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Dieta, i grassi non vanno scartati sono essenziali: Dieta Nordica

Al giorno d’oggi si parla tanto di grassi, c’è quasi una crociata contro i grassi, infatti in tutte le diete vengono eliminati, sempre additati come la cosa peggiore nell’alimentazione. Da una parte vero, ma da una parte, il nostro corpo anche bisogno dei grassi quindi bisogna distinguere fra, grassi che sono nocivi per il nostro organismo e quindi da utilizzarle minor possibile o eliminare completamente, ma al contrario, ci sono anche tanti grassi che fanno bene al nostro corpo, questi sono, gli acidi grassi essenziali. Sono essenziali per il nostro organismo perché sono alla base di tantissime funzioni proprie del nostro corpo visto che il nostro organismo da solo non le produce è importante assumerle nella nostra alimentazione quotidiana.

EVOLUZIONE NEL TEMPO DELLA DIETA NORDICA Per dieta nordica, intendiamo un particolare regime dietetico esteso nei paesi del Nord Europa, quali la Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia. Tutti conosciamo come in questi paesi, molte delle loro abitudini sociali (tra cui l’alimentazione), siano fortemente correlate al rigido clima Scandinavo. Questo clima, seppur bello perché offre magnifici paesaggi legati in molti processi naturali, ha determinato nella dieta della popolazione, problemi legati a malattie cardiovascolari, obesità, diabete e malattie oncologiche. Il tutto portò ad un aumento della mortalità in molte persone di età precoce rispetto all’età media di altri Paesi sviluppati.

Tale fenomeno, è stato osservato in tutta la penisola scandinava e la ragione per cui tale è stato evidenziato in maggior numero dopo la seconda guerra mondiale, risale al fatto che le politiche nazionali di questi paesi, incentivarono lo sviluppo nel settore industriale, facendo sì che molti giovani abbandonassero il sistema agrario per lavorare in settori più remunerativi. Così facendo, la disponibilità di cibo diminuì, e questo portò a usare cibi provenienti da altri paesi, che fecero perdere molte delle tradizioni culinarie locali, oltre ad un loro scorretto uso, sfociando nei problemi sanitari sopra descritti.
Essendo un problema ben fondato in questa parte d’Europa, le istituzioni nazionali decisero di migliorare le condizioni di vita del loro popolo, promuovendo le prime normative sulle politiche alimentari.

Tutti questi progetti, vertono a diminuire le conseguenze sanitarie della popolazione, ma per preservare l’identità di ciascun paese in relazione alle proprie esigenze sociali e tradizionali, sono stati emessi piani nazionali che possono toccare con mano queste peculiarità. Gli organi delegati per la stesura di questi progetti sono la Norwegian National Nutrition Council e la Finnish National

Nutrition Council. Per ogni paese, le Commissioni sono costituite da circa 12 membri, i quali rappresentano ciascun Ministero competente per materia; oltre a ciò collaborano con ciascun rappresentante ministeriale figure competenti per ciascun ambito, poiché i piani emessi generalmente intaccano diverse competenze, tra cui le principali sono l’agricoltura, la sanità e l’economia. Fa eccezione la Svezia, che attua la sua politica alimentare, tramite la National Food Administration e la National Public Health Institute. La scelta di due organi attuata dalla Svezia, è stata fatta per separare le competenze, infatti il primo organo si occupa di raccomandazioni nutrizionali e controlli di qualità sui cibi, mentre il secondo, nella stesura di stili di vita atti a preservare la sanità dell’uomo evitando malattie o altre alterazioni.

