Perché il femminicidio?

21 gennaio 2014 10:300 commentiDi:

donna croata video

Fino al 2012, la parola femminicidio non significa niente o sembrava lo storpiamento di una parola di senso comune. Se si cerca questo termine nei quotidiani, nella televisione e anche su internet prima di quella data, non si troveranno informazioni.

Dopo il 2012, il termine femminicidio significa una cosa ben precisa e anche l’Accademia della Crusca lo riconosce parlando di “Una manifestazione di evoluzione culturale e giuridica”. La violenza verso le donne commessa soprattutto da mariti, compagni, figli, amanti, conoscenti o estranei che si conclude con l’omicidio. Èquesto ora il femminicidio, non solo in senso letterale, ma anche alla luce dei dati allarmanti sul fenomeno nel nostro Paese.

► Femminicidio, c’è la legge ma i casi sono in aumento

Nel 2013 il fenomeno è esploso con tutta la sua carica. I quotidiani e i telegiornali si sono occupati quasi ogni giorno di questi casi e si è arrivati a un decreto e poi a una legge. L’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul e la legge si occupa di violenza e stalking. Qualche passo in avanti è stato fatto e ci sono delle conquiste. I quotidiani e i telegiornali non si sono più occupati di femminicidio, ma i casi non sono calati, anzi sono anche aumentati. Alla fine del 2013, proprio nei giorni in cui si stava discutendo la legge, i casi sono addirittura aumentati. Segno che la legge non ha una influenza immediata sulla cultura dominante che in questo caso si basa eccessivamente sulla violenza.

Ora si può parlare di femminicidio per indicare l’assassinio di una donna per motivi legati alla sua identità di genere e la parola è diventata quasi di uso comune. La questione di base è la violenza verso le donne. Considerando tutte le forme di violenza cui sono sottoposte le donne dai 16 ai 70 anni, si arriva a individuare un caso su tre. Una donna su tre riceve violenza fisica, sessuale o psicologica. La disparità di genere in Italia è uno dei motivi principali di questa violenza. Il World economic forum nel Global gender gap report 2013 ha posizionato l’Italia al 71esimo posto per la parità di genere. Secondo questa classifica c’è più parità nel rapporto tra uomini e donne in Cina, al 69esimo posto, che nel nostro Paese.

Ma da cosa dipende il femminicidio? Perché in Italia è un problema più pesante che in altri Paesi sviluppati?

L’entità del fenomeno dipende da diversi fattori di tipo psicologico, legati all’identità, di tipo sociologico, che concerne i ruoli e lo status, e culturale, che riguarda l’espressione emotiva ed affettiva di un pensiero condiviso. Il cambiamento della società e dei ruoli tradizionali di uomo e donna hanno una certa risonanza nell’espressione delle emozioni e nel rapporto. Gli individui esistono in quanto in relazione gli uni con gli altri, e quindi è nelle “fantasie” sui ruoli e negli “agiti emotivi” che si possono trovare le risposte al femminicidio e le motivazioni aberranti della violenza.


Gli aspetti psicologici dell’identità maschile e femminile

Il contesto culturale in Italia è cambiato molto negli ultimi anni, ma sembra che in alcuni atteggiamenti maschili verso le donne, che poi sfociano nella violenza e nel femminicidio, permangono alcuni elementi di un passato ormai abbastanza lontano. Quella che si può definire “questione maschile” riguarda la cultura di base dell’uomo, a volte ancora incastrato nel suo ruolo superato dalla storia.

Le donne lavorano da molto tempo. Hanno guadagnato la loro indipendenza economica. Hanno un loro mondo che è ormai fuori dalla cucina e questo da molti anni. L’uomo, però, sembra patire questa indipendenza ed emancipazione ormai realizzata dalle donne. Certo, le donne trovano meno lavoro degli uomini e quando lo trovano sono pagate meno dei loro colleghi maschi, come si vede dalle statistiche. Gli uomini, però, sembrano in crisi di identità. Quasi non riescono ad accettare di essere lasciati, quell’idea di indipendenza della donna che si manifesta negli affetti forse ancora impreparati dell’uomo.

L’identità maschile, rispetto a quella femminile, sembra non essersi tanto emancipata, quanto piuttosto adattata all’emancipazione della donna. È come se gli uomini hanno visto le loro compagne, le loro mogli e le loro figlie “crescere” e svilupparsi, ambire a una carriera, gestire i loro soldi e avere hobby e passioni. Loro lì a guardare e quando la donna decide addirittura di  cambiare vita sembra che questo sia inaccettabile. Si risveglia la paura dell’uomo di non avere potere e di esser abbandonato dalla donna, quella che i nonni e i  padri dipingevano come lavoratrice a casa e mamma che cresce i figli.

Questa dell’emancipazione delle donne è solo un’ipotesi che può spiegare il femminicidio. A guardare la cultura del nostro Paese, da dove veniamo, ci sono però degli elementi che effettivamente mostrano una situazione che è cambiata molto. Gli uomini hanno perso un po’ di potere o hanno dovuto lasciare un po’ di potere e non tutti riescono a tollerare questa situazione che si è creata.

Forse i casi di femminicidio dovrebbero essere considerati e analizzati uno a uno. Sono così potremmo trovare gli aspetti specifici, relativi a quel caso, e quelli che si possono generalizzare. L’analisi del contesto relazionale può dire molte cose anche per lavorare in termini di prevenzione della violenza sulle donne.

Gli aspetti sociali e politici

La riflessione sul femminicio in termini sociali e politici è più diffusa. Alla base c’è la scarsa considerazione dell’indipendenza delle donne. A livello sociale l’obiettivo è il riconoscimento dell’emancipazione della donna. Il modello da superare è quello patriarcale che spesso diventa una sorta di giustificazione sociale della violenza e che è antiquato, rispetto al progresso della società, e ideologico, perché basato su una visione delle realtà stereotipata. Il modello culturale è ancora presente come dimostra il fatto che poche donne denunciano la violenza.

A livello politico c’è una certa difficoltà delle istituzioni a dare risposte alle donne e alla loro emancipazione come processo sociale. Alla fine dello scorso anno è stata fatta la legge e ora è necessario lavorare sulla prevenzione per evitare che il fenomeno continui a interessare così tante donne. L’aspetto culturale è difficile da affrontare in tempi brevi ma è fondamentale considerare che da questo emerge una visione sbagliata che ha le basi nell’educazione e nell’idea di rapporto.






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