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Servizio shock Iene: venti ragazze rovina da clinica di chirurgia estetica low cost

Venti ragazze contro una clinica di chirurgia estetica low cost a Reggio Emilia: è la storia raccontata dalle Iene. Queste donne si sono sottoposte a un’operazione di mastoplastica additiva pagandola una cifra irrisoria: 3200 euro. Metà del prezzo normale. Doveva esserci per forza l’inghippo ma le donne intervistate dalla Iena Veronica Ruggeri non sono proprio delle sprovvedute: “La prima cosa che ho chiesto è perché il prezzo fosse così basso e loro mi hanno risposto che i costi erano dovuti al non dover affittare alcuna sala operatoria e che l’equipe medica fosse fissa nella struttura”.

A sorprendere davvero tuttavia è la modalità con cui queste donne sono state sottoposte alle visite: “Ci hanno chiesto delle foto tramite Whatsapp che sarebbero poi inviate al chirurgo, una volta ricevuto l’ok dal medico siamo andate subito in sala operatoria”. Arrivate in clinica le donne vengono sottoposte alla mastoplastica come in una sorta di catena di montaggio ma senza le dovute attenzioni: il risultato sono dei seni deformi. Alcune pazienti addirittura a distanza di tempo non riescono a sentire la sensibilità al seno e hanno infiammazioni e dolori intercostali forti. Per l’amministratore della clinica CICE Roberto Gallosti, però, il problema non sussiste: “Rovinate vuol dire che hanno un danno permanente, di chirurghi che poi ti rioperano è pieno il mondo. Si vive così”.

Quando si ricorreva alla terapia chirurgica per una neoplasia mammaria vi era corrispondenza con il concetto di demolizione e quindi di amputazione. Il seno ha sempre avuto il ruolo di carattere sessuale femminile primario con le ovvie implicazioni di fertilità e maternità. La moderna chirurgia di questo tumore non può piu essere confinata alla mutilazione ma deve proiettarsi verso diverse e più ampie frontiere che salvaguardino l’integrità estetica e psicologica della donna. Alla donna che riceve diagnosi di neoplasia mammaria oltre alle ben note implicazioni terapeutiche che non di rado prevedono non solo la chirurgia ma anche la radioterapia e la chemioterapia, non e secondaria l’ansia e al preoccupazione generata dal risultato estetico di una demolizione chirurgica quale la quadrantectomia o la mastectomia.

La mammella è quindi assurta nella cultura contemporanea ad un ruolo con forte impatto psicologico e quindi emotivo; risulta indispensabile nel delineare una corretta percezione della propria immagine e la sua mutilazione arreca una indelebile e irreversibile conseguenza sulla vita di relazione e della personale percezione del “se” modificato. Le considerazioni finora oggetto di riflessione sono l’attuale patrimonio condiviso dalla platea degli addetti a questo settore scientifico ; esse rimangono alla base dell’indirizzo che gli attuali trattamenti non solo chirurgici hanno intrapreso e cioè un maggiore rispetto e quindi conservazione dei tessuti contemperata dal più rigoroso rispetto della radicalità chirurgica. Il fine ultimo rimane la tutela più rigorosa dell’immagine fisica e quindi psichica della donna. Non è superfluo qui ricordare come la prima Conferenza Europea sul cancro della mammella (Firenze, 1998) , abbia sottolineatotra come punto caratterizzante e programmatico, che la qualità del risultato finale rimane requisito essenziale e che la chirurgia ricostruttiva della mammella assurge di fatto a parte integrante del trattamento chirurgico del tumore di questa ghiandola. Riassumendo, l’attuale gold standard chirurgico è indirizzato ai seguenti obiettivi: conservazione della mammella , mantenimento dell’estetica mammaria, il tutto iscritto in un corretto approccio oncologico con basso rischio di recidiva (l8,19,21). Quelle che nei tempi passati erano le tecniche standard quali le mastectomie radicali ora rimangono circoscritte a casi isolati mentre le mastectomie a risparmio di cute nelle diverse varianti sono ormai le tecniche praticate per “default”; la collaborazione polispecialistica tra chirurgia oncologica e plastica consente quasi paradossalmente risultati che anche in casi di vaste asportazioni ghiandolari sono naturali . Sorprendentemente l’affinarsi della chirurgia ricostruttiva, in casi sempre più frequenti, riesce ad evitare distorsioni e addirittura ad ottenere una cosmesi superiore al dato di partenza per l’assommarsi non più di una sola procedura ma di una ampio spettro di tecniche di ricostruzione.

