Home / Salute / Lapo Elkann con la TMS è riuscito a disintossicarsi dalla cocaina. Ecco come

Lapo Elkann con la TMS è riuscito a disintossicarsi dalla cocaina. Ecco come

Sebbene i progressi dell’ultimo ventennio in campo farmacologico abbiano consentito un miglioramento sostanziale in termini di prognosi e qualità di vita in pazienti affetti da disturbi psichiatrici, una non trascurabile parte di questi rimane refrattaria ai comuni interventi terapeutici. Quella della resistenza al trattamento rappresenta una sfida continua per i clinici e i ricercatori del settore e, nell’ultimo decennio, sono state sperimentate diverse forme di trattamento, tra cui strategie di associazione farmacologica e psicoterapica e interventi di brain stimulation, nell’ottica di ampliare le opzioni terapeutiche in pazienti con disturbi resistenti al trattamento.

Tutti ricordano Lapo Elkann non solo come rampollo della famiglia Agnelli, ma soprattutto per le svariate vicende legate all’assunzione di cocaina. Elkann ha raccontato come è riuscito a sconfiggere la dipendenza da cocaina tramite la TMS, uno specifico trattamento ” che agisse sul cervello allontana il craving, la voglia”. Non è una nuovissima terapia, la stimolazione magnetica transcranica a moltissimi effetti positivi per curare gravi casi di depressione da oltre trent’anni.

 Il piacere è uno dei fattori chiave che ha permesso l’evoluzione e la sopravvivenza dell’uomo. Il nostro cervello è programmato per indurci a ricercare e ripetere le attività per noi piacevoli, come ad esempio mangiare, stare insieme agli amici, avere rapporti sessuali, ecc.

Se proviamo piacere è perché nel cervello vi è un importante sistema formato da un gruppo di cellule nervose, presenti nell’area tegmentale ventrale (VTA), sopra al tronco encefalico, che mandano messaggi di piacere ai neuroni di un nucleo che produce dopamina, l’ormone del piacere (nucleo accumbens) e a quelli di alcune aree delle regioni frontali. Queste strutture insieme costituiscono il sistema della gratificazione e del piacere. La trasmissione dei messaggi di piacere avviene attraverso la produzione del neurotrasmettitore chiamato dopamina. Tutte le droghe agiscono attraverso questo importante sistema cerebrale, determinando il rilascio di grandi quantità di dopamina e, di conseguenza, una sensazione temporanea di intenso piacere.

Le droghe hanno diversi meccanismi d’azione ma tutte hanno la capacità di aumentare la quantità di dopamina nel sistema della gratificazione. La cocaina, ad esempio, impedendo il riassorbimento della dopamina nel neurone che l’ha liberata, fa sì che essa rimanga nella fessura sinaptica per un periodo di tempo prolungato, stimolando i neuroni del circuito della gratificazione in misura anomala e molto maggiore rispetto a quanto non facciano gli stimoli piacevoli naturali. Il cervello recepisce questa informazione come una scossa di intenso piacere, molto superiore rispetto ai piaceri naturali, e che tenderà, quindi, a voler ripetere.

 Le sostanze attivano i sistemi dopaminergici attraverso meccanismi molto diversi, come viene illustrato nella figura sopra riportata. A destra, è visibile il nucleo accumbens; le frecce indicano il rilascio della dopamina che stimola il nucleo accumbens. La cocaina e gli altri stimolanti, come le anfetamine, interagiscono direttamente con il rilascio della dopamina, incrementandola attraverso vari meccanismi. Altre sostanze come gli oppiacei o l’alcol lo fanno indirettamente riducendo il rilascio delle sostanze che hanno un effetto inibitore sulla dopamina e determinando quindi indirettamente un suo incremento. Pertanto, indipendentemente dal meccanismo, l’azione comune è la stessa: l’aumento della dopamina che stimola il nucleus accumbens.

