Home / Salute / Trans allatta il figlio grazie ad una terapia di soli 3 mesi

Trans allatta il figlio grazie ad una terapia di soli 3 mesi

Una donna transessuale di circa 30 anni pare che sia riuscita ad allattare il proprio figlio e si tratta della prima volta nella storia tanto che la notizia ha fatto il giro del mondo e ha lasciato tutti senza parole oltre che di stare parecchio sconcerto. Il trans pare sia riuscita ad allattare il proprio figlio Grazie ad una terapia sperimentale di tre mesi e mezzo che comprendeva tutto un mix di ormoni, un farmaco utilizzato per il trattamento della nausea e uno per la stimolazione del seno. Grazie a questo trattamento, la donna è riuscita a produrre a circa 227 grammi di latte al giorno che pare risultino sufficienti per poter allattare il bambino che ovviamente è stato avuto da un’altra donna per sei mesi. La trans riceveva da anni una sorta di terapia ormonale e femminilizzante compreso l’ormone spironolattone, che pare sia in grado di bloccare gli effetti del testosterone, del progesterone, degli estrogeni un trattamento che le aveva permesso di poter sviluppare il seno senza bisogno di sottoporsi ad alcuni intervento chirurgico.

Dopo che la compagna pare si fosse in qualche modo Rifiutata di allattare la donna si era rivolta al Center for transgender medicine and surgery del Mount Sinai Hospital di New York per poter chiedere Dunque di sottoporsi ad un trattamento sperimentale. “La medicina transgender sta diventando parte della medicina tradizionale. Stiamo ottenendo più dati basati sulle prove, stiamo ricevendo cure più standardizzate, stiamo ottenendo più opzioni riproduttive“, è questo quanto riferisce Tamar Reisman,un dottore che opera presso l’Ospedale Mount Sinai di New York.

Gli autori scrivono che la storia mostrava una significativa incongruenza di genere per la quale la paziente avrebbe iniziato nel 2011 una terapia con ormoni femminilizzanti che stava seguendo anche al momento della prima visita, poi i medici hanno applicato il protocollo ormonale per la lattazione indotta non può e che viene utilizzata per le donne per fine di stimolare la produzione di latte. Il regime ormonale insieme alla stimolazione con un tiralatte ha permesso alla paziente di iniziare a produrre, dunque, del latte e le prime gocce sarebbero comparse ad un circa un mese dall’inizio del trattamento, poi dopo 3 mesi è riuscita a produrre 227 grammi di latte al giorno che come già abbiamo riferito, si tratta di una quantità sufficiente per poter nutrire il neonato almeno nelle prime settimane di vita.

“Sul web ci sono stati casi auto-riferiti di donne transgender che cercavano rimedi fai-da-te per indurre l’allattamento al seno, ma questo è il primo caso di allattamento funzionale indotto rilevabile nella letteratura accademica”, ha concluso Reisman. Questa vicenda è opposta a quella di Trevor McDonald il quale è finito sui giornali di tutto il mondo nel 2016. All’epoca era un trans che si stava sottoponendo ad una terapia mascolinizzante, ma che ebbe Comunque due figli regolarmente allattati.

Le persone transessuali e transgender Quando parliamo di persone transessuali, ci riferiamo a una questione che riguarda l’identità di genere. L’identità di genere indica il “sentimento di appartenenza” al genere femminile o maschile. E’ quella dimensione personale che permette di dire: “io sono un maschio”, “io sono una femmina”. Le persone transessuali dicono “io mi sento un uomo” anche se sono nati in un corpo femminile, oppure “io mi sento una donna” anche se sono nate in un corpo maschile. Una persona transessuale, quindi, sente di appartenere al sesso opposto rispetto a quello in cui è nata. Alcune persone, inoltre, non sentono di appartenere in maniera così rigida né all’uno né all’altro sesso, non si sentono né maschi né femmine in modo chiaro e preciso e si definiscono transgender. La persona transessuale vive una condizione di confusione e profondo disagio perché generalmente ci si aspetta che il corpo maschile “contenga” un uomo, e il corpo femminile “contenga” una donna e, quando questo non accade, chi si trova in questa situazione fatica ad avere una consapevolezza rispetto al proprio vissuto e, una volta che ha compreso la propria condizione, fa ancora più fatica a spiegarla agli altri. Quando si riesce a superare la confusione e la paura, si intraprende un percorso di cambiamento, detto di “transizione”, verso il genere desiderato, che in alcuni casi può giungere alla trasformazione chirurgica delle caratteristiche anatomiche sessuali esterne.

