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Famosa youtuber diceva di aver sconfitto il cancro con la dieta vegana. Ma è morta

Sia lei che la sua nipotina ci credevano al 100% che questo nuovo stile di vita fosse la cosa primaria per la guarigione del cancro. Purtroppo Lopez è deceduta lo scorso dicembre e ad annunciarlo è stata proprio la nipotina che amava tanto, anche se, lei non ha dubbi di come è morta la sua zia.

Era convinta di poter sconfiggere il cancro con la dieta vegana e aveva anche tentato di convincere gli altri con le sue teorie ma alla fine la youtuber Mari Lopez è morta proprio uccisa da questa terribile malattia. La donna è morta lo scorso mese di dicembre ma soltanto qualche giorno fa la nipote ha divulgato la notizia a tutti i seguaci. Sosteneva con grande forza di essere guarita nel 2016 da un cancro molto aggressivo al quarto stadio in soli tre mesi grazie Proprio alla dieta vegana e alla preghiera. La youtuber non mangiava carne soltanto frullati di verdura e  succhi di frutta a base di zenzero e limone  da circa 2 anni a questa parte niente medicine né si era sottoposta ad alcuna seduta di chemioterapia e radioterapia proprio perché era convinta che questo stile di vita potesse in qualche modo a farla guarire dal cancro.

Era davvero convinta Mari Lopez youtuber del Texas la quale ha voluto diffondere un messaggio di speranza ai suoi fans followers attraverso dei video che sono stati postati sul canale Liz & Mari. Erano diventati virali e in questi la donna dava delle vere e proprie lezioni di sopravvivenza spiegando cosa mangiare e anche come prepararli. Nei video spesso appariva anche la nipote che poi ha dato la notizia della sua morte, la quale era convinta che le bastasse mangiare determinati alimenti e soprattutto non mangiare la carne per poter curare un tumore.

Tuttavia la donna come già abbiamo detto non ce l’ha fatta e lo scorso mese di dicembre è deceduta e a darne la notizia è stata proprio la nipote attraverso un video che sta facendo anche parecchio discutere. “Il cancro è tornato è mia zia se n’è andata”, la ragazza aggiunge che sua zia è morta perché “quando le è tornato il tumore ha smesso di seguire la dieta vegana, ha ricominciato a mangiare carne, non ha più seguito una vita spirituale adeguata e ha scelto di fare la chemioterapia e la radioterapia“.

Sembra che nelle ultime settimane di vita la youtuber avesse chiesto proprio alla nipote di cancellare tutti quei video dove diceva di essere guarita grazie alla dieta vegana Ma la nipote glielo avrebbe negato dichiarando di non avere assolutamente alcuna intenzione di toglierli in quel momento nel futuro . “Molti mi hanno scritto affermando di aver combattuto il cancro con i nostri frullati. Altri invece hanno scelto le cure tradizionali. Alcuni sono ancora vivi, altri no, sfortunatamente. Ma noi non abbiamo mai detto che potesse funzionare al 100% per tutti”, è questo quanto riferito dalla nipote. “Io credo ancora nell’importanza della dieta vegana, so che non guarisce il 100% delle persone ma molti malati guariscono e quindi continuerò a postare video sui benefici delle verdure”, ha concluso la donna. 

Uno stile di vita anticancro. L’alimentazione è solo UNO degli aspetti della lotta contro il cancro; ma è uno tra i più affascinanti perché, se altri cavalli di battaglia della prevenzione oncologica si basano esclusivamente su divieti (ad es.: NON fumare , NON respirare determinate sostanze aromatiche, NON venire a contatto con particolari materiali sul luogo di lavoro, NON trascurare certe infezioni croniche, etc…), l’alimentazione si basa invece solo su pochi divieti assoluti, molti consigli di moderazione e tanti, tantissimi incitamenti a consumare, anche in larghe quantità, cibi deliziosi, facili da preparare e molto economici, tanto da essere definiti dagli esperti, con un felice neologismo, “alicamenti” (dall’unione delle parole “alimenti” e “medicamenti”). Trattare del completo stile di vita anticancro (argomento vastissimo) non è obiettivo di queste pagine che invece si dedicano quasi esclusivamente all’alimentazione. Dunque in queste pagine non ci occuperemo dello stile di vita anticancro, al di là di quelli che possono essere i suggerimenti più ovvi che qui si riportano: NON fumare; NON fare vita sedentaria evitando l’obesità ; CONTROLLARE eventuali malattie predisponenti quali epatiti, diabete, infezioni varie, etc…; NON bruciarsi ai raggi solari3 e delle lampade abbronzanti; NON esporsi in modo dissennato a sorgenti dannose quali telefonini, televisori, radiazioni in genere4 ;