Le strutture cerebrali implicate nella dipendenza sono l’area tegmentale ventrale (VTA) e il nucleus accumbens (NAc), componenti chiave del sistema della gratificazione; l’amigdala e l’ippocampo, che, insieme a VTA e NAc, sono i principali componenti del sistema limbico che controlla impulsi, emozioni e memoria. La corteccia prefrontale, deputata alla cognizione e alla pianificazione, la corteccia orbitofrontale e il giro del cingolo anteriore, che sono regioni connesse dal punto di vista neuroanatomico con le strutture limbiche, sono le aree frontali maggiormente coinvolte nella tossicodipendenza.

La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) è una tecnica di Brain Stimulation capace di attuare una stimolazione elettrica della corteccia cerebrale per mezzo dell’induzione di un campo magnetico prodotto da un coil applicato sul capo del paziente.

La TMS, il cui impiego in campo psichiatrico è andato crescendo nell’ultimo decennio, è la meno invasiva tra le tecniche di Brain Stimulation utilizzate nel trattamento di alcuni disturbi psichiatrici (Deep Brain Stimulation, Vagus Nerve Stimulation, Terapia Elettroconvulsivante), poiché non richiede alcun intervento chirurgico né procedure anestesiologiche per il suo impiego . La non invasività della TMS associata alla buona tollerabilità del trattamento hanno facilitato la diffusione di questa metodica nel trattamento sperimentale della Depressione Maggiore e di altre condizioni neuropsichiatriche spesso resistenti al trattamento farmacologico.

Nell’ultimo decennio, benché in costante ascesa, gli studi con TMS, specialmente quelli condotti in maniera controllata, si sono concentrati prevalentemente nel trattamento della Depressione Maggiore con buoni risultati ottenuti sia trattando in alta frequenza la corteccia prefrontale dorsolaterale (CPFDL) di sinistra, che in bassa frequenza la corteccia di destra. Il numero di stimoli forniti per sessione, la pausa tra un treno di stimoli e il successivo e l’intensità di stimolazione relativa alla soglia motoria reperita rappresentano parametri variabili nei diversi studi pubblicati e, nonostante specifiche Linee Guida relative ai valori entro cui attenersi durante la stimolazione per ridurre al minimo la possibilità di una crisi convulsiva , è presente una certa variabilità in merito ai parametri ottimali da impiegare. A ciò si aggiunge un’ulteriore variabilità legata alla localizzazione dell’area da trattare. Generalmente, una volta reperita l’area della corteccia motoria che, stimolata, provoca un movimento controlaterale del pollice, si provvede a stabilire il valore di soglia motoria a riposo, inteso come la più bassa intensità di stimolazione capace di provocare tale movimento in almeno 5 di 10 tentativi. L’area da trattare viene individuata posizionandosi 5 cm anteriormente a tale punto di repere. Diversi Autori ritengono la procedura d’individuazione dell’area da stimolare non sufficientemente precisa e soggetta a possibili errori sistematici dovuti alla ripetizione quotidiana di tale procedura nell’ambito del trattamento. Non solo nella prospettiva di superare tali limitazioni, negli ultimi anni sono state sviluppate metodiche di navigazione cerebrale in grado di accoppiare la TMS alla risonanza magnetica (RM).

Sostanzialmente la navigazione cerebrale permette, previa acquisizione di una RM dell’encefalo del paziente, di riprodurne su un monitor la fisionomia cerebrale e di individuare la posizione del coil nell’ambito della corteccia cerebrale tramite un sistema di sfere magnetiche applicate sia sul coil che sul capo del paziente. Tale procedura ha un margine di errore nella localizzazione anatomica molto basso (< 4 mm) e, una volta individuato il punto da trattare, permette di registrare tale area e di riposizionare il coil esattamente nella medesima zona durante le successive sessioni di TMS. Unitamente alla possibilità di visualizzare direttamente l’area corticale che si sta trattando con la massima precisione e alla possibilità di ripetere la stimolazione nella medesima zona durante le successive sessioni, la TMS combinata alla navigazione cerebrale permette di conoscere l’esatto voltaggio che viene applicato alla superficie stimolata.

Loading...