I piani emessi hanno una validità legale in quanto approvati dagli organi esecutivi di ciascun paese, tuttavia l’inconveniente è che le persone per poter eseguire tale stile, non potendo essere obbligate in quanto è anticostituzionale, devono essere informate tramite una giusta istruzione. Questa parola chiave è stata ed è ancora in atto in questi paesi, ma la modalità in cui viene diffusa è diversa: in Svezia per esempio, è stata pubblicizzata la propria dieta tramite il Symbol Labelling cioè un apposito marchio conferito ai cibi che hanno maggior contenuto di fibre (frutta e verdura) oltre per i prodotti trasformati a basso contenuto in grassi o in zuccheri.

Per sensibilizzare la popolazione vengono fatte pubblicità diffuse nelle reti delle telecomunicazioni nazionali e seminari; l’informazione e l’istruzione sono rivolte con maggior intensità alle scuole in modo di infondere già questi principi alle future generazioni.
Stesso concetto sull’istruzione viene fatto dalla Norvegia, tramite il “Spis med glede”, in cui per evitare l’esclusione delle fasce sociali non più in giovane età, vengono attuati progetti che coinvolgono così anche le istituzioni locali, assumendo persone competenti a disposizione di tutti i cittadini, per qualsiasi informazione. Vengono fatti anche congressi, con l’obiettivo di modificare alcune ricette di piatti tradizionali, in modo da renderli più salubri.

La Finlandia invece attua principi simili ai suoi due paesi confinanti, oltre al Mass catering, cioè una propria materia che nelle scuole prevede ore teoriche inerenti alla biologia e fisiologia umana, seguite da prove pratiche in cui vengono cucinati piatti, preservando la tradizione locale ma soprattutto gli ingredienti di stagione.

TIPOLOGIA DI DIETA CONSIGLIATA:
La corona danese, su tali presupposti ha voluto studiare una dieta che potesse avere delle linee guida per tutti i paesi del Nord Europa; naturalmente i valori riportati e consigliati possono essere messi in pratica con le relative ricette tipiche di quel paese, lasciando la libertà di esecuzione. La dieta-tipo utilizzata è la NND acronimo di New Nordic Diet in cui propone i seguenti consumi:

In linee generali, la NND incentiva il consumo di frutta e verdura in quanto sono ricche di vitamine, fibre e zuccheri naturali; oltre a ciò il normale apporto di carboidrati viene garantito sfruttando il consumo di farine integrali, che essendo più rustiche, hanno un minor contenuto di zuccheri oltre che di glutine, causa principale di alcuni disturbi alimentari che negli ultimi anni si sono intensificati. Fonti alternative di energia sono rappresentate da un giusto consumo di patate, che contiene amido ma anche vitamine e acido folico, importante in gravidanza per evitare anomalie fetali.

Cibi alternativi sono rappresentati dalle alghe che oltre ad avere un apporto simile alle verdure, contengono iodio utile al normale funzionamento della tiroide. La dieta intensifica anche l’uso di tutta quella frutta e verdura (erbette) di bosco, che in questo modo oltre ad avere un benefico effetto nutrizionale, tutelano alcune ricette tipiche. Le carni, soprattutto quelle rosse, devono essere limitate e sostituite con un alto consumo di pesce, contenete omega-3 (acidi grassi) che hanno visto in molti studi nella popolazione, la diminuzione di malattie cardiovascolari. Analogo effetto è stato evidenziato con il consumo di frutta secca in particolare noci e nocciole.

La dieta Nordica Sana diminuisce l’espressione dei geni infiammazione-associati in tessuto adiposo

Uno studio Nordico piombo dall’Istituto della Salute pubblica e della Nutrizione Clinica all’Università di Finlandia Orientale ha scoperto che la dieta Nordica dipromozione diminuisce l’espressione dei geni infiammazione-associati in tessuto adiposo sottocutaneo. In persone di peso eccessivo, l’espressione di questi geni ha diminuito senza perdita di peso. Fino ad un certo punto, gli effetti sulla salute avversi del peso eccessivo sono creduti per essere causati da uno stato infiammatorio in tessuto adiposo. I risultati sono stati pubblicati in Giornale Americano di Nutrizione Clinica.