Il termine transessuale si declina al femminile “la transessuale” per indicare persone di sesso anatomico maschile che sentono di essere femmine (MtF – Male to Female), e al maschile “il transessuale” per indicare persone di sesso anatomico femminile che sentono di essere maschi (FtM – Female to Male). Entrambi desiderano poter vivere la loro vita nella dimensione psicologica e sociale a cui sentono di appartenere. Desiderano poter avere un corpo che corrisponda il più possibile al proprio vissuto psicologico e dei documenti anagrafici che si accordino con il sesso al quale sentono di appartenere. La condizione transessuale è abbastanza rara: riguarda meno dello 0,005% della popolazione mondiale. Questo vuol dire che in Italia vivono alcune migliaia di transessuali. Sulla sua origine esistono diverse ipotesi: alcune di queste considerano che la causa sia soprattutto biologica, determinata alla nascita (pur se non si è mai trovata dimostrazione di ciò), mentre altre sostengono che dipenda dall’influenza dell’ambiente e della famiglia durante i primi anni di vita, ma anche su queste affermazioni non ci sono certezze. La maggior parte degli studi clinici in questo campo concordano sul fatto che, in realtà, il transessualismo sia il risultato di una combinazione complessa di fattori biologici, psicologici e sociali e che nessuna di queste componenti da sola possa essere considerata l’origine. Nelle persone transessuali, per motivi non ancora noti e sui quali sono stati fatti diversi studi, senza essere arrivati a nessuna conclusione certa, la combinazione di questi fattori conduce all’identità transessuale.

Il percorso di cambiamento Il percorso per il cambiamento di una persona transessuale, comunemente definito di “transizione”, è molto lungo e complesso. In Italia la legge n. 164 del 1982 ha previsto la “rettificazione di attribuzione di sesso”, attraverso l’autorizzazione all’intervento chirurgico e alla successiva modifica dei dati personali anagrafici (nome e sesso) nei documenti. Il percorso descritto di seguito si basa sulle Linee Guida dell’ONIG – Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere. Questo percorso non è identico per tutte le persone transessuali; non tutti, per esempio, sentono necessaria la strada dell’intervento chirurgico mentre altri lo ritengono essenziale per completare la transizione da un corpo che non corrisponde al proprio sentire. Ecco, in sintesi, i momenti fondamentali che portano al cambiamento. La persona, a seguito del profondo disagio che sente col proprio corpo e con il ruolo che deve condurre nella società, comincia a porsi delle domande su di sé e la propria identità e a sentire il bisogno di un confronto su questi temi.

Sulla spinta di questo bisogno, direttamente o attraverso associazioni, contatta uno specialista (psicologo, psichiatra, psicoterapeuta, endocrinologo), con lo scopo di capire meglio se stessa. Il percorso psicologico è una delle fasi fondamentali del processo e consiste in una prima fase di colloqui, della durata di almeno quattro/sei mesi, che ha lo scopo di escludere la presenza di condizioni di disagio che non c’entrano con il transessualismo. La seconda fase vuole fornire un aiuto alla persona per sostenerla nei momenti difficili del percorso che l’aspetta e dura almeno un anno. Al termine della prima fase del percorso psicologico, se ritenuto opportuno, lo psicologo autorizza una terapia ormonale, in accordo con l’endocrinologo. La terapia ormonale ha lo scopo di modificare alcuni dei caratteri sessuali secondari, con risultati differenti da persona a persona. In genere comunque i principali effetti sono: per gli FtM, l’abbassamento della voce, la crescita della barba, l’aumento della peluria nel corpo, l’aumento della massa muscolare, la redistribuzione del grasso corporeo soprattutto sulla zona dell’addome. Per le MtF, la voce non cambia ma viene modulata da tecniche di logopedia, la barba e i peli in eccesso devono essere rimossi tramite elettrocoagulazione o laser, il grasso corporeo si distribuisce soprattutto nei glutei, crescono i seni. Inoltre, la terapia ha lo scopo di impedire manifestazioni fisiche proprie del sesso biologico di appartenenza (bloccare o ridurre erezione ed eiaculazione, arrestare il ciclo mestruale).

