L’ictus fa più male al sud che al centro nord

I numeri esposti in occasione della Giornale Mondiale contro l’Ictus che si è tenuta ieri inquadrano una realtà per nulla positiva. A dirlo è stato Domenico Inzitari, docente di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Università di Firenze, che ha fatto il punto della situazione assieme a Danilo Toni, responsabile della Stroke Unit al Policlinico Umberto I di Roma. Due sono le problematiche maggiori che affliggo il sistema italiano di cura dell’ictus. Da un lato, infatti, ci sono gli strettissimi tempi di degenza che il protocollo prevede nel caso di accoglienza nelle strutture ospedaliere di pazienti che sono stati colpiti da ictus, e dall’altro c’è la completa inadeguatezza delle rete italiane di assistenza.

Attualmente, infatti, in Italia ci sono 175 strutture di soccorso per i pazienti colpiti da ictus contro le 300 previste dal piano sanità. Gli obiettivi fissati dalla Lorenzin sono rimasti quasi lettera morta visto che il piano originario prevedeva la creazione nel nostro paese di un centro ictus di primo livello, da destinare alla trombolisi intravenosa, ogni 200.000 abitanti e di un centro di secondo livello, da destinare alla trombolisi intravenosa e alla trombectomia meccanica, ogni milioni di abitanti. In tutto il piano della Lorenzin si sarebbe dovuto concretizzare in circa 300 centri, di cui 240 di primo livello e 60 di secondo. Attualmente la sanità italiana, invece, non va oltre le 175 strutture tra primo e secondo livello. Non solo ma tali strutture non sono neppure distribuite in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Mentre infatti al Centro Nord il piano del ministero della Sanità ha trovato piena applicazione, al Sud la situazione è deficitaria e come sempre le persone affette da ictus sono quindi soggette a viaggi della speranza verso le strutture messe in campo dalle altre regioni.

Il risultato di questo meccanismo è che, molto spesso, a farsi carico completo della riabilitazione del malato di ictus sono le famiglie con gravi costi anche dal punto di vista psicologico.

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