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Tide Pod shock: la stupida mania di mangiare capsule di detersivo, si rischia il coma

Quaranta casi di intossicazione nelle ultime due settimane sono solo la punta dell’iceberg. La più recente, pazza sfida degli adolescenti americani consiste nell’ingerire detersivo liquido per lavatrici: spaccano le capsule protettive con i denti e ne ingoiano il contenuto. Il fenomeno, copiosamente documentato da video girati e diffusi in Internet dai ragazzi stessi, è sempre più preoccupante e dura da troppo tempo. Infatti i primi esempi di questa moda demenziale, che raccoglie moltissimi spettatori sui social network, risalgono a un anno fa.

Da allora centinaia di giovani di ambedue i sessi hanno deciso di fare un uso estremamente improprio delle capsule di Tide Pod, un detergente per il bucato prodotto dall’azienda Procter & Gamble. E si sono esibiti in Internet mentre ne sorbivano il nocivo contenuto. Il risultato purtroppo è stato quello prevedibile: gravi e ripetuti episodi di avvelenamento, che in un paio di casi accertati (però potrebbero essere più numerosi) hanno avuto un esito mortale. Eppure ci sono ancora molti che, come bravata, ingoiano il detersivo.

«È una follia», dice Ann Marie Buerkle, nota parlamentare che presiede la Commissione sulla sicurezza dei prodotti di consumo in America. «L’ingestione delle capsule, che contengono etanolo e perossido di idrogeno, può essere fatale. Quello che era iniziato come un gioco ora si è spinto troppo oltre. Come minimo l’ingestione

delle capsule provoca vomito, diarrea, difficoltà respiratorie, svenimenti, però si possono avere conseguenze peggiori».

Le Tide Pod hanno una confezione colorata simile a certe caramelle alla frutta e pare che occasionalmente abbiano causato anche vittime ignare, bambini piccoli e anziani affetti da demenza senile ingannati dal loro aspetto. Però gli adolescenti che finiscono all’ospedale per averle messe in bocca e aperte non si sbagliano sul contenuto, sanno benissimo che cosa fanno. Semplicemente in loro il potere della emulazione prevale perfino sul buon senso.

Si dice che la Tide Pod Challenge, cioè la sfida a ingerire queste capsule, sia scattata dopo la trasmissione sul sito CollegeHumor nel marzo del 2017 di un video comico in cui uno studente fingeva scherzosamente questo comportamento. Gli autori non si aspettavano certo che qualcuno lo avrebbe imitato per davvero. Invece il video è stato visto finora da tre milioni di persone e gli emulatori sono spuntati talmente numerosi che si è dovuto correre ai ripari con misure specifiche. YouTube ha rimosso tutti i video in cui i giovani, dopo aver filmato la propria bravata, sfidano i coetanei a mangiare anche loro le Tide Pod, e ha vietato di pubblicarne altri. “Le norme del sito di YouTube proibiscono i contenuti destinati a incoraggiare attività pericolose per la salute”, spiega la proprietà in una nota. I centri sanitari americani diffondono avvisi urgenti per ribadire ciò che sembra banale: “Non ingerite pasticche per lavatrici! Non vi avvelenate!”. La stessa Procter & Gam- ble cerca di porre un freno al fenomeno e ha ingaggiato la stella del football americano Rob Gronkowski, che in uno spot pubblicitario mette in guardia i ragazzi dai pericoli di addentare le Tide Pod.

In Italia sono quasi uguali le capsule Dash Ecodosi, prodotte da Procter & Gamble. «Contengono detersivo liquido composto da saponi molto concentrati», spiega Franca Davanzo, direttrice del Centro antiveleni dell’ospedale Niguarda a Milano. «In bocca provoca la disidratazione immediata delle mucose, con lesioni simili a quelle dovute a una sostanza caustica su labbra, lingua e palato. Se ingerito, causa bruciore, difficoltà di deglutire ed eventualmente vomito e diarrea. Se inalato, può causare difficoltà respiratorie». Le regole di soccorso per un ragazzo (o un bimbo incauto) che abbia ingerito una capsula di detersivo sono semplici. «Cercate di farlo vomitare, non dategli nulla da bere. Se ha nausea o respira male, portatelo subito al Pronto Soccorso. Altrimenti telefonate al numero 02.66101029 del nostro Centro antiveleni. Questa moda è molto pericolosa».

