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Pasta infetta da parassiti, numero e marca del lotto

Solo nell’Unione europea (UE) sono riferiti ogni anno oltre 2 500 casi di infezioni parassitarie di origine alimentare nell’uomo. Nonostante il loro enorme costo sociale e l’impatto che hanno a livello mondiale, l’informazione è spesso carente per quanto riguarda l’origine di questi parassiti, come vivono nel corpo, e – soprattutto – perché ci fanno ammalare.

Il ministero della Salute ha ordinato il ritiro di un lotto della pasta di semola Valbio: si invitano i consumatori che avessero acquistato il prodotto a riportarlo al punto vendita.

Il Ministero della Salute ha dato comunicazione del richiamo da parte dell’azienda Valdigrano di Flavio Pagani di un lotto di pasta di semola biologica Valbio per la possibile presenza di parassiti nel prodotto. La pasta interessata (formato pipe rigate 135) è venduta in confezioni da 3 kg e fa parte del lotto L171295089, con scadenza al 14/03/2020. Il ritiro è causato dalla possibile presenza di parassiti; pertanto si invitano i consumatori che le avessero acquistate a non consumarle e a riconsegnare il prodotto presso il punto vendita. Sarebbero sempre più, all’ordine del giorno, le allerte che interesserebbero alimenti di varia natura.

Il presidente dello “Sportello dei diritti” Giovanni D’Agata, che rilancia infatti puntualmente gli allerta alimentari. Chiunque avesse in casa uno più pacchi è invitato a riportarli al supermercato nel quale il prodotto è stato comperato, dietro il rimborso della cifra corrispondente all’acquisto: ma cosa comporta consumare un prodotto chiamato al ritiro immediato?

Il parassitismo è una delle possibili associazioni simbiotiche che si ritrovano in natura, insieme al commensalismo (uno degli organismi simbionti trae vantaggio dall’altro senza causargli danno) e alla simbiosi mutualistica (entrambe le specie simbionti traggono vantaggio dalla simbiosi). A differenza delle ultime due, il parassitismo è caratterizzato dal rapporto antagonistico che si instaura tra il parassita e l’ospite, il quale fornisce i mezzi di sussistenza al parassita a suo danno. In base a queste definizioni, la distinzione tra parassiti e commensali viene effettuata in funzione della patogenicità (intesa come capacità di una specie simbionte di danneggiare una specie ospite).

Spesso non esiste una netta separazione tra le due situazioni, poiché il potenziale patogeno di un parassita può richiedere particolari alterazioni dell’ospite, quali ad esempio carenze nutrizionali, lesioni di continuità delle barriere fisiche o ancora una compromissione del sistema immunitario. In sintesi, l’azione patogena dei parassiti si può esplicare attraverso azioni traumatiche, meccaniche, necrotizzanti, tossiche, immunologiche e spogliatici, spesso in associazione tra di loro. Le azioni traumatiche sono tipiche di tutti gli ectoparassiti e di alcune larve/adulti di elminti (ad esempio, la perforazione intestinale causata dagli ascaridi o il danno di diversi tessuti provocato dalla migrazione delle microfilarie di diverse specie di filaridi, umani e animali).

Le azioni meccaniche, dipendenti da grandezza e numerosità dei parassiti, si possono presentare a diversi livelli, macroscopico (ad esempio, l’ostruzione intestinale causata dagli ascaridi, o la compressione di organi vitali che si verifica nelle infestazioni da metacestodi – Echinococcus spp. e Taenia spp.) o microscopico (ad esempio, l’ostruzione dei capillari cerebrali causata dall’adesione endoteliale degli eritrociti parassitati nel caso della malaria). Le azioni necrotizzanti possono essere o diretta conseguenza dell’azione traumatica (ad esempio l’azione di Fasciola hepatica a livello di fegato e vie biliari), o eventi dovuti alla secrezione di enzimi proteolitici da parte del parassita o ancora, nel caso dei protozoi intracellulari come Neospora, Leishmania e Toxoplasma, conseguenza della lisi 4 cellulare che avviene al termine del ciclo litico di replicazione. Le azioni tossiche sono spesso presenti come conseguenze dell’inoculo da parte di ectoparassiti di sostanze tossiche o come risposta ai cataboliti (tossici) dei parassiti in generale.

