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Vino e sesso contro il cancro alla prostata

Una volta scoperto l’esistenza di un tumore alla prostata, bisogna identificarlo stadio di grado di gravità. Stabile dello Stato significa capire quanto sia diffuso. Questo si può fare tramite esami come la risonanza magnetica, la scintigrafia ossa,. Esistono diversi sistemi per definire lo stadio raggiunto; il più semplice è quello utilizzato dall’American cancer society:

Molto iniziale: il cancro è confinato dalla ghiandola prostatica e non è percepibile un esame digitale rettale. I tumori nella fase iniziale vengono di solito scoperti sottoponendosi a biopsia per quella che si crede un’ipertrofia benigna. Generalmente in questi casi medici preferiscono non prescrivere nessuna terapia, ma aspettare che il tumore si sviluppa abbastanza.

Prevenire il tumore alla prostata? Si passa anche dal vino e dal sesso. Già, perché i medici del workshop Comunicare la prevenzione: vino, prostata e sessualità, in buona sostanza hanno affermato – ovviamente su basi scientifiche – che bere un buon bicchiere di vino riduce il rischio di sviluppare il tumore alla prostata, ed è anche in grado di migliorare il piacere sessuale. Il tumore alla prostata, per inciso, è il più diffuso nella popolazione maschile: rappresenta circa il 15% di quelli diagnosticati nell’uomo. Il rischio che la malattia conduca alla morte, però, non è particolarmente elevato, soprattutto se si interviene per tempo.

Gli uomini che hanno un rapporto col sesso regolare rischiano meno l’insorgenza di un tumore alla prostata. Lo abbiamo appreso da uno studio condotto in Canada e pubblicato successivamente sulla rivista Cancer Epidemiology.

Negli ultimi tempi, moltissime ricerche scientifiche hanno evidenziato gli effetti benefici, biologici e e psichici, di una regolare e sana vita sessuale. Ad essere sotto la lente d’ingrandimento questa volta sono gli uomini. La ricerca, sviluppata tramite un questionario, ha sottoposto oltre 3200 uomini: la metà dei partecipanti aveva già precedenti diagnosi di tumore, mentre gli altri erano sani, ma avevano in famiglia molti casi benigni il tumore alla prostata.

Considerando 20 o più eiaculazioni al mese una frequenza alta, e meno di 20 una frequenza bassa, gli studiosi sono giunti alla conclusione che gli uomini che dichiaravano un maggior numero di rapporti sessuali con donne avevano un rischio relativo di insorgenza del tumore più basso del 28% rispetto a quelli che dichiaravano una minor frequenza e a chi, invece, ha avuto rapporti omosessuali.

«Una possibile spiegazione risiede nel fatto che l’eiaculazione consente di mantener puliti i dotti della ghiandola prostatica, evitando il ristagno di agenti infiammatori, che col tempo possono diventare cancerogeni – spiega il dott. Giaro Conti, Presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) – L’astinenza prolungata, invece, provoca il ristagno delle secrezioni all’interno della prostata, favorendone la congestione e quindi aumentando la possibilità di infiammazioni e congestione
prostatica».

Le malattie sono segnali di problemi di più ampia portata. Sono messaggi che ci avvisano di cambiare abitudini, magari rispetto alimentazione; forse mangiamo troppi cibi industriali, riempiendoci di conservanti e altri pericolosi prodotti chimici. Altre volte comunicano che trascuriamo troppo la cura di noi stessi, il riposo, il rilassamento dallo stress, oppure che non eliminiamo le impurità che, consapevolmente o meno, sorbiamo con la mente con il corpo. Il cancro alla prostata lancia un allarme chiaro ed evidente.

La decorazione interna è il fondamento della salute. Anche il mio programma fondato sull’alimentazione e sull’assunzione di integratori è stregato il colon è troppo sporco intasato per assimilare le sostanze nutritive, se blocchi emotivi danneggiano i tessuti, le infezioni dentali nascoste avvelenando il corpo o se i parassiti si impadroniscono degli alimenti più preziosi.