La terapia ormonale, o meglio i suoi effetti, sia fisici che psicologici, hanno anche una forte valenza “auto-diagnostica”, in quanto spingono il soggetto a continuare il percorso o, al contrario, lo inducono a riconsiderarlo ed eventualmente interromperlo. La persona che decide di continuare il percorso inizia quindi, sempre con un supporto psicologico e seguendo la terapia ormonale, a vivere nel mondo come persona del sesso a cui sente di appartenere, adottando il ruolo di genere consono in termini di abbigliamento, comportamento, espressione. Questo periodo, solitamente almeno della durata di un anno, viene indicato come Real Life Experience ossia “esperienza di vita reale”. Alla conclusione delle fasi precedenti, nel caso la persona interessata voglia giungere alla riconversione chirurgica del sesso, deve iniziare il percorso legale. Occorre quindi richiedere ai professionisti che l’hanno seguita, una relazione (psicologica, psichiatrica, endocrinologica) che dovrà essere allegata alla richiesta per l’autorizzazione all’intervento chirurgico. Questa richiesta deve essere inoltrata al tribunale competente per residenza tramite la mediazione di un legale. Se l’autorizzazione viene concessa, può essere effettuato l’intervento chirurgico. In seguito, per ottenere la rettifica dei dati anagrafici, deve essere presentato al tribunale un secondo ricorso che attesti l’avvenuto intervento. Nel 2015, tuttavia, la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale hanno affermato, tramite sentenze, che la riconversione chirurgica del sesso non è un requisito sempre necessario per la rettifica dei dati anagrafici (vedi oltre “Documenti e vita quotidiana”).

Alcune situazioni di difficoltà La condizione transessuale può comportare molti problemi, a iniziare dalle relazioni personali. Documenti e vita quotidiana In Italia la persona transessuale che sta compiendo il percorso di cambiamento, pur avendo un certificato medico che attesta la condizione di transizione, non ha ancora i documenti corrispondenti alla nuova identità. Il cambio del nome sui documenti è previsto – secondo l’interpretazione prevalente data alla legge 164/1982 – solo dopo la riassegnazione chirurgica del sesso. Questo comporta un grave disagio nella vita quotidiana dove possono verificarsi situazioni spiacevoli di rifiuto, in quanto la condizione di transessualismo risulta evidente dalla discrepanza tra i documenti e l’aspetto fisico. Per le donne transessuali questo disagio a volte permane, anche dopo che i documenti sono stati modificati, a causa dell’aspetto esteriore spesso rivelatore della loro condizione. Su questo tema la Corte di Cassazione (sentenza prima sez. civile n. 15138 del 20 luglio 2015) e la Corte Costituzionale (sentenza n. 221 del 5 novembre 2015) hanno risolto una questione controversa. E’ stato chiarito che l’intervento chirurgico e il requisito della sterilità non sono indispensabili per la rettificazione anagrafica. Si tratta infatti di un diritto della persona secondo il principio di autodeterminazione. L’intervento viene quindi ora considerato non più obbligatorio per avere la rettificazione anagrafica e potrà essere autorizzato per consentire di raggiungere un equilibrio psicofisico, nei casi in cui la divergenza tra sesso anatomico e psicosessualità determini un atteggiamento conflittuale. L’intervento chirurgico resta invece necessario nel caso in cui il percorso costituito dai soli trattamenti ormonali, estetici e psicologici non sia sufficiente a determinare una scelta irreversibile.