L’azione spogliatrice, spiccata in molte elmintosi (numerosi elminti gastrointestinali sottraggono direttamente i fluidi organici dell’ospite o causano direttamente malassorbimento e perdita di proteine plasmatiche) è presente anche come effetto globale di altre parassitosi: si pensi al caso della malaria, in cui ogni accesso febbrile costa all’organismo circa 5000 kilocalorie, pari ai pasti di 3 giorni di un individuo che vive in un paese in via di sviluppo (Sacchi L. et al., 2004). Più complesse sono invece sono le azioni dei parassiti sul sistema immunitario; i parassiti infatti tentano di evadere la risposta immunitaria o impiegano, per la loro esistenza, strutture del sistema immunitario stesso (come ad esempio avviene nell’interazione Leishmania-macrofago). A volte, in seguito a riattivazioni di infezioni latenti in particolari fasi della vita dell’animale (come la gravidanza) la risposta immunitaria che insorge nei confronti del parassita può stravolgere delicati equilibri (l’immunotolleranza del frutto del concepimento) e causare gravi conseguenze (l’aborto, ad esempio nelle infezioni da Toxoplasma gondii e Neospora caninum). In relazione allo studio della risposta immunitaria nei confronti dei parassiti e ai potenziali danni che ne derivano, si sono sviluppate due discipline relativamente “giovani”, nate a seguito dell’enorme ampliamento delle conoscenze immunologiche acquisite negli utimi anni: l’immunoparassitologia e l’immunopatogenesi. Recentemente inoltre ha assunto sempre maggior rilevanza il ruolo dell’immunità innata nei confronti dei patogeni parassitari, in particolare come strumento in grado di indirizzare e istituire risposte acquisite di tipo diverso, più o meno efficienti nel controllo dell’infezione e delle conseguenze dell’infezione stessa.

Caratteristiche dei parassiti in grado di influenzare la risposta immunitaria. Per molti anni le conoscenze di immunologia delle infezioni parassitarie hanno inseguito quelle di immunologia delle infezioni batteriche e virali. Progressi significativi in queste conoscenze sono stati possibili solamente negli ultimi venticinque anni grazie all’introduzione di nuove tecnologie e nuovi concetti. Le nuove scoperte si succedono rapidamente e l’immunoparassitologia è ormai diventata una disciplina a sé stante. Purtroppo solo una piccola parte di queste conoscenze è direttamente applicabile nella medicina veterinaria pratica, in particolare nelle aree della diagnosi e del controllo delle parassitosi.

Come in altri settori della medicina veterinaria, la maggior parte degli studi più approfonditi in questo ambito riguarda le infezioni parassitarie nella specie umana. La diversità della risposta immunitaria nei confronti dei parassiti, rispetto a quella evocata da virus e batteri, è suggerita da semplici osservazioni. Mentre la maggior parte delle infezioni batteriche e virali sono infatti caratterizzate dall’essere eventi acuti e in grado o di uccidere rapidamente l’ospite o di essere arrestate dalla risposta immunitaria, la maggior parte delle infezioni parassitarie sono croniche. L’organismo animale risponde sempre allo stesso modo nei confronti di stimoli analoghi, a prescindere dalla natura del patogeno. Vi sono diverse caratteristiche dei parassiti, assenti nei procarioti, che potrebbero almeno in parte spiegare l’inefficacia nell’evocare una risposta immunitaria e la loro ridotta suscettibilità all’immunità (Barriga O.O., 1997). Complessità antigenica. I parassiti in generale sono in grado di sintetizzare antigeni in maggior quantità e maggiormente complessi rispetto a virus e batteri. Gli antigeni derivanti dal metabolismo dei parassiti sono definiti antigeni metabolici, prodotti escretori-secretori (ES) o esoantigeni. Solitamente si tratta di enzimi o di cataboliti generati da parassiti vivi e in accrescimento. I parassiti rilasciano anche componenti strutturali detti antigeni somatici, antigeni strutturali o endoantigeni.

