Home / Salute / Nate in Cina le prime scimmie col metodo della pecora Dolly

Nate in Cina le prime scimmie col metodo della pecora Dolly

Si chiamano Zhong Zhong e Hua Hua e sono le prime due scimmie al mondo clonate con la tecnica della pecora Dolly. La notizia della loro nascita è stata annunciata sulla rivista Cell dall’istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle Scienze a Shanghai e pare abbia aperto la possibilità di ridurre il numero di primati usati nella sperimentazione animale. Dopo circa 21 anni dalla clonazione della pecora Dolly, la stessa tecnica pare sia stata utilizzata in Cina per clonare due scimmie. Questa tecnica consiste nel trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo da copiare in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. Fino ad ora ogni tentativo sulle scimmie Era fallito visto che i nuclei delle loro cellule differenziate contenevano geni che vanno ad impedire lo sviluppo dell’embrione. I ricercatori però li hanno riattivati con degli interruttori molecolari ad hoc.

I cloni sono dunque due cuccioli di macaco cinomolgo, un piccolo primate molto diffuso nel sud est asiatico ed hanno la particolarità di avere lo stesso identico materiale genetico senza però essere dei gemelli naturali. Sono stati appena clonati in un laboratorio da un’ equipe di Scienziati del Chinese Academy of Science Institute of Neuroscience di Shangai, coordinata da Qiang Sun, mediante una tecnica del trasferimento nucleare di cellule somatiche. La nascita è avvenuta rispettivamente 8 e 6 settimane fa e come abbiamo visto è stata annunciata dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze dell’Accademia cinese delle Scienze a Shanghai. “Questa tecnica consente per la prima volta di ottenere numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei”, è questo quanto spiegato da Giuliano Grignaschi, segretario generale di Research4life e responsabile del benessere animale presso l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.

“Ciò permetterà di ottenere risultati sperimentali più affidabili e facilmente riproducibili: riducendo la variabilità e l’errore statistico, si ridurrà anche il numero di campioni impiegati per fare le misure e, di conseguenza, il numero di animali sacrificati per ogni singolo esperimento”, ha aggiunto Grignaschi. Sembra che altri tentativi erano stati effettuati in precedenza e più nello specifico con altri mammiferi quali topi e bovini, ma nelle scimmie era sempre fallito perché nei nuclei delle loro cellule differenziate sono presenti dei geni spenti che vanno ad impedire lo sviluppo dell’embrione Ma come già abbiamo detto i ricercatori in questione sono stati bravi a riattivarli grazie ad alcuni interruttori molecolari creati ad hoc che sono stati aggiunti dopo il trasferimento del nucleo.  

Zhong Zhong e Hua Hua, il cui nome deriva dal termine cinese “Zhonghua” con cui si indica il Paese del dragone.  I due cuccioli adesso stanno bene, godono di ottima salute e crescono in modo assolutamente normale, ma ovviamente il loro sviluppo psicofisico e anche cognitivo sarà monitorato costantemente in attesa che nel laboratorio di Shanghai possono venire alla luce anche altre scimmie.

La clonazione

Un termine delle moderne biotecnologie di cui spesso si sente parlare è «clonazione». La clonazione è il processo mediante il quale è possibile ottenere copie geneticamente identiche di un essere vivente. L’esperimento che ha fatto conoscere al mondo le tecniche di clonazione è stata la nascita della pecora clonata Dolly, il 23 febbraio 1997, nei laboratori del Roslin Institute di Edimburgo, in Scozia. Dolly non è il primo animale ad essere stato clonato. Già alla fine dell’Ottocento, infatti, molti ricercatori avevano tentato di clonare prima animali meno complessi come i ricci di mare e gli anfibi, poi mammiferi come topi, bovini e pecore. Lo scopo di questi esperimenti, inizialmente, era studiare i meccanismi della riproduzione. In seguito, soprattutto in ambito veterinario, si capì che la clonazione poteva essere un metodo promettente per ottenere animali selezionati (con particolari qualità per l’allevamento) in molte copie. Prima di Dolly, i pochi risultati ottenuti con notevoli sforzi, si basavano su esperimenti con cellule embrionali non ancora differenziate. Il traguardo raggiunto con la pecora del Roslin Institute consisteva nell’avere realizzato una clonazione di un mammifero a partire da una cellula adulta, quindi già specializzata.

Nell’esperimento scozzese erano state prelevate cellule della mammella di una pecora di razza Finn Dorset e coltivate in maniera tale (con pochissimi nutrienti) che rallentassero la loro divisione, ma mantenessero la loro vitalità. Allo stesso tempo, da una cellula uovo non fecondata di un’altra pecora di razza diversa, Black Face, era stato estratto il nucleo e il DNA racchiuso in esso. Le due cellule erano state poi messe a contatto per farle fondere e creare una cellula che contenesse i geni della razza Finn Dorset. La cellula così costituita era stata quindi impiantata in un’ulteriore pecora Black Face che, dopo i mesi di gestazione, aveva dato vita alla pecora Dolly. Questa ricerca ha dimostrato che era possibile creare dei cloni a partire da cellule adulte e ha aperto le speranze anche a un uso terapeutico della clonazione umana.

La clonazione cosiddetta «tera peutica» servirebbe infatti a creare non veri e propri esseri viventi cloni di noi stessi, ma a produrre particolare materiale umano, come organi e tessuti, in caso di malattie. In poche parole, la tecnica servirebbe per creare organi e tessuti «di ricambio» senza procedere alla fase dell’impianto in utero e successiva creazione di un essere umano. Un risultato di questo genere aprirebbe la strada alla risoluzione di molte malattie, come quelle neurodegenerative in cui alcuni particolari neuroni muoiono, o del problema del rigetto dei trapianti. Ma in molti si oppongono perché pensano che, una volta aperta la strada alla sperimentazione in questo campo, sarà difficile fermarsi e scienziati con pochi scrupoli creeranno bambini clonati. In realtà, il problema è anche di ordine scientifico perché la clonazione è una tecnica ancora troppo complicata e dai risultati scarsi. La stessa Dolly era nata da un esperimento in cui 277 cellule della ghiandola mammaria erano state sottoposte al trattamento che ha portato alla sola nascita di Dolly. Inoltre, la pecora nel 2003 si era ammalata di una grave forma di artrite che costrinse i veterinari alla sua soppressione. In qualche maniera Dolly era nata «vecchia», perché, come si è capito successivamente, qualcosa non aveva funzionato nella sua riprogrammazione cellulare. La clonazione umana e le sperimentazioni in questo campo sono regolate da leggi statali e internazionali. Il Parlamento europeo si è espresso contrario alla clonazione umana già dal 1997, subito dopo la nascita di Dolly. Il 19 ottobre 2001 la Conferenza Generale dell’Unesco ha emanato la Dichiarazione di Bioetica e Diritti Umani che fornisce un quadro di principi universali condivisi circa la sperimentazione e la ricerca, e la tutela della salute e della dignità umane.