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Dislessia, contributi a zero a 8 anni dalla legge regionale. Famiglie allo stremo: “Sarà un altro anno di sacrifici”

A distanza di otto anni dall’approvazione della legge regionale che prevede interventi a favore delle persone con disturbi dell’apprendimento, i contributi non sono mai stati erogati. Protestano le famiglie

Come sarà il prossimo anno scolastico per i bambini affetti dai disturbi specifici dell’apprendimento e per le loro famiglie? Sarà difficile, pieno di sacrifici. Come lo scorso anno. E come tutti gli altri.

Perchè nemmeno per l’anno scolastico 2018/2019 si intravede la possibilità di ricevere i contributi previsti dalla Regione Molise che otto anni fa ha approvato la prima legge regionale sull’argomento, ‘Interventi in favore dei soggetti con disturbi specifici di apprendimento (Dsa)’, pubblicata sul Bollettino ufficiale il 16 gennaio 2010. La dotazione finanziaria prevista, 100mila euro, non è mai stata erogata alle famiglie. Che tornano alla carica e a Primonumero denunciano: “Nemmeno quest’anno avremo un contributo nè saranno avviati progetti specifici per aiutare i nostri figli affetti da dislessia”. E’ uno di questi genitori (che per ovvi motivi di riservatezza preferisce restare anonimo) a farsi portavoce della battaglia per chiedere “il riconoscimento di un diritto, non vogliamo l’assistenzialismo”.

Il Molise è ancora molto indietro su questo settore: on line non ci sono dati ufficiali sui bambini che soffrono di dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia, definiti con la sigla ‘Dsa’. In pratica, si tratta di disturbi del neurosviluppo che interessano le capacità di leggere, scrivere e fare correttamente i calcoli. Disturbi che si manifestano quando il bambino inizia ad andare a scuola.

In base ad alcune indagini, ci sarebbero circa 250mila bambini affetti da dsa in tutta Italia. L’Associazione Italiana Dislessia stima che ce ne sia almeno un alunno per classe. Bambini che spesso vengono considerati chiusi, eccessivamente timidi, svogliati e distratti perchè individuare il disturbo di cui soffrono è difficile anche dal punto di vista medico

L’avvio del nuovo anno scolastico quindi può solo accentuare problemi e disagi. In Molise poi la situazione è particolarmente critica ed è pesante dal punto di vista economico: per molte famiglie è particolarmente oneroso sostenere le spese per acquistare il materiale che possa aiutare i bambini ad affrontare le lezioni a scuola. Ecco perchè tornano a chiedere il sostegno della Regione Molise.

“Dovrò acquistare alcuni software da 290 euro l’uno per poter aiutare mia figlia che soffre di dislessia a seguire le lezioni scolastiche”, racconta un genitore. “Io affronto volentieri queste spese, farei di tutto per aiutare mia figlia. Ma visto che pago le tasse, mi aspetto un servizio. Vorrei – insiste – che le istituzioni non ci abbandonassero e aiutassero dal punto di vista economico me e altre famiglie in difficoltà. Invece la Regione non ha mai erogato i fondi previsti dalla legge”.

Le spese non finiscono qui. “Oltre ai software – continua questo padre disperato – dovrò spendere 400 euro al mese per le ripetizioni con insegnanti privati che possano aiutare mia figlia ad apprendere le nozioni scolastiche“. E quando si è benestanti e si gode di uno stipendio alto, non ci sono problemi. Invece le famiglie che hanno già difficoltà economiche e devono fronteggiare anche le spese sanitarie (come le consulenze specialistiche) sono allo stremo, costrette in alcuni casi a chiedere prestiti per poter pagare tutto. Un calvario insomma.

Ma non è finita qui. C’è poi un altro problema per i bambini affetti da disturbi dell’apprendimento: non ci sono progetti specifici per loro, ma solo iniziative sporadiche. “Nemmeno l’Ufficio Scolastico Regionale – sottolinea ancora – ha attivato progetti di questo tipo per aiutare i bambini affetti da disturbi specifici dell’apprendimento”.

Per ora dunque sono falliti gli obiettivi che la stessa legge regionale ha fissato nel 2010, ossia prevenire le difficoltà, favorire l’apprendimento scolastico e un’istruzione adeguata nonché l’inserimento nel mondo del lavoro per le persone affette da disturbi specifici dell’apprendimento. L’unica speranza è che il nuovo governo regionale, in modo particolare l’assessore alle politiche sociali Luigi Mazzuto, possa dimostrarsi più sensibile rispetto ai loro predecessori e sbloccare finalmente i finanziamenti che potrebbero dare una boccata d’ossigeno alle famiglie. Sarebbe finalmente un gesto di civiltà.

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