Multitasking, dote importante ma non produttiva: cosa accade al cervello?

Sembra proprio che lavorare in multitasking non permetta di svolgere il lavoro in maniera approfondita e meticolosa. Al giorno d’oggi si lavora sempre più spesso in multitasking ma sostanzialmente, Quali sono gli effetti sul cervello? A riferirlo è una ricerca piuttosto recente, secondo cui lavorare in multitasking, che al giorno d’oggi è sempre più frequente sia in casa che in ufficio, faccia male non solo perché non ci permette di lavorare in modo approfondito e meticoloso, ma anche perché pare abbia degli effetti negativi sul cervello. Il tempo a disposizione è poco e le cose da fare sono invece molte, e quindi di conseguenza alcune azioni devono essere svolte praticamente in contemporanea. Sicuramente lavorare in multitasking è una caratteristica vista di buon occhio dai capi d’azienda, ma quello che bisogna valutare è se il nostro cervello occupato contemporaneamente in uno due o tre compiti da portare a termine in una sola volta, sia efficiente.Multitasking-fa-bene-o-fa-male-580x360

A spiegare gli effetti del multitasking sul nostro cervello è stato un gruppo di ricercatori dell’università di Los Angeles, i quali hanno effettuato uno studio su un campione di circa 200 individui. L’esperimento consisteva nel ricordare il maggior numero di parole presenti su uno schermo e alcuni volontari avevano la possibilità di concentrarsi soltanto su questo compito, mentre altri dovevano essere multitasking, ovvero dovevano contemporaneamente ascoltare la musica, premere un tasto del computer nel momento in cui si sentiva una sequenza di tre numeri dispari e tante altre cose insieme. Ebbene i risultati sono stati molto interessanti e hanno mostrato che dover portare a termine più compiti contemporaneamente, non fa altro che peggiorare la nostra memoria.

Inoltre da questo esperimento è venuto fuori un dettaglio molto interessante e che pare sia stato accumulato da tutti, ovvero che quando si trattava di ricordare delle parole associate ad un punteggio alto, tutti indistintamente sarebbero riusciti a svolgere il compito a prescindere dalle distrazioni o dal multitasking. Questo ha portato i ricercatori a dichiarare che la mente è capace di lasciare sullo sfondo ciò che conta di meno, concentrandosi sull’ obiettivo principale.

Cosa fare, dunque? A spiegarcelo è Alessandro Lo Presti del dipartimento di psicologia dell’università Vanvitelli di Napoli, il quale ha dichiarato che bisogna trovare l’equilibrio tra esigenze organizzative e carichi affrontabili dai lavoratori, possibilmente attraverso il cosiddetto job Crafting la personalizzazione delle mansioni per poter valorizzare l’autonomia e le competenze. “Peraltro, il multitasking riduce la performance se i due compiti coinvolti sono opposti e non si hanno competenze per svolgerli, mentre ha effetto neutro se gli incarichi sono complementari e la persona può affrontarli grazie alla sua preparazione. Investire in formazione quindi diventa un risparmio”, ha aggiunto ancora Lo Presti.

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