Dopo aver diagnosticato un cancro alla prostata, il medico tradizionale raccomanderà di intervenire subito, prima che si diffonda oltre la ghiandola, altrimenti morirete. Questo è tipico della medicina ufficiale, una scienza fondata sulla paura sulla rassegnazione. E questa è la ragione per cui il cancro, che si nutre di paura, è così diffuso nella nostra società. Molti cominciano a capire che un simile atteggiamento che ignora i messaggi inviati al corpo, non è portatore di salute. Tende invece ad aprire la strada a nuove malattie, oltre a una dipendenza avvita da medici, farmaci e interventi chirurgici. Per questo motivo si cerca sempre un approccio terapeutico alternativo che accorda con dolcezza
Le comunicazioni dell’organismo ed effetto i cambiamenti necessari.

Nel programma di intossicazione differenza la medicina occidentale della di alternative sono nette: la medicina ufficiale considera la malattia come qualcosa che ci accade, provocata da germi o geni. Il programma di disintossicazione la vede invece come un messaggio che stimola a cambiare abitudini di vita. La medicina ufficiale secondo la paura, mettendo risolutamente in guardia sulle terribili conseguenze che si abbatteranno su di noi se ci riferiamo di seguire subito le prescrizioni. Ma la paura genera sempre la malattia. Il programma disintossicante incoraggia a superare il problema temporaneo, il che porta a di conseguenza una maggiore forza e una migliore salute. Prima di intervenire, la medicina ufficiale tende a lasciare che i mali minori si aggravano. Il programma disintossicante mila evitare che si creino grossi problemi prestando attenzione anche a messaggi in appartenenza secondari, fino a stabilire perfette condizioni fisiche. La medicina ufficiale indirizza ricerche la cura un numero molto ristretto di segni e sintomi, e limitandosi comunque solo corpo fisico. Il programma disintossicante cerca segnali di cattiva salute in ogni parte del corpo, della mente e dello spirito, così da guarire ogni livello dell’essere. La medicina ufficiale si affida quasi esclusivamente a un’artiglieria pesante di farmaci di interventi chirurgici. Il programma disintossicante ricorso a erbe, massaggi, alimenti, medicazioni, spiritualità e altri aiuti delicati che spingono dolcemente il corpo e la mente verso la salute.

I problemi che possono colpire la prostata sono principalmente di tre tipi: infezioni, inversamente tumore. Le infezioni, chiamate prostatiti, sono relativamente comuni negli uomini alla pubertà in poi. Possono essere di breve o di lunga durata, gravi o leggeri, facile o difficile da curare. I sintomi comprendono minzione frequente e dolorosa, altre difficoltà urinarie o dolore durante l’atto sessuale. L’ingrossamento, chiamato ipertrofia benigna della prostata, è fastidioso, ma non è pericoloso come un tumore. Anche se alcuni uomini di vent’anni possono soffrirne, appare di solito in un’età avanzata. Si guarda che ne sia affetta la metà degli uomini oltre sessant’anni il 90% oltre gli 85. Se la prostata s’ingrossa verso l’esterno, probabilmente paziente non se ne rende conto. Ma se si copre interamente si schiaccia l’uretra, che attraversa il centro della ghiandola, il problema diventa più evidente; si prova infatti una certa difficoltà a iniziare la minzione , Il flusso è debole discontinuo, si verifica un goccio lamento prima e dopo, lo stimolo a urinare è frequente e ci si alza anche parecchie volte durante la notte, diventa impellente. Si può anche soffrire di minzione incompleta, cioè di incapacità di svuotare interamente la vescica, in certi casi anche di incontinenza. La più comune soluzione medica ai sintomi dell’ipertrofia benigna della prostata è un tipo di chirurgia non invasiva chiamata resezione transuretrale della prostata. Prologo inserisce uno strumento attraverso il pene mentre il paziente sotto anestesia. In questo modo riesce a vedere rimuovere una quantità sufficiente di tessuto prostatico da riaprire il normale passaggio dell’uretra e ristabilire il regolare flusso di urina.