Famiglia Il rapporto con la famiglia è in genere molto problematico e, alla difficoltà di rivelare la propria condizione, si aggiunge la consapevolezza che è probabile che si sviluppino nei familiari meccanismi di rifiuto, negazione, vergogna e rabbia. Ma a fronte dei molti rifiuti e degli allontanamenti dal nucleo familiare ci sono anche casi di accettazione e di consolidamento dei legami. Per una persona che deve affrontare un percorso così complesso avere accanto una famiglia solidale è estremamente importante. Relazioni con amici e conoscenti Le difficoltà si possono presentare anche nelle relazioni con amici e conoscenti. Il fatto di essere percepiti come persone di un sesso che si stanno comportando come fossero dell’altro, induce in chi è vicino diverse reazioni, che possono variare dalla semplice curiosità alla perplessità, fino al disagio e alla violenza, passando attraverso irrisione, insulto, isolamento. Queste reazioni nascono dalla paura che spesso le persone hanno della “diversità”. Le persone transessuali infatti propongono un modello di esperienza che mette in crisi la norma secondo cui i maschi sono maschi e le femmine sono femmine. A volte i rapporti d’amicizia si perdono a causa del percorso di cambiamento, ma gli amici che restano sono quelli veri. Inoltre molti altri rapporti si creano durante l’iter con persone che non giudicano e sanno accogliere le diversità. Rapporto di coppia Per quanto concerne la vita sentimentale, le persone transessuali possono desiderare di farsi una famiglia e soprattutto di avere una vita affettiva che corrisponda alle proprie aspettative, ma ci vuole, da parte dei partner, una forte solidità emotiva anche solo per sostenere il giudizio del mondo esterno. Una volta ottenuto l’adeguamento anagrafico, ci si può sposare e, teoricamente, adottare dei figli. Le richieste di adozione vengono però sempre respinte senza una valutazione effettiva, caso per caso, ma in base alla presunta inadeguatezza alla genitorialità da parte delle persone transessuali.

Studio Per quanto riguarda lo studio, anche in ambito scolastico/universitario si possono verificare situazioni di derisione ed esclusione che spingono spesso le persone transessuali all’abbandono del percorso di studi. L’effetto che ne consegue è, statisticamente, un basso livello di scolarizzazione che predispone da una parte a una sorta di accettazione supina delle discriminazioni, dall’altra a una ridotta capacità di difesa nel mondo del lavoro. Un’eccezione lodevole è rappresentata dall’Università degli studi di Torino (e dal 2011 anche dal Politecnico di Torino), che dal 2003 concede a studenti e studentesse transessuali in “transizione” l’utilizzo di un libretto universitario sostitutivo recante il nome scelto, anche prima dell’effettiva variazione anagrafica, in modo da agevolare la vita all’interno dell’istituzione universitaria. Lavoro Per quanto riguarda il lavoro, succede frequentemente che i/le transessuali non abbiano di fatto un pieno diritto al lavoro, perché la diffidenza, la discriminazione e il rifiuto sociale impediscono al mercato del lavoro di prendere in considerazione le capacità e le competenze in possesso della persona transessuale, considerando prevalentemente la sua condizione di “diversità”. Sul piano normativo però sono stati fatti in questi ultimi anni degli importanti passi in avanti: la Corte di Giustizia Europea ha ritenuto che il principio di parità tra uomini e donne doveva essere interpretato in un contesto più ampio, comprendente la protezione delle persone transessuali dalle discriminazioni. Di conseguenza, la Direttiva 2006/54/CE riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (recepita dall’Italia con il Decreto Legislativo 25 gennaio 2010, n. 5) si applica anche alle persone transessuali e costituisce un importante strumento di tutela.

Dopo il cambiamento Il percorso di transizione, pur essendo complesso e pieno di momenti difficili, rende migliore la qualità della vita delle persone transessuali per diversi motivi: l’autopercezione è finalmente soddisfacente: le persone (qualunque sia il punto di arrivo della loro transizione) si sentono bene col proprio corpo, o comunque si sentono meglio; il ruolo sociale viene finalmente vissuto come la persona ha sempre desiderato; il rapporto con gli altri (parenti, partner, amici, colleghi), qualora non si interrompa per motivi di discriminazione, migliora sensibilmente perché le persone stanno meglio con se stesse. Ciò che rende difficile il percorso non è il cambiamento in sé, ma il modo in cui la società tratta le persone transessuali: esiste un pregiudizio pesante nei loro confronti che porta a discriminare e emarginare. L’immagine che danno i media, le notizie scandalistiche, la morbosità, l’idea di peccato, sono tutti elementi che concorrono ad alimentare questo pregiudizio. Le associazioni di persone transessuali lavorano proprio per far riflettere sul significato della loro condizione attraverso strumenti culturali e sociali, quali incontri pubblici, proiezioni di film, presentazioni di libri, mostre, attività nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Tutto questo allo scopo di favorire il superamento dei pregiudizi e la riduzione degli episodi di transfobia, attraverso lo sviluppo di una cultura della conoscenza.