Il Peso Eccessivo è associato con i problemi nello zucchero e nel metabolismo dei lipidi come pure con aterosclerosi e questi possono essere causati da uno stato infiammatorio di qualità inferiore derivando dalla funzione di disturbo del tessuto adiposo. La ricerca A Lungo Termine sul ruolo della dieta nella funzione dei geni del tessuto adiposo e dello stato infiammatorio rimane insufficiente.

Questo studio recentemente pubblicato fa parte dello Studio del Nordico SYSDIET. L’obiettivo era di scoprire se la dieta Nordica dipromozione pregiudica l’espressione dei geni in tessuto adiposo senza perdita di peso. I partecipanti di studio erano uomini di mezza età e donne che esibiscono almeno due caratteristiche della sindrome metabolica, quali i livelli elevati della glicemia a digiuno o di pressione sanguigna, indici anormali del lipido di sangue, o slight almeno il peso eccessivo.

Per un periodo di 18 – 24 settimane, la metà dei partecipanti di studio ha seguito la dieta Nordica dipromozione che consiste di interi prodotti del granulo, delle verdure, degli ortaggi a radici, delle bacche, della frutta, dei prodotti lattier-caseario a bassa percentuale di grassi, dell’olio di colza e di tre servizi del pesce alla settimana. Il gruppo di controllo ha consumato i prodotti del granulo della basso fibra, a diffusioni basate a burro ed ha avuto un’assunzione limitata del pesce. I partecipanti sono stati chiesti di mantenere il loro peso corporeo identicamente durante l’intervento e nessun cambiamento significativo del peso si è presentato durante il periodo di studio. I Campioni del tessuto adiposo dei partecipanti di studio sono stati prelevati all’inizio e alla fine dello studio e un’analisi di transcriptomics è stata eseguita per studiare l’espressione dei geni.

Differenze nella funzione dell’altrettanto come 128 geni differenti sono stati osservati nel tessuto adiposo del gruppo Nordico dipromozione di dieta e del gruppo di controllo. Nel gruppo Nordico dipromozione di dieta, l’espressione di parecchi geni infiammazione-associati era più bassa di nel gruppo di controllo. Secondo i ricercatori di studio, il fatto che la dieta può essere usata per pregiudicare la funzione dei geni infiammazione-associati senza perdita di peso è significativo. Lo studio fa ulteriore indicatore luminoso sul significato della dieta nella guarigione dell’infiammazione di qualità inferiore, che è associata con parecchie malattie croniche.

DIETA AMERICANA-

L’ANALISI MEDIATICA DELLA DIETA AMERICANA
Leggendo vari articoli di origine puramente mediatica si può capire come le usanze e le abitudini alimentari degli stati uniti d’America, siano considerate universalmente controverse e poco idonee alla politica del vivere bene. L’aspetto che risalta immediatamente è senz’altro quello dell’obesità ricorrente e della scorretta alimentazione. Un articolo della nota rivista PANORAMA recita:
“Diventare americani fa male alla salute. Parola di esperti Secondo recenti studi, gli immigrati, soprattutto ispanici, negli Usa hanno una aspettativa di vita media inferiore di quasi 3 anni e hanno problemi di obesità, malattie cardiache e diabete”
L’aspetto più critico di tale dieta sembra quindi essere quello dell’obesità, soprattutto giovanile. Tema più volte ripreso e fortemente affrontato dalla first lady Michelle Obama negli ultimi anni e che ha recentemente riproposto ad EXPO:

