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Hiv, numeri shock: 1 italiano su 3 non sa di averlo

La disinformazione è il nemico più temibile per il virus dell’HIV: sono numeri shock quelli che arrivano dall’European Aids Conference 2015 tenutasi a Barcellona, visto e considerato che si registra sempre più diffuso il timore che l’epidemia possa riprendere a crescere, con la possibilità di avere 28 milioni di casi di Hiv in più, come ha affermato il dottor Mathias Egger dell’Università di Berna. E intanto anche in Italia è allarme: infatti, 1 italiano su 3 non sa di averlo. 

Informazione e prevenzione: nel nostro Paese si è diffusa l’idea che lo Hiv sia ormai diventata una malattia cronica e non più mortale, ma come ribadisce il professore di virologia all’Università di Roma Tor Vergata, Carlo Federico Perno, “anche le malattie cronache uccidono”. L’Europa non ha ancora chiuso con l’Aids, affermano dalla Eacs 2015, con una crescita registrata prevalentemente in Europa orientale, a causa delle mancate diagnosi effettuate dai tossicodipendenti.

Anche in Europa centrale il virus dell’Hiv registra una importante crescita, mentre in Europa occidentale, pur se si registra qualche lieve miglioramento, il livello delle infezioni è rimasto più o meno stabile negli ultimi 10 anni. “Raggiungere il target del 90-90-90 non segnerebbe la fine dell’Hiv, ma significherebbe che ci troviamo sulla strada giusta per eliminare l’Aids dall’elenco delle minacce per la salute pubblica“, ha affermato Michel Kazatchine, inviato speciale Onu.

Per Carlo Federico Perno, invece, la prevenzione è l’arma più importante per combattere il virus dell’Hiv: “C’è una drammatica perdita di attenzione nei confronti dell’Aids”, ha affermato. “Le terapie utilizzate funzionano: in più del 90% dei pazienti trattati in Italia la carica virale non è più rilevabile, anche se non eradichiamo ancora del tutto il virus dall’organismo. Occorrono dunque farmaci sempre più efficaci, ma non di natura tossica“.

 

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