Esistono farmaci per ridurre la prostata, come il Proscar, ma non sono veramente efficaci presentano sgradevoli effetti collaterali. L’unico approccio semi scientifico che funziona per è stato messo al bando dal Dipartimento della sanità nel 1990. Ad aprire la strada uno studio effettuato nel 1958 dal dottore Feinblatt e dal dott. Gant e successive ricerche dimostrano la validità. L’ipertrofia risultava ridotta dal 77 92% dei casi grazie all’utilizzo di capsule contenenti aminoacidi, glicina, alanina e acido glutamico. Questa combinazione disponibile molti integratori specifici per la prostata in vendita nelle erboristerie. Non sono stati identificati effetti collaterali. Se avete sintomi da ipertrofia prostatica, trovate uno di questi composti che vada bene per voi intanto seguite il programma di disintossicazione, così da guarire completamente non avere più bisogno di assunzione di integratori.

Un ottimo vino e fare l’amore con la propria compagna. Si è tutto vero, anche così si può prevenire il tumore alla prostata.

Gli alimenti grassi di ogni genere, specialmente quelli che contengono grassi animali saturi come carne rossa, pollame, uova e latticini, sembrano esercitare un’attrazione ipnotica su molte persone. Studi condotti negli ultimi cinquantanni hanno ripetutamente dimostrato che rassunzione di cibi ad alto contenuto lipidico provoca malattie, cattiva salute e morte precoce. Tutti sappiamo che questi alimenti fanno male. Causano obesità, occludono le arterie, favoriscono vari tipi di cancro e abbreviano la nostra esistenza. Il 42 per cento delle calorie assimilate dagli americani è composto da lipidi! La maggior parte di esse proviene da grassi animali saturi, che sono i più nocivi.

Fortunatamente, la dieta di Atkins, quella chetogenica e altre sono cadute nell’oblio, ma solo per essere sostituite con il ridicolo indice glicemico, che promuove il consumo di cibi di origine animale rispetto ai cereali integrali e ai fagioli, poiché grassi e proteine non danno luogo a particolari reazioni glicemiche. Ovviamente, mangiare tutta la carne rossa, il pollame, le uova e i formaggi che vuoi significa percorrere una strada completamente sbagliata. A quanto pare, gli uomini cercano soltanto un pretesto per fare ciò che desiderano, mentre si sforzano continuamente di razionalizzare le cattive abitudini. In America e nella maggior parte dei Paesi europei Yalimentazione è composta per il 40 per cento di grassi, per lo piu grassi saturi di origine animale. Quanto più una società è opulenta, tanto più la dieta è ricca di cibi animali e grassi saturi, e tanto maggiore è Pincidenza delle malattie. Per ironia della sorte, la prosperità porta con sé cattiva salute.

La verità sui grassi

I grassi idrogenati sono i peggiori, in quanto non esistono in natura. Vengono ottenuti in laboratorio con idrogeno, pressioni molto elevate e catalizzatori metallici come il platino. I nostri organismi semplicemente non sono in grado di gestire questi grassi artificiali e sintetici, che finiscono per occludere le arterie. Il consumo di oli vegetali è solo un male minore. L’idea che esistano grassi “buoni” e “cattivi” è una pia illusione. L’apporto di olio d’oliva, per esempio, andrebbe limitato come quello di qualunque altro grasso. Meno lipidi assumi, meglio è! Meno ne includi nella tua dieta, tanto migliore sarà la tua salute e più lunga la tua vita. Gli asiatici e gli africani che si trasferiscono negli Stati Uniti ma mantengono la loro alimentazione tradizionale continuano a non accusare quasi nessuna malattia della prostata. Si tratta di un dato indiscutibile fornito dai cosiddetti “studi sulle migrazioni”.