Per poter capire cosa significhi avere un genitore transgender, incominceremo con alcune definizioni basilari relative all’identità e all’esperienza transgender. Questa sezione fornisce il linguaggio da usare da parte di persone con genitori transgender quando parlano delle loro famiglie. Per prima cosa esploreremo alcuni concetti di base. Poi ripasseremo il Glossario per le definizioni delle parole che useremo nel corso di questa guida. Il lessico è complesso e a volte controverso. Se si chiede a quindici persone la definizione di transgender, si arriverà a quindici definizioni diverse, per ciascuna persona. Se si stanno cercando informazioni aggiuntive sui genitori transgender e i loro bambini, si controlli la lista di libri, film e risorse online nella nostra Lista di risorse per famiglie transgender alla fine di questa guida. Ricorda che puoi anche parlare al tuo genitore trans se hai domande. Lui o lei probabilmente si sta aspettando che tu lo faccia! transgender è un termine ombrello che abbraccia tutte le persone la cui identità o espressione di genere non si allinea con il sesso assegnato alla nascita. Quando sei nato, un dottore ti ha assegnato un sesso biologico – di solito maschio o femmina – a seconda dei genitali che avevi. Il tuo sesso biologico determina il tuo ruolo nel sistema binario di genere il quale richiede che ogni persona si adatti a solo una di due categorie: assegnato maschio e maschile oppure assegnato-femmina e femminile. Un comportamento conforme al genere sta dentro queste regole fisse del sistema binario di genere. Per esempio le persone a cui è stato assegnato il sesso femminile e che sono femminili allora sono considerate conformi al genere. C’è tuttavia un intero intervallo – o spettro – di opzioni possibili, non solo due. Quando in questa guida parliamo di “genere opposto”, ci riferiamo all’estremo opposto nello spettro di genere. Abbiamo messo “opposto” virgolettato per ricordarti che ci sono più di due generi. Via via che cresci, impari il modo “corretto” di comportamento di un ragazzo/uomo o di una ragazza/donna – il tuo ruolo di genere. Impari anche ad esprimere la tua propria personalità ed interessi che possono o meno rientrare negli stereotipi di genere (per esempio solo ai ragazzi, e ai ragazzi soli, può piacere il calcio). La tua espressione di genere è il modo con il quale tu esprimi il tuo genere attraverso gesti, movimenti, vestiti e cura del corpo.

Le persone usano molti termini per descrivere le espressioni di genere – per esempio “maschiaccio”, “effemminato”, androgino (qualcosa che sta in mezzo fra il maschile e femminile) sono solo alcuni esempi. La tua espressione di genere può o meno rispecchiare le aspettattive della società. Può cambiare da un giorno all’altro o nel tempo. La tua identità di genere è come identifichi ed esperimenti il tuo genere nella tua propria mente e cuore. Quando chiudi gli occhi e focalizzi su te stesso ti senti una donna, un uomo o qualcosa di ancora diverso? La sensazione che tu hai rispetto al genere del tuo proprio io è la tua identità di genere. Può essere compatibile o no con la tua attuale espressione di genere o il tuo sesso assegnato. Quando la tua identità di genere (come ti senti) o la tua espressione di genere (come ti comporti) non si adattano al tuo sesso biologico allora puoi essere transgender. Non tutti quelli però che si potrebbero identificare sotto l’ombrello transgender scelgono di etichettarsi come persone transgender poiché ci sono molti termini nei quali le persone si possono identificare. Uno dei vantaggi di arrivare a capire le identità dei nostri genitori transgender è quella di una più profonda consapevolezza del nostro proprio genere e di quello degli altri. Possiamo arrivare a capire meglio la nostra identità e espressione di genere così come arrivare ad essere empatici verso persone transgender di ogni età.