FARE medicina preventiva per esempio affidandosi ai suggerimenti del medico di fiducia, consultandolo ogni volta che si hanno dei dubbi sulla propria salute. Ci occuperemo invece di uno stile nutrizionale: facile da seguire, interessante, vario, economico e capace oltretutto di trascinare la nostra persona, come in un effetto-valanga, a tanti altri benefici quali un contenimento del peso corporeo, valori del sangue più soddisfacenti, una difesa da molte altre patologie, un migliore gusto per il cibo, addirittura un’intima soddisfazione mentale in grado di appagarci a tutto tondo durante i nostri pasti e spuntini. Teniamo poi a chiarire che venire a conoscenza della malattia di qualcuno che ha sempre adottato uno stile di vita anticancro non deve portare ad abbandonarlo! Uno o dieci o cento casi “sfortunati” non possono fare statistica . Allo stesso modo sarebbe assurdo abbandonarsi al vizio del fumo solo perché ogni tanto anche qualche non fumatore si ammala di cancro polmonare! È da segnalare infine una cosa: i suggerimenti anticancro che citeremo qui di seguito non sono che una parte di tutti quelli individuati dalla moderna medicina preventiva oncologica. Sono quelli che abbiamo meglio capito, che riteniamo di più facile attuazione, e che personalmente riusciamo tranquillamente ad applicare con soddisfazione nella dieta quotidiana. Un ultimo cenno molto importante: nelle pagine che seguono troverete delle indicazioni apparentemente banali; un esempio? Masticare molto bene alcuni cibi oppure lasciar decantare con cura alcuni ortaggi prima di soffriggerli. Uno potrà chiedersi che senso abbiano simili suggerimenti! Ebbene, hanno il senso di permettere a determinate molecole e proprietà di liberarsi adeguatamente e rendere quindi uno stesso cibo ancora più prezioso per la propria salute ! Comunque ci torneremo.

Alcune regole generali. La moderna alimentazione possiede una caratteristica devastante e purtroppo onnipresente nella abitudini culinarie delle società occidentali più avanzate: la corruzione dei principi naturali di molti cibi. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: se l’uomo oggi, nonostante l’inquinamento, i rischi sul lavoro, gli stravizi come fumo e alcool (una volta meno diffusi), vive mediamente più a lungo, probabilmente un po’ di merito l’alimentazione lo avrà. Certo non cambieremmo mai il modo che abbiamo oggi di alimentarci con quello che aveva Napoleone, se non altro per il fatto che l’aspettativa di vita di Napoleone era di circa 55 anni mentre la nostra è di circa 78! Però è indubbio che commetteremmo un grave errore se non cercassimo di coniugare i grandi traguardi raggiunti dalla dietologia in questi ultimi decenni con la genuinità che aveva la pur incompleta cucina dei tempi di Napoleone. Ecco dunque il segreto: mangiare con la ricchezza di oggi e la salubrità di ieri, evitando le sofisticazioni di oggi così come le carenze di ieri! Oggi noi corrompiamo troppo i cibi: vediamo di assumere questa affermazione come guida delle nostre abitudini alimentari. Il principale modo di perpetrare questo strazio è la cottura. Ma se una cottura moderata può incidere poco sulla salubrità di un buon cibo, mantenendolo comunque utile al nostro benessere, e una cottura eccessiva può neutralizzare i suoi apporti benefici senza provocare però ulteriori danni, badiamo bene che una cottura SBAGLIATA può rendere determinati alimenti delle potenziali bombe oncologiche per il nostro corpo. Un esempio? La bruciatura dei cibi, di qualunque cibo, produce particelle combuste potenzialmente cancerogene, e dunque una buona e sana pizza può trasformarsi in una potenziale fonte di pericolo. Non a caso c’è chi ordina sempre la pizza “poco cotta”, così la gusta di più e preserva la sua salute. Ma sono la carne e in generale le sostanze grasse (olii, burri, condimenti vari) a trasformarsi in potenziali bombe velenose quando vengono COMBUSTE.

