I test sulle intolleranze alimentari sono attendibili?

30 gennaio 2014 09:000 commentiDi:

Medici 08

La letteratura medica in campo allergologico appare oggi sostanzialmente divisa tra coloro che sostengono la validità scientifica e clinica dei test sulle intolleranze alimentari e coloro che la contestano. La querelle va ormai avanti da diverso tempo e non è semplice trovare una risposta univoca a problemi di natura molto dibattuta e controversa. 

I test per le intolleranze alimentari sono, se vogliamo così chiamarli, conquiste della scienza medica recente. Hanno avuto una grande diffusione soprattutto negli ultimi 50 anni, ma in questo breve tempo non sono ancora riusciti a conquistarsi un posto di diritto all’interno della letteratura medica tradizionale.

Ma perché i test sulle intolleranze alimentari non sono ritenuti da tutti i medici e gli specialisti del settore dei validi e attendibili strumenti diagnostici? La ragione di questo fenomeno deve essere individuata a monte, ovvero nella definizione stessa di intolleranza alimentare.

In un post pubblicato in precedenza, abbiamo infatti precisato che le intolleranze alimentari, per loro definizione, possono essere considerate come “allergie non allergiche”, ovvero stati allergici che non è possibile correlare alle immunoglobuline di tipo E.

In cosa consiste il test sulle intolleranze alimentari

In mancanza dell’applicabilità di questo assunto di fondo dell’allergologia, tutta la teoria sulla validità delle intolleranze alimentari viene a decadere per gli allergologi, cioè non risulta applicabile, e molti medici, proprio per questo motivo preferiscono attenersi solo a quanto dimostrato o dimostrabile attraverso gli esami tradizionali.

Eppure, ancora oggi numerosi pazienti si sottopongono a test come il Vegatest, il Citotest, il Test del Capello, il DRIA, l’ACLAT e ci sono numerosi specialisti di altre branche e discipline che ritengono i risultati di tali test attendibili al fine dell’espressione di nuove diagnosi di tipo specifico.

Come si spiega allora questa duplicità del fenomeno, tra coloro che ritengono attendibili i test e coloro che non li accettano?

La differenza tra le intolleranze alimentari e le allergie alimentari

Per venire a capo del problema è necessario riprendere la questione dal dato di fatto secondo cui le intolleranze alimentari non si possono correlare alla presenza di immunoglobine di tipo E. Proprio in virtù di questa caratteristica fondamentale le intolleranze alimentari si distinguono dalle allergie alimentari, che invece presuppongono nei soggetti affetti la presenza di anticorpi della classe IgE nei confronti degli antigeni alimentari.

Ma se alla base delle cause delle intolleranze non vi è un fattore immunologico, cioè basato sulla presenza degli anticorpi, come nel caso delle allergie, a che cosa dobbiamo attribuire la causa delle intolleranze alimentari?

Le cause delle intolleranze alimentari

Secondo la letteratura medica che contesta la validità dei test per le intolleranze alimentari come strumento diagnostico, le intolleranze alimentari possono essere causate da:

  • fattori propri dell’alimento, come contaminanti tossici presenti all’interno dei cibi stessi
  • proprietà farmacologiche dell’alimento
  • infezioni gastro – intestinali del paziente.

Due casi a parte sono però costituiti dall’intolleranza al lattosio e dalla malattia celiaca. Per queste due specifiche patologie si parla di intolleranze legate a reazioni allergiche o alle proprietà dell’alimento. Nel caso dell’intolleranza al latte, infatti, il deficit di lattasi con intolleranza al lattosio – lo zucchero presente all’interno del latte e dei latticini – può provocare nei soggetti affetti disturbi digestivi e disordini di tipo metabolico.

Nella malattia celiaca, invece, è l’ingestione di glutine a provocare la reazione allergica. Intolleranza al lattosio e intolleranza al glutine, dunque, costituiscono le intolleranze maggiormente riconosciute sia da coloro che non ammettono la validità dei test, sia da coloro che la ammettono. Il vantaggio di queste due specifiche patologie sta inoltre nel fatto che le intolleranze legate a reazioni allergiche o alle proprietà dei cibi, sono subito riconosciute anche dai pazienti, perché si verificano solo in seguito all’ingestione di un particolare alimento.

I sintomi delle intolleranze alimentari

Per tutte le altre intolleranze alimentari che non siano costituite dai due casi precedentemente citati, un’altra cosa da prendere in considerazione sono quindi i sintomi con cui si verificano, e che le rendono distinguono dalle allergie alimentari. I sintomi delle intolleranze, infatti, sono per lo più di natura gastrointestinale.

Non sono invece associabili a intolleranza alimentare sintomi quali:

  • cefalea
  • dolori articolari
  • depressione
  • scarsa concentrazione
  • congiuntiviti
  • cellulite
  • infezioni
  • sovrappeso

che vengono spesso riportate ad alcune intolleranze.

 L’inattendibilità dei test sulle intolleranze alimentari

Alla luce di tutti questi elementi di divergenza tra intolleranze alimentari e allergie alimentari, che investono profondamente sia il campo dell’eziologia medica, cioè dell’individuazione delle cause delle patologie, sia il campo della semeiotica, cioè dell’analisi dei sintomi, buona parte degli allergologi ritengono che per le intolleranze alimentari anche i relativi metodi diagnostici, ovvero i test normalmente effettuati per l’individuazione dei problemi, siano ambigui o fallaci.

In campo allergologico, infatti, per l’individuazione di patologie legate ad uno stato del paziente e non all’ingestione momentanea di un cibo, è necessario uno specifico percorso diagnostico specialistico per ciascuna malattia. Nel caso delle intolleranze alimentari, invece, attraverso l’effettuazione di un unico test si pretende di avere risultati attendibili su più alimenti e più patologie.

Inoltre, per la diagnosi delle allergie alimentari, non solo è sempre necessario sottoporsi preventivamente ad una visita allergologica, ma ci si basa anche su test che hanno ricevuto una validazione scientifica, come quelli cutanei, quelli di scatenamento e gli altri test di laboratorio.

I test sulle intolleranze alimentari, al contrario, anche se noti da molti anni, non hanno mai ricevuto una validazione ufficiale in area medica perché non sono riproducibili – significa, cioè,  che i loro risultati sono diversi di volta in volta. In più, oltre a non fornire informazioni utili a livello sanitario, sono spesso anche molto costosi e possono portare ad intraprendere diete inutili e dannose.

In particolare i test sulle intolleranze alimentari interessati da simili giudizi da parte della scienza medica tradizionale sono i test chiamati anche alternativi tra cui:

  • Kinesiologia applicata (DRIA test e simili)
  • Test di citotossicità (quali Cytotoxic test o test di Bryan o ALCAT)
  • Test EAV ( tra cui elettroagopuntura secondo Voll, Vega test, Sarm test, Biostrength test e loro varianti)
  • Test di provocazione – neutralizzazione, Test di provocazione – neutralizzazione sublinguale
  • Biorisonanza
  • Analisi del capello
  • Pulse test
  • Test del riflesso cardiaco-auricolare
  • Test Melisa
  • Mineralogramma
  • Iridologia
  • Test Bioenergetico dei Virus e Batteri.
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