Il termini “detergente”, “detersivo” e “preparato per lavare” sono tra loro sinonimi. I detergenti sono prodotti essenziali di uso frequente nella nostra vita quotidiana. Grazie alla loro capacità di rimuovere lo sporco dalle superfici, contribuiscono al mantenimento di una buona igiene personale, riducono la presenza di germi, consentono la buona durata di abiti, tovaglie, lenzuola, oggetti per la casa e mobilia e rendono la casa e gli ambienti di lavoro più gradevoli. Tali prodotti sono composti a base di tensioattivi e sostanze complementari. Usati in un bagno di lavaggio, essi facilitano la rimozione della sporcizia dai tessuti, dalle stoviglie, dalle varie superfici da lavare, diminuendo le forze che tengono unito lo “sporco” alle superfici ed aumentando le forze di attrazione tra lo “sporco” e il bagno di lavaggio. Queste forze sono dette tensioni superficiali e le sostanze, contenute nei detersivi, che modificano queste forze sono dette tensioattivi. I detergenti si trovano sotto varie forme (liquido, polvere, pasta, barre, pani, pezzi e soggetti ottenuti a stampo, ecc) e possono essere utilizzati a livello domestico e/o istituzionale e/o industriale. Essi si dividono in: • Saponi (tensioattivi naturali) • Detergenti sintetici (tensioattivi sintetici) I detergenti, prima di essere messi in commercio, sono valutati per quanto riguarda la loro sicurezza per il consumatore e per l’ambiente. Pertanto, con pochissime eccezioni, rappresentano un rischio molto limitato, se utilizzati secondo le istruzioni del produttore. In ogni caso però, è bene che gli utilizzatori seguano le normali precauzioni che sono appropriate per tutti i prodotti che teniamo in casa. È opportuno che essi vengano tenuti lontani dalla portata dei bambini, che non vengano travasati in contenitori “neutri” (tipo bottiglie di acqua minerale)”, che non vengano miscelati tra loro (a meno che ciò non sia raccomandato dal produttore) e che vengano utilizzati secondo quanto raccomandato in etichetta. Quindi, la “regola N. 1” è quella di leggere sempre con attenzione le etichette!

I detergenti, rappresentano una delle principali entità di rischio di patologia dermatologica nell’ambito del lavoro domestico; sono, infatti, di per sé degli irritanti primari e quindi, se usati senza le dovute precauzioni, possono causare dei danni alla pelle a chiunque li maneggi. I danni dermatologici prodotti da detergenti possono essere distinti in: – dermatiti da contatto irritative e allergiche; – sovrainfezioni delle dermatiti da contatto da parte di batteri e funghi; – aggravamento di preesistenti dermatiti di diverso tipo. Va ricordato anche che la professione di casalinga, comporta un’esposizione, spesso in maniera scarsamente protetta, a numerosi fattori di rischio che concorrono a causare e/o peggiorare i vari quadri clinici. La principale differenza fra dermatite su base irritativa, o aggressiva, e dermatite allergica è che la prima può colpire qualsiasi persona ed è strettamente legata al potere irritante dei detergenti, all’intensità e durata del contatto; la dermatite allergica, invece, colpisce solo soggetti sensibilizzati non al detersivo in toto, ma a singole componenti degli stessi, e, in questo caso, contatti con concentrazioni anche molto basse, possono scatenare la dermatite. I ripetuti contatti con acqua e soluzioni irritanti, come quelle a base di detersivi, alterano lo strato corneo e il film idrolipidico che protegge la superfice cutanea e, più particolarmente: 1) allontanano i grassi che proteggono la pelle; 2) macerano la pelle, creando una condizione favorente la sovrainfezione da batteri e funghi. Il quadro clinico di tipo irritativo, è più frequente di quello di natura allergica e può presentarsi in forme cliniche diverse: a) acuta, caratterizzata da eritema (arrossamento), edema, vescicole e bolle; b) subacuta con eritema e desquamazione, ragadi (fissurazioni lineari), spesso conseguente all’esposizione a sostanze con modesta attività irritante, di solito localizzate alle dita delle mani;