Quindi, nulla di male se ogni tanto si gusta qualche grigliata di carne, ma è meglio farlo, per così dire, una volta all’anno piuttosto che una volta al mese, e magari è opportuno cuocere sulle braci in modo poco aggressivo piuttosto che abbrustolire sulla carbonella viva con tanto di condimenti pronti a incenerirsi sui nostri bocconi! Se dunque è bene evitare o minimizzare al massimo questi tipi di cottura, bisogna comunque ricordare che quasi ogni cottura, per definizione, corrompe il cibo. Abituiamoci perciò a mangiare il più possibile cibi crudi come verdura e frutta. E quando proprio non possiamo fare a meno di cuocere, facciamolo con parsimonia, con mezzi adeguati (evitiamo le padelle in alluminio, ormai fortunatamente quasi fuori commercio, e usiamo le padelle cosiddette antiaderenti solo se perfettamente integre) e senza violentare l’alimento con fiammate e temperature eccessive .

Teniamo sempre presente che, oltre al calore, l’acqua e il tempo sono degli straordinari divoratori di sostanze nutritive; è bene dunque usare il tempo strettamente necessario e servirsi per le nostre preparazioni di cottura al vapore o di poca acqua, magari non gettandola via ma utilizzandola per l’alimento finito (se cuocio le verdure per un risotto utilizzerò l’acqua di cottura per fare il brodo del risotto stesso, ad esempio). Il nostro corpo ha poi bisogno di una miriade di sostanze, quindi la dieta variata, oltre che poco cotta, è la cosa ideale. Per esempio è assurdo eliminare completamente i carboidrati perché fanno ingrassare (luogo comune molto discutibile) sostituendoli in toto con proteine (carne e pesce): i reni, e non solo loro, ne soffriranno. D’altro canto bisogna ricordarsi anche che molti studi mettono in evidenza lo stretto rapporto fra l’incremento del consumo di zuccheri8 (oggi spesso eccessivo) e la diffusione del cancro: moderazione e varietà, quindi! I cibi anticancro. Ed eccoci finalmente alla parte più “costruttiva” del nostro ragionamento, quella che ci consente, dopo aver capito e adottato le regole che sottintendono ai discorsi appena fatti, di inserire nella nostra dieta alcuni fra i famosi “alicamenti” , autentici cibi-medicina capaci di prevenire in modo attivo la degenerazione cellulare che può poi condurre al tumore (secondo alcuni studi anche di effettuare un’attività di cura o almeno di “blocco” nei confronti di processi cancerosi già conclamati).

Ricordiamo ancora che questa lista non è assolutamente esaustiva, che qui citeremo solo alcuni “alicamenti”, pochi rispetto a quelli ormai oggi conosciuti, e per la precisione solo quelli che ci hanno colpito in modo particolare nel nostro peregrinare fra letture scientifico-divulgative e tentativi di applicazione dietologica quotidiana; ma chissà quanti altri ne lasciamo fuori, e comprensibilmente, visto che non vogliamo fornire del “sapere” ma dei semplici “spunti” e soprattutto che, lo ribadiamo non siamo tecnico (medici o dietologi) ma solo lettori che cercano di applicare ciò da cui sono stati maggiormente (e favorevolmente) impressionati. Sia ben chiara una cosa: non ha molto senso fossilizzarsi su questa sezione ignorando tutto quanto detto nelle sezioni precedenti, dato che inserire gli “alicamenti” in uno stile di vita sballato a livello generale equivale a tentare di riempire un colabrodo: mentre versi nel recipiente, perdi comunque un sacco di liquido dai buchi! Questa sezione perciò, anche se in un certo modo è il vero cuore dell’opuscolo, ha senso solo se considerata complementare a quelle precedenti. Ma partiamo. Per comodità dividiamo gli “alicamenti” in tre categorie: 1) a elevato potenziale anticancro; 2) a buon potenziale anticancro; 3) a discreto potenziale anticancro.

