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Diabete e dieta, attenzione alle fake news: situazione allarmante

La parola diabete deriva dal verbo greco Diabaino che significa passare attraverso, questo perché nell’antichità il diabete veniva diagnosticato assaggiando le urine, dove finiva lo zucchero in eccesso che passava attraverso il rene. Perciò, se la era dolce, la personale affetto da diabete. Ma che cos’è esattamente il diabete? E come funziona?

Si è affetti da diabete quando il corpo non è in grado di mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue, ovvero, la propria glicemia, a svolgere questa funzione in una sana è il pancreas che tramite la produzione dell’ormone specifico, l’insulina, mantiene stabile livello di zucchero nel sangue, quando però quest’organo non è più in grado di svolgere correttamente questa funzione, si è affetti da diabete.

Diabete di tipo uno nel quale il pancreas smette completamente di produrre insulina, a differenza del diabete di tipo due per il quale non produce abbastanza. Chi soffre di diabete perciò, dovrà sempre tenere sotto controllo la propria glicemia manualmente, e a seconda dei casi, abbassarla tramite iniezioni di insulina o attività fisica, oppure alzarla, mangiando la giusta quantità di carboidrati zuccheri, questo perché, una glicemia alta o iperglicemia produce effetti negativi a lungo termine, che possono portare a complicazioni cardiovascolari, renali, oculari, o al sistema nervoso periferico.

Il diabete è una malattia seria che, può essere curata ed è seria perché se non viene diagnosticata e la glicemia rimane troppo elevata si possono essere problemi gravi agli organi interni.

Gli organi che vengono colpiti da diabete sono: la retina con progressiva perdita della vista, il glomerulo renale, con il rischio che ci sia una progressiva diminuzione di filtraggio del sangue. Il diabete può colpire soprattutto i nervi delle gambe con il rischio che si possono formare delle ulcere, poi il diabete può colpire anche i grossi vasi che portano il sangue al cervello o al cuore, quindi ci può essere il rischio di infarto o anche di una paralisi cerebrale. L’insulina è quello di ormoni che mantiene il glucosio a concentrazioni normali, quando si ha un diabete che prevede la completa distruzione delle cellule che producono l’insulina, questo diabete si dice di tipo uno, che colpisce prevalentemente i giovani 35 anni di età.

Con la glicemia troppo bassa iperglicemia, si avverte subito un malessere che nei casi più gravi può portare al comma. Una persona affetta del diabete quindi, dovrà stare attenta a non mangiare troppo, ma neanche troppo poco. Entrambi i tipi di diabete possono manifestarsi a causa di predisposizioni genetiche, unite a fattori ambientali come: infezioni, forte stress o problemi al metabolismo come nel caso del diabete di tipo due. I sintomi tipici di un diabete non diagnosticato sono: tanta, pipi, tanta sete, debolezze e sonnolenza. Se per caso aveste il dubbio di essere ammalati di diabete, potete stare tranquilli. La medicina oggi si è evoluta ed è sufficiente un semplice esame del sangue per capire se la glicemia sotto controllo e verificare se si è nemmeno affetti da diabete.

Il diabete di tipo 1 non si cura con la dieta e abbandonare l’insulina può essere molto pericoloso. Lo sottolineano le principali società scientifiche, prima fra tutte la Società Italiana di Diabetologia (Sid) e associazioni di pazienti in un appello sui social. “Se avete il diabete di tipo 1, o se un vostro caro ha il diabete di tipo 1, non sospendente l’insulina per seguire cure alternative – si legge a caratteri cubitali nel documento -. In pochi giorni si morirebbe di chetoacidosi diabetica”. Le società scientifiche di diabetologia e le associazioni delle persone con diabete, prosegue il documento, hanno deciso di lanciare l’allarme contro questa deriva scientifica, che rischia di provocare danni seri alle persone.

Le società scientifiche di diabetologia (SID, AMD SIEDP) e le associazioni dei pazienti con diabete (FAND, Diabete Forum, AGD, ANIAD) scendono in campo per ribadire questo semplice ma vitale messaggio: “l’unica terapia per il diabete tipo 1 è l’insulina. Sospenderla significa rischiare di andare incontro alla morte. In un Paese dove sembra a volte imperare la disinformazione scientifica, anche in un campo vitale (è il caso di ricordarlo) come quello delle scienze mediche, c’è anche chi, per evidenti interessi commerciali, può permettersi di promettere indisturbato di guarire le malattie più disparate, dall’Alzheimer, al diabete tipo 1, grazie ad una dieta miracolosa corredata da ‘integratori’ dal costo non irrilevante (ma questo è solo un dettaglio). Basta un microfono, una telecamera, un sito web e la fake news è servita”.