LA MASTECTOMIA La mastectomia ( dal greco: “mastos”, mammella, e “ek tome”, portare via da) è il termine che tecnicamente descrive la asportazione chirurgica della ghiandola mammaria, è il momento cruciale sul quale si è sempre fondata la terapia di gran parte dei tumori maligni di quest’organo. Il cancro della mammella è stato fin dai primordi della medicina una delle patologie che più ha attratto l’attenzione e l’impegno del chirurgo per il suo elevato coinvolgimento fisiognomico; per questo detiene una sua peculiare importanza tra tutte le patologie mammarie, La sua storia naturale è caratterizzata dal tipico progressivo interessamento prima della ghiandola con la successiva espansione ed infiltrazione dei piani adiacenti superficiale , cute e complesso areola-capezzolo e profondi , il piano muscolare. su cuila ghiandola si ancora; ad evoluzione completata assume forme grossolane e bizzarre Gli Egizi furono i primi a descrivere la mastectomia in riferimento al carcinoma mammario come sua terapia . I papiri di Edwin Smith scritti tra il 3000 e il 2500 a.C., descrivono pazienti con tumore della mammella trattati e sottoposti a cauterizzazione.

Non tutti nell’antichità concordavano sulla natura e il trattamento del carcinoma mammario. Ippocrate ad esempio nel 400 a. C. riteneva il cancro al seno una malattia sistemica, e1a sua estirpazione da evitare: ”è opportuno non escidere il cancro nascosto,infatti chi è operato muore più celermente, coloro invece che non vengono escisse vivono più a lungo”. Già nel I s ecolo d .C. Galeno di Pergamo, autorità indiscussa della medicina per un millennio, proclamava, sulla scorta degli assunti ippocratici, il cancro mammario come una malattia sistemica strettamente legata però ad un fattore predisponente, la “diathesis scirrosa” la quale era causa a sua volta di un eccesso di “bile nera”; era quindi una terapia sistemica fondata sulla dieta e l’igiene la soluzione della malattia. Galeno chiamava comunque in causa la chirurgia per il trattamento locale del tumore sempre escisso in modo radicale. Per la prognosi egli rimaneva comunque pessimista. Il medioevo confina la medicina come le altre scienze esatte a quegli ordini monastici quali i Benedettini che si erano fatti carico della loro conservazione e trasmissione dal mondo della classicità. Ritornava attuale una visione retributiva della malattia e cioè come una punizione divina per i peccati commessi e quindi niente di meglio per combatterla che opere di espiazione e di patronaggio verso Santi particolarmente legati alla soluzione di infermità di determinati organi , esempi esplicativi sono S. Agata per la mammella , Santa Lucia per la cecità. Sempre aderendo alla visione ippocratico-galenica di malattia sistemica , gli estratti di piante officinali , campo ancora una volta esclusivo dei monaci questa volta “erboristi” erano il medicamento di scelta. Sono solo figure marginali , i ben noti chirurghi a “veste corta”, i cerusici, i norcini, gli ambulanti che si accollano quella chirurgia cruenta che spesso si rivela straziante per i pazienti. Inoltre la Chiesa si fa fiera oppositrice di molte pratiche mediche e chirurgiche al fine di contrastare il possibile esercizio delle conoscenze mediche all’interno degli ordini ecclesiastici a fini di lucro con il conseguente svilimento di questa scienza .

Sempre di epoca medievale si formano però indirizzi di pensiero che si costituiscono in scuole , esempio fulgido è incarnato dalla Scuola Medica Salernitana e dai suoi grandi maestri Trotula de Ruggero e Rogerio Frugardi i cui interessi spaziano anche a ricomprendere la mammella . Infine è Celso nel trattato “De re medica” del 1478 e più in particolare “in libri octo”, a descrivere sistematicamente la chirurgia dalle sue radici risalenti ad Ippocrate fino ai suoi tempi ; oltre ad un dettagliato elenco di operazioni egli finalmente riporta con compiutezza il cancro del seno.