Le diete vegane e vegetariane non possono essere raccomandate in età evolutiva, cioè ai bambini. E non sono adeguate nemmeno al fabbisogno nutrizionale delle donne in gravidanza. È la perentoria posizione espressa da Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), Federazione medici pediatri (FIMP) e Federazione italiana medicina perinatale (SIMP) in merito a questi modelli alimentari, spesso balzati agli onori della cronaca per scelte attuate da genitori nei confronti dei propri figli piccoli. Come il caso di una coppia che chiedeva esplicitamente pasti vegani all’asilo nido per la figlia, un desiderio rispedito al mittente dal Tar di Bolzano cui erano ricorsi dopo il diniego espresso dalla dirigente scolastica, sostenuta anche dal regolamento comunale (i pasti personalizzati sono previsti solo per problemi di salute).

Se i nutrienti necessari al fabbisogno dei bambini non vengono garantiti, come indica lo specialista possono emergere problemi al sistema nervoso centrale e all’accrescimento, oltre che il rischio di sviluppare l’anemia. Il medico si è dunque scagliato contro le diete fai-da-te, soprattutto verso quelle legate a modelli alimentari che richiedono un’opportuna integrazione, come quella vegana.

Il numero di vegetariani e vegani aumenta di anno in anno. E così le famiglie che scelgono questa strada per i propri figli sin dallo svezzamento. Eppure ogni giorno le cronache ci raccontano di bambini ricoverati in pronto soccorso in gravi condizioni proprio a causa di una alimentazioni non equilibrata e non adeguata a soddisfare tutte le esigenze di un organismo in crescita. «Segno che ci sono scelte», commenta la dottoressa Lisa Mariotti esperta in nutrizione pediatrica, «che non possono essere improvvisate, ma adeguatamente accompagnate».

Purtroppo molte delle persone che fanno queste scelte non hanno un’adeguata preparazione che gli consenta di equilibrare adeguatamente l’apporto di nutrienti. «Un’alimentazione selettiva deve essere pianificata con l’aiuto di un esperto», prosegue la Mariotti, «in modo da ridurre eventuali deficit. Mentre nell’adulto una scelta di questo tipo comporta meno rischi ed è meno complicata da gestire, in un bambino la faccenda si complica. Infatti durante la crescita è necessaria una continua correzione dei supplementi per fornire un corretto apporto di nutrienti. Se la dieta è correttamente pianificata con un esperto che indichi non solo le quantità ma anche le modalità di assunzione degli alimenti, i rischi si riducono. Tuttavia esistono degli elementi come la vitamina B12 presenti solo nei cibi animali, per cui è necessario che i bambini vegani la assumano con integratori o alimenti fortificati, su indicazione del pediatra».

Ed è proprio la carenza di questa vitamina ad essere uno dei fattori di rischio maggiori per la salute dei bimbi, in quanto la carenza di B12 causa anemia grave e danni neurologici anche irreversibili. «Secondo la teoria dei mille giorni», sottolinea l’esperta, «la prevenzione inizia nella pancia della mamma. Teniamo presente che anche le madri onnivore devono supplementare la propria dieta durante gravidanza e allattamento, a maggior ragione chi segue una dieta selettiva dovrà prestare particolare attenzione».

Da un punto di vesta nutrizionale, i legumi costituiscono la fonte primaria di proteine nelle diete vegetariane. Per i soli bambini vegani, a causa di una minore digeribilità delle proteine vegetali rispetto a quelle animali, viene suggerito un aumento dell’apporto proteico rispetto ai LARN, quantificabile nel 10-15% in più rispetto agli apporti previsti per l’età. Spesso vene anche consigliato di associare i legumi con i cereali, durante il pasto o comunque nella giornata alimentare, per ottenere un apporto proteico di elevato livello biologico. Per quanto riguarda la Vitamina B12, questa vitamina è presente solo negli alimenti di origine animale e pertanto i bambini vegani devono assumerla con integratori. Anche l’introito di calcio da parte dei vegani può essere inferiore a quello della popolazione generale mentre quello dei latto-ovo-vegetariani è solitamente adeguato. Un buon apporto di questo minerale durante l’età pediatrica può essere comunque offerto con alimenti ricchi di calcio come legumi, verdure a basso contenuto di ossalati, frutta secca (come le mandorle) e, per i latto-ovo-vegetariani, latticini. Senza dimenticare l’importanza della composizione di molte acque ricche in Sali minerali tra cui il calcio.

