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Ictus: 3 ore per salvarsi dal Fast ma 2 su 3 ignorano i sintomi

Dal primo segnale dell’ictus fino al manifestarsi delle conseguenze più terribili di questa malattia intercorre un intervallo di tempo di 3 ore. Questo significa che i soggetti che hanno la sfortuna di imbattersi in un ictus hanno 3 ore di tempo al massimo per potersi recare in ospedale. Si tratta di un periodo sufficientemente lungo per poter riuscire a gestire l’ictus eppure sono davvero poche le persone che approfittano di quella che viene definita dai medici e dai ricercatori come la “finestra d’oro”.

Particolarmente preoccupante è la scarsa propensione all’intervento di tutti quei pazienti che hanno un’età inferiore ai 45 anni. Secondo una ricerca del Ronald Regan Medical Center di Los Angeles, infatti, solo 1 soggetto su 3 che viene colpito dai primi sintomi dell’ictus si reca subito in ospedale. Gli altri semplicemente ignorano quello che sta avvenendo e prendono tempo nella speranza che le loro condizioni possano mutare. Nella lotta della medicina contro l’ictus, quindi, il problema maggiore è rappresentato dall’assenza di intervento e della superficialità che è tanto maggiore quanto più bassa è l’età del paziente.

Eppure i sintomi dell’ictus sono molto chiari. Sempre secondo la ricerca americana, laddove si avverta una forte debolezza nelle braccia, una pronunciata difficoltà a parlare e non si riesca a tenere dritta la bocca, allora sta suonando inequivocabilmente il campanello di allarme dell’ictus ed è necessario intervenire quanto prima. In Usa gli esperti sono soliti concentrare questi sintomi nell’acronimo Fast ossia face, arm, speech e time, mettendo proprio sulla T finale l’accento.

Tradizionalmente si ritiene che l’ictus non sia un problema per i soggetti che hanno meno di 60 anni eppure, statistiche alla mano, i ricercatori di Los Angeles hanno dimostrato che l’aumento dell’incidenza dell’ictus nella fascia di età compresa tra i 18 anni e i 45 anni è una costante degli ultimi decenni. Per questo motivo le politiche di prevenzione vanno indirizzate verso questo categoria di nuovo soggetti deboli come sta facendo il ministero della Sanità americano.

 

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