Le società scientifiche e le associazioni dei pazienti lanciano anche un appello alle istituzioni: “Diabetologi e associazioni di pazienti si augurano inoltre che al più presto le istituzioni sanitarie e le autorità competenti intervengano nei confronti di questi personaggi televisivi, per evitare che qualche persona con diabete possa riportare serie conseguenze, seguendo i loro consigli, infarciti di concetti pseudo-scientifici ‘orecchiati’ qua e là ed enunciati come verità assolute – scrivono -. L’unica verità scientifica è che abbandonare l’insulina, con l’illusione che il diabete tipo 1 possa essere ‘curato’ con una dieta e da una manciata di integratori, può portare a gravi conseguenze, fino alla morte”.

Mentre è possibile tentare di prevenire il diabete  tipo 2, aggiungono gli esperti, molto spesso legato a cattive abitudini di vita, all’obesità e alla sedentarietà, nulla si può fare per prevenire il diabete tipo 1, malattia legata come detto alla distruzione del pancreas dal parte del sistema immunitario.

World Diabetes Day 2017: una classificazione della malattia

In Italia, solo nel 2016, il 5,3% della popolazione (oltre 3 milioni di persone) è risultata essere affetta dal diabete. Una percentuale che si stima sia destinata ad aumentare, se messa a confronto con il trend di diffusione negativo avuto dal 1980 a oggi (37 anni fa solo” il 2,9% della popolazione era affetta dalla malattia).

Una malattia, quella del diabete, cronica che comprende alcune patologie del metabolismo che determinano una condizione di iperglicemia (eccesso di zuccheri nel sangue). Le grandi famiglie del diabete si suddividono in:

  • Diabete di tipo 2;
  • Diabete di tipo 1;
  • Diabete gestazionale;

Il diabete di tipo 2 noto anche come “diabete dell’anziano” o “diabete alimentare” è la tipologia più diffusa che colpisce solitamente gli over 40 che vertono in condizioni di sovrappeso o obesità. Inizialmente asintomatico, il malato, lentamente perde la capacità di equilibrio della glicemia.

Il diabete di tipo1, invece, ha origine autoimmune, ed inibisce la produzione di insulina da parte del fegato, distruggendo le betacellule. La malattia ha, di solito, un’insorgenza in età infantile e comporta un trattamento basato su assunzioni giornaliere di insulina per evitare pericolose condizioni di ipoglicemie ed iperglicemie.

Il diabete gestazionale o diabete gravidico è un tipo di diabete temporaneo legato al periodo della gravidanza nel quale la puerpera non è in grado di controllare i livelli di glicemia nel suo sangue.

Esistono altre forme di diabete, per lo più intermedie fra quello di tipo 1 e quello di tipo 2 ed esiste anche la possibilità di contrarre la sindrome come conseguenza di un’altra malattia o per effetto di un trauma di qualsiasi tipo.

In tutte le tipologie, comunque, una dieta adeguata ed uno stile di vita sano ed equilibrato, permettono di tenere sotto controllo la malattia e condurre una vita assolutamente normale.

Complicanze del diabete: attenzione alla salute degli occhi e della bocca

È importante, inoltre, una volta diagnosticato il diabete, scongiurare il rischio di poter contrarre delle complicazioni come la retinopatia diabetica, l’edema maculare diabetico che possono causare ipovisione o, addirittura, cecità o malattie del cavo orale, come la parodontite.

Necessari, quindi, controlli annuali di screening per poter scongiurare l’insorgenza di ogni complicanza, nonché un’opera di prevenzione quotidiana per allontanare qualsiasi fattore di rischio.

