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Dormire bene è una questione di geni

Secondo uno studio realizzato presso la Harvard Medical School e pubblicato sulla rivista scientifica di settore Molecular Psychiatry dormire bene è (anche) una questione di geni. Come sappiamo la qualità del sonno dipende da una serie concomitante di fattori diversi tra di loro. Solo che troppo spesso si pensa a quelli esterni (ad esempio la rumore, la luminosità, la comodità del materasso etc) o prettamente fisici (come l’abitudine sbagliata di fare attività sportiva la sera, le apnee notturne e così via) mentre invece nel risposo entrano in gioco, secondo questo studio, anche i geni. E sullo sfondo resta una recente indagine secondo cui chi dorme poco è addirittura meno intelligente.

CHI DORME POCO E’ MENO INTELLIGENTE

In pratica secondo questa tesi rivoluzionaria anche il modo di dormire è una cosa ereditaria. Al momento sono state a dire il vero evidenziate solo due varianti geniche che peraltro incidono sul sonno per al massimo una manciata di minuti. Ma quello che è rivoluzionario è la prospettiva offerta dallo studio: per la prima volta infatti si parla di componente genetica quando si affronta il problema del dormire bene o male. Questo approccio innovativo potrebbe essere significativo per lo studio dei disturbi legati al sonno. Questi ultimi non sono assolutamente da sottovalutare perché incidono pesantemente sulla qualità della vita portando anche a conseguenze gravi come depressione. Durante la fase sperimentale dello studio sono stati esaminati 47.180 volontari americani e 4.771 afro-americani. Dai test è risultato che gli individui in possesso di una delle due varianti individuate, oltre a dormire di più, hanno minori disturbi di ADHD e anche livelli di zuccheri nel sangue più bassi. Chi dormiva meno peraltro era più soggetto a disturbi psichiatrici come rischio di depressione e schizofrenia. Da questo punto di vista è stata evidenziata la grande potenzialità di questa scoperta: migliorare la qualità del sonno intervenendo su queste varianti genetiche può servire anche a combattere questi disturbi qualora se ne evidenziasse la correlazione di causa effetto.

Speriamo di non avervi fatto venire il sonno con questo articolo e con questa ricerca.

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