numero verde per prendere l’appuntamento e una flessibilità di orari e giorni spesso più ampia rispetto gli studi tradizionali (per esempio, molte sono aperte anche il sabato).

Prima di fare il giro delle catene, Ornella si è sottoposta a una visita accurata da un equipe di professionisti che ha portato a una diagnosi e a un piano di cura. Il problema più evidente di Ornella è la mancanza di quattro denti nell’arcata superiore destra, ma c’è uno stato generale della dentizione molto compromesso (infezione delle gengive, granulomi, igiene approssimativa, devitalizzazioni in cattivo stato, un ponte in condizioni precarie…) e, in più, Ornella fuma. Il presupposto per qualsiasi intervento è ripristinare la salute delle gengive e spingerla a curare maggiormente l’igiene. Solo così la ricostruzione può avvenire su un terreno sano e durare nel tempo. Ci sono anche i pericoli legati al fumo e, in particolare, il fatto che questo incide sul successo degli impianti. Ornella dovrebbe curare la bocca nella sua interezza e non limitarsi solo ai denti mancanti, quindi il piano di trattamento parte dalla cura di tutte le infezioni per procedere poi con le estrazioni e, infine, mettendo impianti e corone oppure una protesi rimovibile.

Se, invece, Ornella vuole occuparsi solo dei denti mancanti, la proposta è di inserire 2-3 impianti e 3-4 corone. Soluzioni alternative che devono essere presentate alla paziente chiarendo che quest’ultima soluzione lascerebbe irrisolte le infezioni che ha in bocca. Cosa è successo nei centri visitati? Ornella è stata quasi sempre accolta da un “assistente alla persona o commerciale” che fa l’anamnesi e non la lascia nemmeno durante la visita con il dentista. Poi le consegna un preventivo. Il dentista si presenta solitamente a voce, solo in un caso ha una spilletta con il nome e Ornella non trova quasi mai esposti in evidenza i nomi dei dentisti che lavorano nel centro oppure c’è solo il nome del direttore sanitario. Una mancanza di trasparenza che nelle catene è più importante proprio perché dietro all’insegna deve esserci un riferimento per il paziente. Il preventivo è siglato direttamente dall’assistente commerciale in 5 centri su 13. In altri casi compare solo il nome del direttore sanitario. In pratica, nel preventivo l’insegna commerciale prevale sul singolo dentista per cui è importante farsi sempre assicurare di essere seguiti dallo stesso professionista e farsi inserire il nome nel preventivo. In otto casi su dieci la visita non è stata per nulla accurata: il dentista, dopo aver guardato la radiografia panoramica che Ornella aveva portato con sé, ha controllato la mobilità dei denti con le mani senza usare uno specchietto e nemmeno lo specillo, strumenti che garantiscono una visita completa e che servono anche a individuare eventuali lesioni precancerose.

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