Per il ferro, le assunzioni consigliate per i vegetariani sono raddoppiate rispetto a quelle dei non vegetariani. Infine un appunto anche sullo zinco: nei vegetariani può essere superiore del 50% rispetto a chi non lo è. «Nutrire la salute dei nostri bambini e dei nostri figli è un investimento importante che dà sempre frutto. Una dieta che può sembrare sana, soprattutto nei più piccoli può portare a danni anche permanenti per la salute se non adeguatamente pianificata e monitorata da nutrizionisti e pediatri».

Conoscerla (per sconsigliarla) e imparare a ridurre i rischi in chi la pratica. La minore varietà di alimenti che caratterizza la dieta vegana rende più complesso l’approvvigionamento dei nutrienti necessari al bambino, e con maggiore facilità si possono manifestare carenze nutrizionali sub-cliniche o palesi.

La radiografia del torace mostra un’area di consolidazione parenchimale in sede retrocardiaca sinistra, non versamento pleurico, ombra cardiaca nei limiti di norma, discreta gastrectasia. Test rapido per VRS negativo. È ricoverata e si inizia terapia antibiotica con ceftriaxone EV. Asia è primogenita di genitori non consanguinei, nata a termine da parto cesareo, con peso alla nascita di 2,750 kg. Dopo la nascita è stata allattata esclusivamente al seno e al ricovero assume ancora latte materno. L’alimentazione complementare è stata introdotta a 10 mesi e segue una dieta rigidamente vegana, come quella dei genitori. Non ha fatto supplementazioni vitaminiche e non è stata vaccinata per scelta dei genitori. Peso e lunghezza sono inferiori al 3° centi- le per l’età (peso kg 7,200; lunghezza cm 70), circonferenza cranica al 3° centile (cm 44), con fontanella pervia e ampia e bozze frontali prominenti. Presenta lieve rosario rachitico, addome disteso con evidenza del solco di Harrison, braccialetto rachitico ai polsi, ingrossamento delle cartilagini metafisarie a livello delle ginocchia, che sono vare. Si rilevano inoltre ipotonia assiale con forza e riflessi normali, irritabilità, sguardo vacuo e ridotto contatto visivo, sporadici tremori tipo clono al labbro
superiore. Sta seduta e mantiene la posizione eretta solo se sostenuta, non cammina. Pronuncia solo la parola ‘mamma’.
I genitori esigono una dieta strettamente vegana. Le nonne ci confidano di essere molto preoccupate, perché la bambina da alcuni mesi è più apatica, aveva iniziato a muovere i primi passi e ora non si muove più, presenta spesso vomito, non ha appetito e rifiuta qualsiasi cibo solido.
Vista la negatività degli indici di flogosi, si sostituisce il ceftriaxone EV con amoxicilli- na per os e si inizia terapia con vitamina B12 (cianocobalamina) x os alla dose di 1 mg/die e vitamina D3 per os alla dose di 2000 Ul/die.
In terza giornata di ricovero il respiro è eupnoico e la Sat.O2 nella norma, in quinta giornata Asia si presenta più reattiva, è incuriosita dall’ambiente e dai giochi che le vengono proposti, dice solo ‘mamma’, ma comprende gli ordini e riconosce gli oggetti. Non si evidenziano più i tremori periorali presenti all’ingresso. Si programmano le indagini radiologiche per rachitismo (polsi e ginocchia) e gli esami di controllo dopo 1 settimana per valutare la risposta ematologica, ma i genitori ritirano la bambina contro parere medico. Si consiglia di continuare il trattamento con vitamina B12 e vitamina D3 e si programma un controllo post-dimissione in ospedale dopo 20 giorni. Si consiglia anche un controllo ravvicinato dal pediatra curante che, però, contattato telefonicamente,
ci comunica che non visitava la bambina da almeno 5 mesi.
Alla visita di controllo in ospedale dopo 20 giorni, la bambina si presenta con la madre: a casa è stata bene, ha continuato a seguire la dieta vegana con le integrazioni consigliate, è cresciuta 700 g, la cute è roseo- pallida, lievemente distrofica a glutei e cosce, permangono i segni di rachitismo, l’addome è globoso e meteorico. È vivace e reattiva, fa i versi degli animali e indica le parti del corpo, partecipa alle attività proposte dimostrando
una buona manipolazione fine e cammina con discreto equilibrio. Si consiglia di ridurre la vitamina B12 a 1 mg/sett. e di continuare la vitamina D3 allo stesso dosaggio per 12 settimane, si consigliano inoltre sali di calcio, zinco, ferro e acidi grassi essenziali.
Purtroppo Asia non si presenta più ai controlli e il pediatra curante, contattato telefonicamente, ci informa di aver più volte cercato i genitori, che gli hanno alla fine comunicato che la bambina è seguita da un pediatra vegano in altra regione.

