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Oppiacei e antidepressivi: le medicine preferite dagli italiani

​Gli italiani consumano troppi anti-depressivi e oppiacei. Sarà forse a causa dello stress da crisi economica o per l’inarrestabile aumento dell’età media della popolazione, fatto sta che in Italia si sta affermando una categoria frutto di questi tempi cupi: quella degli anziani “tossici” ovvero dipendenti da farmaci a base di oppioidi, in altre parole i cosiddetti antidolorifici.

Questo è uno dei campanelli di allarme suonati da Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, nel presentare il Rapporto sul consumo dei farmaci per i primi nove mesi del 2014, dati raccolti grazie all’Osmed (Osservatorio sull’impiego dei Medicinali).

Quello che si è riscontrato è stato l’aumento della spesa da parte dei nostri compaesani per le medicine: si parla infatti di +4,4% pari cioè a 1.121 milioni di euro, rispetto all’anno precedente 2013.

Ma quello che è scaturito da questi dati non è tanto l’incremento della spesa, ma l’abuso che si sta facendo di determinati medicinali, come gli antidolorifici. Infatti, spiega Pani, si sta osservando una diminuzione della soglia del dolore , una riduzione dell’uso degli antinfiammatori (fans) e un aumento sostanziale di quelli oppiacei, i quali creano dipendenza. Per alcuni tipi di oppiacei infatti si osserva un aumento di addirittura il 32%. A questi dati si affiancano anche quelli relativi agli antidepressivi: anche l’uso di questi farmaci è aumentato: si parla di 28 dosi al giorno per circa 1000 abitanti. Considerato in geniale i dati che sono stati forniti dall’Osmed: i farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale riguardano 86 dosi al giorno per 1000 abitanti.

Le confezioni di medicinale complessivamente acquistate sono di 1398 pari a 23 procapite. Insomma per la prima volta dopo il 1998 gli oncologici superano i cardiovascolari per spesa procapite, si parla di tre miliardi gli oncologici e 2,7 miliardi i cardiovascolari.

Gli italiani, dati alla mano, consumano farmaci a volte anche quando potrebbero farne a meno. Ecco perché si parla si una riduzione della soglia del dolore.  Ma sbalorditiva è la tendenza che dimostra che c’è sempre più diffidenza sui vaccini: è questo è un dato che preoccupa il ministro e non solo lui.