Ricostruzione con trasferimento di tessuti Lembo toraco-dorsale: questa tecnica viene usata quando non è disponibile un’adeguata quantità di cute di buona qualità per coprire una protesi mammaria. Il lembo, che comprende anche la fascia muscolare, viene disegnato partendo dal solco sottomammario e viene esteso lateralmente. Viene trasferito ruotandolo di circa 90° per riempire la zona cicatriziale. Viene poi posizionata la protesi sotto il piano muscolare come sempre. Questa tecnica permette di risolvere senza espansione in unico tempo una ricostruzione mammaria. Gli esiti cicatriziali sono più ampi ma rimangono in gran parte circoscritti nella coppa del reggiseno. Lembo muscolocutaneo di gran dorsale: l’utilizzo di questo lembo è riservato alle situazioni in cui c’è la necessità di reintegrare sia la pelle che il muscolo, sostituendo così il muscolo grande pettorale che può essere atrofico in seguito a trattamenti radianti o addirittura assente per demolizioni più radicali. Generalmente bisogna integrare il volume con una protesi. Il lembo di gran dorsale è una valida alternativa alla ricostruzione con il muscolo retto addominale anche se è maggiormente adatto a ricostruire mammelle non molto voluminose o a reintegrare deficit vistosi di quadrantectomie. Lembo muscolocutaneo di retto addominale (TRAM flap): Questa tecnica permette di ricostruire una mammella di volume importante e adeguarla a una mammella controlaterale ptosica (cadente) e voluminosa. E’ infatti possibile trasferire nella regione mammaria un’ampia area di cute e tessuto adiposo posta nella parte inferiore dell’addome, al di sotto dell’ombelico. I vantaggi di questo lembo sono i seguenti: • il notevole apporto di pelle con il suo mantello adiposo sottocutaneo è sufficiente per ripristinare un ampio volume mammario e garantire un buon risultato estetico con una mammella naturalmente ptosica. • non si utilizzano protesi ma solo tessuti della paziente stessa Questa tecnica ha però diversi svantaggi: • un’estesa cicatrice addominale orizzontale nella sede donatrice del lembo • la debolezza della parete addominale con possibilità di laparoceli (ernie) secondari • Il tempo operatorio è lungo, 4-5 ore. • Esistono poi delle controindicazioni: grande obesità, fumo, diabete, turbe microvascolari. Vi sono poi diverse alternative tecniche quali l’impiego di due muscoli retti insieme, per poter trasferire maggior quantità di tessuto possibile, oppure l’utilizzo di tecniche microchirurgiche per poter risparmiare tessuto muscolare e diminuire il rischio di laparoceli secondari (ernie addominali). Correzione della mammella controlaterale La ricostruzione mammaria, se si esclude la tecnica con il lembo muscolocutaneo di muscolo retto dell’addome, conduce ad una mammella conica e non ptosica. Ne consegue che molto spesso per ovviare a questa asimmetria si debba intervenire sulla mammella controlaterale (del lato opposto) nei seguenti modi: 1. correggendone il grado di ptosi mediante mastopessi (lifting del seno) di bilanciamento 2. riducendone il volume con una vera e propria mastoplastica riduttiva 3. aumentandone il volume con una mastoplastica additiva calibrata. E’ preferibile eseguire la simmetrizzazione della mammella controlaterale in un secondo tempo chirurgico, dopo almeno sei mesi dal primo, per permettere alla mammella controlaterale una stabilizzazione del risultato. Ricostruzione di areola e capezzolo L’ultimo passo della ricostruzione mammaria è la ricostruzione del complesso areola-capezzolo che viene eseguita quando le mammelle sono ben simmetrizzate e stabili. Il capezzolo si può ricostruire utilizzando il capezzolo controlaterale: se il quest’ultimo è grosso e molto sporgente se ne può prelevare la metà e trapiantarlo come innesto libero nella nuova sede.