I popoli mediterranei che consumano olio d’oliva invece di burro soffrono di cancro alla prostata in misura leggermente minore rispetto ad altri Paesi europei, ma l’incidenza rimane comunque molto più alta di quella riscontrata tra gli asiatici. L’unica eccezione alla “regola” dei grassi è l’assunzione quotidiana di 1-2 g di olio di semi di lino. Diverse ragioni lo rendono una scelta assai migliore dell’olio di pesce, in particolare il suo contenuto di preziosi acidi grassi omega-3, con un apporto di appena nove calorie per grammo, una percentuale giornaliera insignificante. Il nostro consumo di acidi grassi omega-6 è troppo elevato rispetto agli omega-3. Mangiamo pochi cibi che contengono questi ultimi. Acquista olio di semi di lino refrigerato e conservalo in frigorifero.

TUMORE ALLA PROSTATA

 La prostata è una piccola ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile. è localizzata nella pelvi (parte inferiore dell’addome) ed è posta sotto la vescica e davanti al retto. Circonda la porzione iniziale dell’uretra (condotto che porta l’urina dalla vescica all’esterno) ed è rivestita da tessuto muscolare e da una capsula fibrosa. La sua crescita e le sue funzioni dipendono dall’ormone sessuale maschile, il testosterone, prodotto dai testicoli. La funzione della prostata è quella di produrre una parte del liquido seminale che, insieme agli spermatozoi (che originano dai testicoli) ed al liquido proveniente dalle vescicole seminali, viene espulso con l’eiaculazione attraverso il dotto eiaculatore. Tra le componenti del liquido prostatico vi è una proteina, il PSA (Antigene Prostatico Specifico), presente anche nel sangue, che ha la funzione di fluidificare il coagulo spermatico per facilitare il movimento degli spermatozoi.
Il cancro alla prostata è il tumore maschile più frequente: in Italia, ogni anno, ne sono diagnosticati circa 42.800 casi. Colpisce prevalentemente soggetti di età superiore ai 50 anni, mentre è più raro si riscontri in età più giovanile. Cellule tumorali nella prostata sono presenti nel 40% circa degli uomini al di sopra dei 50 anni. Questa percentuale aumenta progressivamente con l’età. Recenti studi e statistiche scientifiche stimano che quasi tutti gli uomini di età superiore agli 80 anni abbiano un piccolo focolaio di cancro prostatico. Ciò implica che molti uomini, pur avendo questa malattia, muoiono per altre cause.
Il tumore della prostata comprende, infatti, una varietà di forme, da quelle a crescita molto lenta – che possono non dare problemi nell’arco della vita e che per questo vengono definite “indolenti” – ad altre forme più aggressive che invece crescono rapidamente superando i confini della ghiandola e possono diffondersi, attraverso il sangue ed il sistema linfatico ad altre parti dell’organismo, dando così origine alla diffusione del cancro in altre zone, cioè alle metastasi. Le cause reali del tumore della prostata sono sconosciute, tuttavia sono stati individuati alcuni fattori di rischio ed alcune condizioni che ne aumentano la probabilità di insorgenza. I fattori di rischio “certi” sono la familiarità e l’età. Gli uomini con un parente stretto (padre, fratello) affetto da carcinoma della prostata hanno un rischio doppio di ammalarsi rispetto alla popolazione generale. Il rischio cresce ulteriormente se in famiglia c’è più di un parente affetto e se la malattia è stata diagnosticata prima dei 65 anni. Un altro significativo fattore di rischio è l’appartenenza all’etnia afro-americana: in questa popolazione l’incidenza è, infatti, maggiore. Inoltre, sembra che la probabilità di ammalarsi possa aumentare in presenza di alcune condizioni come l’infiammazione della prostata (prostatite) cronica o ricorrente, gli elevati valori di ormoni maschili, l’esposizione ad inquinanti ambientali, il fumo, l’obesità ed un’alimentazione ricca di grassi animali (in particolare latticini e carni rosse) e povera di frutta e verdure. Recentemente sono stati identificati dei geni le cui mutazioni sono legate ad un aumento del rischio di tumore prostatico.
Il tumore prostatico in fase iniziale non dà alcuna sintomatologia. La maggior parte dei tumori prostatici viene diagnosticata proprio in questa fase, quando cioè non ci sono sintomi specifici. Spesso, infatti, i pazienti che si rivolgono all’urologo presen- 14 tano i tipici sintomi derivanti dall’ipertrofia prostatica, cioè la patologia benigna che colpisce la prostata in relazione all’avanzare dell’età del paziente. Questi possono essere: aumento della frequenza delle minzioni, sia diurne che notturne, difficoltà ad iniziare la minzione, sensazione di incompleto svuotamento della vescica al termine della minzione, debolezza del getto urinario, saltuari bruciori durante la minzione, difficoltà nell’avere l’erezione, saltuaria presenza di sangue nello sperma. Però questi disturbi, se legati alla presenza di un cancro, insorgono, nella maggior parte dei casi, quando già il tumore è in fase localmente avanzata. La comparsa di questi sintomi in forma più o meno acuta si può osservare anche se vi è un’infiammazione della prostata: la prostatite.
In ogni caso, la presenza e la persistenza anche solo di alcuni di questi sintomi deve spingere il paziente ad effettuare rapidamente una visita urologica per la diagnosi corretta e le cure del caso. Nelle rare forme di tumore prostatico che sono diagnosticate in forma già metastatica, i sintomi sono riferibili agli organi colpiti dalle metastasi e, poiché spesso le metastasi colpiscono lo scheletro, il dolore osseo resistente ai comuni analgesici, rappresenta una sintomatologia fortemente indicativa. Il sospetto clinico deriva da: • anomala crescita del valore del PSA negli anni; • valori di PSA persistentemente elevati anche dopo terapia medica adeguata; • anomalie all’esplorazione rettale con riscontro di nodulo palpabile;• familiarità e fattori di rischio positivi in presenza di PSA elevato. In caso di sospetto clinico di tumore prostatico l’urologo richiede, insieme con altri esami come l’ecografia della prostata, la biopsia prostatica, che è l’unico modo attualmente disponibile per fare diagnosi di carcinoma prostatico.

