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Sesso, eiaculazione precoce: “arrivare al dunque velocemente?”, scoprilo nel Video

L’eiaculazione precoce è uno dei motivi porta ad andare dal medico, dall’urologo o dallo psicologo e colpisce dai tre ai 4 milioni di italiani. Tutti gli uomini nella loro sfera sessuale hanno avuto almeno 1 o più episodi di eiaculazione precoce. Siccome negli ultimi tempi sembra che stia diventando una moda prendere farmaci per qualsiasi cosa che spesso sono del tutto inutili, bisogna soffermarsi sulle eiaculazioni precoci per conoscere qualche cosa che blocca la nostra sessualità o che comunque non permette di conoscerla più di tanto.L’eiaculazione precoce colpisce l’uomo nel 50% dei casi l’uomo non si sente soddisfatto della propria performance, ma addirittura il 27% afferma che questo fallimento sessuale va a colpire tutta la sua vita, anche nella professione e nel rapporto con gli amici, mina la sicurezza, mina l’autostima. Come arrivare a controllare meglio questa precocità? E aumentare il controllo? Dobbiamo sapere, che è geneticamente determinata l’eiaculazione precoce nell’uomo, ma può accelerare, o rallentare. I fattori che l’accelerano, sono innanzitutto l’ansia, lo stress, la scarsità di sonno, la scarsa frequenza dei rapporti, ma anche avere conflitti coppia, aggressività, attenzioni continue che aumentano l’adrenalina e accelerano il riflesso.

Si parla di eiaculazione precoce, partirà una campagna di sensibilizzazione per un problema che nel nostro paese attacca 4 milioni di uomini la quale si presenta laddove un rapporto sessuale dura in media meno di due minuti, riportiamo due video di circa 30 secondi l’uno dedicati al problema.

I video sono stati creati per fornire all’utente un breve ma efficace panoramica sulla durata media di un rapporto sessuale Nell’ambito della Campagna di Sensibilizzazione sull’eiaculazione precoce – un problema che in Italia colpisce 4 milioni di uomini e che si presenta quando un rapporto sessuale dura in media meno di due minuti – ecco due video di circa 30 secondi ciascuno dedicati al tema.

La salute sessuale è considerata diritto inalienabile dell’individuo, a qualunque genere appartenga e qualunque orientamento sessuale abbia. Nel corso degli ultimi decenni accanto alla sola “formale” definizione di tale diritto si è affiancato il concetto completamente nuovo di “medicina Sessuale”, vera espressione di una multidisciplinarietà dedicata allo studio della fisiopatologia dei disordini della sessualità, alle più accurate modalità diagnostiche e alla definizione di potenziali paradigmi di terapia. Ancor più recente è il concetto che le disfunzioni sessuali, tanto al maschile quanto al femminile, non siano solo da considerarsi come malattie in quanto tali, ma molto più spesso come sintomi di problematiche ancor più rilevanti, sottese all’epifenomeno del disagio sessuale stesso e talvolta addirittura misconosciute. Esempio lampante ne sia la disfunzione erettile, quella impossibilità persistente o ricorrente di ottenere o mantenere un’erezione utile ai fini di un rapporto sessuale soddisfacente. La ricerca clinica ha chiaramente insegnato come la comparsa di disfunzione erettile possa essere considerata prodromica di eventi cardiovascolari seri, soprattutto di coronaropatia, con una capacità anticipatoria di oltre 3 anni. Questo sembrerebbe avere particolare rilevanza in uomini giovani, ipertesi e diabetici. Ma, ancor più importante, il dato di correlazione tra la disfunzione erettile e lo stato di salute complessivo dell’individuo di sesso maschile; infatti i disordini della erezione si sono rivelati strettamente associati allo stato di salute dell’uomo anche prescindendo in toto d ai fattori di rischio cardiovascolari e dalle patologie cardiovascolari stesse, ivi comprendendo ancora una volta diabete e sindrome metabolica.
Per questo, e per molti altri motivi, la Medicina Sessuale è medicina di genere e medicina della salute nel suo complesso, finanche barometro dello stato di salute.

