L’evoluzione dell’intelligenza umana si è fermata 2000 anni fa

27 novembre 2012 12:390 commentiDi:

Uno studio recentemente condotto dai ricercatori dell’Università di Stanford afferma che le capacità intellettive dell’uomo moderno sono sensibilmente ridotte rispetto a quelle dei nostri predecessori di 2000 anni fa. La ragione? Lo sviluppo tecnologico. Secondo gli scienziati, infatti, il meccanismo evolutivo a cui l’essere umano è soggetto si è progressivamente arrestato con il miglioramento delle condizioni di vita, causando un impoverimento delle capacità cognitive.

Secondo i ricercatori americani, dunque, l’uomo contemporaneo sarebbe più “stupido” dei suoi antichi predecessori, perché il miglioramento delle condizioni di vita lo ha portato, nei secoli, ad affrontare sempre meno sfide al fine di assicurarsi la propria sopravvivenza. Questa tesi sul declino dell’intelligenza dell’uomo, pubblicata su Trends In Genetics, è basata, come è facilmente deducibile, sul principio della selezione naturale della specie, che è alla base della teoria evoluzionistica darwiniana.


Secondo la teoria dell’evoluzione naturale della specie, la sopravvivenza era garantita soltanto agli individui più astuti e intelligenti, mentre ai soggetti più deboli e meno dotati anche un singolo errore sarebbe potuto essere fatale. I ricercatori di Stanford credono dunque che lo sviluppo tecnologico e il progresso abbiano pesantemente alterato questo processo di selezione naturale, concedendo la fortuna della sopravvivenza anche agli individui che in altre circostanze non sarebbero stati in grado di guadagnarsela, “bloccando” quindi l’evoluzione delle capacità cognitive.

Questo processo “involutivo” dell’essere umano sarebbe tracciabile anche a livello genetico: in assenza di selezione non possono essere “selezionati” neanche i migliori geni collegati all’intelligenza che ogni generazione porta con sé sotto forma di mutazione. Il picco dell’intelligenza umana andrebbe collocata, dunque, tra i 6000 e i 2000 anni fa.






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