Nel 2009 negli Usa sono stati spesi circa 6,8 milioni di dollari per sottoporsi a tali interventi. La loro popolarità è in crescita anche nel Regno Unito. Uno studio pubblicato sul British Journal of Obstetrics and Gynaecology nel 2009 riportava un incremento di chirurgia plastica genitale del 70 per cento, rispetto all’anno precedente. Questo business in continua crescita spiega anche le vivaci discussioni che si stanno verificando tra ginecologi, uroginecologi e chirurghi plastici-estetici per definire gli incerti confini di competenza. “In generale i professionisti del settore combattono una sorta di guerra civile”, dice Marie Myung-Ok Lee dalle pagine del The Guardian.

“I ginecologi sono decisi però a mantenere la ginecologia estetica tra le proprie competenze, deplorando come sia sfuggito loro di mano il business legato all’impianto di protesi al seno, ormai di competenza pressoché esclusiva dei chirurghi plastici”. Tutto è cominciato circa 10 anni fa, quando diventò di moda per le adolescenti la depilazione integrale del pube (alla brasiliana), che veniva esibita dall’industria del porno-sex principalmente via internet (“pornification”). Subito dopo anche le adolescenti, come le pornostar, pretesero genitali “ben scolpiti”, perché si resero conto che la rimozione dei peli pubici rendeva i genitali esterni più visibili. Più facilmente valutabili dal partner. E allora se questi benedetti genitali non erano stati “ben modellati” da Madre Natura era realistico utilizzare l’intervento dal chirurgo (“designer vagina”).

David Veale, consulente psichiatra in terapia cognitivocomportamentale presso Prior Hospital North London, ha condotto un’accurata ricerca in questo campo. Nel suo lavoro pubblicato recentemente stressa questo concetto: “la corsa a interventi di plastica vulvare è strettamente legata alla crescente sessualizzazione della società”. E aggiunge: ”La vulva era rimasta l’ultima parte del corpo da modificare. Anche questa, sotto la forte spinta della pornografia, è stata aggredita”. Ma quale aspetto deve avere una vulva per risultare affascinante? Una ginecologa estetica, che preferisce non essere citata, mi confida: “in sintesi l’ideale chirurgico è costituito da depilazione brasiliana (integrale dei peli pubici) e aspetto “levigato” (detto Barbie, come la bambola) della vulva. Questo comporta l’escissione per intero delle piccole labbra in modo da conferire l’aspetto caratteristico a guscio di vongola”. Un’idea abbastanza precisa dei vari tipi d’intervento e dei loro risultati estetici si possono avere andando su internet alle voci labioplastica, vaginoplastica e così via. Si visualizzano centinaia di foto prima e dopo l’intervento e molti filmati sulle tecniche operatorie. Questo nuovo settore della chirurgia estetica ha suscitato diverse critiche e dissensi.

L’American Congress of Obstetricians and Gynaecologists ha valutato gli interventi di chirurgia estetica vaginale come “non necessari dal punto di vista medico” e spesso “non sicuri”. Ha espresso, inoltre, preoccupazione per gli “aspetti etici” e ha messo in guardia da alcune complicazioni come: cicatrici permanenti e deturpanti, infezioni, sanguinamento, irritazione. Negli ultimi anni, a più riprese, la stampa si è interessata al problema. Nel 2010 la rivista Cosmopolitan dedicò all’argomento un titolo a caratteri cubitali: “Vagine sotto attacco! Non lasciate che il vostro avido ginecologo vi spinga a questo orrendo errore”. Nel 2011 il The Guardian così titolava un articolo che fece scalpore e che fu riportato dalle maggiori testate giornalistiche del mondo: “Tagli, cuci…, incassa. La plastica della vagina è un affare che si diffonde rapidamente. Molti medici imparano dai filmati dei colleghi in una specie di chirurgia fai-da-te”. Fu un articolo non certo lusinghiero per noi ginecologi in cui venivano riportate frasi imbarazzanti del tipo: “da vagina larga quattro dita l’ho trasformata in vagina larga due e… accidenti se il marito ne è stato contento!”.