<<Già fatto?>> quante volte questa frase usata da una fortunata pubblicità viene sommessamente in mente alle coppie che stanno facendo l’amore in questo momento in Italia? La risposta è quasi incredibile: 1 ogni 5 coppie soffre di eiaculazione precoce. E se diciamo “coppie”, e non “maschi”, un motivo c’è: l’eiaculazione precoce è un disturbo che colpisce la coppia, nella sua più profonda intimità. Una passione maschile che brucia troppo velocemente può significare frustrazione e sofferenza per lui, quanto frustrazione e sofferenza per lei, che riduce la possibilità di avere l’orgasmo durante il rapporto sessuale. Si potrebbe, dunque, dire che è un problema maschile, ma in grado di determinare un impatto negativo sul piacere femminile. Circa la metà degli “eiaculatori precoci” lo è da sempre, cioè dalle prime esperienze sessuali. La loro condizione è nota come eiaculazione precoce life-long. Sono gli “eredi” dell’uomo preistorico, quando, nelle caverne del Paleolitico, era vantaggioso eiaculare nel più breve tempo possibile: durante il rapporto sessuale era facile essere predati e chi congenitamente depositava prima il suo seme era certamente avvantaggiato. L’altra metà del mondo degli eiaculatori precoci è costituita dalle forme “acquisite”: c’è chi riesce a controllare la sua eiaculazione, ma in un certo momento della propria vita perde questa abilità. Le eiaculazioni precoci non sono tutte uguali: la maggior parte è costituita dalle eiaculazioni precoci intra moenia (dal latino: “entro le mura” della vagina), quando l’eiaculazione avviene entro pochi secondi o in pochi minuti dall’avvenuta penetrazione. Più rare sono le forme ante portam, che avvengono prima della penetrazione. Sono quelle che i ragazzi chiamano “eiaculazioni nei blue jeans”. L’eccitazione (o il mancato controllo) sono talmente evidenti e pressanti che l’eiaculazione avviene prima ancora di spogliarsi. Chiaramente si tratta di casi estremi, ma non sono pochi coloro che eiaculano, talvolta o sempre, durante il petting, prima ancora che la vera e propria penetrazione sia iniziata. In questi casi il livello di sofferenza per entrambi i membri della coppia è veramente notevole.

Sono due le “cabine di regia” che regolano il meccanismo dell’eiaculazione. La prima è il cervello, dove sono collocati i centri di inibizione dell’eiaculazione stessa. Il maschio è, infatti, “programmato” per eiaculare nel più breve tempo possibile. Deve, quindi, disporre di meccanismi in grado di limitare questa facilità all’orgasmo. Tutto ciò avviene grazie alla presenza di un potente neurotrasmettitore, la serotonina. Questa sostanza ha, tra le sue molteplici funzioni, quella di aumentare il controllo dell’eiaculazione. Ci sono, infatti, delle persone che, per motivi congeniti o acquisiti, hanno specificamente bisogno di incrementare i livelli centrali di serotonina per riuscire a ritardare l’eiaculazione. È questo il razionale dell’utilizzo di farmaci serotoninergici, capaci di migliorare l’attività della serotonina dove serve, cioè nei punti di collegamento tra i neuroni. Spostiamoci ora più in basso e andiamo a conoscere la seconda cabina di regia. Questa è costruita come un “arco riflesso”: lo stimolo meccanico sul glande del pene innesca la fase di emissione che permette di accumulare sia le cellule (spermatozoi) sia il liquido nutritivo prodotto da prostata e vescicole seminali, in un unico “centro di accumulo”, collocato all’interno della uretra prostatica. È qui che lo sperma aspetta l’ordine finale di essere espulso ritmicamente, anche grazie a contrazioni specifiche della muscolatura della pelvi. C’è ancora una cosa che deve avvenire perché tutto funzioni come dovrebbe: la vescica (anch’essa collegata posteriormente all’uretra) deve essere “esclusa” dal circuito, altrimenti lo sperma finirebbe al suo interno.

Ciò avviene grazie alla chiusura del collo vescicale, prima che si verifichino le ondate eiaculatorie. Le contrazioni muscolari che producono l’eiaculazione sono percepite dal cervello come piacevoli. È quello che chiamiamo “orgasmo” e chiama ancora in causa il sistema nervoso centrale. Riassumendo e semplificando questo complicato capitolo della fisiologia umana, possiamo immaginare che l’eiaculazione avvenga per l’attivazione periferica di un arco riflesso, controllato a livello centrale dalla serotonina. Le persone che non controllano l’eiaculazione hanno bisogno di aumentare la propria quantità di serotonina.

Cosa vuole una donna, oggi, quando fa l’amore? Essere soddisfatta quanto l’uomo! Il diritto della donna al piacere erotico è diventato un aspetto essenziale della relazione di coppia. Quando manca, viene meno quella gratificazione fisica, affettiva e sessuale che aiuta la coppia ad affrontare le molte difficoltà della vita ed a tenersi unita. Il piacere condiviso è il miglior amico della fedeltà: più si è soddisfatti, anche fisicamente, del proprio partner, meno ci si guarda intorno. Cosa succede allora quando lui ha un problema di eiaculazione precoce, il grande killer dell’intimità di coppia? Se volessimo utilizzare una metafora potremmo dire che l’uomo, in tali condizioni, si comporta come un automobilista incapace di frenare la propria automobile in prossimità di un semplice semaforo rosso. Quali sono i criteri scientifici per dire che la sua passione è davvero “troppo” veloce, e che questo merita diagnosi e terapie adeguate? Tre sono i criteri principe: a) un tempo di latenza tra inizio della penetrazione ed eiaculazione inferiore ai 2 minuti (un minuto o meno nei casi più gravi);

b) la sensazione che l’uomo ha di non riuscire a controllare quando avere l’eiaculazione e l’orgasmo; c) lo stress che consegue al ripetersi del problema. Stress per lui, che in un terzo dei casi perde autostima, si sente inadeguato, anche fuori del letto; perde grinta e assertività nello studio e nel lavoro, fino a diventare un maschio “gregario” o marginale. Inoltre, a causa della frustrazione sessuale ripetuta, questa eccessiva passionalità si può trasformare paradossalmente in una riduzione del testosterone, l’ormone più amico della mascolinità. Stress per lei: quando lui è troppo veloce, non c’è il tempo minimo perché lei possa arrivare all’orgasmo durante la penetrazione. Una volta, due, tre: lei comincia a pensare: “Cosa c’è in lui che non va?”, “Perché non si controlla?”, “Perché è così egoista?”, “Perché mi lascia sempre in bianco?”, “Perché non pensa un po’ anche a me?”. Il desiderio di lei se ne va, crolla la possibilità di eccitazione mentale e fisica, la lubrificazione è scarsa e addio orgasmo. Possono crescere nella donna la rabbia, la collera, l’insoddisfazione, l’irritabilità e l’aggressività, fino all’evitamento dei rapporti. O a un nuovo amore.

Ma Lui, cioè il maschio eiaculatore precoce, è davvero egoista? NO! Questo è il punto. È più veloce perché questo “tempo erotico” ha una base genetica, come il colore degli occhi. È come se fosse troppo passionale. Il tempo “base”, tipico di quell’uomo, può ridursi ulteriormente , con peggioramento del problema, se lui è in ansia per paura di non riuscire a controllarsi (“ansia da prestazione”). Può, inoltre, ridursi quando la frequenza dei rapporti è bassa (e allora la spinta biologica all’eiaculazione diventa ancora più forte e incontrollabile); quando ha una prostatite o ha un problema di erezione, che tende a far anticipare l’eiaculazione; quando è nervoso o quando i conflitti armano la coppia l’uno contro l’altro. L’obiettivo terapeutico, per un uomo con tali problemi, è riuscire a controllare il proprio impulso. Ritornando alla metafora dell’automobilista, il controllo della propria capacità di “modulare la frenata” permetterà all’uomo di frenare il proprio impulso con dolcezza per poi ripartire in sincronia ed in armonia con la partner.

Metodi “empirici” Alcuni uomini con eiaculazione precoce utilizzano, per cercare di migliorare il controllo eiaculatorio, dei “metodi” non scientificamente provati, come l’avere una prima eiaculazione “autostimolandosi” prima del rapporto sessuale e/o indossare profilattici cosiddetti “ritardanti” (con sostanze anestetiche). Tuttavia, questi metodi funzionano solo occasionalmente e non rappresentano la soluzione più efficace al problema. Fertilità In una coppia che non ha problemi di fertilità, un uomo con eiaculazione precoce è fertile, tranne nel caso in cui l’eiaculazione avvenga prima che il pene sia all’interno della vagina (cosiddetta eiaculazione ante portam). Alcool e droghe Alcune droghe illegali, esempio anfetamina e cocaina, possono causare eiaculazione precoce. L’alcool, viceversa, può talvolta ritardare l’orgasmo, ma non è assolutamente un trattamento efficace per l’eiaculazione precoce. Inoltre, può avere un effetto dannoso sul controllo dell’eiaculazione nell’uomo. Non vi è nulla di più pericoloso (e inefficace) del provare a “curare” l’eiaculazione precoce con droghe e/o alcool. Una condizione medica L’eiaculazione precoce è attualmente riconosciuta da prestigiose Società e Autorità scientifiche internazionali come una condizione medica, con una importante componente organica, che risulta associata ad un disordine nel controllo serotoninergico dell’eiaculazione. Tuttavia, l’eiaculazione precoce resta una condizione sotto-diagnosticata e sottotrattata , perché molti uomini non cercano una cura medica o l’assistenza di un medico, soprattutto per inibizioni di carattere psicologico.

Un problema di coppia L’eiaculazione precoce può avere un effetto negativo sulla qualità della vita. Gli uomini affetti da eiaculazione precoce hanno difficoltà a godere realmente l’esperienza sessuale e, inoltre, avvertono spesso sentimenti negativi (ansia, frustrazione, perdita di autostima, depressione, etc.). La partner femminile potrebbe non trarre grande soddisfazione dall’esperienza sessuale ed evitare di conseguenza sia di fare l’amore che l’intimità in generale. L’eiaculazione precoce, quindi, spesso compromette irrimediabilmente la relazione di coppia. Condividere il problema Parlare di eiaculazione precoce è il primo passo per la sua cura. La partner femminile può avere un ruolo importante per condividere il problema all’interno della coppia e per stimolare l’uomo con eiaculazione precoce a cercare un aiuto professionale presso un medico. I medici sono una valida fonte di informazioni per individuare il trattamento più valido per l’eiaculazione precoce, potendo offrire consiglio e supporto. Le soluzioni In passato l’eiaculazione precoce è stata considerata un problema psicologico, mentre oggi viene riconosciuta come una condizione medica. È fondamentale quindi consultare un medico per un’appropriata valutazione, diagnosi e trattamento del disturbo.

Può succedere a tutti, una volta nella vita, di trovarsi in situazioni affettive non abituali o in contesti sessuali che causano ansia o insicurezza. In questi casi controllare l’eiaculazione diventa difficile e non bisogna stupirsi troppo se il risultato è un’eccessiva precocità. Se, al contrario, il fenomeno diventa persistente, o addirittura dura da sempre, il disagio e la frustrazione possono diventare problematici e il ricorso al consiglio dell’andrologo fondamentale. Se l’eiaculazione precoce è solo il sintomo di una patologia più estesa, come un’infezione della prostata, basta curare il disturbo che sta a monte per risolvere quello eiaculatorio. Se invece la precocità è presente fin dai primi incontri sessuali, siamo di fronte ad una eiaculazione primaria, che è una condizione cronica, presente dall’esordio dell’attività sessuale. L’eiaculazione precoce (EP), una condizione medica (e non soltanto psicologica), è la disfunzione sessuale più diffusa nell’uomo: infatti colpisce il 20% degli uomini adulti tra 18 e 70 anni di età, secondo quanto emerge da una recente indagine internazionale effettuata su oltre 12.000 soggetti di sesso maschile. Una condizione medica spesso trascurata (o taciuta) e, dunque, non diagnosticata, sebbene sia causa di frustrazione in entrambi i partner e abbia un forte impatto negativo sulla relazione di coppia. Oggi, i progressi più recenti nella conoscenza dei meccanismi che sono alla base dell’eiaculazione precoce hanno però aperto nuove possibilità di diagnosi e, soprattutto, di trattamento di questo importante disturbo. Ma che cos’è esattamente? Secondo le Società scientifiche internazionali (European Association of Urology, International Society for Sexual Medicine, American Urological Association) le “parole chiave” per definire l’EP sono tre: – eiaculazione che si verifica, sempre o spesso, in seguito a una stimolazione sessuale anche minima, durante la penetrazione vaginale e perfino prima che quest’ultima sia avvenuta; – incapacità di controllare l’eiaculazione; – conseguenze personali negative, anche in termini di qualità della vita. Il processo dell’eiaculazione è sotto il controllo del sistema nervoso centrale. Alla base dell’Eiaculazione Precoce agiscono meccanismi neurobiologici mediati da diversi neurotrasmettitori con specifiche competenze. Tra questi, la serotonina è in grado di controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile: un aumento dei livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale svolge un’azione inibitoria sull’eiaculazione, ritardandola. Di contro, l’eiaculazione precoce è associata a una ridotta concentrazione di serotonina. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), che sono approvati per il trattamento della depressione, aumentano i livelli di concentrazione di serotonina e sono notoriamente associati a un ritardo dell’eiaculazione. Sulla base di questa osservazione, questi farmaci sono stati utilizzati nel trattamento dell’EP “fuori indicazione”. È stato finalmente approvato, a livello europeo e in Italia, il primo farmaco indicato per il trattamento al bisogno dell’eiaculazione precoce: è la DAPOXETINA, appartenente alla classe terapeutica “Altri urologici”. DAPOXETINA è rapidamente assorbito dall’organismo, viene assunto al bisogno, 1 – 3 ore prima del rapporto sessuale e si è dimostrato in grado di ritardare l’ eiaculazione.

Sbaglia chi pensa che gli anziani mettano la sessualità nell’album dei ricordi, accettando l’avanzare degli anni con un senso di rassegnazione: il sesso non è più un mondo esplorato solo dai giovani, ma si rivela in tutta la sua importanza anche per gli anziani. Numerosi studi sulla vita sessuale nella terza età rivelano che gli over 70 sono sessualmente attivi, hanno ancora voglia di fare l’amore con il partner e spesso, soprattutto gli uomini, cedono ad un certo romanticismo. Un recente studio americano riporta, per esempio, che i tre quarti degli uomini e i due terzi delle donne di età tra 80 e 102 anni hanno una vita sessuale ricca e appagante: molto praticate le carezze intime (83% dei maschi e 64% delle femmine) e l’autoerotismo (rispettivamente per il 72 % e il 40%). Il Censis già nel 2000, con la ricerca “Gli italiani e il sesso”, sottolineava come il 73,4% dei nostri connazionali fra i 61 e i 70 anni e il 39,1% degli over 70 era pienamente attivo. In uno studio dell’Istituto Internazionale di Sessuologia, un over60 su tre dichiara di fare “spesso” l’amore con il partner, quasi metà lo fa “qualche volta”, il 10% degli uomini e il 2% delle donne lo fa “sempre”. Il desiderio non sembra calato nell’ultimo anno per la maggior parte degli intervistati, anche se le donne tra i 60 e i 75 anni, a differenza dei partner, con l’età, sono diventate meno romantiche e sentimentali. Nella maggior parte dei casi la cura dell’aspetto fisico passa in secondo piano e si privilegia una sessualità naturale, senza l’aiuto dei farmaci.

Dopo i 50 anni negli uomini comincia il climaterio maschile, o andropausa. È un graduale processo che porta al calo degli ormoni sessuali con conseguente riduzione della funzione e dimensione dei testicoli e del numero di spermatozoi prodotti. Fattori biologici – come malattie croniche, alterazioni cardiovascolari, neurologiche, dell’integrità corporea, farmaci o interventi, una ridotta funzione cardiovascolare o polmonare, il dolore – possono alterare l’aspetto esteriore e la percezione corporea; nel maschio possono anche indurre modificazioni dell’intera fase sessuale, con un aumento del tempo di raggiungimento dell’ ere zione, una minore durata di questa, un aumento del tempo necessario per una nuova erezione, ritardo nell’eiaculazione, che può essere meno vigorosa. Nella donna, vampate di calore, un aumento del tessuto adiposo, alterazioni a livello vaginale e dell’elasticità di muscoli e pelle possono tradursi nella necessità di una maggiore stimolazione. A livello psichico incidono fattori come il dolore per malattie, perdite fisiche o affettive, fino ad una depressione, associata ad eventi di vita, separazioni, malattie: eventi che spesso comportano ansia per il futuro, ma anche perdita della autostima. Anche gli aspetti socio-culturali sono importanti: è opinione generale che i malati cronici o i disabili non fanno sesso o non hanno diritto a farlo e molti (sia medici sia pazienti) associano le Disfunzioni Sessuali all’invecchiamento. Tutti elementi che possono sfociare anche in una disfunzione sessuale e far precipitare la coppia in una crisi emozionale, così come può accentuare una crisi relazionale preesistente. Se è vero che una malattia cronica diventa più frequente con l’avanzare dell’età, in realtà, una disfunzione sessuale è più facilmente correlata alla malattia che non all’invecchiamento. Un fattore importante è rappresentato dalle modificazioni del corpo: nell’anziano cambia, diviene più vulnerabile alle malattie e all’affaticamento, perde i valori estetici riconosciuti come richiamo sessuale: ciò si traduce in una percezione negativa del proprio corpo e dell’immagine corporea, con diminuzione della propria sicurezza.

L’anziano vive il proprio corpo come strumento di comunicazione con il mondo, talvolta lo usa per accentrare l’attenzione degli altri attraverso patologie psicosomatiche. Questo corpo ha bisogno di essere curato, toccato, amato. Al contrario, un ambiente socio-culturale favorevole permette una continuità di espressione attiva della sessualità , contribuendo ad una vita sessuale ancora piacevo le, con inevitabili riflessi sulla qualità di vita globale. La sessualità nella terza età è quindi influenzata da molti fattori psicologici: esiste ancora il mito della vecchiaia asessuata e la demonizzazione, invece, di coloro che cercano di essere ancora attivi. Tuttavia, nonostante la riduzione in termini di frequenza dei rapporti, il sesso e la sessualità hanno dimostrato di costituire per gli anziani una parte integrante nella propria esperienza esistenziale. Quanto maggiore è l’abitudine al rapporto tanto più facilmente esso si protrae anche nella terza età. Per la difesa e la promozione della vita sessuale nell’anziano bisogna innanzi tutto fare giustizia degli stereotipi e dei pregiudizi, che la configurano come qualcosa di inesistente, sconveniente, inopportuna e, peggio ancora, pericolosa per la salute. La sua cessazione non è un evento legato al trascorrere degli anni. Bisogna rimuovere anche i comuni pregiudizi sul presunto effetto negativo che certe patologie (ad esempio, ma lattie della prostata, incontinenza urinaria) eserciterebbero sull’attività sessuale. La presenza di cardiopatie, come la fase successiva ad un infarto del miocardio, può indurre ad astenersi dall’attività sessuale per il timore di un peggioramento o di una recidiva. Questa astinenza è spesso immotivata: spetta al medico curante il compito di indicare il comportamento più idoneo. La terza età può essere il momento giusto per considerare il sesso come una risorsa per la coppia che nella terza età può ritrovare la voglia di vivere e di condividere, di amare in modo più completo, esperto, consapevole e libero. Le difficoltà sessuali, almeno per il maschio, sono affrontabili con i farmaci vasoattivi apparsi negli ultimi anni (Viagra, Cialis e Levitra). Il ruolo di questi ultimi è ancora da valutare, ma sicuramente il poterli utilizzare in assoluta tranquillità e con buon successo incoraggia molti uomini e molte coppie a non arrendersi ai danni del tempo e spesso ai danni di condizioni non perfette a causa di fumo, arteriosclerosi, diabete, pressione alta e molto altro ancora. Serenità, fantasia e varietà, manifestazioni di reciproca intimità e partecipazione, possono rendere la vita sessuale dell’anziano migliore di quella avuta in gioventù. Una buona sessualità, meglio se accompagnata dall’Amore, è il segreto per una vita lunga e serena.

Il benessere sessuale è un aspetto molto importante dell’individuo, a tal punto da essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come un diritto fondamentale. La stessa OMS dà una definizione precisa della salute sessuale: “stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia”. Nella prospettiva dell’OMS la salute sessuale di un individuo può conoscere quindi sostanzialmente tre stati diversi: presenza di salute sessuale, assenza di salute sessuale, oppure stato di chiara malattia della salute sessuale. La medicina, ed in particolare l’andrologia, ben conosce le malattie inerenti la sfera della salute sessuale, in particolare la disfunzione erettile, già più drasticamente definita in passato “impotenza”: vi sono esami specifici per fare una diagno si e terapie ad hoc per la sua cura, che dall’avvento del sildenafil (Viagra) sono principalmente costituite dai farmaci orali, in particolare gli “inibitori dell’enzima fosfodiesterasi 5”. Esiste però un’area – definita in andrologia tra la piena salute sessuale e l’assenza della stessa – non tale da arrivare a definirsi “disfunzione erettile”. Come considerare, infatti, la persona che, a fronte di buone erezioni nel caso di un rapporto sessuale, è comunque preoccupata per la scomparsa di una reattività spontanea, per esempio, quando si trova ad osservare immagini o filmati che in passato comportavano una reazione?

Quest’uomo non ha una “disfunzione erettile” in senso classico, ma non di meno ha perso il proprio benessere emotivo legato alla sessualità. E che dire dell’uomo che, dopo la nascita di un figlio, pur mantenendo inalterato l’affetto per la propria compagna, vive con difficoltà la ripresa dell’attività sessuale, perché ora percepi sce lei più come “madre” che come “amante” e complice? Questi sono solo alcuni di innumerevoli possibili esempi in cui, pur restando intatta la possibilità di erezione in senso stretto, si viene a creare un disagio nei confronti della sessualità. Come Andrologi ci ritroviamo spesso a confrontarci con uomini che ci parlano di situazioni di questo tipo, che non ricadono nella categoria “disfunzione erettile”, ma che comunque impediscono una piena realizzazione della propria salute sessuale. La Società Italiana di Andrologia (SIA) ha deciso quindi di studiare queste situazioni, allo scopo di poterle definire, indagare e infine curare. Dopo un articolato percorso scientifico e culturale, si è arrivati ad una definizione di quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce “assenza della sa lute sessuale”: il cosiddetto “Disagio Sessuale”. Un’anomalia del proprio benessere sessuale a cui viene data una precisa definizione: “condizione e/o senso di inadeguatezza, non a carattere transitorio, tale da provocare una compromissione della salute sessuale. L’inadeguatezza può nascere sia da modificazioni fisiologiche che parafisiologiche della salute sessuale maschile, sia da patologie, disfunzioni, sintomi disfunzionali e dimorfismi, antologici e non, che, pur estranei alla disfunzione erettile classica possono comunque ingenerare questo tipo di patologia. Il disagio sessuale può portare a una richiesta di aiuto che esige un’appropriata presa in carico della persona”. La Comunità Andrologica Italiana stima che circa il 30% dei soggetti che si rivolge all’andrologo per ragioni sessuali soffra proprio di “disagio”: una condizione che interferisce negativamente con la qualità della vita, danneggia la relazione di coppia e può evolvere anche in disfunzione erettile. Lo studio realizzato dalla Società Italiana di Andrologia, nel quale si traccia la definizione di “disagio sessuale”, è stato pubblicato sulla più prestigiosa rivista scientifica di settore: il Journal of Sexual Medicine. Inoltre, la Società Italiana di Andrologia ha elaborato un questionario per la valutazione del disagio sessuale, un valido aiuto sia per la diagnosi e la determinazione del grado di disagio sessuale, sia per valutare gli effetti di possibili percorsi terapeutici mirati.