La nascita dell'”occhio bionico” Argus II

26 novembre 2012 13:440 commentiDi:

Era l’aprile del 2008 quando al Moorfield Eye Hospital di Londra è stato impiantato per la prima volta un “occhio bionico” in due pazienti inglesi affetti da retinite pigmentosa, malattia che aveva totalmente compromesso le loro capacità visive. Il dispositivo impiantato da Lyndon da Cruz era Argus II, o meglio una prima versione del nuovo dispositivo che oggi permette di vedere il Braille e non solo, allora sviluppata da una società americana denominata Second Sight.


Questa prima versione di Argus II era basata sull’impiego di soli 16 elettrodi, ma il funzionamento era già molto simile a quello della protesi di cui si dispone attualmente: una telecamera presente sull’esterno trasmetteva un segnale radio ad un ricevitore molto sottile presente all’interno ed ad un dispositivo elettronico installato a livello della retina del paziente. Gli elettrodi del dispositivo stimolavano così i centri nervosi residui della retina dei pazienti, permettendo la trasmissione dei segnali al nervo ottico e da qui al cervello, dove il segnale veniva finalmente trasformato in immagine.

All’epoca il dispositivo era in grado di restituire ai pazienti un uso “basico” della vista, permettendogli di riconoscere luci e ombre. Non si parlava quindi ancora di recupero della capacità visiva ma di un recupero estremamente parziale. Le speranze dei ricercatori, tuttavia, erano allora quelle di raggiungere una migliore miniaturizzazione dei dispositivi elettronici della protesi, tra cui la telecamera esterna, e di aumentare gradualmente il numero degli elettrodi, fino ad offrire ai non vedenti una una definizione sempre più alta delle immagini. Speranza e promessa che, a distanza di quattro anni, hanno mantenuto.






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