Questi sono rilasciati di solito dai parassiti solo in seguito alla morte e alla successiva degradazione dei loro tessuti. Numerosi parassiti posseggono antigeni ampiamente presenti in natura (antigeni eterofili). Infine, la presenza dei parassiti potrebbe portare ad un’alterazione delle proteine dell’ospite in corso d’infezione, facendo sì che esse diventino anigeniche (antigeni derivati dall’ospite) (Miller H.R., 1990). Tra tutti questi antigeni, solo quelli metabolici sembrano contenere sostanze indispensabili al parassita vivente (Arroyo R. et al., 1989). Una neutralizzazione immunitaria di questi componenti risulta essere probabilmente letale al parassita ma questi antigeni in condizioni naturali devono competere con tutti gli altri in grado di attirare l’attenzione del sistema immunitario. Dal momento che gli antigeni metabolici sono solitamente presenti a basse concentrazioni e sono chimicamente simili alle sostanze che compongono l’ospite (sono cioè meno immunogeni) sono raramente in grado di superare la competizione con gli altri ed evocano solo risposte ritardate e di lieve entità (Barriga O.O., 1997). Complessità fisiologica. I parassiti possiedono una fisiologia più complessa rispetto a batteri e virus, e in tal modo hanno più alternative per eludere i meccanismi effettori dell’immunità. Ad esempio, un elminte potrebbe avere più tipologie di uno stesso enzima (isozimi). Se vengono prodotti anticorpi nei confronti di un tipo, il parassita potrebbe concentrarsi sulla produzione del tipo alternativo, non oggetto di immunità. Complessità strutturale.

A causa delle loro dimensioni e della complessità strutturale i parassiti sono meno suscettibili a meccanismi effettori dell’immunità altrimenti in grado di eliminare batteri e virus. Ad esempio i macrofagi possono solamente scalfire la cuticola esterna o al tegumento degli elminti, e il parassita è probabilmente in grado di riparare questo danno nello stesso tempo in cui viene generato. Anche se vengono prodotti anticorpi neutralizzanti nei confronti di un enzima metabolico (ad esempio in seguito alla morte del parassita), tali anticorpi avrebbero difficoltà ad accedere l’enzima nei tessuti all’interno del parassita vivo. Nel caso in cui un nematode ingerisca macrofagi o anticorpi specifici, è possibile che questi vengano digeriti prima di poter agire contro il parassita. Anche per danneggiare un organismo protozoario suscettibile all’azione degli anticorpi o del complemento è necessario che venga colpito un maggior numero di molecole bersaglio rispetto ad un virus o un batterio (Soulsby E.J.L., 1987). Complessità biologica. I nematodi entrano nell’organismo ospite come larve infestanti (solitamente L3) e in seguito si sviluppano a L4, L5 e adulti. Ciascuno di questi stadi è dotato dei propri processi biochimici e dei propri antigeni. Nel momento in cui il sistema immunitario reagisce nei confronti dei rispettivi antigeni il parassita ha raggiunto lo stadio successivo, non più soggetto alla risposta immunitaria.