Frequentemente la cronaca segnala casi di bambini ricoverati in ospedale, in condizioni anche gravi, per aver seguito regimi alimentari scorretti o diete estreme, in luogo di quella onnivora caratteristica della nostra cultura. Le dimensioni del problema e le relative implicazioni etiche ci impongono di guardare con attenzione a questo fenomeno per comprenderlo e, possibilmente, governarlo.

Tra le numerose varietà di diete alternative concentreremo la nostra attenzione sulle diete vegetariane, in particolare sulla dieta vegana, più frequentemente accusata di provocare gravi disturbi nutrizionali. Dal punto di vista terminologico distinguiamo la dieta vegana, che prevede esclusivamente l’assunzione di alimenti di origine vegetale, dalla dieta latto-ovo-vegetariana (LOV), che prevede il consumo di cibi vegetali e di cibi animali indiretti (uova, latte vaccino e derivati, miele).

Dal punto di vista demografico, secondo i dati Eurispes 2017, se la popolazione che segue una dieta vegetariana è stabile (circa il 7,6%), è in forte aumento il numero di coloro, circa il 3%, che praticano una dieta vegana (nel 2016 erano 1%), mentre diminuisce al 4,6% il numero dei | vegetariani LOV (nel 2016 erano il 7,i%).

Nelle famiglie italiane le scelte alimentari vegetariane o vegane dipendono nel 47,6% dalla convinzione che le proteine vegetali siano più salutari di quelle animali, mentre nel 31,7% il profondo rispetto negli animali è la molla che innesca il cambiamento. Nei casi restanti si fa appello a ragioni religiose, filosofiche, economiche o ambientali.

La minore varietà di alimenti che caratterizza la dieta vegana rende più complesso l’approvvigionamento dei nutrienti necessari al bambino, e con maggiore facilità si possono manifestare carenze nutrizionali sub-cliniche o palesi, clinicamente significative soprattutto nei bambini della prima infanzia, quando l’organismo è in crescita e sono ancora rilevanti i processi di sviluppo degli organi. L’importanza della varietà degli alimenti per pianificare una dieta sana è stata dichiarata con forte enfasi dalla maggioranza delle società scientifiche nord-americane, compresa l’American Academy of Pediatrics (AAP) e l’Academy of Nutrition and Dietetics (ADA).

Nonostante ciò, si trovano in letteratura giudizi contrastanti sulla dieta vegana in età pediatrica e sono stati diffusi sia messaggi che ne esaltano l’adeguatezza nutrizionale, appropriata in ogni fase della vita, in gravidanza, nel lattante e nel bambino (ADA), sia opinioni che invitano a non utilizzarla nella prima infanzia (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition – ESPGHAN).

Questa disparità di vedute tra prestigiose società scientifiche può essere spiegata, forse, dalla maggiore importanza che i pediatri dell’ESPGHAN – a differenza dei dietologi dell’ADA – danno alla prima infanzia, un’età in cui ogni bambino non solo ha bisogno di crescere, ma anche di completare la maturazione dei vari organi. Non bisogna sottovalutare, in questo periodo della vita, il ruolo strategico della nutrizione quale stimolo epigenetico per la programmazione della salute futura del bambino, tale da condizionarne la resilienza o la suscettibilità ad ammalarsi da adulto.

Nel recente Position Paper dell’ESPGHAN sull’alimentazione complementare si afferma che i genitori devono essere consapevoli di quanto gravi siano le conseguenze di una dieta vegana per il proprio figlio (scarsa crescita, rachitismo, deficit cognitivi irreversibili, atrofia cerebrale fino alla morte), nel caso non si somministrino adeguati supplementi di vitamina B12 e non si arricchisca la dieta con vitamina D, ferro, zinco, folati, LC-PUFA Omega 3, proteine e calcio.

