Lo smog aumenta il rischio mortalità

10 luglio 2013 15:330 commenti

tumore

Lo smog è uno di quei problemi da sempre oggetto di numerosissime discussioni.Se ne parla molto nel periodo autunnale, per via del fatto che le caldaie accese si aggiungono all’effetto del traffico in termini di inquinamento. Ma di smog se ne parla anche in estate, in particolar modo nei Paesi del Sud Europa.

Lo si evince dai risultati più interessanti del progetto “Medparticles“, che fa registrare un bilancio degli effetti sanitari del particolato atmosferico la cui riunione finale si è tenuta a Roma oggi 10 luglio. Le ricerche esposte al convegno hanno infatti confermato anche per le città mediterranee un aumento di rischio di mortalità e di ricoveri per cause cardiache e respiratorie con il crescere della concentrazione delle polveri.


Per quale motivo le polveri “latine” dovrebbero essere più nocive di quelle statunitensi? E perché di più nel periodo estivo? Ecco alcune ipotesi, spiegate da Massimo Stafoggia del Dipartimento di epidemiologia ambientale della Regione Lazio, fra i primi firmatari dei due studi usciti su Environmental Health Perspectives: in primo luogo la composizione chimica delle polveri sottili in Europa è differente rispetto agli Usa, dal momento che le auto diesel da noi sono circa il 50% e oltre Atlantico il 2%. Ciò fa sì che le nostre polveri siano più ricche del tossico carbonio elementare. Inoltre nelle città contemplate dallo studio (Milano, Torino, Bologna, Parma, Reggio Emilia, Modena, Roma, Marsiglia, Madrid e Barcellona) c’è molto traffico, in alcuni casi anche marittimo, e molto sole, che trasforma le polveri in inquinanti secondari ancora più nocivi. Nell’area mediterranea infine c’è una maggiore frequenza di incendi incontrollati e di ricaduta delle sabbie sahariane alle nostre latitudini, che nel loro viaggio dal deserto fino a noi si portano dietro sostanze inquinanti.

Un bel cocktail, senza dubbio, che affligge cuore e polmoni soprattutto nelle grandi città nei mesi più caldi, quando si sta così volentieri fuori casa a “tirare il fiato” dopo tanto lavoro.






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