Il pancreas è una voluminosa ghiandola annessa all’apparato digerente, impari e di tipo misto (esocrino-endocrino), avente forma allungata in senso trasversale ed appiattita in senso sagittale. È situato in posizione mediana, nello spazio retroperitoneale in corrispondenza della regione epigastrica, ed è adiacente alla maggior parte delle principali strutture dell’addome superiore. Rispetto alla colonna vertebrale è collocato all’altezza delle prime due vertebre lombari. Il pancreas è ricoperto da un sottile strato di tessuto connettivo, ma non presenta una capsula tissutale fibrosa. Il connettivo intraghiandolare, in connessione con la guaina più esterna, suddivide il parenchima in porzioni visibili ad occhio nudo, i lobuli. Il parenchima pancreatico è caratterizzato da colorito giallastro e superficie lobulata: ha una lunghezza variabile tra i 12,5 e i 15 cm, un’altezza massima di 4 cm ed uno spessore di 1,5-2 cm. Il suo peso medio, nei soggetti giovani, è tra 70 e 110 g e tende a ridursi con l’avanzare dell’età . Dal punto di vista anatomico, il pancreas, viene suddiviso in tre porzioni, che prendono il nome rispettivamente di testa, corpo e coda del pancreas.

Con il semi- digiuno risvegli il tuo potere naturale Diverse volte nel corso degli ultimi anni e da quando ho intrapreso questo percorso, ho sentito parlare di DIGIUNO parziale o totale, di giorni oppure di un solo giorno; non nego che la cosa mi incuriosiva non poco, l’IGIENISMO, questa corrente nata con La Medicina Naturale di Lezaeta, ma non solo loro, dipingevano l’astinenza da cibo come il modo migliore per risanare CORPO E MENTE, per ristabilire l’omeostasi dell’organismo, alterata dal cibo industriale e manipolato che mangiamo tutti i giorni. Nell’ultimo periodo anche diversi medici consigliano il digiuno come pratica naturale e non invasiva per depurare il corpo.

Spinta da tutti questi input io e Carlo abbiamo deciso di provare, di sperimentare su di noi gli effetti di un semidigiuno (abbiamo deciso cosi per non avere un approccio troppo “rigido” e duro) non doveva infatti diventare una lotta contro noi stessi ma un qualcosa di morbido, un fare qualche piccola rinuncia per il benessere dell’organismo, riteniamo sia importante anche VIVERE BENE la cosa, non come una sofferenza indicibile (se al solo pensiero viene “male” come si usa dire meglio forse non farlo perché diventa controproducente) .

Morale: ogni martedì (questo è il giorno scelto ma ovviamente ognuno è libero di farlo quando preferisce) iniziamo la giornata con un centrifugato di frutta e verdura e poi ci portiamo al lavoro un paio di mele da consumare durante il giorno in caso di attacco di “fame” o di quella voglia di qualcosa (anche in questo caso è più una questione mentale ma comunque giusto assecondare anche la mente che ha bisogno di controllare), beviamo diversa acqua e limone durante la giornata e arriviamo a sera sereni senza alcun problema, certo ogni tanto il pensiero al cibo c’e’ e il fatto di essere in due aiuta in quanto spesso ci scherziamo sopra; durante la giornata ci concediamo un caffè, la sera ci asteniamo dal cibo e la mattina per colazione ci facciamo un altro centrifugato di frutta e verdura (sarebbe meglio prevalentemente di verdura ); a mezzogiorno del mercoledi consumiamo un pasto “normale” insalatona con polpetta di verdure, o un piatto di riso e verdure insomma come ognuno è abituato (certo sarebbe preferibile non ricominciare subito a mangiare cibi pesanti che so patatine fritte o carne) in modo da riabituare ad introdurre alimenti in maniera graduale.

Sembra difficile ? Assicuro che non lo è, ci vuole un minimo di volontà certo come in tutte le cose che si intraprendono ma se si pensa al bene che si fa la corpo il gioco a mio parere “vale sicuramente la candela” . Benefici ? Tantissimi, ve ne elenco alcuni che ho provato direttamente: senso di leggerezza e di benessere, niente patina in bocca o brutto sapore (spesso mangiando la sera poi la mattina la bocca presenta una patina, sono residui di tossine non smaltito del cibo, spesso anche con alito non molto gradevole ), si dorme benissimo, quel sonno pesante e ristoratore (certo gli organi non sono impegnati nella digestione) ci si sveglia benissimo svegli mentalmente e di buon umore, pancia piatta, evacuazione regolare, nessun senso di intorpidimento e di sonnolenza, molta più grinta e voglia di fare !