Il carcinoma della prostata è uno dei tumori più frequenti del maschio. Negli U.S.A rappresenta quasi il 30% di tutti i tumori di nuova diagnosi nel sesso maschile (SEER). Il numero assoluto dei nuovi casi di carcinoma prostatico tende ad aumentare in relazione da un lato all’aumento della popolazione ed all’invecchiamento della stessa, e dall’altro ad un aumento dell’incidenza indipendente dall’età.

Il carcinoma prostatico è piuttosto comune nel Nord America, particolarmente nell’ambito della popolazione di colore (22 morti per 100.000 uomini neri contro 14 morti per 100.000 bianchi) e nei paesi del Nord Europa: in quelli Scandinavi raggiunge la frequenza di 40-50/100.000 abitanti, ed è raro in Giappone o negli altri Paesi Orientali (0,80-2,8/100000 abitanti). I tumori della prostata sono in costante aumento e tale aumento sembra essere reale oltre che dovuto all’affinamento della sensibilità diagnostica di cui disponiamo rispetto al passato anche recente. Nei paesi industrializzati questo tipo di neoplasie è, negli uomini sopra i 50 anni, la terza causa di morte per cancro dopo i tumori del polmone e del colon-retto.

Nella sola comunità europea i morti ogni anno, sono 35.000; in Italia si stima in una decina di decessi ogni 100.000 abitanti rappresentando la prima causa di morte per tumori dell’apparato urogenitale. Tale neoplasia è tipica dell’età avanzata, ma calcoli statistici proiettivi stimano che un uomo su quattro dopo i 50 anni sia già portatore di tale patologia. E’, infatti, eccezionale la comparsa del carcinoma prostatico prima della cinquantina, mentre i casi diventano soprattutto frequenti al di là dei 65 anni.

In questo contesto epidemiologico, l’Italia è posizionata a metà strada tra i paesi a più alta incidenza e quelli a più bassa con valori attorno a 28/100.000 abitanti. Stime relative al 1990 indicavano il tumore prostatico come la quarta causa assoluta di morte per tumore maschile con il 7,2% circa su 85.000 casi ed il quinto posto come frequenza tra i tumori del maschio dopo polmone, colon-retto, vescica e stomaco.

