Prolifera anche in Italia il batterio resistente agli antibiotici

22 novembre 2012 14:330 commentiDi:

L’allarme è stato dato da Dominique Monnet, coordinatore del settore “Resistenza agli antimicrobici e infezioni associate all’assistenza sanitaria” del Centro europeo per il controllo delle malattie ed interessa diversi Paesi europei tra i quali l’Italia. Negli ultimi quattro anni, infatti, in un terzo dei Paesi europei è andata costantemente aumentando la percentuale delle klebsielle pneumoniae, batteri resistenti agli antibiotici, e dunque il rischio di setticemie.


La klebsiella pneumoniae è in realtà un batterio che vive nell’intestino dei portatori sani ma è in grado di provocare infezioni ai polmoni e alle vie urinarie. Sebbene questo germe abiti le corsie di cliniche e ospedali praticamente da sempre, a preoccupare gli esperti del settore è il fatto che negli ultimi anni sono aumentate le percentuali dei ceppi batterici che non solo non rispondono agli antibiotici di uso comune, ma anche ai carbapenemi, categoria di farmaci ad uso esclusivo degli ospedali.

La creazione di ceppi batterici particolarmente resistenti ai trattamenti farmacologici è dovuta, secondo gli scienziati, all’uso troppo massiccio che degli antibiotici e dei carbapenemi si è fatto in alcuni Paesi, tra cui la Grecia e l’Italia. Qui i batteri hanno sviluppato un enzima (la carbapenemasi) in grado di resistere ai farmaci e di essere “trasmesso” da un batterio resistente ad un altro che prima non lo era.






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