Efficacia del miele contro la tosse scientificamente provata

7 agosto 2012 09:160 commenti

Il consiglio di mangiare un cucchiaino di miele prima di andare a dormire per combattere tosse e mal di gola non è più uno dei tanti rimedi della nonna privo di qualunque fondamento e per questo motivo poco seguito dai genitori stanchi di dover passare notti insonni per la tosse invernale dei bambini, preferendo al contrario affidarsi a sciroppi e altri prodotti farmaceutici.

A provare che si tratta di un metodo efficace sulla base di riscontri scientifici e non di racconti tramandati da generazione in generazione è stata l’università israeliana di Tel Aviv, che ha condotto uno studio i cui risultati verranno pubblicati a settembre sulla rivista Pediatrics. Più nel dettaglio, i ricercatori hanno preso in esame 300 bambini di età compresa tra 1 e 5 anni, tutti con la tosse, e dato ad alcuni di questi, prima di andare a dormire, un cucchiaino di miele e agli altri una sostanza molto simile ma che in realtà non era miele. Ebbene, nei pazienti a cui era stato somministrato miele i miglioramenti sono stati evidenti già dal giorno successivo, mentre negli altri la malattia ha fatto il suo corso.


Questa è senza dubbio una buona notizia, non solo perché in questo modo si evita di somministrare ai bambini prodotti farmaceutici come gli sciroppi per la tosse, che in alcuni paesi come Canada e Stati Uniti sodo addirittura proibiti per i bambini di età inferiore rispettivamente ai 6 e ai 4 anni, ma anche dal punto di vista economico, dal momento che il miele costa decisamente meno di uno sciroppo per la tosse.

Il dottor Herman Avner Cohen, che ha condotto lo studio, ha sottolineato che il miele è una sostanza ricca di antiossidanti e utile contro qualsiasi infezione generata dal raffreddore, inoltre è denso e quindi stimola la salivazione, lubrifica il muco e libera le vie respiratorie superiori.

Le proprietà curative del miele, ricordiamo, in passato sono già state accertate dal dipartimento di Pediatria e scienze della sanità pubblica dell’università della Pennsylvania, inoltre l’Organizzazione mondiale della sanità lo cita come potenziale trattamento anti-raffreddore.






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