I fattori che determinano o che contribuiscono a determinare l’insorgenza di questo tipo di carcinoma non sono ancora del tutto chiare. Sicuramente è coinvolto nel suo sviluppo il fattore ormonale, come dimostrato da Huggins, premio Nobel per aver scoperto che gli ormoni maschili (androgeni) possono accelerare la crescita del tumore prostatico, mentre la loro eliminazione porta a un rallentamento nella progressione dello stesso. E’ stato inoltre osservato come gli eunuchi non sviluppino il carcinoma prostatico mentre, un eccesso di androgeni alla pubertà rappresenti un fattore favorente.

Diversi studi, poi, sottolineano la componente familiare di questo tumore, tant’è che la neoplasia è stata riscontrata più frequentemente nei familiari di pazienti affetti da tumore prostatico. Uomini con parenti di primo grado affetti da tumore prostatico hanno un rischio doppio di sviluppare la malattia. Sull’alimentazione troppo ricca di grassi ci sono solo sospetti, si è visto come con diete ricche di vegetali l’incidenza della malattia sia ridotta, mentre aumenterebbe con una dieta ricca di grassi e proteine animali. Anche i fattori sessuali sono stati oggetti di studio per un loro eventuale ruolo nello sviluppo della malattia. Si è potuto constatare che il tumore è spesso associato a trasmissioni di malattie virali (virus della famiglia dei papovavirus, citomegalovirus, virus herpetico), come anche ad un comportamento sessuale non regolare, o troppo scarso o troppo abbondante.

Una correlazione fra tumore prostatico e fumo non è stata provata mentre, si è visto come l’esposizione a sostanze chimiche tipo ossido di cadmio, tipico dei lavoratori della gomma, possa favorire lo sviluppo di tale neoplasia. Il carcinoma prostatico viene considerato come un tumore essenzialmente imprevedibile, in quanto possiamo avere sviluppo di metastasi indipendentemente dall’accrescimento del tumore, come pure una progressione del tumore e delle metastasi che vanno di pari passo.

La prostata partecipa al meccanismo dell’eiaculazione, secernendo la parte maggiore del liquido seminale, mezzo di trasporto degli spermatozoi. Le ghiandole prostatiche producono tra l’altro una sostanza specifica, chiamata Antigene Prostatico Specifico (PSA), che viene escreto anche nel sangue dove può essere dosato.

Quali sono le dimensioni della prostata e cos’è l’iperplasia prostatica beniqna?

Le dimensioni della prostata tendono ad aumentare con il passare degli anni, variando da quelle di una castagna in età giovanile a quelle di una albicocca intorno a 40-50 anni.
Questo aumento di volume, che è mediato dall’ormone maschile Testosterone, si chiama Iperplasia Benigna della Prostata (IPB); non è un tumore, non rappresenta un maggior rischio di ammalarsi di cancro della prostata e non si trasforma in cancro.
L’IPB, tuttavia, può produrre dei sintomi che sono comuni a quelli del carcinoma prostatico in fase iniziale e che sono legati all’ostacolo meccanico esercitato dalla prostata stessa al deflusso dell’urina dalla vescica (minzione):
• difficoltà ad iniziare ad urinare;
• necessità urgente ad urinare con difficoltà a trattenere le urine;
• necessità di urinare frequentemente, soprattutto di notte, con conseguente disturbo del sonno;
• ridotta potenza del getto di urina e necessità di esercitare una forte pressione per urinare.
Aumentando ulteriormente le dimensioni della prostata questi sintomi possono aggravarsi, giungendo a:
• improvvisa impossibilità a urinare (ritenzione acuta di urina) con necessità di ricorrere all’inserimento di un catetere vescicale;
• ristagno di urina con possibile sviluppo di infezioni ricorrenti delle vie urinarie.

Come si cura l’ipertrofia prostatica beniqna?