c) cronica, con ipercheratosi (aumento dello strato corneo), desquamazione e ragadi. Tra i fattori predisponenti l’eczema da contatto alle mani nelle casalinghe devono essere ricordati, in quanto troppo spesso sottovalutati, anche quelli fisici, in particolare, l’umidità e i microtraumi. I detergenti, inoltre, per la loro azione irritativa diretta sulla pelle, sono in grado di peggiorare altre patologie molto comuni quali l’eczema e la psoriasi. Da ultimo, gli stessi meccanismi usati come protezione, quali i guanti di gomma, possono essere causa sia di eczemi da contatto (alla gomma e ai suoi costituenti) che di sovrainfezioni legate all’aumento dell’umidità e alla conseguente macerazione che questi oggetti provocano. La dermatite allergica da contatto, invece, spesso complica e segue la dermatite irritativa; le alterazioni che caratterizzano quest’ultima favoriscono infatti la penetrazione di sostanze allergizzanti nella pelle e la sensibilizzazione dei soggetti esposti. L’eczema allergico da contatto può presentarsi con numerosi quadri clinici: 1) lesioni eritematose, vescicolose, specie al dorso delle mani e alla superficie dorsale e laterale delle dita; 2) eczema da anelli, cioè eczema della sede di contatto con anelli, spesso anche di natura irritante, osservabile più frequentemente in soggetti già sensibilizzati al nichel; 3) eczema nummulare, da moneta, caratterizzato da lesioni eczematose, tendenzialmente circolari, delle dimensioni di una moneta, più frequentemente osservabili in soggetti affetti da eczema costituzionale, e alle volte associato a sensibilizzazioni al cromo. L’eczema allergico da contatto è nella maggior parte dei casi correlato ad una sensibilizzazione nei confronti di particolari componenti presenti nei guanti, nel qual caso si estende dal dorso delle mani agli avambracci arrestandosi con un limite, spesso netto, nel punto in cui termina il guanto. Bisogna infine tenere presente che gli eczemi allergici da contatto delle mani sono provocati anche da alcuni vegetali, aromatizzanti naturali e artificiali; utensili da cucina e da lavoro quali forbici, aghi ecc.; le materie plastiche; profumi; antisettici; piante da appartamento; cere; antisettici; disinfettanti; creme per le mani e farmaci per uso locale. Per quanto riguarda il cobalto, recenti ricerche avrebbero documentato che le sensibilizzazioni isolate a questo metallo sono piuttosto frequenti nelle casalinghe: una delle principali fonti di esposizione potrebbero essere i detergenti e candeggianti.

Intossicazione da detergenti Anche i detersivi, se introdotti accidentalmente o volontariamente nell’organismo, possono essere tossici come altre sostanze (naturali, farmacologiche, ecc.) e, assorbiti, possono provocare danni. È ovvio che il danno dipende dalla quantità, dalla concentrazione, dalla solubilità, dalla granulometria, dallo stato di salute del soggetto, dalla via di introduzione (ingestione, inalazione, contaminazione attraverso la cute o gli occhi). Dal punto di vista chimico-tossicologico, infatti, nell’evoluzione di ogni avvelenamento acuto si possono distinguere tre fasi, a ciascuna delle quali corrisponde un diverso tipo di soccorso: • il contatto (inalazione, ingestione, contaminazione della cute, ecc), dalle cui modalità dipende la “via” d’ingresso nell’organismo, • l’assorbimento nel sangue e la fissazione negli organi bersaglio (fegato, rene, SNC, ecc), • l’eliminazione. È indubbio che un intervento di primo soccorso può riguardare solo la prima fase, mentre gli interventi successivi, se necessari e più complessi sono di competenza del personale specializzato. Per inalazione si intende, l’introduzione di sostanze tossiche gassose, volatili o liquide vaporizzate attraverso le vie respiratorie. L’avvelenamento per ingestione si verifica con l’introduzione della sostanza tossica, liquida o solida, attraverso la via orale. La contaminazione attraverso la cute o gli occhi si ha per assorbimento diretto dei prodotti tossici attraverso tali vie. Pertanto, il trattamento dell’intossicazione da detergente, come per quello da altre sostanze, si fonda su: PERICOLO 1. inattivazione e allontanamento del detergente non ancora assorbito;