E in cui veniva consigliato “di iniziare la pratica fai-da-te su una sessantenne. In questo modo non hai da preoccuparti”. Varie associazioni femministe accusano i “vaginari” (espressione volutamente volgare e sprezzante) di essere dei “predatori che giocano sull’insicurezza delle donne per spingerle a interventi di cui in realtà non avrebbero bisogno”. E sostengono che dietro il business c’è solo l’avidità dei chirurghi estetici, inclusi i ginecologici, che possono di colpo moltiplicare i loro guadagni rispetto al lavoro diroutine. A Londra l’intervento più economico – la “labioplastica” – costa quasi 4 mila euro, compreso il ricovero in day-hospital. A Roma e Milano i prezzi variano da 2.500 a 5.000 euro. Nel dicembre 2011 le femministe inglesi organizzarono a Londra la famosa “muff march” (marcia per i peli pubici) in Harley Street per protestare contro la moda della depilazione. Soprattutto per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la chirurgia estetica degli organi genitali femminili, eseguita sia nel Servizio Sanitario Nazionale che in cliniche private. In quell’occasione Linda Cardozo, professore di uroginecologia al King’s College Hospital di Londra, lanciò strali contro il settore privato perché “non è controllato o regolato.

E non vi è modo di conoscere il numero degli interventi di plastica dei genitali femminili che vengono eseguiti. Invece le donne che si servono del Ssn sono più controllate, perché devono necessariamente passare attraverso il giudizio del medico di famiglia che costituisce un valido filtro (gatekeeper)”. Quando poi si chiede a questi chirurghi quali sono, a loro parere, le motivazioni che spingono le donne a farsi operare nel privato anziché nel Ssn, più di uno mostra disagio. Alcuni, imbarazzati, dicono che le motivazioni sono per lo più di natura estetica: “sono quasi sempre adolescenti che riferiscono di avere un problema “laggiù” e non riconoscono che ci potrebbe essere alla base di tutto un problema psicologico”. Invece, la maggior parte delle donne che si rivolge al Ssn cerca aiuto prevalentemente per problemi funzionali, come ad esempio un disagio durante il sesso. Bene ha fatto Giovanni Botti, presidente dell’Aicpe (vedi comunicato) a consigliare di valutare con attenzione e cautela i vari casi da sottoporre a intervento e sollecitare la collaborazione tra ginecologo, chirurgo plastico, proctologo, urologo e psicologo. E soprattutto ha rimarcato la necessità di rivolgersi a professionisti competenti. Esperti in questo tipo d’interventi. Nonostante tutto ho l’impressione che la moda della “vagina da design” è cominciata e, malgrado le limitazioni dettate dalle indicazioni mediche, continuerà ad avere fortuna, perché le mode dettano sempre legge.

Più gli anni passano e più, sia le donne che gli uomini, vorrebbero curare tutti quegli aspetti legati soprattutto alle zone intime del proprio corpo ma soprattutto aspetti legati alla vita sessuale. Per quanto riguarda le donne, nello specifico, sono sempre di più coloro le quali decidono di fare qualcosa per sentirsi più femminili e riuscire dunque a risolvere dei piccoli problemini di salute per vivere meglio soprattutto a livello psicofisico.

Nello specifico facciamo riferimento alla necessità, di moltissime donne over 40, di sottoporsi a dei ritocchini intimi e, entrando nello specifico nella percentuale delle donne italiane over 40 sono il 29% e dunque quasi una su tre, quelle che vorrebbero effettuare il particolare ritocchino intimo. Lo specialista in chirurgia plastica Paolo Mezzana, responsabile dell’Ambulatorio di dermatologia oncologica dell’Usi Marco Polo di Roma, nel corso di una recente intervista rilasciata nello specifico a Leggo.it ha nello specifico raccontato di quante donne decidono di sottoporsi a tale trattamento specificando anche come quest’ultimo sia molto cresciuto come fenomeno nel corso degli ultimi anni.

Paolo Mezzana, ha nello specifico affermato “Sempre più donne si affidano al trattamento: solo nel 2012 in Italia c’è stato un incremento del 24% e il trend è in costante aumento. Per un lungo periodo le potenzialità di queste metodiche non sono state pienamente comprese, poi ci si è resi conto che aspetto e funzione dell’area vulvo-vaginale sono fra loro strettamente legati: l’intervento, infatti, migliora la qualità dei tessuti e concede alle donne uno stato di benessere esteso anche alla vita sessuale nella terza età”.