Dite poco ? La sensazione è bellissima ed è quella di FARSI UN REGALO di mettere il nostro corpo nella condizione di stare in forma (come dovrebbe essere sempre ma a cui non siamo più abituati ahimè), siamo abituati a stare “mediamente male” – la cefalea, il senso di pesantezza, l’intorpidimento mentale sono accettati quasi come inevitabili invece NO!!!! Possiamo stare bene ! E il semidigiuno ne è la dimostrazione! E’ anche una presa di coscienza del nostro POTERE e della nostra responsabilità nel determinare il nostro benessere e la nostra salute ! E vi assicuro che in una società dove siamo abituati a demandare le responsabilità a chiunque pensando di essere vittime (faccio riferimento in questa sede al medico) il fatto di potere incidere sulla nostra salute e di fare stare bene il nostro corpo senza RICORRERE A FARMACI DI ALCUN TIPO (naturali e non) MA SOLO TOGLIENDO IL CIBO è una grande opportunità !!! Provate, ognuno con le proprie possibilità e in base a quello che si sente di fare (va bene anche saltare una cena) non forzatevi se non vi sentite pronti, ma prendete in considerazione questa cosa perché non ha alcun costo, non ha effetti collaterali (unica precauzione per le persone gravemente debilitate o che hanno delle patologie importanti in questo caso è meglio consultare il proprio medico) e vi porta solo del bene! Il vostro corpo e la vostra consapevolezza vi ringrazieranno ! Non sono molto raccomandate queste “pratiche” perché ovviamente NON HANNO COSTI, non alimentano il mercato ! Sta a noi esserne coscienti e sta sempre a noi cercare di metterci nelle migliori condizioni per condurre una vita al massimo delle nostre possibilità !

Il pancreas è un organo dalla forma simile a quella di una pera o di una lingua, situato in profondità nella cavità addominale e lungo circa 15 cm. Si trova all’incirca tra lo stomaco e la colonna vertebrale. È diviso in tre sezioni: testa (la più grande), corpo e coda (la più sottile). Ma quali funzioni svolge? Il pancreas produce ormoni molto importanti, come l’insulina, indispensabile per regolare il livello degli zuccheri nel sangue. Ma non solo. L’organo assembla anche enzimi che permettono la digestione da parte dell’intestino. Purtroppo, il delicato funzionamento del pancreas può essere messo in discussione da alcune malattie. Tra queste, infiammazioni più o meno gravi (pancreatiti), in grado di danneggiarlo seriamente. E non è finita. Così come tutti gli altri organi del nostro corpo, anche il pancreas potrebbe subire l’attacco di un tumore. La sua testa è la sede colpita con maggior frequenza, anche a causa del suo grande volume. Comunque, circa il 95% di tutte le neoplasie che lo interessano riguarda la componente “esocrina”: la porzione che produce i succhi pancreatici. Il tumore del pancreas colpisce ogni anno in Italia circa 12.200 persone, la maggior parte delle quali tra i 60 e gli 80 anni. È un nemico insidioso, perché in fase precoce non dà sintomi particolari, che possono essere molto vaghi. Segnali chiari compaiono quando ha ormai iniziato a diffondersi agli organi circostanti o ha bloccato i dotti biliari.

Per fortuna, il cancro al pancreas ha un grande nemico: un corretto stile di vita. Cosa vuol dire? Significa seguire comportamenti sani ed equilibrati, da rispettare tutti i giorni. Iniziando da giovani! Quindi, entrando nel dettaglio: mantenersi attivi, praticando con continuità esercizio fisico; mangiare i cibi giusti nelle quantità indicate; non fumare; bere alcol con grande moderazione; osservare le precauzioni sul posto di lavoro, in caso si entri in contatto con sostanze potenzialmente tossiche e cancerogene; ecc. La ricerca scientifica ha ormai dimostrato che la prevenzione primaria riduce del 30% il rischio di sviluppare qualsiasi tumore. Ma non solo. Ad esempio, avrete ad ogni età un cuore più scattante, polmoni resistenti e un cervello sempre vigile.

