Terapia genica, una nuova cura contro il cancro?

3 febbraio 2014 18:420 commentiDi:

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Domai si terrà la Giornata Mondiale contro il Cancro, una giornata voluta dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per fare il punto ogni anno sugli sviluppi di questa malattia, sia dal punto di vista dell’incidenza – che, come emerge dall’edizione 2014 del World Cancer Report, il documento che fornisce un quadro completo sulla malattia a livello mondiale, sembra essere in costante aumento – sia dal punto di vista delle cure che la scienza e la medicina stanno mettendo a punto per debellare questa patologia.

Proprio in occasione di questa Giornata, l’OMS ha diffuso i dati relativi al 2012: le morti per cancro sono state circa 8.2 milioni, la metà della quali di pazienti con età compresa tra i 30 e i 69 anni. Dal documento emerge anche che negli ultimi quattro anni l’incidenza del cancro è aumentata dell’11%, nulla in confronto a quanto l’OMS ha stimato per i prossimi anni: da ora al 2030 i casi di tumore aumenteranno del 75%, arrivando a colpire oltre 25 milioni di persone nel mondo.

Dati allarmanti questi, che si scontrano però con i progressi della medicina e della scienza, negli ultimi anni sempre più impegnate a trovare una cura per debellare questo killer che sembra trovare sempre delle nuove forme di resistenza.

L’obiettivo delle nuove cure sperimentali contro il cancro è di trovare dei metodi che siano il meno invasivi possibile o che siano meno traumatici per il paziente affetto dal cancro rispetto a quelli attualmente a disposizione (chirurgia, radioterapia, chemioterapia etc.) e che, e questo è forse l’obiettivo principale, siano in grado di bloccare la crescita e lo sviluppo della massa tumorale e anche una sua eventuale ricomparsa.

Negli anni sono state portate all’attenzione della comunità scientifica internazionale diversi trattamenti ‘alternativi’, molti dei quali hanno dato ai pazienti una nuova speranza che poi, nella maggior parte dei casi, è stata disattesa. Questo accade soprattutto perché le notizie che circolano sulla maggior parte dei mass media si riferiscono a trattamenti ancora in via del tutto sperimentale e spesso ancora in una fase primitiva di sperimentazione in cui i dati possono magari far ben sperare ma che non sono state provate sul lungo termine e, quindi, senza che ci siano delle prove, oltre che della loro efficacia, della sostenibilità per i pazienti (ovvero senza prove a lungo termine su quelli che possono essere gli effetti collaterali della cura).

Tra queste cure innovative in questi ultimi tempi sta avendo un particolare rilievo la terapia genica, una terapia che prevede l’uso del DNA come se fosse un farmaco e che, fino ad ora, è stata utilizzata nella cura di malattie come la distrofia muscolare, la fibrosi cistica, l’emofilia, il diabete e altri tipi di malattie che dipendono principalmente da una predisposizione genetica del paziente. Alcuni studi recenti, però, fanno ben sperare nella possibilità di utilizzare la terapia genica anche per la cura di altre malattie che, oltre a dipendere da fattori di ereditarietà, dipendono anche da fattori ambientali: tra queste c’è anche il cancro.

Cos’è la terapia genica

La terapia genica è un trattamento che prevede la sostituzione di un gene difettoso (un gene è una porzione di DNA) ovvero un gene che non funziona a dovere e che quindi è la causa della malattia, con uno normale e correttamente funzionante.

Il primo passo da fare per l’applicazione della terapia genica su un paziente è l’identificazione del gene non correttamente funzionante per eliminarlo dalla sequenza di DNA ove è compreso. Il passo successivo consiste nel rimpiazzarlo con un gene sano e funzionante che viene immesso nel paziente attraverso dei vettori (che possono essere virus svuotati del loro corredo di DNA e quindi non pericolosi per la salute, il DNA nudo o i liposomi), in questo modo il nuovo gene verrà ‘metabolizzato’ nel DNA, eliminando il problema dato dal gene difettoso.

L’efficacia di questa cura non è stata ancora totalmente provata e se ne sono evidenziati anche dei limiti – ad esempio questa terapia può provocare delle forti reazioni immunitarie e, ancora, potrebbe avere dei limiti di efficacia sul lungo periodo – ma gli studi proseguono e la terapia genica sta trovando sempre più casi di applicazione, come ad esempio per il trattamento dei tumori.

La terapia genica nel trattamento dei tumori

È proprio in questi giorni che si è avuto notizia dei primi risultati positivi per la cura del tumore con l’applicazione della terapia genica. Gli studi in questione sono stati effettuati da Giulia Escobar, dottoranda di ricerca, Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia genica, e dalla ricercatrice Roberta Mazzieri all’Irccs San Raffaele di Milano.

Lo studio, pubblicato anche sulla rivista internazionale “Science translational medicine”, apre dei nuovi e positivi scenari per la lotta contro il cancro.

La ricerca dell’Irccs, che finora è stata sperimentata solo su topi di laboratorio, si avvale delle tanto discusse cellule staminali.

Abbiamo adattato – spiega Naldini – la tecnica di trasferimento genico e ingegnerizzazione delle cellule del sangue al trattamento dei tumori. Nel caso delle malattie genetiche, le staminali ematopoietiche del paziente (cellule madri di tutti gli elementi del sangue) vengono corrette introducendo il gene funzionante con l’uso di vettori virali (lentivirali) in modo da ripristinare una funzione originariamente difettosa. Nel nuovo lavoro abbiamo inserito nelle staminali, con lo stesso metodo, un gene che svolge attività anti-tumorale nella loro progenie.

Questo gene anti tumorale altro non è che l’ interferone alpha, una molecola prodotta normalmente dal nostro organismo in risposta alle infezioni da tempo utilizzata anche in medicina come farmaco. Queste cellule staminali ‘modificate’ con l’introduzione dell’ interferone alpha sono state trapiantate in topi umanizzati affetti da tumore mammario. I risultati sui modelli murini sono stati eccezionali: il trapianto ha bloccato la crescita del tumore e delle metastasi.

La tossicità dell’interferone alpha, constata se utilizzato come farmaco in maniera sistematica, è stata blandita grazie ad una modificazione del vettore lentivirale usato nelle precedenti sperimentazioni cliniche, in modo da far attivare il gene ‘killer’ solo verso i monociti/macrofagi, ovvero le cellule del sangue che vengono chiamate dal tumore per la sua crescita.

Nell’esperimento – spiega Giulia Escobar – l’interferone non solo ha bloccato la crescita del tumore primario alla mammella e delle metastasi al polmone, ma ha anche trasformato i macrofagi da agenti tumorali ad antitumorali. In altre parole, ha cambiato il microambiente che circonda il tumore creando un ambiente immunostimolante, dove il sistema immunitario viene aiutato a riconoscere la neoplasia e a contrastarla.

Al momento la prova dell’efficacia dell’uso della terapia genica contro il tumore p stata dimostrata solo su modelli murini e solo per il cancro mammario, anche se, dati gli ottimi risultati della sperimentazione, si spera nella prosecuzione della sperimentazione per altri tipi di tumori e poi anche su modelli tumori.

Un aspetto importante della nostra strategia è che si tratta di una forma di immunoterapia in linea di principio utilizzabile contro vari tipi di tumori, proprio perché stimola il sistema immunitario a reagire contro la neoplasia. L’immunoterapia dei tumori è un promettente filone di ricerca che ha già dato risultati in altre sperimentazioni. Entro 3-5 anni potremmo partire con i nostri primi test sui pazienti.

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