Femminicidio, c’è la legge ma i casi sono in aumento

20 gennaio 2014 11:300 commentiDi:

donna violentata a Cagliari

Fino a qualche settimana fa, giorno i telegiornali riportavano casi di femminicidio verificati in diverse parti d’Italia. Ci sono stati casi famosi, che hanno fatto discutere l’opinione pubblica e guadagnato l’approfondimento di trasmissioni televisive e quotidiani, e casi meno eclatanti ma pur sempre drammatici. La situazione sembrava, anzi era, un’emergenza. Donne vittime di stalking, di gelosia possessiva e della violenza degli uomini, che non accettavano la fine di un rapporto. Donne che spesso finivano assassinate o invalidate in maniera incisiva: omicidi, stupri, ferimenti.

Il grande clamore a livello pubblico suscitato da questi fatti, inquietanti e spaventosi, ha portato il mondo della politica a interrogarsi sul fenomeno. Le donne della politica, ma anche gli uomini, hanno iniziato a lavorare su una legge per contenere il fenomeno. Sconfiggere il femminicidio con una legge forse non è possibile, ma inasprire le pene per questi reati e lavorare sulla prevenzione per proteggere maggiormente le donne si poteva fare. L’impegno del Presidente della Camera Laura Boldrini è stato fondamentale per arrivare alla legge, ma anche l’impegno del Parlamento è stato deciso e ora il fenomeno è maggiormente regolamentato.

Con la legge, e con il sollevamento dell’opinione pubblica, ci si aspetta che i casi di femminicidio calino nel Paese e che quindi la paura di pene maggiori porti a una limitazione di omicidi e attacchi contro le donne. L’anno scorso, i femminicidi sono stati 103. Il dato è superiore di 10 casi rispetto a quello del 2012. C’è la legge, quindi, ma i casi sembrano essere addirittura in crescita.

L’inizio di quest’anno è stato contraddistinto da nuovi casi di femminicidio. I dati dimostrano che questo tipo di reati sono sempre stati presenti in Italia sia prima che la situazione arrivasse al ruolo di protagonista di quotidiani e telegiornali sia ora che c’è una legge.

Il 2013 è stato un anno in cui si è  fatto molto per questo fenomeno. È stato combattuto ratificando la convenzione di Istanbul e poi il  decreto ad hoc che ha portato alle legge di ottobre cui abbiamo fatto riferimento. La politica, i quotidiani, la Tv e gli esperti ne hanno parlato, ma il paradosso risiede nel fatto che il 2013 ha visto l’aumento del numero di femminicidio.

La vice presidente della Casa delle Donne di Bologna Angela Romanin ha affermato che anche se in aumento, i casi sono stabili perché da anni il fenomeno è endemico. Una situazione che è quindi diffusa in maniera piuttosto omogenea in Italia e che sembra interessare diverse classi sociali. Al nord ci sono più casi di femminicidio con 39 vittime, al centro i casi sono 30 e al sud e le isole 34. Questo è il quadro della situazione nel 2013, mentre nel 2012 al nord c’erano più casi che al centro e al sud e isole.

Per ciò che concerne il mese in cui si uccide maggiormente, sia per il 2012 sia per il 2013 ad agosto si sono avuti meno casi, mentre a settembre si è avuto un picco. Ad agosto 2012 e 2013 si è avuto solo un caso di femminicidio, mentre a settembre 2012 i casi sono stati sette e a settembre 2013 sono stati dieci. Un aspetto curioso è che negli ultimi mesi del 2013 si sono avuti più casi, proprio nel periodo in cui il Parlamento era impegnato a realizzare il decreto legge e poi la legge.

La legge non può portare a un abbassamento immediato dei numeri perché è necessario del tempo per vedere i suoi effetti. Il fenomeno del femminicidio dipende soprattutto da aspetti culturali ancora radicati e la trasformazione di questi non può essere frutto di una legge.

I numeri nascondono una situazione che è sicuramente drammatica. La violenza sulle donne, non sempre denunciata, di mariti e amanti gelosi e ossessionati da una possibile separazione. Donne uccise o perseguitate che non trovano riparo nei confronti del loro aguzzino e che sono costrette a sopportare angherie e umiliazioni.

Per le donne è stato quindi un anno di conquiste quest’ultimo che ha portato alla legge? A vedere i numeri si potrebbe dire che è stato un anno di quasi conquiste. Le donne continuano a perire per mano di uomini problematici e legati a modelli culturali superati e obbrobriosi. Le televisioni e i quotidiani ne parlano meno, ma c’è sempre bisogno di non abbassare la guardia e contrastare il fenomeno. Come? Probabilmente è necessaria una maggiore prevenzione lavorando sul modello culturale degli uomini italiani e sull’idea di possesso della donna. La fragilità degli uomini sembra essere nell’incapacità di guardarsi dentro e di conoscere le proprie emozioni. Un percorso che potrebbe portare ad accettare una storia che finisce. È come se l’uomo si fermasse, privo di obiettivi per il futuro e incastrato in una situazione di sofferenza e rabbia che lo porta ad atti inconsulti. Proprio quell’uomo che una volta amava quella donna sembra volerla per sé e per sempre. La prevenzione è un obiettivo e il cambiamento culturale può essere quel momento che potrebbe portare ad abbassare il numero di femminicidi in Italia.

L’indignazione c’è stata per i tanti casi che sono diventati famosi. Quello di Silvia Caramazza, uccisa e sventrata dal compagno a 39 anni, quello di Fabiana Luzzi, accoltellata e bruciata a sedici anni  dal compagno, o quello di Rosy Bonanno, uccisa dal compagno dopo sei denunce per stalking.

Il femminicidio è una parte del problema. C’è una violenza di genere diffusa che l’Istat ha mostrato nei suoi dati. Le donne che hanno vissuto esperienze di violenza, fisica, sessuale o psicologica, sono il 31,9%. Una donna su tre è un dato su cui è necessario riflettere e che significa che ancora c’è tanta strada da fare per arrivare a una convivenza di genere più serena e rispettosa delle differenze.

Il Rapporto Eures ha mostrato come tra il 2000 e il 2012 le donne assassinate in Italia sono state 2 mila 200 e ciò significa una media di 171 omicidi l’anno, uno ogni due giorni. Questi dati dimostrano come la questione culturale ha la sua importanza e che negli anni si sono fatti pochi passi verso il superamento del problema.

Tags:

Lascia una risposta