C’è parecchia informazione che circola per le persone transgender, su come trovare supporto, capire la loro identità e fare i cambiamenti necessari. Per i KOT, imparare di più sulle persone transgender è la strada maestra per poter capire meglio il tuo genitore. La domanda che la maggior parte di noi, figli di trans, abbiamo è: “Cosa mi porterà questa cosa”? Esploreremo le molte risposte a questa domanda nel corso di questa guida. Naturalmente le risposte dipendono anche dal contesto di ciascuna famiglia, ma ci sono alcune domande frequentemente poste. Come cambierà la relazione con il mio genitore quando lui/lei transiterà? Avrò ancora un papà o una  mamma dopo la transizione? Alcune parti della tua relazione probabilmente cambieranno appena il tuo genitore abbraccerà del tutto il nuovo genere.

La cosa più importante da ricordare è che tuo padre/madre è ancora un tuo genitore, nonostante la sua identità ed espressione di genere. Se ci sono delle attività che veramente ami fare con il tuo genitore (per esempio giocare ad alcuni sport o cucinare insieme) fa’ loro sapere che ti piacerebbe fare ancora queste cose insieme. In questo modo puoi conservare alcune delle parti preferite della relazione. Ci sono ulteriori consigli da leggere nella sezione “Transizione”.   Come lo chiamo il mio genitore adesso? La risposta a questa domanda varia da famiglia a famiglia. Il tuo genitore potrebbe cambiare il suo nome e genere (per esempio da lui/maschio a lei/femmina). Cambiare il pronome spesso richiede un po’ di pratica, ma dopo che ti sei abituato a usare il suo pronome preferito diventa molto più semplice. Alcune persone continuano a chiamare il loro genitore come Mamma o Papà, mentre altre usano l’opposto. Alcune famiglie sviluppano dei neologismi per riconoscere il genitore trans. Puoi discutere con il tuo genitore su come lo chiamerai ora o accordarvi su un soprannome che sia accettabile per tutti e due (per esempio “pap” invece che “papà”). Vai alla sezione “Pronomi” e “Come chiamiamo i nostri genitori” per avere altri esempi ed idee.

I miei genitori si separeranno per questo motivo? La risposta a questa domanda ancora una volta dipende dalla famiglia. Alcune persone stanno ancora insieme quando una persona transiziona, mentre altre decidono di separarsi. I tuoi genitori possono continuare entrambi ad amarti e accurdirti, anche se la relazione fra di loro cambia. La via migliore per sapere cosa accadrà nella tua famiglia è di parlare con i tuoi genitori. Puoi leggere nella sezione “La famiglia cambia” alcuni esempi di cambiamenti che molte famiglie attraversano.

Il mio genitore si sottoporrà a operazioni chirurgiche? Questa è una domanda cruciale per molte persone, siccome l’idea che un genitore sia operato può essere notevolmente paurosa. La risposta è che dipende dal tuo genitore. Le persone transitano in modi differenti e alcune non fanno ricorso a nessuna cura medica. Alcune volte la transizione richiede trattamenti medici, alcuni dei quali possono essere ormoni, elettrolisi (epilazione definitiva per persone MtF) e/o chirurgia plastica. Ci sono differenti tipi di operazioni chirurgiche e il tuo genitore può sceglierne di sottoporsi ad una di esse, a più di una o nessuna. Lo scopo di questi trattamenti è quello di far sì che il corpo del tuo genitore esprima la loro identità di genere in modo più completo. Tu hai il diritto di sapere ciò che vuoi, che sia tanto o poco, rispetto a questi trattamenti. Se altre persone ti chiedono se il tuo genitore si è “operato” tu puoi scegliere o no di parlarne. Se decidi di non parlarne puoi dire alla gente di chiedere direttamente a lui oppure puoi semplicemente far loro notare quanto strano sembrerebbe a loro stessi se qualcuno facesse loro una domanda del genere sulle parti intime di un loro genitore. Non tutte le persone transgender si sottopongono a trattamenti medici e le persone hanno differenti tipi di trattamenti. Fare l’operazione (o no) non determina l’identità di genere di qualcuno e i trattamenti medici sono sottoposti alla privacy… non sono fatti di nessun altro. Leggi la sezione “Parlare delle nostre famiglie” per suggerimenti su come affrontare le domande di altre persone. Dunque il mio genitore potrebbe non sottoporsi a trattamenti medici? – Sì, molte persone transgender non richiedono trattamenti medici per una varietà di ragioni. I Crossdresser scelgono di travestirsi e di presentarsi nell’aspetto del genere “opposto” temporaneamente ma non di cambiare il loro corpo. I crossdresser potrebbero trascorrere il loro tempo con i loro figli vestiti nel genere opposto oppure no, e spesso cambiano nome, ma solo quando sono travestiti.

