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Piante benefiche parte 1

colchicum autumnalePiù della metà dei nostri farmaci provengono dalle piante. Esse sono la fonte dei trattamenti comunemente utilizzati per curare malattie gravi come tumori, malattie cardiovascolari, la malaria …

Ma attenzione ai dilettanti: queste non devono essere usate come automedicazione, perché  spesso possono risultare altamente tossiche.

Piccoli fiori per grandi malattie. 

Pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus). Contro la leucemia, il tumore del polmone, della  mammella e della vescica. Questo piccolo e delicato  fiore originario del Madagascar racchiude miriadi di molecole, tra cui la vinblastina, un alcaloide utilizzato per trattare le leucemie e la vincristina, farmaco antitumorale, per il trattamento del linfoma di Hodgkin.   

Nel 1972, l’equipe del professor Pierre Potier, dell’Istituto di Chimica delle sostanze naturali del CNRS, sviluppò un processo di sintesi di queste molecole, ottennero così la vinorelbina, un agente chemioterapico usato per il trattamento di alcune forme tumorali, quali il cancro del polmone e della mammella. 

Più di recente, i ricercatori all’Università di Poitiers sono riusciti a sintetizzare un’altra molecola, la vinflunina, un nuovo trattamento contro il tumore della vescica. 

pervinca del madagascarLa pervinca del Madagascar.

Non può essere usata così com’è, le sue proprietà antitumorali si accompagnano all’elevato grado di tossicità. La pianta  comunque è la gioia dei giardinieri, per la sua capacità di fiorire non appena si trova in un posto al sole. 

La digitale purpurea (Digitalis purpurea) contro le malattie cardiovascolari.

Questa pianta maestosa che arricchisce i nostri giardini, si presenta con un fusto fiorito, i suoi fiori sono disposti in grappoli terminali, tubulari, pendenti, di color rosso porpora. 

Numerose molecole sono state isolate dalle foglie, per curare i disturbi cardiovascolari, tra cui la digossina, un agente cardiotonico, un regolatore della funzione cardiaca. I farmaci a base di digitale sono vendibili  solo con prescrizione medica.  Preso ad alte dosi, questo cardiotonico può causare turbe visive.digitale purpurea 

Secondo le ipotesi dei ricercatori, un’intossicazione da digitale purpurea può essere stata l’origine della causa di deformazione visiva di cui soffrì il famoso pittore Vincent Van Gogh, alla fine della sua vita.  

Papavero da oppio (Papaver somniferum), contro il dolore.

Gli egiziani, ma anche i greci conoscevano la pianta che porta “all’oblio”. Lo testimonia Omero:  l’oppio usato dagli Egizi come calmante per i bambini, era l’ingrediente principale del pharmakon nepenthes che Elena versa nel vino durante il banchetto con Telemaco alla corte di Menelao (tratto dall’Odissea, IV, 219-228).

I benefici anestetici di questo bellissimo fiore, sono  utilizzati nella terapia del dolore. L’industria farmaceutica utilizza diversi alcaloidi della pianta, tra cui la morfina, analgesici e la codeina, farmaco antitosse. 

Belladonna (Atropa belladonna). Contro le malattie degli occhi. 

La belladonna è una pianta a fiore appartenente, alla famiglia delle Solanaceae (come il pomodoro e la patata).

atropa belladonnaLe bacche di questa pianta sono altamente velenose per l’uomo. Gli antichi Romani se ne servivano per dilatare le loro pupille e presentare uno sguardo folgorante.  In medicina oftalmica, l’atropina, un alcaloide estratto dalle foglie della pianta, viene usato come dilatatore di pupille e come miorilassante e prima di interventi chirurgici. Diffusa nelle zone montane e submontane fino ad un’altitudine di 1400 metri e ai margini dei boschi. 

Il Colchicum (Colchicum autumnale) contro la gotta.

Dal quinto secolo, il colchicum fu utilizzato per trattare le crisi di gotta. Ancora oggi, il suo alcaloide, la colchicina, estratto dai suoi semi e dai suoi bulbi, è un potente anti-infiammatorio, specifico per alleviare il dolore. Ma solo su prescrizione medica. Il fiore, infatti, è altamente tossico per l’uso nella medicina fai- da-te. 

Pervinca minore (Vinca minor), contro gli effetti dell’invecchiamento.

La pervinca minore suscita l’attenzione dei nostri anziani. La vincamina, un alcaloide che secerne la pianta,  è un’arma importante nella lotta contro l’invecchiamento. È integrata in molti medicinali, soprattutto per il trattamento dei disturbi visivi di origine vascolare e delle  affezioni dell’udito (acufeni), inoltre per le patologie vascolari cerebrali, ma è utilizzata, anche per turbe dell’umore, attenzione e della memoria. 

elleboroL’elleborus contro il cancro della pelle.

Questo bellissimo fiore sboccia sotto il sole della California. Le sue sostanze  portano speranza nella lotta contro i tumori della pelle. Una di queste, la ciclopamina, viene estratta e geneticamente modificata, al fine  di produrre un nuovo trattamento, ancora in via del tutto sperimentale, per poter sconfiggere questo grave tumore. 

L’artemisia annua contro la malaria.

L’uso tradizionale dell’artemisia, quale farmaco antimalarico, è testimoniata dalla Cina da oltre duemila anni. E’ stato poi confermato dai diversi studi clinici. Le sue foglie contengono una molecola, l’artemisinina, che ha un notevole effetto di eliminare i parassiti nel sangue. E’ efficace solo a titolo curativo ma non preventivo. 

aconito napelloL’aconito Napello (Aconitum napellus), contro le nevralgie facciali.

E’ una pianta  perenne appartenente alle Ranunculaceae, con forti doti curative ma estremamente velenosa. Una delle piante più tossiche della flora italiana.

Contiene alcaloidi, come l’aconitina, sedativo cardiaco e respiratorio. È utilizzato inoltre, nei farmaci contro la tosse e come analgesico nel trattamento di nevralgie facciali. 

 Il Tasso (Taxus baccata) contro il cancro del seno, ovaie e dei polmoni.

Questo meraviglioso albero dalle sue forme contorte e dalla sua capacità di rigenerasi, ha già affascinato i nostri avi. Nell’antica Grecia, dormire all’ombra di un  tasso era considerato fatale e i Galli utilizzavano le loro frecce spalmate con un decotto a base di foglie, di semi e corteccia del tasso, come armi mortali. E’ così che questo albero dalle sue bacche rosse, si era guadagnato una fama terribile.

Taxus baccataLa corteccia contiene molte sostanze anticancro. Questo dono della natura era a rischio di estinzione, con un ritmo di 10.000 alberi per estrarre circa 2 chili di sostanze.

La sua salvezza la deve al professor Pierre Potier e al suo team del CNRS, che sono riusciti ad estrarre un precursore di Taxol (trattamento del carcinoma ovario), dagli aghi del tasso europeo, Taxus baccata. Da allora, gli alberi di tasso sono completamente protetti.

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