Nel caso dei platelminti, nell’unico caso studiato in maniera approfondita (Schistosoma) è stato dimostrato che gli antigeni delle forme invasive del parassita differiscono da quelli dei parassiti stabilitisi nell’organismo. Inoltre gli antigeni del tegumento di questi elminti presentano un turnover talmente rapido che anticorpi o macrofagi adesi al parassita verrebbero probabilmente rilasciati in circolo prima di poter provocare un danno permanente (Warren KS, 1993). Localizzazione. Numerosi parassiti si localizzano nel lume intestinale ove il complemento non è attivo e altri effettori (ad esempio macrofagi, IgM, IgG) sono presenti in scarse quantità. Altri parassiti si trovano in posizione intracellulare (Neospora, Trichinella), a livello di sistema nervoso centrale (cisticerchi di Taenia solium, Babesia bovis, Plasmodium falciparum), nell’occhio (Toxocara, Toxoplasma, cisticerchi di T. solium), localizzazioni difficilmente raggiungibili dagli effettori del sistema immunitario. Presentazione antigenica. Come già accennato i parassiti producono numerosi antigeni che causano allo stesso tempo una competizione antigenica. Poiché gli antigeni protettivi sono meno immunogeni (se così non fosse i parassiti verrebbero facilmente eliminati nella maggior parte dei casi), la risposta immunitaria solitamente è diretta verso antigeni non protettivi. Inoltre, antigeni prodotti nel lume mucosale causano una produzione preferenziale di IgA, anticorpi che non sono in grado di attivare il complemento o di stimolare la fagocitosi, entrambe tra i principali meccanismi necessari all’eliminazione dei parassiti. Solitamente le IgA agiscono occupando i recettori di batteri e virus responsabili dell’adesione e della successiva invasione delle cellule ospiti. Dal momento che molti parassiti guadagnano l’ingresso nei tessuti dell’ospite mediante azioni meccaniche o enzimatiche (senza cioè la necessità di recettori), le IgA non sono in grado di impedire l’invasione da parte di questi organismi (Barriga O.O., 1997). Ipobiosi. Numerosi parassiti sono in grado di entrare in ipobiosi o di passare ad una forma latente nel corso dell’infezione (Toxocara, Ancylostoma, Strongyloides, Trichinella; Toxoplasma, Neospora e Trypanosoma nelle infezioni croniche). A causa del diminuito tasso metabolico in questa fase la produzione di antigeni e la rispettiva stimolazione immunitaria sono minimi. Inoltre, qualunque risposta immunitaria che agisca su vie metaboliche sarebbe meno efficace (Barriga O.O., 1997).

Risposta immunitaria nei confronti degli organismi parassiti. La maggior parte delle malattie parassitarie sono croniche perché l’immunità innata è debole nei loro confronti e perché i parassiti stessi hanno la capacità di evadere o di resistere all’eliminazione immunitaria acquisita. In ambito umano, vista la scarsa efficacia dei farmaci nell’eliminare i parassiti o visto che la frequenza dei trattamenti richiesti per la clearance dei parassiti non è economicamente sostenibile (quasi esclusivamente nelle aree tropicali endemiche nei paesi in via di sviluppo), l’immunoparassitologia si pone come obiettivo principale la messa a punto di strategie immunizzanti efficaci (Abbas A.K. et al., 2003). In ambito veterinario, lo studio della risposta immunitaria nei confronti dei parassiti, oltre ad avere la finalità di mettere a punto strumenti per la diagnosi ed il controllo delle parassitosi, rappresenta un valido modello per la specie umana, soprattutto quando è possibile impiegare parassiti comuni (agenti di zoonosi) o molto simili a quelli dell’uomo. Immunità innata nei confronti dei parassiti. Nonostante sia stato dimostrato che numerosi protozoi ed elminti sono in grado di attivare diversi meccanismi dell’immunità innata, questi organismi sono spesso capaci di sopravvivere e replicarsi nei loro ospiti poiché ben adattati a resistere alle difese dell’ospite. La principale risposta immunitaria innata nei confronti dei protozoi è la fagocitosi, ma come già accennato molti di essi sono resistenti all’eliminazione mediata dalla fagocitosi e addirittura possono replicarsi all’interno dei macrofagi (Leishmania). I fagociti possono anche aggredire gli elminti e possono secernere sostanze microbicide in grado di eliminare organismi troppo grandi per essere fagocitati. Numerosi elminti possiedono però un tegumento spesso e resistente ai meccanismi citocidi dei neutrofili e dei macrofagi. Alcuni elminti potrebbero anche attivare la via alternativa del complemento, nonostante parassiti prelevati da ospiti infetti sembrano essere in grado di resistere alla lisi mediata dal complemento (White A.C. et al., 1997). La risposta immunitaria innata, in particolare nei confronti dei protozoi, sarà descritta nel Capitolo 2. Immunità acquisita nei confronti dei parassiti. Come già accennato, risulta evidente come i numerosi parassiti di natura protozoaria ed elmintica posseggano una grande varietà di proprietà biochimiche e strutturali, di cicli biologici e di meccanismi patogenetici, per cui nella presente dissertazione verranno presi in considerazione solo alcuni degli organismi parassiti degli animali, cioè Leishmania, Neospora e, solo in parte e in virtù delle analogie con quest’ultimo, Toxoplasma.