Per L’IPB esistono fondamentalmente tre approcci terapeutici:
• Nelle forme iniziali si consiglia di:
a) modificare il proprio stile di vita, ad esempio limitando forti ingestioni di liquidi la sera;
b) svuotare il più completamente possibile la vescica ad ogni minzione;
c) non trattenere a lungo l’urina.
Alcuni farmaci quali antistaminici, antidepressivi, tranquillanti e certi anti-ipertensivi, possono peggiorare i sintomi dell’IPB.
• Nelle forme più avanzate si può ricorrere a farmaci specifici o alla chirurgia. Il medico di Medicina Generale e lo specialista Urologo potranno consigliare
la migliore strategia terapeutica.

Cos’è il carcinoma della prostata?

il carcinoma prostatico più frequente è t’adenocarcinoma; esso consiste netta crescita incontrollata di alcune cellule ghiandolari che acquisiscono la capacità di infiltrare e di invadere le strutture e gli organi contigui e, attraverso il sistema linfatico e sanguigno, raggiungere organi distanti (metastasi).
Il carcinoma della prostata è, per frequenza, il secondo tumore maligno nel sesso maschile dopo quello polmonare.
L’incidenza nei Paesi occidentali è di oltre 55 nuovi casi per 100 mila abitanti.
Raramente è riscontrato prima dei 40 anni. La sua incidenza aumenta con il progredire dell’età, colpendo prevalentemente i maschi dopo il 50° anno con un massimo attorno ai 70 anni.
In Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 20.000 nuovi casi di carcinoma prostatico e si registrano meno di 7.000 decessi a causa di questa neoplasia.
La prognosi di questo tumore dipende da alcuni fattori e, in particolare, dall’estensione della neoplasia al momento della diagnosi e dall’età del paziente.

Quali sono i fattori di rischio per il carcinoma prostatico?

Poiché il carcinoma prostatico è molto raro prima dei 40-50 anni ma la sua incidenza aumenta rapidamente in età più avanzata, l’età è da considerarsi il principale fattore di rischio.
Altri fattori di rischio riconosciuti sono:
• Familiarità: il rischio di sviluppare un carcinoma della prostata è 2-3 volte maggiore per chi ha un familiare di primo grado affetto dalla stessa malattia. Tale rischio aumenta fino a 10 volte con l’aumentare del numero dei familiari colpiti.
• Razza: questo tumore è essenzialmente una malattia dei Paesi occidentali; l’incidenza e la mortalità più elevata si osserva nei maschi afro-americani degli Stati Uniti, la più bassa in Giappone, Cina ed altri Paesi asiatici.
Altri fattori di rischio, per i quali le evidenze sono meno consolidate, comprendono:
• Fattori dietetici: una dieta ricca di grassi e l’obesità (Indice di Massa Corporea – IMC – superiore a 29) sembrano comportare un incremento dell’incidenza. L’azione sfavorevole dei grassi è da collegarsi ad un aumento della produzione del testosterone e ad una diminuzione dell’assorbimento della vitamina A.
Anche deficit nella dieta di vitamina D e selenio sono stati associati ad una maggiore incidenza di carcinoma della prostata.
La tabella seguente riassume i fattori di rischio per il carcinoma della prostata:

Si può prevenire l insorgenza del carcinoma prostatico
Come raccomandato per numerose altre patologie, anche net caso dette affezioni detta prostata, una costante attività fisica, la riduzione del peso corporeo e un’alimentazione equilibrata, povera di grassi e ricca di frutta e verdura (soprattutto ortaggi gialli, pomodori e peperoni dotati di proprietà antiossidanti, sostanze ricche di vitamina A, D, E e il selenio) sembrano essere utili net ridurre il rischio di malattia.

Cosi’è la farmaco preve;nzione?

La farmaco prevenzione consiste nell’utilizzo di sostanze sintetiche o naturali che, da studi di laboratorio ed epidemiologici, hanno dimostrato la proprietà di ridurre il rischio di sviluppare un tumore.
Net caso del carcinoma prostatico, alcuni agenti appaiono promettenti anche se sono necessarie ulteriori ricerche per poterne confermare l’attività e, a tutt’oggi, non vi sono raccomandazioni suffragate da sufficiente evidenza scientifica.

Come si manifesta il carcinoma prostatico?

