Neurochirurgo uscito dal coma racconta l’aldilà

11 ottobre 2012 09:380 commenti

Eben Alexander, neurochirurgo ad Harvard e figlio di un neurochirurgo, è sempre stato scettico sulla possibilità che esistesse qualcosa dopo la morte, ma dopo essere stato in coma per otto giorni a causa di una rara forma di meningite ha radicalmente cambiato idea. La sua storia è stata raccontata da Newsweek, che gli ha dedicato la copertina, e in un libro intitolato “Proof of Heaven” (“La prova del paradiso”) che uscirà il 23 ottobre.

Eben ha raccontato di essere stato in un luogo più alto delle nuvole popolato da esseri trasparenti e scintillanti. Nel suo viaggio è stato accompagnato da una meravigliosa ragazza bionda e con gli occhi azzurri che il neurochirurgo ha raccontato di aver incontrato mentre camminava su un tappeto di farfalle dai colori sgargianti. La giovane, secondo il racconto, aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto e gli parlava senza usare parole, utilizzando messaggi che arrivavano a lui come se fosse attraversato da un vento dolce.


Questa non è certo la prima volta che persone risvegliatesi da un coma raccontano di aver visto l’aldilà, ma in questo caso a fare la differenza è il fatto che il racconto sia arrivato da un neurochirurgo. Lui, infatti, oltre a raccontare la sua esperienza ha fornito anche una giustificazione scientifica. A chi cerca di associare la sua esperienza a mancanza di ossigeno al cervello, deliri farmacologici o alllucinazioni auto-indotte risponde che il quel momento la sua corteccia cerebrale era completamente disattivata e che, secondo la teoria scientifica attuale, in nessun caso avrebbe potuto essere anche minimamente cosciente nello stato in cui versava, figuriamoci compiere un’esperienza incredibilmente vivida e coerente come quella che dice di aver vissuto.

Nonostante questo, all’interno della comunità scientifica la stragrande maggioranza dei medici continua ad essere scettica, definendo il viaggio compiuto da Eben esattamente come quello degli altri, ossia un racconto fantastico frutto di immaginazione.

 

 






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