Lo specialista ha poi proseguito il suo discorso nel corso dell’intervista in questione rilasciata a Leggo.it nel corso della quale ha precisato che, tale “ritocchino intimo” provoca non solamente un ringiovanimento intimo ma anche un vero e proprio benessere intimo precisando che, per la maggior parte, tale trattamento viene effettuato su donne di età compresa tra i 45 e i 55 anni che, nel corso della loro vita, o sono già entrate in menopausa oppure hanno avuto diverse gravidanze. Lo specialista in questione ha poi concluso il suo intervento affermando “Sono generalmente donne di alto livello culturale, impegnate professionalmente e con famiglia”.

La tendenza del ritocco intimo soprannominato “Re-Vagination” è nata nello specifico in Italia e successivamente è arrivata fino agli States e, secondo un’attenta analisi o meglio ancora, secondo uno studio su circa 1500 italiane di età compresa tra i 18 e 65 anni, condotto da Quanta System Observatory ed effettuato con metodologia Woa, ad essere maggiormente sensibili a tale tendenza sono le donne del nord Italia e nello specifico le milanesi che rappresentano il 25% e poi ancora le donne del centro tra cui le romane che occupano il 17% ed infine le donne del sud tra cui le napoletane con il 13%. L’intervento in questione può essere effettuato tramite laser e ha una durata di circa un’ora nel corso della quale la paziente è stata completamente anestetizzata.

Il 29% delle donne italiane con più di 40 anni, quasi una su tre, vorrebbe un ‘ritocchino intimo’, per risolvere problemi di salute, vivere meglio a livello psicofisico e sentirsi più femminile. Una tendenza nata in Italia e arrivata fino agli States, bettezzata ‘Re-Vagination’, una rigenerazione della femminilità nel suo aspetto più intimo. Le più sensibili a questa tendenza? Al Nord Italia le milanesi (25%), seguite al Centro dalle romane (17%) e al Sud dalle donne napoletane (13%), principalmente manager e impiegate (60%) e casalinghe (28%) nella fascia 40-60 anni (75%). È quanto emerge da uno studio condotto da Quanta System Observatory, effettuato con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) su circa 1.500 italiane tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, oltre che su 70 testate internazionali, per scoprire quali sono le ultime tendenze del momento nel campo della chirurgia e della medicina estetica. Un pò a sorpresa, secondo l’indagine, tra gli interventi desiderati dalle donne italiane spiccano quelli alle parti intime (26%), spinte da motivazioni di natura sia medica (67%) sia psicologica (59%) e principalmente per sentirsi meglio, più seducenti e femminili (77%), e per riaccendere il feeling sensuale con il proprio partner (72%).

«Sempre più donne si affidano al trattamento: solo nel 2012 in Italia c’è stato un incremento del 24% e il trend è in costante aumento – afferma lo specialista in chirurgia plastica Paolo Mezzana, responsabile dell’Ambulatorio di dermatologia oncologica dell’Usi Marco Polo di Roma – Per un lungo periodo le potenzialità di queste metodiche non sono state pienamente comprese, poi ci si è resi conto che aspetto e funzione dell’area vulvo-vaginale sono fra loro strettamente legati: l’intervento, infatti, migliora la qualità dei tessuti e concede alle donne uno stato di benessere esteso anche alla vita sessuale nella terza età». «Possiamo dire – prosegue lo specialista – che estetica e salute coincidono perfettamente. Non si tratta di un semplice ringiovanimento, ma di un vero e proprio benessere intimo. I trattamenti laser del canale vaginale vengono richiesti principalmente da donne tra i 45 e i 55 anni che spesso hanno avuto gravidanze multiple o sono entrate in menopausa. Sono generalmente donne di alto livello culturale, impegnate professionalmente e con famiglia», conclude Mezzana.

Molte donne ricorrono alla chirurgia plastica alla vagina molte lo fanno per cercare di migliorare la propria attivit’ sessuale. Secondo il chirurgo plastico texano Jennifer Walden è questo uno dei motivi più ricorrenti tra le donne di qualsiasi età che per le più svariate cause provano dolore e fastidio durante l’atto.