È per tale motivo che riteniamo la dieta vegana non adatta a un bambino, non è opportuno affidarsi a scelte dietetiche sbilanciate, così distanti dalla nostra cultura, che necessitano di supplementazioni e dove ogni errore può influire in modo profondo sul futuro del bambino. Se i genitori però scelgono la dieta vegana per il proprio figlio, è necessario non lasciarli soli dopo questa difficile decisione e aiutarli a non commettere errori nutrizionali pregiudizievoli. Tale disponibilità va manifestata in modo convinto, allo stesso modo con cui aiutiamo una famiglia onnivora a svezzare il proprio bambino, o a programmare una dieta a un bambino di genitori aderenti a gruppi religiosi (hindu, ebrei, musulmani, ecc.) che prevedono restrizioni alimentari ai propri fedeli. Un atteggiamento diverso potrebbe comportare la fine dell’alleanza medicopaziente, la perdita di fiducia nel pediatra e la decisione di impostare una dieta fai-da-te seguendo consigli presi dalla rete o da qualche conoscente con scarse competenze e compromettere così la crescita e lo sviluppo del bambino. Ogni pediatra deve avere nel proprio bagaglio culturale le conoscenze utili a pianificare una dieta vegana bilanciata dal punto di vista nutrizionale.

La ristorazione scolastica è spesso un problema per i genitori che hanno scelto di crescere i propri figli con un’alimentazione vegana, perché nelle mense di norma vengono messi in menù carne, pesce, latticini e uova in tutti i pasti. Si rende dunque necessario richiedere un menù completo che sia privo di ingredienti animali. A volte le richieste vengono rifiutate, adducendo motivazioni più o meno fantasiose: a questo punto come fare per ottenere ciò che riteniamo essere il meglio per i nostri figli? Mai arrendersi: la possibilità di avere pasti vegani a scuola è un diritto riconosciuto dallo Stato italiano a ogni genitore che ne faccia richiesta, come ribadito chiaramente in una nota del 5 maggio 2016 del Ministero della Salute, che riportiamo in fondo all’opuscolo come appendice. Un suggerimento per i genitori che abbiano scelto per il proprio figlio l’alimentazione latto-ovovegetariana: anche nel vostro caso è preferibile chiedere un menù basato su prodotti 100% vegetali. Infatti, i menù latto-ovo-vegetariani proposti dalle mense scolastiche in genere si limitano a sostituire la carne e il pesce con latticini e uova, con il rischio di caricare la dieta di grassi saturi e colesterolo, sostanze che sono da limitare nell’alimentazione quotidiana. Tenete conto che latticini e uova non sono necessari per la completezza nutrizionale: i nutrienti contenuti in questi alimenti sono facilmente reperibili in alimenti di origine vegetale, che sono molto più sani perché non contengono colesterolo e grassi saturi. Come procedere? E’ consigliabile muoversi con molto anticipo, qualche mese prima dell’inizio della frequenza scolastica, in modo da avere il tempo di affrontare (e risolvere) eventuali difficoltà iniziali, che sono comunque sempre superabili, basta insistere. Scuole private Generalmente hanno la cucina interna, quindi occorre chiedere un colloquio prima dell’iscrizione con il direttore e con il responsabile della cucina, esporre la richiesta di pasti senza alcun prodotto di derivazione animale e, se la direzione è composta da persone ragionevoli ed informate, questo può essere sufficiente per ottenere il menù richiesto. In ogni caso, preparate un foglio con indicati gli alimenti che non volete siano somministrati a vostro figlio/a e fatelo controfirmare dal direttore della struttura: no carne, compresi affettati, pesce, uova, latte, burro, formaggi, yogurt, brodo di carne (anche usati come ingredienti). In caso di rifiuto, è necessario presentare una richiesta scritta sul modello delle scuole pubbliche, descritta più oltre. Le scuole private parificate devono seguire la normativa per la ristorazione scolastica delle scuole pubbliche, per cui è necessario seguire l’iter previsto per queste ultime. Scuole pubbliche Il primo passo è documentarsi sul regolamento comunale riguardante i servizi mensa nelle scuole. Molto spesso i menù alternativi per scelta etica sono previsti dalla normativa comunale, ma questa possibilità non viene molto pubblicizzata e può succedere che, non essendo mai stati richiesti, i responsabili si trovino spiazzati e rifiutino una prima richiesta di questo tipo. Le normative comunali si possono trovare online sul sito del Comune stesso o presso gli uffici del servizio ristorazione scolastica del Comune, il cui indirizzo viene fornito dalla scuola di appartenenza.

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