Perché le app mediche non tutelano i dati personali

12 settembre 2014 12:390 commentiDi:

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Sono sempre più diffuse su tablet e smartphone le app che aiutano i pazienti a convivere con i piccoli e grandi problemi di salute. App che permettono di avere una maggiore conoscenza delle patologie, dei sintomi, del medicinali, ma anche al tempo stesso, per funzionare, fanno anche uso di un elevato quantitativo di dati personali. Dati di tipo sanitario, per giunta, il cui uso è regolato nel nostro paese da precise norme in materia di privacy. 

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Le app mediche, ovvero, nella maggior parte dei casi fanno uso dei dati personali dei pazienti senza garantire loro le necessarie tutele e senza aver precedentemente richiesto il consenso informato. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti i garanti della privacy di mezza Europa, tra cui quello italiano, che hanno sottolineato come nel settore sia necessaria al momento una maggiore trasparenza, perché solo una app medica su due risulta al momento essere in regola con il rispetto delle normative e la tutela dei diritti.

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Le informazioni sullo stato di salute delle persone rientrano tra i dati sensibili che il codice della Privacy tutela sia attraverso il consenso informato, sia attraverso la richiesta dell’autorizzazione allo stesso garante.

Al momento, tuttavia, il 50 per cento delle app mediche o delle app sanitarie utilizzate dai pazienti

  • non fornisce agli utenti un’informativa sull’uso dei dati prima dell’installazione
  • offre sull’uso dei dati informazioni generiche
  • chiede dati eccessivi rispetto alle funzionalità offerte.

In molti casi in cui è presente, invece, l’informativa sulla privacy risulta così leggibile, o viene collocata in sezioni riguardanti, ad esempio, le caratteristiche tecniche dello smartphone o del tablet, ragione per cui non è fruibile dagli utenti.

Il tema della tutela dei dati personali tramite le app è così urgente anche la Commissione Europea ha da poco aperto un’inchiesta.

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