Dalle bambine di appena 16 anni, fino ad arrivare a donne di 70 anni aumentano le richieste di ricorrere ad un intervento di chirurgia plastica per ricostruire o perfezionare l’organo femminile la vagina.La società americana di chirurgia plastica ed estetica (ASAPS) ha registrato un significativo aumento del numero di operazioni di rimozione dei tessuti e ri-strutturazione – un aumento sbalorditivo 49 per cento in un anno, 2013-2014.

Dopo il botox per le labbra ed il silicone per il seno, adesso molte donna vogliono provare il ritocco estetico vaginale. Questo tipo d’intervento, che per molte persone appare troppo trasgressivo, sta prendendo sempre più piede nella sfera femminile,  secondo il chirurgo plastico dottor Jennifer Walden, texana, gli interventi sono in netta crescita, proprio il suo Team effettua oltre 30 plastiche vaginali al mese.

Quello della chirurgia plastica alla vagina è uno degli interventi ai quali si sottopongono sempre più donne specie in Inghilterra e negli Stati Uniti. Il ‘ritocchino’, quindi, non interessa più solo parti più visibili come il seno e le labbra, ma anche i genitali femminili e spesso non solo per motivi e ragioni di natura estetica, ma anche per migliorare e non di poco l’attività sessuale.

Per esempio, molte donne ricorrono alla chirurgia in quanto le loro labbra vaginali sono troppo lunghe. E molte di queste, per vergogna, rinunciano ad avere rapporti sessuali. Inoltre, la lunghezza eccessiva delle labbra vaginali porta più frequentemente ad irritazioni così come può risultare scomodo salire in bici oppure a cavallo.

Stando a quanto viene rilevato dai medici negli Stati Uniti, il ‘ritocchino’ ai genitali per le donne, per rimuovere inestetismi e per tornare ad avere una vita sessuale appagante, non sembra conoscere età visto che dai chirurghi si presentano le adolescenti ma anche le pensionate. L’operazione, in anestesia totale, di norma non dura più di un’ora con la possibilità, tra l’altro, di fare tutto per mezzo del laser.

Labbra allargate possono causare disagio quando le donne vestono abiti stretti, o durante il sesso’, ha non a caso fatto presente, in accordo con quanto riportato da IlMessaggero.it, la dottoressa texana Jennifer Walden che è proprio un chirurgo plastico. E così sempre più spesso, con la cosiddetta ‘labiaplasty’, si interviene sulla vagina rimodellandola oppure intervenendo per una riduzione per esempio dopo una gravidanza oppure nella vecchiaia.

Ha detto la dott.ssa Walden: “Si tratta di una procedura in costante aumento in termini di popolarità. Tante donne assicurano di aver cambiato vita. Labbra allargate possono causare disagio quando le donne vestono abiti stretti, o durante il sesso”.

La Vaginoplastica è una procedura che mira a ‘stringere’ l’organo femminile dandogli un aspetto più giovanile. Il Dr Jennifer Walden, un chirurgo plastico estetico e portavoce per l’ASAPS, con sede a Austin, Texas, ha detto  ‘è ‘una delle  popolari procedure cosmetiche nelle donne’.

Negli ultimi anni, ha notato un enorme aumento del numero di pazienti che richiedono questo tipo di  procedura. ‘Si tratta di una delle procedure più veloci in aumento, in termini di popolarità,’ ha detto Daily Mail Online. ‘E’ in grado di dimostrare per tanti pazienti che cambia la vita. ‘  In genere il dottor Walden compie due o tre operazioni Labiaplasty a settimana.

Vaginoplastica o ringiovanimento vaginale è una procedura in cui i muscoli intorno alla vagina sono serrati e il canale vaginale è ridotto in termini di dimensioni. E’ un progettato rendere la sensazione della vagina più stretta ed avere più piacere durante il rapporto sessuale. E ‘molto più che mettere uno o 2 punti, si tratta proprio di una operazione che dura circa mezz’ora per cui tutti gli strati della vagina vengono riparati.

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