I documenti necessari per accedere alla fecondazione eterologa

6 settembre 2014 12:190 commentiDi:

Fecondazione assistita

La Conferenza Stato – Regioni ha da poco dato il proprio via libera alla attuazione degli interventi di fecondazione eterologa erogati dal Sistema Sanitario Nazionale in Italia. La prima delle regioni italiane a mettersi in linea con le nuove linee guida è stata la Toscana, in cui è già possibile sottomettersi all’intervento pagando il ticket, ma presto si allineeranno alla normativa regioni come l’Emilia Romagna, la Liguria, il Piemonte, l’Umbria e il Veneto e poi a seguire tutte le altre. 

Fecondazione eterologa – Le linee guida approvate dalle Regioni

Le prestazioni sanitarie potranno essere richieste anche presso strutture sanitarie che non appartengono alla regione di provenienza della coppia. L’importanza sarà quella di presentare sempre tutti i documenti richiesti. Ecco quindi che cosa dovranno fare le coppie interessate per accedere alle prestazioni e quali saranno i documenti che dovranno essere presentati per beneficiarne.


Eterologa gratis per le donne in età fertile

Il primo passo sarà quello di recarsi presso uno degli sportelli attivi per richiedere il ticket. Le cure erogate dalle Asl a questo punto potranno essere completamente o parzialmente gratuite. In questa sede sarà anche necessario presentare il certificato di infertilità o sterilità, il quale deve essere stato in precedenza rilasciato da un medico.

Il costo dell’intervento di fecondazione eterologa nelle strutture pubbliche dovrebbe essere solo leggermente più alto rispetto a quello previsto per l’omologa. La spesa prevista è quindi pari a circa 500 o 600 euro.

Le coppie che richiederanno l’intervento dovranno inoltre dimostrare di possedere i requisiti previsti, quindi di essere composta da coniugi maggiorenni, sposati o conviventi in modo stabile. La fecondazione eterologa è concessa solo a genitori entrambi viventi.

Le coppie , in vista di un futuro utilizzo, potranno anche far trasferire in Italia degli ovociti eventualmente conservati all’estero, ma saranno i centri esteri a dover inoltrare richiesta presso il dipartimento del Ministero della Salute che si occupa di questi casi.






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