Expo, Michelle Obama in Italia: “La sfida all’obesità non è un problema solo USA”
Per realizzare un esame di quella che è la dieta americana è necessario considerare come si svolge la giornata tipo di un americano. Analizzando la classica giornata alimentare americana si possono notare notevoli differenze con l’alimentazione Italiana, o più in generale mediterranea. La dieta americana si differenzia da quella nostrana in ciascuno dei tre pasti principali: La colazione risulta uno dei momenti più importanti essendo particolarmente abbondante e comprendendo una grande varietà di alimenti, al contrario il pranzo è rappresentato da un veloce spuntino, prevalentemente consumato in un fast food o direttamente sul luogo di lavoro. Dopo aver svolto “l’incombenza” del pranzo, si arriva al pasto più importante, nel quale l’intera famiglia si riunisce: la cena. Questo è il momento in cui la grande multietnicità dell’America si mostra nella sua interezza con una enorme variabilità in termini di alimenti e ricette basati sulla tradizione e origini della famiglia.

EVOLUZIONE NEL TEMPO
In America, già dal 1980, viene aggiornato ogni 5 anni un piano alimentare che definisce le linee guida da seguire per una corretta alimentazione, studiate e divulgate dall’USDA (U.S. department of Agriculture). Nella prima stesura del programma, si cercava di definire in 11 pagine le prime vere linee guida alimentari per gli americani. Come riportato nella guida, al tempo, capire quale fosse la corretta alimentazione non risultava chiaro a tutti, vista la confusione creata dai media. Nel compendio viene chiarito fin da subito che non esiste una “dieta ideale”, in quanto ciascun individuo ha necessità differenti in base alle proprie caratteristiche sia fisiche che culturali. Le linee sono quindi consigliate per molti americani ma non per quelli che, per motivi vari, hanno bisogno di una dieta particolare (intolleranze o malattie). Infine è trattato un altro importante concetto: una vita sana necessita di una dieta sana, ma questa da sola non può garantirla. Questo punto sposta l’attenzione sullo stile di vita, le abitudini, l’eredità genetica e la personalità di ciascun individuo, tutte componenti fondamentali per un corretto stile di vita.
I punti considerati dalla guida sono 7:
1. eat and variety food
2. maintain ideal weight
3. avoid too much fat, satured fat and cholesterol
4. eat food with adequate starch and fiber
5. avoid too much sugar
6. avoid too much sodium
7. if you drink alchol, do it in moderation

I punti sopra elencati vanno principalmente ad evidenziare quali cibi sarebbe necessario ridurre o evitare (grassi, zucchero, sodio e alcool), oltreché definire dei comportamenti generali, come il mantenimento di un peso adeguato e indicazioni su come poter seguire tali punti.
L’edizione più recente sulle linee guida (2010) analizza a 360° la dieta degli americani definendo il bilanciamento delle calorie, i cibi e le componenti da ridurre o aumentare, ma soprattutto aiutare gli americani a seguire sani modelli alimentari ed a fare scelte salutari. Il problema più volte riproposto è quello della crescente diffusione dell’obesità. Una frase in particolare riassume il problema in un semplice conto matematico:
“The current high rates of overweight and obesity among virtually all subgroups of the population in the United States demonstrate that many American are in calorie imbalance – that is, they consume more calories then they expend”
Dal 1970 al 2008 si è passati da una percentuale di obesi tra gli adulti del 15% ad un preoccupante 25% riconosciuto in tutti e 32 gli stati membri, con un incremento maggiore per i giovani fino a 19 anni, da 5% a 18-20%. Si è quindi passati da una situazione in cui l’obesità era un’eccezione presente in una parte minima della popolazione, ad un periodo nel quale 1 americano adulto su 4 è considerato obeso. Il problema perciò è reale ed il dato più preoccupante è che colpisce qualsiasi fascia di età. Alcuni studi hanno rivelato che il rischio di sovrappeso è maggiore per chi lo è già stato in età pediatrica, perciò il dato risulta ancora più preoccupante. Inoltre nel Gennaio del 2000 è stata paragonata l’alimentazione di alcuni adolescenti a quella prevista, per la loro età e sesso, dalle dietary guidelines ottenendo una scarsa corrispondenza, soprattutto in termini di proporzioni fra le varie classi della piramide del cibo.

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