inattivazione del detergente già assorbito o lotta dei suoi effetti con accelerazione della sua eliminazione. Salvo che nel caso di agenti caustici e corrosivi, la cui azione è pressoché immediata nella zona di contatto, per la maggior parte dei tossici ad azione sistemica vi è una fase di latenza, asintomatica, e una fase di sintomatologia ben evidente nella quale, oltre agli effetti specifici, si possono presentare alterazioni di organi raggiunti dal veleno e delle funzioni vitali. Chi soccorre un intossicato deve: • contattare il CAV (centro antiveleni)1 • cercare di individuare il detergente • precisare tipo e modalità di contatto • controllare il volume del liquido mancante da un contenitore • rintracciare e conservare i contenitori, vuoti o con residuo di detergente • in presenza di vomito, raccogliere e conservare campioni di contenuto gastrico, consegnandoli al soccorso specializzato (medico, ambulanza, CAV). Tutte le indicazioni raccolte devono essere riferite al CAV con cui il soccorritore è bene si metta subito in contatto senza improvvisare rimedi casalinghi. Di seguito si forniscono alcune informazioni comuni di primo soccorso legate alla intossicazione acuta accidentale da prodotti detergenti, in rapporto alla modalità di introduzione e alla conseguente sintomatologia. I sintomi specificaci e le indicazioni di primo soccorso, legati alla tipologia di ciascun prodotto sono poi elencati nelle schede in appendice. Provocare il vomito del soggetto che ha assorbito il detersivo è quasi sempre controindicato, in quanto i detersivi contengono sostanze schiumogene (la schiuma può essere inalata e determinare asfissia o polmonite).

Cosa tenere nell’armadietto di primo soccorso In tutte le abitazioni, in un luogo sicuro, non esposto al calore e all’umidità e, soprattutto, non accessibile ai bambini, deve avere posto un piccolo armadietto, (eventualmente munito di apposite “blocca ante”) che, oltre ai presidi medico chirurgici da medicazione (cotone idrofilo, cerotti, garze ecc.), sarebbe opportuno contenga, per un primo soccorso in caso di contatto oculare o di ingestione di sostanze detergenti: • soluzione fisiologica salina • carbone attivato in polvere. da utilizzare, rispettandone le precauzioni di conservazione e di scadenza, previo contatto con il Centro Antiveleni (CAV).

PERCHÉ LA SOLUZIONE FISIOLOGICA SALINA? La soluzione fisiologica salina è una soluzione acquosa di cloruro di sodio 0,9%, utilizzabile per lavare gli occhi in caso di contatto con prodotti detergenti. Il lavaggio oculare, sentito comunque sempre praticato per 10-15 minuti, tenendo la testa dell’interessato rivolta dal lato dell’occhio leso e facendo defluire la soluzione fisiologica dall’interno verso l’esterno dell’occhio. Le palpebre vanno tenute aperte con due dita e devono essere rimosse eventuali lenti a contatto. Ovviamente, dopo il lavaggio oculare è sempre opportuno praticare una visita oculistica per accertarsi su eventuali lesioni d’organo.

Consigli di comportamento Le norme di comportamento da adottare in ambito domestico, per la prevenzione dell’esposizione ai prodotti domestici pericolosi e, quindi, anche ai detergenti, possono essere riassunte come segue: • Leggere attentamente anche più volte le etichette • Tenere i prodotti lontani dai bambini • Non manomettere le chiusure di sicurezza • Non lasciare aperta la confezione • Non farsi vedere dal bambino nell’utilizzo della chiusura di sicurezza • Insegnare al bambino il significato dei simboli di pericolo • Spiegare al bambino la pericolosità dei prodotti in cui sono presenti simboli di pericolo • Non utilizzare il sottolavello per conservare detersivi e, in particolare, prodotti acidi o alcalini (ad esempio: detersivi per lavastoviglie liquidi, pulitori per metalli, detergenti per superfici dure, disincrostanti, pulitori per forni), nelle famiglie in cui ci sono bambini piccoli • Non travasare i detergenti in bottiglie o altri contenitori destinati a bevande o alimenti • Non usare bicchieri da cui abitualmente si beve per dosare i detergenti • Non usare contenitori di prodotti per la pulizia della casa per far giocare il bambino.