Oltre 3 casi di tumore su 10 sono direttamente collegati ad una dieta scorretta. Ovviamente, il cancro del pancreas non fa eccezione. Anche se non è ancora del tutto chiaro come e perché l’alimentazione influisca su questo organo, è stato di recente scoperto un legame con l’obesità. Infatti, una revisione di studi pubblicata dal prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma ha dimostrato una solida relazione fra chili di troppo e malattia. Soprattutto quando il grasso è stratificato sull’addome e sono presenti intolleranza al glucosio, resistenza all’insulina e diabete. Quindi, da cosa si può iniziare? Innanzitutto, attenzione agli alimenti altamente calorici, ricchi di proteine di origine animale, grassi e carboidrati raffinati. Limitate il consumo di bibite zuccherate, carni rosse e insaccati. Questi ultimi sono ricchi di nitriti e nitrati, che facilitano la comparsa di alcuni tumori, come quello dello stomaco. A volte gli alimenti non sarebbero dannosi in sé, ma possono essere contaminati da sostanze come le aflatossine, liberate da alcune muffe del mais o contenute in altre granaglie e legumi mal conservati. Via libera invece a frutta e verdura, che si devono mangiare in abbondanza, durante i pasti o come spuntino nel corso della giornata. La dieta migliore è quella mediterranea, che prevede un regolare consumo di verdure, frutta, pesce – soprattutto azzurro –, carboidrati, olio di oliva, cereali e legumi.

Ogni anno, in tutto il mondo, sei amputazioni su dieci sono causate dal diabete. Da una complicanza di questo disturbo metabolico, meglio conosciuta come “piede diabetico”. Una problematica, invalidante e difficile da gestire, che in alcuni centri del nostro paese, pur causando circa 12mila amputazioni l’anno, viene affrontata con tecniche all’avanguardia.

Tanto che proprio un medico italiano, Luca Dalla Paola è stato recentemente premiato con il “Paul Brand award”, un riconoscimento intemazionale, conferito a chi maggiormente si è contraddistinto nel salvataggio d’arto per i pazienti diabetici. «Il piede diabetico è una sindrome caratterizzata da lesioni e ulcere che nel corso della loro evoluzione tendono a infettarsi fino a raggiungere le articolazioni e le ossa», spiega Dalla Paola, responsabile dell’Unità operativa del trattamento piede diabetico dell’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma e di Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna).

«Le problematiche – continua – sono legate al deficitcircolatorio e all’alterazione biomeccanica, in pratica la deformità del piede, secondaria alla neuropatia periferica su cui poi si innesca un evento ulcerativo e infettivo che porta alla progressione della malattia e al rischio non solo di amputazione, ma anche di morte legata a un quadro infettivo che tende a espandersi in tutto l’organismo». Si stima che il 6,2% della popolazione italiana sia affetto da diabete mellito, di questi, circa il 15% svilupperà ulcere nel piede. Ma è proprio il nostro Paese a distinguersi per la capacità di limitare il più possibile le amputazioni.

«Negli ultimi vent’anni – spiega Dalla Paola – c’è stato un miglioramento delle conoscenze che ha permesso di aumentare gli arti salvati, questo grazie al controllo della componente infettiva, della chirurgia routinaria e delle tecniche di rivascolarizzazione». Per ridurre l’infezione la chirurgia è l’arma più efficace. Un po’ come avviene in oncologia. L’atteggiamento chirurgico mira alla conservazione dell’arto. L’équipe coordinata da Dalla Paola è arrivata al 90-95% di successo.

Il centro italiano d’eccellenza è il Maria Cecilia Hospital di Cotignola e, di recente, anche l’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma, dove è stato aperto un ambulatorio specializzato. «Il nostro approccio al trattamento di questa patologia è chirurgico e multidisciplinare», spiega Dalla Paola. La svolta al trattamento di questa complicanza si deve certamente al miglioramento delle tecniche chirurgiche e ricostruttive, che consentono di eliminare i tessuti danneggiati e ricostruirli con tessuti ingegnerizzati, e che permettono un’eccellente rivascolarizzazione, grazie all’uso di cateteri e stent. Progressi significativi sono stati fatti anche sul fronte della prevenzione.

«Oggi riusciamo a individuare sempre più tempestivamente – spiega Dalla Paola – i soggetti che presentano un quadro di neuropatia e vasculopatia. In questo modo, con l’aiuto di tecnici ortopedici e podologi si possono intraprende percorsi di prevenzione specifici, che prevedono ad esempio di plantari e calzature particolari, che consentono di ridurre l’ulcerazione e quindi il rischio di amputazione dell’arto».

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