I genitori genderqueer spesso non vogliono trattamenti medici e possono identificarsi in un terzo genere che non è né maschio né femmina (o una combinazione di entrambi). Altre persone transgender possono decidere di non avere trattamenti medici per ancora altre ragioni. Molti di questi trattamenti sono costosi e non tutte le persone se li possono permettere. Alcuni possono avere delle ragioni di salute, religiose o di altra natura per non modificare i loro corpi. Alcuni si sentono a loro agio nel loro corpo così com’è anche se vorrebbero esprimere il loro genere in modi diversi. “Io… sto imparando ad accettare questa situazione per quel che è: la mia vita.” – Leslie Q., 24 Perché il mio genitore ha fatto dei figli se sapeva che avrebbe poi transitato nel sesso opposto? Il fatto è che probabilmente non sapevano che avrebbero transitato. Anche se avevano il desiderio di transitare, magari non ne avevano avuto l’opportunità. Il mondo è molto cambiato negli ultimi decenni e le persone transgender hanno ora molte più possibilità di prima. Le persone di solito decidono di avere bimbi perché amano i bambini e vogliono essere genitori. Le persone transgender non sono un’eccezione a questa regola. Allora questo significa che lui/lei è gay/lesbica? Non necessariamente. L’orientamento sessuale (gay, lesbico, etero o bisex) è una cosa diversa dall’identità di genere. Le persone transgender, così come tutte le altre, possono essere attratte da persone di un solo sesso/genere e possono identificarsi come gay, lesbiche, etero o bisessuali (o anche nessuna di queste categorie!). L’orientamento sessuale del tuo genitore può cambiare nel passaggio di identità di genere (per esempio un FtM che era attratto dalle donne e che prima si identificava come una femmina lesbica si può identificare come un uomo etero dopo la sua transizione a maschio).

Se il mio genitore è transgender significa che io diventerò transgender oppure gay? L’identità di genere del tuo genitore difficilmente determinerà la tua identità o orientamento sessuale. Le persone transgender di solito sono state consapevoli fin da tenera età che non si adattavano nel ruolo di genere a loro assegnato oppure che non si sentivano a loro agio nel loro corpo maschile o femminile. Un mucchio di genitori “normali”, etero educano dei figli transgender, e dunque da ciò segue che anche genitori transgender possono educare figli etero, “normati” rispetto al genere. Ricorda che ciascuno di noi ha una identità di genere e tu, da quando hai saputo dell’identità transgender del tuo genitore, puoi essere più consapevole della tua propria identità. COLAGE ha rilevato che molte persone con genitori LGBTQ mettono in discussione la loro identità di genere o l’orientamento sessuale in un certo punto delle loro vite. In parte perché le altre persone spesso ci chiedono come ci identifichiamo e in parte perché è possibile che siamo persone più curiose rispetto alle possibilità di differenti orientamenti sessuali e identità di genere. Mettere in discussione il tuo genere non signifca che sei necessariamente transgender o queer. Ci sono molti stereotipi rispetto a come le ragazze e i ragazzi si debbano comportare. E’ okay esplorare quali vestiti attività ed interessi ti facciano veramente piacere. Se stai incominciando a metterti in discussione puoi controllare la nostra guida “COLAGE. Programma di seconda generazione” che è per persone con genitori LGBTQ che sono loro stessi lesbiche, gay, bisessuali o transgender o queer oppure se lo stanno semplicemente chiedendo. Questo ti potrebbe aiutare a capire ciò che stai sperimentando. Ricorda, anche se alla fine ti identificherai come LGBTQ sarà perché ciò è giusto per te, NON perché il tuo genitore ti ha influenzato.

Loading...