Guarire dalla dipendenza da gioco d’azzardo

23 marzo 2012 15:250 commenti

sintomi e cure del gioco d'azzardo problematicoStando alle più recenti ricerche, il gioco d’azzardo è un fenomeno in continua espansione, in Italia come nel resto del mondo. Nel nostro paese sono oltre 30 milioni gli italiani che hanno giocato almeno un euro nell’ultimo anno. Nella sua forma grave, definita ludopatia o gioco d’azzardo patologico (Gap), tale problematica colpisce circa un milione e mezzo di italiani, che corrispondono addirittura al 3% della popolazione adulta. Le fasce più colpite, secondo una ricerca dell’Eurispes, sono soprattutto i ceti medio-bassi, i disoccupati e gli anziani. Se ciò non bastasse, ancora più preoccupanti sono i numeri che descrivono il coinvolgimento nel gioco degli under 18: l’Ifc-Cnr di Pisa ha calcolato che nel 2009 il problema del gioco ha interessato quasi 600.000 minorenni, con un incremento annuo stimato intorno al 13%. Di questi, inoltre, addirittura il 10% soffrirebbe di una problematica a rischio psicopatologico.

Con l’aumento dei giocatori compulsivi, crescono parallelamente le entrate del “banco” che, Stato Italiano compreso, continua a fare affari in un settore che non conosce la crisi e sembra anzi alimentarsene. Nel solo 2011 si è registrato un aumento del 10% del volume delle entrate derivanti dal gioco, con i 13,5 miliardi di euro raccolti dalle concessionarie legate ai Monopoli di Stato. Altri dati parlano di oltre 400.000 macchine da gioco presenti nei locali del nostro paese, circa il 15% in più di quanto si osserva negli altri stati dell’Unione Europea. Un numero che desta preoccupazione, se si tiene presente che gli affari delle slot machines sono spesso controllati dalle organizzazioni criminali, che le impongono a esercenti di bar e tabaccherie. A completare il quadro, il più recente fenomeno dei siti web e dei casinò online, che permettono l’accesso al gioco a chiunque e 24 ore su 24.

Ma quando un giocatore può definirsi ludopatico? Quali i sintomi e le cause di questa grave problematica? E, soprattutto, come uscirne? Il gioco d’azzardo patologico è una malattia riconosciuta a livello mondiale da oltre 30 anni, e viene sempre più considerata una “dipendenza senza droga”, un disturbo assimilabile sotto molti aspetti (ad esempio per l’assuefazione e i sintomi d’astinenza) all’alcolismo, alle tossicodipendenze, al tabagismo, che se ne differenzia poiché non vi è alcun ricorso a sostanze psicotrope. Il DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) individua diversi sintomi che, quando presenti, possono indicare un comportamento maladattivo legato al gioco: il giocatore compulsivo ha un coinvolgimento sempre maggiore nel gioco, punta somme di denaro continuamente crescenti, diviene irrequieto o irritabile se smette di giocare o prova a farlo di meno, ricorre al gioco per fuggire dai problemi o per ristabilire uno stato d’umore negativo e “insegue” le perdite, torna cioè a giocare per rifarsi. Sono spesso compromesse delle relazioni importanti, vi sono problemi sul lavoro, a scuola, oltre che possibili condotte illegali per finanziare il gioco.

Le cause, oltre che sociali (basti pensare all’offerta praticamente illimitata ed al numero di stimoli che vengono da pubblicità televisive, radiofoniche e telematiche) e familiari (l’enfatizzare aspetti materiali rispetto a quelli emotivi costituisce un fattore di rischio) comprendono anche aspetti emotivi e cognitivi che competono a mantenere i comportamenti di gioco problematico. Come già detto, il giocatore vede nel gioco un modo per uscire da stati d’umore negativi, quali ansia e depressione. Nel mantenimento del comportamento problematico hanno un ruolo anche l’incapacità di anticipare determinate emozioni, quali ad esempio il rimorso che seguirebbe una perdita, e distorsioni cognitive, quali l’illusione di avere un controllo su avvenimenti del tutto casuali, il sovrastimare le possibilità di vincita e l’affidarsi a fallacie cognitive come quella “del giocatore”, secondo cui gli eventi sono percepiti dipendenti tra loro quando in effetti non lo sono (in base a questa fallacia, ad esempio, si pensa che un “numero ritardatario” avrà più probabilità di essere pescato in una successiva estrazione del lotto).

Vi sono diversi approcci psicoterapeutici, sia individuali che di gruppo, che offrono trattamenti efficaci per curare questo tipo di disturbo, anche se prevedono tempi abbastanza lunghi e necessitano la completa adesione del soggetto: le terapie di tipo cognitivo-comportamentale puntano, ad esempio, a modificare le distorsioni cognitive che contribuiscono al mantenimento del gioco problematico. Ci sono poi i gruppi di auto aiuto (Giocatori Problematici), che offrono occasioni per incontrare persone con le quali condividere le proprie esperienze e confrontare le proprie idee ed il proprio agire legato al gioco, ove rafforzare i buoni propositi e sentirsi al contempo meno soli e più sostenuti. I gruppi terapeuti per giocatori d’azzardo, a differenza dei gruppi di auto aiuto, sono condotti da un terapeuta e coinvolgono spesso la famiglia del giocatore nel processo di cura, interessandosi anche ad aspetti quali le relazioni personali e il risanamento dei dissesti finanziari. Un’ulteriore alternativa è il trattamento farmacologico, che mira soprattutto a contenere il desiderio di giocare: il naltrexone, farmaco già usato per il trattamento della dipendenza da alcool e droghe, sembra essere promettente anche se sono necessarie ulteriori ricerche per comprenderne l’effettiva efficacia e le modalità di utilizzo. I trattamenti possono essere fatti ambulatorialmente o in comunità terapeutiche localizzate in Piemonte (Rivoli e Val di Susa), a Siena, Reggio Emilia e Pistoia. Per ricevere un supporto immediato, il primo consiglio è quello di rivolgersi sempre al SerT più vicino.

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