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Nuovo esame del sangue cerca 8 diversi tumori

Un esame per rilevare la presenza di tumori al loro primo stadio è stato sperimentato con successo da un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University, negli Stati Uniti. Per uno screening completo sarebbe sufficiente un esame del sangue. «Si chiama biopsia liquida», spiega Libero Ciuffreda, direttore della struttura complessa del dipartimento di Oncologia dell’ospedale Molinette di Torino. «Una strada eccezionale che stiamo percorrendo già da qualche tempo in centri ricerca di eccellenza. Attraverso questi test si possono individuare cellule maligne non solo per tumori liquidi come la leucemia, ma anche per quelli solidi».

I risultati ottenuti dai ricercatori statunitensi sono un nuovo importante passo avanti verso lo sviluppo di un test universale che permetta di rilevare la presenza di vari tipi di tumore prima che questi si siano diffusi, diventando più pericolosi e difficili da trattare. «È vero, almeno la speranza è questa», aggiunge Ciuffreda, «ma i risultati consentono d’essere ottimisti. Per ora, per ciò che riguarda la prevenzione, è ancora difficile individuare con un esame precoce la presenza di tumori solidi, perché allo stato embrionale le sue cellule possono ancora non essere in circolo. Certo è che la biopsia liquida già ora consente di evitare esami più invasivi e di giungere immediatamente ad una diagnosi certa». Dunque si apre la possibilità di poter intervenire subito e con la massima precisione, «perché», aggiunge il primario delle Molinette, «del tumore che viene individuato si sa praticamente tutto e si può agire attraverso una terapia farmacologica specifica», evitando spossanti cicli di chemioterapia o radioterapia.

Conoscere le alterazioni del Dna tumorale è dunque di importanza fondamentale per la diagnosi precoce e per la scelta della terapia (sia all’inizio, sia successivamente, perché certe mutazioni compaiono nel tempo). Oggi si tende a parlare non più di tumori che colpiscono questo o quell’altro organo, ma di neoplasie che hanno questa o quest’altra alterazione del Dna e di conseguenza non si dovrebbe scegliere il farmaco per curare il tumore in base all’organo, ma il farmaco che può neutralizzare una specifica mutazione.

Per verificare l’efficacia del test, chiamato CancerSeek, i ricercatori hanno sottoposto 1.005 pazienti con 8 diversi tipi di tumore (allo stadio iniziale, senza metastasi) al test. La biopsia liquida ha permesso di rilevare la presenza della malattia nel 33-98 per cento dei casi, a seconda del tipo di tumore.

I risultati migliori sono stati raggiunti con il cancro alle ovaie, seguito da tumori a fegato, stomaco, pancreas, esofago, colon-retto, polmoni e seno. In media, il test ha rilevato il 70% dei tumori, uno dei risultati più alti finora raggiunti con questo genere di esami. «L’obiettivo», sottolinea Ciuffreda, «è quello di arrivare in un prossimo futuro ad un esame che possa evidenziare la presenza di cellule tumorali quando il tumore ancora non è insorto, quantomeno è allo stato embrionale. Quella della biopsia liquida è la strada giusta per raggiungere questo traguardo». Si deve dunque pensare, da qui ai prossimi cinque anni, ad una popolazione che usufruisce dei servizi sanitari non solo quando si ammala, ma molto prima.

Una rivoluzione culturale che ha un nome: prevenzione globale. Cancer Seek è in fase di brevetto e dovrebbe costare inizialmente meno di 500 dollari per ogni test. Il prezzo non è alto, considerato che altri esami per la diagnosi precoce, come la colonscopia, costano cifre simili. Inoltre, se l’esame clinico dovesse diffondersi, il test potrebbe diventare ancora meno costoso ed essere un complemento nella fase diagnostica. In Italia gli ospedali che dispongono di laboratori d’eccellenza (In Piemonte, Lombardia, Lazio e Sicilia adottano sistemi di diagnostica simili al CancerSeek) già da tempo. «L’importante per il paziente», conclude Ciuffreda, «è non avere paura dei risultati delle analisi e sottoporsi in tempo ai controlli necessari».