Sei pazienti contagiati dalla scabbia: sintomi e cura

Un gruppo di sei persone si trovano tuttora ricoverate in ospedale pugliese contagiate dalla scabbia e tuttora tenute sotto massimo controllo. I sanitari del reparto ospedaliero Don uva di Foggia sono venuti a conoscenza del contagio lo scorso 23 dicembre ed hanno immediatamente isolato reparto sottoponendo i pazienti ad un immediato ciclo di cure. Ancora non si sanno i motivi come possa essere venuto in contagio ma i dirigenti vogliono tranquillizzare la popolazione che non vi è nessun allarme di scabbia.

La direzione del Don Uva ha diramato il seguente comunicato stampa:

“Contrariamente a quanto si possa pensare, anche a causa di una certa campagna di informazione distorta, i casi di scabbia possono verificarsi molto di frequente, all’interno di una collettività. Non a caso è una delle tre malattie della pelle più comuni nei bambini”.

La scabbia è un’infestazione il cui agente eziologico è Sarcoptes scabiei var. homini, un acaro parassita. Il suo ciclo evolutivo si compie interamente nell’uomo: la femmina gravida dell’acaro penetra nella cute, scava i cunicoli e depone 2-3 uova al giorno per tutta la durata della sua vita che è di circa 6 settimane. Il processo maturativo si completa in 2 settimane. Il sintomo caratteristico della scabbia è il prurito, mentre il segno clinico esclusivo della scabbia è il cunicolo, che appare come una sottile rilevatezza lineare della cute, di 2-5 mm di lunghezza. La scabbia è un problema di sanità pubblica nei paesi in via di sviluppo, ma presente anche nei paesi sviluppati.

La prevalenza a livello mondiale è stimata in circa 300 milioni di casi ogni anno.2 Tra i fattori che favoriscono la sua diffusione vanno segnalati: lo scarso livello igienico, la promiscuità, la permanenza presso strutture socio-assistenziali. La scabbia può causare epidemie negli ospedali e nelle strutture a lunga degenza, perché si trasmette attraverso i contatti interpersonali e il numero elevato di individui immunodepressi e di soggetti in età avanzata facilita la sua diffusione. Inoltre il contagio viene favorito dal lungo periodo di incubazione, durante il quale le persone possono essere contagiose e dal fatto che spesso si hanno ritardi nella diagnosi perché può essere facilmente scambiata per altre patologie cutanee.2-4 La scabbia è un’infestazione il cui agente eziologico è il Sarcoptes scabiei var. homini, un acaro parassita. Il suo ciclo evolutivo si compie interamente nell’uomo: la femmina gravida dell’acaro penetra nella cute, scava i cunicoli e depone 2-3 uova al giorno per tutta la durata della sua vita che è di circa 6 settimane.

Come si trasmette la scabbia? La fonte più comune di trasmissione della scabbia è il contatto prolungato con un individuo infestato. Occorrono da 15-20 minuti di contatto perché si verifichi la trasmissione diretta. La trasmissione intrafamiliare è frequente.1 Tuttavia, è in crescita la trasmissione tra gli individui che vivono o frequentano comunità, dove il contatto tra le persone è ravvicinato (istituti di lunga degenza, asili nido, eccetera). 1,4 Il contagio può avvenire nei bambini delle scuole materne attraverso la compresenza nei lettini durante il riposino, oppure scambiando abiti o cappelli; il contagio in una classe elementare è estremamente improbabile. I bambini sono altamente suscettibili a causa del loro contatto ravvicinato con genitori e fratelli e della pelle che ha lo strato corneo più sottile. Il contagio indiretto è raro,1 può avvenire attraverso il passaggio dell’acaro alla biancheria e lenzuola se sono stati contaminati da poco dal malato; in genere la sopravvivenza lontano dalla cute dell’uomo è al massimo di una giornata per l’acaro, e di circa 10 giorni per le uova.2 Nella scabbia classica l’ambiente ha un ruolo minore nella trasmissione, il numero di acari per paziente è di 10-15 rispetto ai due milioni presenti nei pazienti con scabbia norvegese. I numerosi acari trovati nei pazienti con scabbia norvegese favoriscono la trasmissione attraverso l’ambiente.

Diagnosi La diagnosi clinica è il principale metodo di accertamento della malattia. Si basa sulla presenza dei cunicoli sulla pelle, correlata alle caratteristiche cliniche come la presenza di prurito in altri membri della famiglia, prurito che peggiora di notte, e la distribuzione anatomica delle lesioni. La maggiore difficoltà diagnostica è dovuta alle manifestazioni atipiche (per esempio nei bambini e anziani) e l’assenza di prurito nella scabbia norvegese. La diagnosi clinica è confermata dall’esame microscopico diretto del materiale ottenuto dal raschiato cutaneo, nel quale si individua la presenza dell’acaro, di feci o uova. 1,2,5 Nuovi metodi come la dermoscopia o il test del nastro adesivo possono aumentare la sensibilità del test sul raschiato cutaneo e limitano i falsi negativi.

Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *