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Sesso, Infertilità maschile è tutta colpa dell’inquinamento

L’aria malata lo smog e quant’altro incidono su tutto l’apparato riproduttivo di 6 uomini su 10, tanto che negli ultimi 30 anni la quantità degli spermatozoi contenuti nel liquido seminale si è dimezzato. Questo pericoloso trend è, nel 60% dei casi, causato dall’esposizione ad agenti inquinanti. Di questo problema e delle cause dell’infertilità se ne parlerà al I Congresso Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita, in programma il 23 e 24 febbraio 2018 a Firenze. Ad attentare alla fertilità di entrambi i sessi ci sono anche altri elementi di tossicità: tra questi, sostanze dannose presenti negli alimenti o nelle bevande. L’inquinamento gioca un ruolo fondamentale in termini di fertilità. La plastica delle bottiglie di acqua minerale, a titolo esemplificativo, se lasciata al sole nei magazzini, rilascia sostanze a base di estrogeni sintetici, minacciando quindi la fertilità negli uomini. Ci sono poi altri fattori già conosciuti, come fumo e alcol.

Il prof. Luca Mencaglia, medico specialista in ginecologia e ostetricia e direttore dell’unità operativa complessa centro Pma dell’Asl Sud-Est Toscana sostiene che “Alcuni ambienti particolarmente sottoposti a inquinanti, come l’area di Pescia (Pistoia), dove sono presenti strutture che fanno uso di concimi e fertilizzanti, possono mettere a rischio la fertilità maschile“.

“Anche la geografia può condizionare la fertilità – aggiunge Luca Gianaroli, direttore scientifico della Società italiana studi di medicina della riproduzione, con sede principale a Bologna – e non solo da un punto di vista di inquinamento“. Ad esempio l’alta temperatura influisce negativamente, soprattutto nell’uomo, come accade nei Paesi Arabi.

Le donne più a rischio allo stesso tempo sono quelle che abusano di farmaci fra cio l’ibuprofene.

Non è soltanto l’inquinamento a minacciare la fertilità maschile, ma a quanto pare anche l’esposizione a fonti di calore o radiazioni.

Occorre infine prestare molta attenzione all’alimentazione: la dieta mediterranea, se bilanciata e associata alle tecniche di concepimento assistito, è infatti in grado di aumentare le possibilità di avere una gravidanza.

Che cosa è l’infertilità?

L’infertilità è in crescita?

Purtroppo l’infertilità è un fenomeno in crescita (secondo alcuni studiosi i primi segnali si sono registrati già 50 anni fa) determinato da diversi fattori. Alcuni fattori sono molto importanti come l’età avanzata di ricerca del primo figlio (particolarmente rilevante per le donne, ma significativa secondo alcuni studi anche per l’uomo), l’uso di droghe (compreso il cosiddetto doping, cioè l’uso di steroidi anabolizzanti nello sport ma anche per il body-building), l’a buso di alcool, il fumo, le infezioni sessuali, l’o besità o la magrezza eccessiva (portano entrambe a squili bri ormonali e mestruali). Tali fattori portano a condizioni cliniche che infertilità. Le stime relative alle cause di infertilità di cui noi disponiamo si riferiscono ai dati raccolti dai centri di PMA e non quindi a tutta la popolazione infertile. Tuttavia possiamo considerarli certamente indicativi del fenomeno complessivo.

Cosa ci dicono i dati del Registro?

Le donne in Italia arrivano spesso ad una diagnosi di infertilità troppo tardi. L’età media delle donne che si rivolgono ad un centro di PMA è addirittura in aumento; nel 2005 l’età media era di 35,4 anni, mentre nel 2006 (ultimi dati disponibili) è passata a 35,6. Va ricordato che il ricorso alle tecniche di PMA non può essere considerato un modo di ovviare alla naturale e progressiva riduzione della fertilità: infatti la proba bilità di ottenere una gravidanza per ciclo di trattamento è inversamente proporzionale all’età. Se si confrontano le percentuali di gravidanza per ciclo ICSI o FIVET relativi alle diverse fasce di età delle pazienti: si passa dal 28,9% di gravidanze per ciclo FIVET (28,7 nel caso in cui sia stata eseguita anche una ICSI) in donne con età fino ai 29 anni, allo 0,9% di gravidanza per ciclo FIVET (in caso di ICSI la percentuale aumenta al 2,0%) in donne dai 45 anni in su. E’ molto importante che le donne lo sappiano: consultare uno specialista in tempo significa poter prevenire l’infertilità, diagnosticarne le cause e curarla quando possi bile, e in ogni caso ottimizzare le pro ba bilità di riuscita delle tecniche di PMA.

Anche l’età degli uomini è importante?

L’infertilità riguarda in uguale misura sia gli uomini che le donne, ed anzi alcuni studi sottolineano la crescita dell’infertilità da fattore maschile. Inoltre, sono orami sempre più numerosi gli studi che dimostrano un declino della fertilità maschile correlata all’età. Un prima riduzione della qualità dello sperma inizia già dopo i 35 anni (ed è significativa dopo i 40 anni) ed è correlata spesso ad una maggiore incidenza di aborti spontanei, indipendentemente dall’età della donna. Gli studi più stringenti sono stati condotti sulle coppie infertili, ma anche le prime ricerche condotte sulla popolazione generale hanno dimostrato un aumento del tempo di attesa di una gravidanza nelle coppie in cui l’uomo ha più di 35 anni.

Quali sono le cause più diffuse?

Le cause più diffuse sono le seguenti:Infertilità femminile

  1. a) Fattore tu barico: significa che le tu be di falloppio (i due canali che collegano le ovaie all’utero) sono bloccate o danneggiate. Questo ostacola la fecondazione cioè la penetrazione dello sperma nella cellula uovo, o la discesa dell’ovocita fecondato nell’utero per l’impianto. I danni alle tube sono spesso frutto di infezioni sessuali trascurate come ad esempio la Chlamydia, particolarmente diffusa anche perchè praticamente asintomatica.
  2. b) Infertilità endocrina ovulatoria: si tratta del caso in cui le ovaie non producono ovociti (la causa è di tipo ormonale).
  3. c) Endometriosi: si tratta della crescita anomala di tessuto simile a quello che riveste normalmente l’interno dell’utero (endometrio), in altre sedi. Tale tessuto può innestarsi su altri tessuti o organi dell’addome e causa infertilità in quanto spesso causa aderenze a danno delle ovaie o delle tu b e di falloppio impedendo così la fecondazione dell’ovocita.
  4. d) Ridotta riserva ovarica: si definisce così la condizione per cui nelle ovaie ci sono pochi ovociti. Il motivo può essere di tipo congenito, medico o chirurgico, ma, è bene ricordalo, la riduzione degli ovociti è un processo inevita bile dovuto all’avanzamento dell’età della donna, che inizia già dopo i 35 anni.
  5. e) Polia bortività: si verifica quando si susseguono due o più a b orti spontanei. Le cause sono diverse, come ad esempio la malconformazione dell’utero, le alterazioni dello sviluppo, la presenza di fi bromi o di infezioni dell’enodometrio. Più raramente di tratta di pro blemi genetici, o di altre cause che in questa sede sare b b e difficile elencare.Va ricordato però che anche alcune patologie a carico del DNA degli spermatozoi pssono essere causa di a b orto ripetuto.
  6. f) Fattore multiplo femminile: si definisce così una condizione in cui sono presenti contemporaneamente più cause di infertilità.

Infertilità maschile

  1. a) Varicocele: si tratta di una dilatazione varicose delle vene dello scroto (lil sacco cutaneo che contiene i testicoli) che provoca l’aumento della temperatura del testicolo. L’aumento delle temperatura anche di un solo grado interferisce con la produzione di spermatozoi che sono molto sensi bili al calore (necessitano infatti di una temperatura inferiore a quella corporea e per questo motivo sono posti, evolutivamente, all’estero del corpo maschile).
  2. b) Criptorchidismo: è la mancata o incompleta discesa dei testicoli nello scroto. E’ un difetto congenito che compromette la produzione di spermatozoi.
  3. c) Infezioni: le infezioni cronicizzate possono causare il restringimento parziale o totale dei dotti deferenti. I dotti deferenti sono i canali che collegano l’epididimo (che è una specie di serbatoio dove si raccolgono gli spermatozoi che si sono formati nel testicolo) all’uretra (che è il canale che collega la vescica al pene) per il trasporto del liquido seminale dai testicoli fino al pene. Se i dotti deferenti sono ostruiti, viene impedito il passaggio degli spermatozoi nel pene per l’emissione all’esterno durante l’eiaculazione.
  4. d) Insufficienza ormonale: la produzione di spermatozoi è regolata da ormoni specifici. Se la quantità di ormoni non è sufficiente i testicoli non saranno stimolati a b bastanza e la produzione di spermatozoi non sarà adeguata (questa condizione viene definita ipogonadismo ipogodadotropo).
  1. e) anomalie genetiche: esistono delle anomali genetiche che causano una scarsa o nulla produzione di spermatozoi (si definisce azoospermia l’assenza di spermatozoi e oligospermia la quantità insufficiente di spermatozoi). In particolare la mancanza di alcuni geni sul cromosoma maschile Y (un cromosoma è un organulo presente nelle cellule formato da diversi geni) è causa di insufficiente produzione di spermatozoi (questa condizione è definita microdelezione del cromosoma Y).
  2. f) fattori immunologici: si verifica nel caso in cui l’organismo maschile produce anticorpi anti-spermatozoo. Anche l’organismo femminile però può produrre anticorpi antispermatozoo: gli spermatozoi sono attaccati dagli anticorpi non appena entrano in contatto con il muco cervicale (muco presente nel collo dell’utero).

Esiste una certa percentuale di coppia in cui entrambi soffrono una condizione di infertilità (fattore sia maschile che femminile), o in cui la coppia presenta una infertilità cosiddetta idiopatica, una infertilità cioè cui non si riesce ad attri buire una causa accertata.

Esistono delle regole d’oro per proteggere la fertilità?

I “buoni consigli” per proteggere la fertilità, si riferiscono in gran parte allo stile di vita e alla scelta di non rimandare troppo la decisione di avere un figlio. Come sottolineato anche nella nostra campagna informativa, occorre:

  1. a) proteggere la propria salute: l’infertilità dipende in ugual misura dall’uomo e dalla donna. Le cause sono spesso patologie prevenibili e comunque facilmente curabili se affrontate tempestivamente.
  2. b) non aspettare troppo tempo: dopo i 30 anni per la donna e dopo i 40 per l’uomo, peggiora la qualità genetica di ovociti e spermatozoi.
  3. c) stare attenti alle infezioni: una banale infezione, se trascurata, può portare a conseguenze irreversibili per la fertilità.
  4. d) alimentarsi in modo corretto: un eccesso o una forte diminuzione del peso corporeo possono compromettere la fertilità.
  5. d) non fumare e non usare sostanze stupefacenti o ana bolizzanti:l’assunzione di alcune droghe, anche in modo saltuario, può interferire con la normale produzione di ormoni e nuocere alla fertilità. Gli anabolizzanti usati per aumentare la massa muscolare possono danneggiare per sempre la fertilità
  6. f) controllarsi regolarmente dal medico: non trascurare la tua salute sessuale, consulta il tuo medico e fai un controllo presso un consultorio o uno specialista.

Dopo quanto tempo si può parlare di infertilità?

Secondo le definizioni adottare dalla comunità scientifica internazionale, una coppia viene definita infertile dopo 12/24 mesi di rapporti mirati non protetti che non hanno portato ad una gravidanza.

Se una coppia si accorge o anche sospetta di essere infertile, deve al più presto rivolgersi ad uno specialista. Perdere tempo è controproducente sia nel caso in cui sia possibile intervenire con una terapia adeguata, sia nel caso in cui sia necessario ricorrere alle tecniche di PMA.

Quale è il percorso diagnostico per l’accertamento dell’infertilità?

Indicativamente, il percorso diagnostico che viene eseguito comprende, in linea di massima oltre alla prima visita e la consulenza specialistica, le seguenti indagini. Lo specialista però può ritenere necessarie indagini ulteriori o più specifiche in base al profilo della coppia:

Per lui:

  1. a) spermiogramma (esame del liquido seminale per valutarne la capacità fecondante)
  2. b) spermiocoltura (esame del liquido seminale per valutare la presenza di agenti infettivi)
  3. c) dosaggi ormonali (per valutare la presenza di evenutalideficit ormonali)
  4. d) indagini genetiche (per valutare la presenza di anomalie genetiche)

Per lei:

  1. a) isterosalinografia (per controllare lo stato delle tu b e)
  2. b) ecografia delle ovaie (per valutare la quantità di ovociti presenti)
  3. c) dosaggi ormonali
  4. d) indagini genetiche
  5. e) ricerca di agenti infettivi (ad esempio tampone vaginale)

Esiste una infertilità psicologica?

Alcuni specialisti ritengono, in base all’esperienza maturata negli anni, che dietro alcune infertilità “inspiegate” si celi, in realtà, un fattore psicologico. Si tratta come è evidente di un’ipotesi particolarmente difficile da verificare, ma proba bilmente non del tutto infondata. E’ invece certo che l’infertilità e il fallimento ripetuto dei cicli di PMA provochi stress e disagio.

In ogni caso è opportuno rivolgersi ad uno specialista. Con lui è possi bile valutare se opportuno o meno, anche in base all’età della donna, ricorrere alle tecniche di PMA (o anche in alcuni casi associare un trattamento psicoterapico).

Parallelamente all’esplosione demografica su scala mondiale che ha interessato il secolo da poco trascorso, si è assistito negli ultimi decenni al paradosso dell’apparente diminuzione della fertilità di coppia. Tradizionalmente, la donna è stata considerata la causa principale dell’infertilità di coppia e, solo in tempi relativamente recenti, è stata presa in considerazione la possibilità che anche il partner maschile potesse avere un ruolo nel determinare la difficoltà a concepire.

In base ai dati oggi a disposizione, forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 15% delle coppie nei Paesi industrializzati ha difficoltà a concepire e le cause di infertilità coniugale si distribuiscono secondo le seguenti proporzioni: 1/3 sono associate alla partner femminile, 1/3 al partner maschile e 1/3 condiviso in egual misura tra i membri della coppia. La componente maschile si configura dunque come importante fattore nell’epidemiologia dell’infertilità, potendo causare, in alcune popolazioni, fino al 40% dei problemi di infertilità di coppia.

Le cause di infertilità maschile possono suddividersi in quattro grandi gruppi:

  • cause pre-testicolari (ipotalamiche-ipofisarie);
  • cause testicolari (disordini cromosomici, dello sviluppo, immunologici, da farmaci, da irritazioni, da sostanze tossiche, orchiti);
  • cause post-testicolari (patologie del tratto genitale; disordini della funzione nemaspermica, dell’attività androgenica, disturbi dell’eiaculazione e impotenza);
  • cause ambientali, maggiormente influenti nei paesi industrializzati insieme a quelle economico- culturali e psicologiche.

Stabilita l’importanza della condizione andrologica sulle possibilità di concepimento, è utile fornire indicazioni in merito a come la fertilità maschile si sia modificata nel corso degli anni. Diversi studi epidemiologici hanno riportato un declino temporale nella produzione di spermatozoi. Studi più recenti hanno confermato l’evidenza di un progressivo peggioramento nella qualità del liquido seminale in alcune nazioni industrializzate, come il Regno Unito o il Belgio, anche se altri studi hanno fallito nel dimostrare lo stesso fenomeno in Paesi limitrofi, quali la Finlandia, oppure oltreoceano, negli Stati Uniti d’America. Sarebbe tuttavia semplicistico ricondurre la fertilità maschile alla sola conta o valutazione degli spermatozoi: esiste certamente una relazione (peraltro gli strumenti a disposizione per la valutazione della fertilità maschile sono scarsamente predittivi), ma è necessario che nella valutazione della fertilità sia inclusa la probabilità o la capacità di concepire, indipendentemente dall’analisi dello spermiogramma.

Il problema dell’infertilità maschile può dunque essere affrontato secondo molteplici approcci. Qui di seguito non saranno discussi alcuni argomenti classici, quali la definizione, l’epidemiologia e i metodi di valutazione, per lasciare spazio agli aspetti meno noti, quali i fattori di rischio e la prevenzione.

Negli ultimi anni sono emersi dati interessanti rispetto alla correlazione tra stili di vita e fertilità, in alcuni casi convincenti, in altri più contraddittori (esempi sono il fumo di sigaretta, il consumo di alcol, il peso corporeo, l’attività fisica, la dieta, l’utilizzo di droghe leggere, ecc.). Di recente pubblicazione sono anche alcuni studi che fanno intendere come lo stile di vita materno durante la gravidanza possa influenzare la fertilità futura, in età adulta, del feto maschile. Ad esempio, il fumo di sigaretta durante la gravidanza riduce in maniera significativa la qualità del liquido seminale di eventuali figli maschi.

Influenza della vita fetale sulla spermatogenesi

Un evento critico nello sviluppo del testicolo è la formazione dei tubuli seminiferi che vede, in primis, il coinvolgimento delle cellule del Sertoli: queste circondano le cellule germinali che sono migrate nella gonade e organizzano il successivo differenziamento delle strutture testicolari. Altro evento precoce nella vita fetale è il differenziamento delle cellule di Leydig che, negli spazi interstiziali tra i tubuli seminiferi, producono il testosterone utile a definire la mascolinizzazione. Il testosterone svolge però anche un ruolo locale sullo sviluppo del testicolo e in particolare esercita un uno stimolo proliferativo indiretto sulle cellule del Sertoli: è noto, grazie a modelli sperimentali, che l’assenza del recettore per gli androgeni o una inappropriata azione del testosterone causano una riduzione del numero di cellule del Sertoli, benché queste cellule durante la vita fetale non esprimano direttamente il recettore per il testosterone. La grande importanza della proliferazione delle cellule del Sertoli durante la vita fetale risiede nel fatto che il numero di spermatozoi che saranno prodotti nella vita adulta è criticamente determinato dal numero di cellule di Sertoli presenti nel testicolo, poiché queste cellule possono supportare solo un numero finito di cellule germinali nella maturazione fino a spermatozoo. La proliferazione delle cellule del Sertoli è limitata a tre fasi:

1) vita fetale, 2) periodo peri/neonatale, 3) pre-pubertà.

È dunque probabile che lo stile di vita e i fattori ambientali che contraddistinguono queste fasi della vita possano interferire con la proliferazione delle cellule del Sertoli e quindi sulla spermatogenesi successiva, con particolare riferimento al numero di spermatozoi che saranno prodotti dal testicolo. Lo stile di vita materno durante la gravidanza è ritenuto uno dei fattori che possono ripercuotersi sostanzialmente sulla conta spermatica dei figli maschi; il meccanismo più probabile di azione è proprio quello mediato dalla riduzione delle cellule del Sertoli.

Nella vita adulta gli spermatozoi originano dalle cellule staminali spermatogoniali che, a loro volta, originano dalle cellule germinali presenti nella vita fetale. Si comprende, quindi, come per le cellule del Sertoli, l’importanza di avere un numero adeguato di cellule germinali che differenzino in modo normale al fine di garantire una spermatogenesi idonea.

L’aumento delle patologie testicolari associate a ipoproduzione di spermatozoi è contemporaneo al notevole cambiamento dello stile di vita delle società occidentali, della dieta, del tipo e della quantità di attività fisica, dell’esposizione a contaminanti ambientali. È difficile studiare separatamente questi fattori che impattano sulla vita quotidiana in maniera contestuale; questo è il principale motivo per cui, nonostante le numerose previsioni e supposizioni, la conoscenza dei lori effetti sulla spermatogenesi sia a oggi relativamente scarsa. Alcuni aspetti hanno tuttavia avuto un’attenzione piuttosto costante nella ricerca epidemiologica. Di seguito sono riportati i principali.

  • Obesità materna: il potenziale riproduttivo dei figli maschi di donne obese pare essere compromesso in virtù di una riduzione osservata in termini di volume dell’eiaculato, percentuale di spermatozoi mobili, livelli di testosterone ed FSH. Mancano tuttavia studi definitivi in quanto l’unica osservazione statisticamente significativa è relativa a una diminuzione dei livelli di inibina B legati all’aumento dell’Indice di Massa Corporea (body mass index, BMI) materno7. Il meccanismo proposto porterebbe a una riduzione delle cellule del Sertoli, con gli effetti sulla spermatogenesi discussi in precedenza. Molti contaminanti ambientali, come i composti organoclorurati quali vari pesticidi e policlorobifenili (PCB), sono lipofili e si accumulano nel tessuto adiposo. In teoria, le donne obese possono presentare un accumulo eccessivo di questi composti, che a loro volta possono essere mobilitati verso il feto/neonato durante la gravidanza e l’allattamento.
  • Diossina: si tratta di un sottoprodotto estremamente tossico dei processi di combustione. È in grado di interagire con il recettore per gli idrocarburi arilici AHR. Comportandosi da fattore di trascrizione genico, comporta una anomala modulazione dell’omeostasi cellulare, con effetti devastanti sulla cellula stessa. È riportato che i figli maschi di donne esposte agli effetti dell’incidente di Seveso del 1976 abbiano una conta spermatica ridotta. Questo effetto non si è osservato invece sulla conta spermatica di soggetti adulti direttamente esposti alla diossina. È possibile che l’azione del recettore AHR, stimolata dalla diossina, vada ad antagonizzare l’attività del recettore per gli androgeni comportando una riduzione del numero di cellule del Sertoli nel testicolo fetale. Lo stesso effetto della diossina può essere arrecato da sostanze che agiscono in modo analogo, quali gli idrocarburi aromatici policiclici o i componenti dei fumi di combustione e dei gas di scarico.
  • Fumo di sigaretta: si tratta di un fattore di rischio noto. La conta spermatica dei figli di madri fortemente fumatrici è ridotta fino al 40% rispetto ai controlli. Viceversa, la qualità degli spermatozoi prodotti sembra non essere influenzata; questa osservazione è compatibile con l’ipotesi che il meccanismo di azione sia legato alla deplezione delle cellule del Sertoli e quindi alla riduzione numerica degli spermatozoi che possono essere prodotti nella vita adulta. Probabilmente gli idrocarburi policiclici aromatici contenuti nel fumo di sigaretta esercitano il loro effetto negativo in modo analogo alla diossina sul recettore AHR.
  • Consumo di carni: uno studio americano ha mostrato come un elevato consumo di carni da parte di donne gravide sia associato a una riduzione della conta spermatica dei figli maschi. Il motivo potrebbe essere ascritto ancora una volta all’attivazione del recettore AHR, ma anche all’eccessiva esposizione ai grassi saturi presenti nella carne o agli steroidi anabolizzanti utilizzati per molti anni negli USA per accrescere rapidamente i vitelli
  • Caffè: Ramlau-Hansen ha evidenziato una marcata tendenza alla riduzione di volume seminale, testosterone circolante e inibina B nei figli di donne che facessero uso di caffeina durante la gravidanza. In particolare, figli di madri che consumavano 4-7 tazze die di caffè avevano livelli significativamente inferiori di testosterone rispetto ai figli di madri che consumavano da 0 a 3 tazze di caffè al giorno. Curiosamente, lo stesso studio ha sottolineato come l’esposizione alla caffeina nei maschi in età adulta sia invece associata all’innalzamento dei valori di testosterone.

Molti studi stanno cercando di evidenziare ulteriori specifici stili di vita o contaminanti che, durante la gravidanza, possano avere un effetto sulla spermatogenesi dei figli. Tra questi vi sono l’utilizzo di cosmetici (con particolare riferimento agli ftalati ivi contenuti) e l’esposizione ai composti polibrominati (additivi di materie plastiche)

Effetto degli stili di vita nell’età adulta sulla spermatogenesi

Numerosi studi condotti su modelli animali hanno indagato il ruolo di diversi tipi di esposizione in età adulta e i possibili effetti sulla fertilità. Sono stati, ad esempio, valutati gli effetti di molteplici composti chimici sulla spermatogenesi: molti di questi studi hanno utilizzato concentrazioni estremamente elevate che, probabilmente, non trovano riscontro in termini di esposizione ambientale per l’uomo. La rilevanza dei risultati è pertanto difficilmente interpretabile rispetto alla spermatogenesi umana. Tuttavia, è utile considerare alcune evidenze, seppur derivate da esperimenti su animali da laboratorio, che offrono un modello utile per la comprensione dei meccanismi che possano perturbare la corretta produzione di spermatozoi nell’uomo.

Alimentazione

L’influenza della dieta umana sulla fertilità non è di facile valutazione perché presuppone, per definizione, l’effetto contemporaneo dell’assunzione di molti alimenti. In tempi recenti è aumentata la consapevolezza del ruolo importante della nutrizione sulla fertilità, basata soprattutto sullo studio di singoli micronutrienti quali i folati, lo zinco o vari antiossidanti. A partire dalla seconda metà del Novecento la qualità della dieta è peggiorata, almeno nei Paesi Occidentali, che costituiscono il “Western pattern”, caratterizzato da un aumentato consumo di carni rosse, formaggi, bevande zuccherate, farine e zuccheri raffinati, dolci e, in generale, da un’aumentata quantità di calorie assunte giornalmente.

L’interesse verso la dieta è dettato soprattutto dal fatto che rappresenta un fattore di rischio modificabile, a differenza di altri, come ad esempio i fattori genetici, congeniti o demografici, che non lo sono.

Un tipo di dieta frequentemente studiato è la cosiddetta “prudent’ che, diversamente dalla precedente, è caratterizzata dal consumo preponderante di pesce, carni bianche, frutta e verdura, legumi, farine integrali. Questo tipo di dieta, già noto per ridurre i rischi di patologie cardiovascolari, diabete e tumore del colon- retto, è stata associata anche a lievi, ma significativi, miglioramenti della qualità spermatica, con particolare riferimento alla mobilità progressiva degli spermatozoi, se paragonata alla dieta “Western pattern”. È stato condotto uno studio su giovani soggetti in salute in cui è stato anche considerato, come possibile fattore di confondimento, lo stile di vita, che generalmente differenzia persone con maggiore o minore attitudine a una dieta sana. Nello studio non è stato possibile individuare gruppi di alimenti come fattori di rischio, ma è emerso come unico alimento singolo associato a migliori caratteristiche cinetiche degli spermatozoi il melone. Non è stato invece possibile osservare effetti positivi su altri parametri importanti relazionabili alla fertilità, quali la concentrazione o la vitalità degli spermatozoi.

Si tratta dunque di dati che, anche se non sporadici, non rappresentano evidenze certe e inconfutabili. Uno studio olandese ha riportato un effetto positivo sulla concentrazione di spermatozoi di una dieta tipica olandese che, confrontata alla dieta occidentale, si caratterizza per un maggiore apporto di farine integrali e un minor consumo di dolci e bevande zuccherate. Una dieta di tipo “salutistico” è stata invece associata a un migliore status del DNA spermatico.

In generale si può ritenere che la modifica della propria dieta a favore di alimenti quali carni bianche, frutta e verdura (in particolare pomodori e verdure a foglia verde), pesce e farine integrali e a sfavore di alcol e zuccheri possa rappresentare un modo economico per migliorare, almeno in parte, la qualità del proprio liquido seminale.

Obesità

L’obesità consiste in una condizione in cui l’eccessivo accumulo di tessuto adiposo si ripercuote negativamente sulla salute dell’individuo. Viene tipicamente definita per valori di BMI maggiori o uguali a 30 kg/m2, ma è noto che valori superiori a 25 kg/m2 siano già associabili a un progressivo aumento di rischio cardiovascolare. La dieta occidentale e lo stile di vita sedentario rappresentano le principali cause dell’aumento dell’obesità nella popolazione.

Esistono almeno due evidenze che pongono l’aumento della frequenza di obesità tra i fattori candidabili a essere associati al declino della qualità del liquido seminale: la prima è la coincidenza temporale tra i due fenomeni e la seconda è la persistenza di una buona qualità del liquido seminale nella popolazione dei Paesi in cui l’obesità è meno prevalente.

Nella donna l’obesità contribuisce all’anovulazione, riduce il tasso dei concepimenti e accresce il tasso di aborti e di complicanze perinatali. In contrasto con le molteplici evidenze dell’effetto dell’obesità sulla fertilità femminile, l’effetto sul fattore maschile per lungo tempo non è stato investigato benché da diversi anni sia noto come l’obesità sia molto più ricorrente (fino a tre volte tanto) nei soggetti infertili rispetto a quelli fertili. È stato riportato un notevole aumento di incidenza di infertilità tra i soggetti obesi, fino a 36 volte in più rispetto ai soggetti normopeso.

Il razionale dell’obesità come causa di infertilità maschile è oggetto di studi e dibattiti. Certamente l’effetto principale, più o meno diretto, è quello di perturbare la regolazione endocrina dell’asse ipotalamo-ipofisi- testicoli. Sono stati proposti alcuni fattori principali che possono essere coinvolti, in questo e altri meccanismi che conducono all’infertilità, nei soggetti obesi:

  • eccessiva attività dell’enzima aromatasi,
  • dismetabolismo della leptina,
  • insulino-resistenza,
  • accumulo di sostanze tossiche liposolubili,
  • predisposizione genetica,
  • alterati livelli di testosterone,
  • disfunzione erettile,
  • ipertermia scrotale.

Gli studi fino a ora pubblicati su questo tema hanno posto l’accento sugli effetti diretti dell’obesità sulla spermatogenesi; l’argomento rimane tuttavia controverso.

Di seguito vengono riassunti gli effetti dell’obesità riportati negli studi citati sui singoli parametri seminali maggiormente considerati:

  • Quantità di spermatozoi (concentrazione e conta totale)

Per gli uomini obesi, la probabilità di avere una scarsa concentrazione di spermatozoi (<20 milioni/ml) è tripla rispetto agli uomini normopeso. In generale, negli uomini obesi la conta totale di spermatozoi pare essere ridotta, in particolare per BMI > 25 kg/m2. Inoltre, il volume dell’eiaculato diminuisce progressivamente all’aumentare del BMI.

  • Mobilità spermatica

Nonostante alcuni report di rilievo, non vi è un consenso unanime nell’attribuire all’obesità un effetto negativo sulle proprietà cinetiche degli spermatozoi. Si tratta di un parametro non sempre considerato negli studi di questo genere. È stato riportato che il BMI correla in modo inverso con la mobilità progressiva, mentre gli spermatozoi dotati di mobilità progressiva lenta sono più facilmente riscontrabili in pazienti obesi. La circonferenza di vita e fianchi correla in modo inverso con la conta spermatica totale e con la conta di spermatozoi mobili progressivi.

  • Frammentazione del DNA spermatico

Viene espresso come indice di frammentazione (DFI) ed esprime la percentuale di spermatozoi che presentano rotture della catena del DNA a singolo o doppio filamento, rispetto al totale degli spermatozoi. Si ritiene che valori di DFI superiori a 25-30% possano compromettere seriamente la fertilità maschile. Un BMI superiore a 25 kg/m2 causa un aumento di DFI spermatico e una diminuzione di spermatozoi con cromatina integra, in modo proporzionale al grado di obesità.

  • Morfologia spermatica

Lo studio della morfologia spermatica è di difficile applicazione a causa dell’elevata variabilità ritenuta fisiologica e alle difficoltà di rendere oggettiva la valutazione del parametro. Allo stadio delle evidenze attuali, la correlazione tra morfologia nemaspermica e obesità è debole, essendo confinata a sporadiche osservazioni. L’identificazione di specifici ormoni, proteine e meccanismi molecolari coinvolti nella definizione della morfologia spermatica potrebbe spiegare in che misura l’obesità possa alterare la corretta spermatogenesi.

Fumo

Tra le abitudini più comunemente sospettate di causare effetti dannosi alla salute figurano il fumo e l’eccessivo consumo di bevande alcoliche.

A causa del gran numero di uomini fumatori e del fatto che il fumo di sigaretta contiene mutageni e cancerogeni noti, da molti anni vi è la preoccupazione che il fumo possa avere effetti negativi sulla potenzialità di riproduzione maschile. Una revisione della letteratura epidemiologica indica che il fumo di sigaretta è associato a una modesta riduzione della qualità dello sperma, con particolare riferimento alla concentrazione degli spermatozoi, alla loro motilità e morfologia. Le associazioni tra fumo, concentrazione e motilità spermatica sono più forti negli studi che confrontano uomini “sani” (ad esempio, volontari e donatori di sperma) rispetto agli studi che confrontano soggetti infertili. Il fumo è stato anche associato ad alterazioni dei livelli ormonali nei maschi, ad esempio per quanto riguarda l’aumento dei livelli di estradiolo. Nonostante le modeste riduzioni della qualità dello sperma e i livelli ormonali alterati riscontrati nei fumatori, gli studi ad oggi disponibili non hanno dimostrato una riduzione della fertilità maschile in associazione con il fumo. Ci sono, tuttavia, alcune prove che suggeriscono che il fumo paterno sia associato con anomalie congenite e tumori infantili33.

Fisiologicamente, l’attività del testicolo dipende in modo cruciale dai livelli di ossigenazione e quindi tutti i fattori che possano causare ipossia sono sospettati di arrecare danno alla spermatogenesi. Il fumo potrebbe ragionevolmente rientrare in questa categoria spiegando gli effetti osservati da alcuni Autori sulla spermatogenesi. Tuttavia, paragonata alla drammatica riduzione della conta spermatica dei figli di madri fumatrici (fino al 40%, si veda sopra), la riduzione nella conta spermatica osservata negli uomini adulti, fortemente fumatori, è modesta, attestandosi tra il 10 e il 17%7. Benché l’interazione con i processi di ossigenazione sia quasi scontata, non si possono escludere altri effetti del fumo sulla spermatogenesi, come ad esempio l’azione del cadmio in esso contenuto o l’attivazione del recettore Ah.

Si può concludere che, anche se tra i fumatori non è stata verificata una significativa riduzione della fertilità, gli uomini con ridotta qualità del liquido seminale che desiderano avere figli possono beneficiare dall’astensione dal fumo, dal momento che diversi piccoli studi indicano un possibile e potenziale margine di miglioramento. Ulteriori studi dovranno chiarire l’importanza dell’esposizione al fumo in termini di dose, di finestre temporali diverse e controllare potenziali fattori confondenti come l’età e l’abitudine materna al fumo.

Alcol

Diversi studi che hanno valutato gli effetti dell’assunzione di alcol sulla spermatogenesi non hanno evidenziato un impatto significativo, almeno in relazione ai soggetti con un moderato consumo di alcol. Al contrario, per gli alcolisti cronici, esistono buone evidenze sulla riduzione della qualità del liquido seminale e dei livelli di testosterone. In particolare, uno studio indiano ha valutato 66 soggetti non fumatori e non consumatori di droghe che avessero consumato per almeno un anno 180 ml di alcol/die, per almeno 5 giorni a settimana (brandy e whisky con almeno il 40% di contenuto alcolico) con un gruppo di soggetti di controllo di pari caratteristiche, ma che non consumassero alcol. Nei soggetti alcolisti è stato evidenziato un significativo aumento di FSH, LH ed estrogeni e una significativa riduzione dei livelli di testosterone. Per quanto riguarda l’esame del liquido seminale, sono state evidenziate rilevanti riduzioni del volume dell’eiaculato, della conta spermatica e della percentuale di spermatozoi morfologicamente normali. Risultati simili erano già stati riportati, suggerendo che la prolungata assunzione di alcol possa causare una condizione di ipogonadismo primario.

Droghe e farmaci

Sorprendentemente esistono pochi studi che abbiano valutato l’effetto di droghe o farmaci sulla spermatogenesi nell’uomo. Grazie a modelli animali, è stato dimostrato che i cannabinoidi, come la marijuana, possono compromettere severamente la steroidogenesi testicolare, la produzione, la maturazione e la motilità degli spermatozoi. L’effetto di tali sostanze si esplica attraverso l’attivazione di recettori sensibili ai cannabinoidi (CB1, CB2) che sono espressi anche nell’uomo. Questo supporta l’ipotesi di effetti simili anche sulla spermatogenesi umana, ma i dati ad oggi a disposizione non sono convincenti39. In uno studio di diversi anni fa41, l’uso di cocaina nei due anni precedenti l’esame del liquido seminale è stato riscontrato con una frequenza doppia nei soggetti oligospermici rispetto ai soggetti normospermici. Analogamente, tra i soggetti con ridotta mobilità spermatica ed elevata incidenza di spermatozoi anomali, si è riscontrata con maggior frequenza l’abitudine all’assunzione di cocaina. Si tratta di risultati la cui robustezza statistica è ai limiti della significatività, ma che suggeriscono un potenziale effetto della cocaina sulla riproduzione maschile, meritevole di ulteriori approfondimenti.

La somministrazione di steroidi androgenici nell’uomo causa una spiccata riduzione della produzione di spermatozoi poiché sopprime la secrezione di LH endogeno ipofisario e quindi di testosterone testicolare. Si tratta di una evidenza ben nota, tanto da rappresentare la base per lo sviluppo di metodi contraccettivi destinati all’uomo42. Non sorprende, dunque, che l’assunzione di steroidi anabolizzanti da parte di sportivi (atleti, bodybuilder, ecc.) possa avere effetti analoghi43. Si tratta di effetti che, analogamente a quanto avviene per la contraccezione, si mostrano reversibili dopo la cessata somministrazione.

Esistono alcuni tipi di farmaci di utilizzo molto comune, anche per terapie croniche, che possono influire negativamente sulla spermatogenesi. Si tratta di un effetto spesso trascurato che può tuttavia avere importanza in soggetti desiderosi di prole. È il caso, ad esempio, della sulfasalazina, usata come antinfiammatorio intestinale, che può indurre infertilità nell’uomo e nel ratto agendo, probabilmente, nelle fasi tardive della spermatogenesi. Considerazioni analoghe sono valide per altri farmaci come la ciclofosfamide, utilizzata nelle cure antineoplastiche o per alcune patologie renali. L’effetto dei farmaci sulla spermatogenesi è ancora largamente sconosciuto, ma merita attenzione poiché probabilmente potranno essere individuati alcuni principi attivi in grado di inficiare la fertilità, anche tra farmaci di largo consumo “insospettabili”. Alcuni dati preliminari pongono tra i candidati farmaci come gli antagonisti del recettore H1, gli anti-epilettici e alcuni antibiotici.

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