Questo tumore è generalmente caratterizzato da una crescita motto tenta; netta fase iniziate è frequentemente asintomatico e può quindi restare non diagnosticato per anni.
Progredendo la malattia generalmente compaiono i segni dovuti all’ingrossamento detta prostata che, peraltro, non sono differenziabili da quelli sostenuti dall’ipertrofia prostatica benigna:  pottachiuria (emissione frequente di piccole quantità di urina); nicturia (necessità, anche motto frequente, di eliminazione dett’urina durante la notte); disuria (emissione di urine accompagnata da dolore); diminuzione detta potenza del getto urinario. Altri sintomi raramente possono essere legati atta progressione locate del tumore: ematospermia (sangue netto sperma), dolore perineale e alterazioni detta funzione erettile.
In meno del 10% di pazienti it carcinoma detta prostata si manifesta con sintomi legati atta sua disseminazione metastatica quali dolori ossei anche gravi.

Come si diagnostica il carcinoma prostatico?

Le possibilità di guarigione sono legate alla fattibilità di un trattamento locale radicale e, conseguentemente, alle dimensioni ridotte della malattia: importante è quindi la diagnosi precoce.
La diagnosi precoce prevede il dosaggio del PSA e una visita specialistica urologica annualmente a partire dai 50 anni di età. I soggetti con storia familiare di carcinoma prostatico dovrebbero iniziare i controlli dai 40 anni di età.
Una diagnosi accurata si basa essenzialmente sulle seguenti indagini:
■ Esplorazione digito-rettale (DRE): rappresenta il primo esame a cui deve sottoporsi il paziente con disturbi riferibili alla prostata. Poiché il carcinoma della prostata origina nella maggior parte dei casi (70%) nella porzione periferica dell’organo, tale esame è di aiuto ma non consente l’individuazione di tumori molto piccoli e allo stadio iniziale. La DRE è di semplice esecuzione, dura solo una decina di secondi, è indolore.
■ Dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico): questa sostanza, prodotta dalla ghiandola prostatica, può essere dosata con un semplice prelievo di sangue. La sua quantità nel sangue tende ad aumentare con l’età, per cui è normale che nell’anziano sia superiore rispetto a quella del giovane. La quantità di PSA nel sangue può aumentare sensibilmente qualora le strutture ghiandolari della prostata vengano danneggiate (infezioni delle vie urinarie, iperplasia prostatica benigna o in seguito a manovre strumentali). Valori di PSA più elevati della norma non sono quindi sinonimo di tumore maligno della prostata. Attualmente, il dosaggio del PSA nel sangue può consentire una diagnosi precoce approssimativamente nel 70-80% dei tumori prostatici quando la malattia è ancora confinata alla ghiandola. Correntemente, il valore di 4,0 nanogrammi per millilitro di PSA nel siero è ritenuto il valore massimo normale; però, quando esistono fattori di rischio quali la familiarità, anche per valori di PSA più bassi di 4,0 nanogrammi per millilitro, si impone maggiore attenzione. Il risultato del PSA potrebbe essere alterato anche da condizioni che determinano un massaggio della prostata, come andare in bicicletta, sottoporsi ad una visita o a una ecografia, avere rapporti sessuali. In questi casi, quindi, è meglio rimandare di tre giorni il prelievo per il PSA.

Ecografia transrettale (TRUS): questa indagine consente di ottenere informazioni essenziali quali la morfologia, le dimensioni e la struttura della ghiandola. Parametro importante per ipotizzare la presenza di carcinoma è la dimensione della lesione. L’ecografia permette inoltre di valutare l’eventuale diffusione del tumore al di fuori della ghiandola alle vescicole seminali, caratteristiche queste importanti dal punto di vista prognostico, e per la pianificazione delle cure.
Agobiopsia prostatica: l’ecografia consente inoltre di guidare con precisione all’interno della prostata un sottilissimo ago per eseguire biopsie multiple di ogni nodulo palpabile o visibile ecograficamente e/o di ottenere una mappatura completa della ghiandola prostatica mediante prelievi in più punti.
I frustoli di tessuto così ottenuti, esaminati istologicamente, definiranno la natura della lesione.