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Dipendenza shock: 30mila ragazzi “ritirati sociali”, vivono solo sul web

Tagliati fuori dalla vita sociale, nomofobici (l’ansia di non avere rete), dipendenti dal web e spesso anche vittime di cyberbullismo. “Sono i tantissimi ragazzi tra i 12 e 20 anni ‘ritirati sociali’, un fenomeno sottostimato che in Italia alcuni studi indicano in 30 mila giovani colpiti. È un vero e proprio disturbo sociale“. È la stima di David Martinelli, esperto del Centro pediatrico interdipartimentale psicopatologia da web della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, tra i relatori della conferenza di presentazione dell’appello per la prima Giornata internazionale della ‘S-connessione’, al ministero della Salute.

Vediamo tanti casi di ragazzi che non escono più di casa e hanno nel web il loro mondo – aggiunge Martinelli – i genitori non sanno cosa fare e arrivano disperati. Li prendiamo in carico e lavoriamo per portarli ad arrivare ad un periodo di ‘disconnessione’. Il primo passo per farli tornare alla vita vera e a rapporti personali con coetanei fuori dal mondo del web“, conclude.

In quanti sono in grado di vivere senza uno smartphone? Solo lontani parenti dei cellulari di un tempo, gli smartphone sono ormai presenti nella maggior parte delle circostanze della vita, dal lavoro al tempo libero. “Se il mezzo diviene il modo privilegiato per la gestione dei bisogni affettivi e delle emozioni, il rischio e’ concreto. Lo sviluppo di un legame eccessivo nei confronti del cellulare puo’ comportare che alcune persone non riescano a separarsi dal proprio telefonino neanche per pochi minuti poiche’ tale situazione gli procura uno stato di ansia, impazienza ed insicurezza. Sono segnali di un uso potenzialmente patologico la spiccata preferenza della comunicazione via telefonino all’interazione diretta, l’uso compulsivo del dispositivo e l’incapacita’ di rimanere sconnessi dal contatto con la rete. Si tratta della cosiddetta ‘nomofobia’, la paura da assenza di cellulare (dall’inglese ‘no mobile phobia’)”.

Lo scrive in una nota l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna. “Se da una parte si tende a utilizzare il cellulare come strumento rassicurante e consolatorio- continuano gli psicologi- preferendo la comunicazione telefonica all’interazione diretta e ricercando compulsivamente notifiche che veicolino contatti virtuali, dall’altra la mancanza di questa connessione porta il nomofobico a manifestare sintomi simili a quelli che caratterizzano l’attacco di panico: mancanza di respiro, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea”. Secondo la ricerca realizzata da SOS Telefono Azzurro Onlus, in collaborazione con Doxakids, “Tempo del web.

Adolescenti e genitori online” (http://www.azzurro.it/it/content/safer-internet-day-206-da-milano-telefono-azzurrolancia-lallarme), “Il 17% dei ragazzi intervistati dichiara di non riuscire a staccarsi da smartphone e social, 1 su 4 (25%) e’ sempre online, quasi 1 su 2 (45%) si connette piu’ volte al giorno, 1 su 5 (21%) e’ afflitto da vamping: si sveglia durante la notte per controllare i messaggi arrivati sul proprio cellulare. Quasi 4 su 5 (78%) chattano continuamente su WhatsApp”. Dal punto di vista psicologico “il fenomeno non va sottovalutato. Si sta infatti assistendo ad un fortissimo incremento della dipendenza da telefonino, dipendenza che spesso ha inizio nell’eta’ adolescenziale e che puo’ perdurare fino all’eta’ adulta. L’uso quotidiano e comune ormai pervasivo del telefonino- continua l’Ordine dell’Emilia-Romagna- rende difficile tracciare un confine diagnostico tra comportamento funzionale e disfunzionale, tuttavia bisogna sforzarsi di mantenere la distinzione”. Come tutte le dipendenze, anche quella da smartphone puo’ essere curata “tramite un trattamento psicoterapeutico finalizzato sia alla presa di coscienza dell’origine del disturbo sia al superamento della dipendenza patologica, promuovendo l’autonomia. È bene tenere presente che questi problemi non nascono, in genere, semplicemente perche’ si usa uno smartphone.

I comportamenti che ne caratterizzano la dipendenza infatti sono piu’ frequenti in ragazzi che presentano una fragilita’ emotiva di base e che vivono gia’ difficolta’ psicologiche come depressione e disturbi d’ansia. Il suo uso smodato- concludono- viene vissuto come un tentativo di compensare le problematiche relazionali reali o di evadere dalle difficolta’ psicologiche e dalla sofferenza emotiva”.

I cellulari sono diventati quasi indispensabili nella nostra vita quotidiana. Lo smartphone è ormai una finestra sul resto del mondo, e, per molti di noi, il principale mezzo di interazione. Sicuramente un oggetto utile, efficiente, che fornisce supporto, con il quale spesso si tende a sviluppare un legame che risulta chiaro quando, per quanto folle possa sembrare, percepiamo la paura di restare senza. Per quanto utile sia lo smartphone può essere comprensibile la preoccupazione per il doverne fare a meno, ma se non si tratta di paura o dipendenza le cose si complicano. Il termine scientifico per indicare la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete mobile è Nomofobia (no-mobile-phone-phobia), termine di recente introduzione nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli.

Una persona soffre di Nomofobia quando prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto con la rete mobile, a tal punto da sperimentare sensazioni fisiche simili all’attacco di panico: mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea. Le persone affette da Nomofobia avvertono stati d’ansia quando rimangono a corto di batteria o di credito, o senza copertura di rete oppure senza il cellulare. Inoltre chi soffre di nomofobia generalmente manifesta un utilizzo dello smartphone in posti generalmente inappropriati. E’ molto importante valutare che dietro questa moderna paura si nasconde, talvolta, una vera e propria forma di dipendenza dalle nuove tecnologie. Secondo gli studi di David Greenfield, professore di psichiatria all’Univeristà del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre forme di dipendenze, perché causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettirore che regola il circuito celebrale della ricompensa, incoraggiando le persone a svolgere attività che credono daranno loro piacere. La dipendenza da smartphone crea inoltre conseguenze psicologiche più significativi e profonde rispetto alla paura di rinunciare a Twitter o di non ricevere un testo. La ricerca sulla memoria transattiva sottolinea infatti che, quando abbiamo fonti esterne affidabili di informazioni su specifici argomenti a nostra disposizione, si riduce la motivazione e la capacità di acquisire e mantenere in memoria determinate informazioni. In altre parole, quando abbiamo a disposizione una fonte affidabile di informazioni, come i nostri smartphone, nel tempo perdiamo il desiderio di ricordare le cose o di imparare qualcosa al di fuori di ciò che è visibile nei il nostri schermi.

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