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Tumore colon-retto: ultimo e nuovo test per la diagnosi precoce

Dalla ricerca italiana un nuovo strumento per la diagnosi dei tumori colorettali. L‘Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori-Irst di Meldola (Forlì Cesena) annuncia di avere brevettato in tutto il mondo un nuovo test genetico, in collaborazione con l’azienda marchigiana Diatech Pharmacogenetics.

Si tratta di un kit innovativo i cui risultati – insieme alle informazioni ottenute dalla classica ricerca del sangue occulto nelle feci – permettono di identificare gruppi di pazienti con diverse probabilità di avere una lesione pre-neoplastica o neoplastica del colon.

L’analisi si chiama ‘EasyPgx* ready Fl-Dna’ – spiega una nota congiunta Irst-Diatech – Consente di valutare la quantità e l’integrità del Dna estratto dalle cellule di esfoliazione della mucosa del colon, e promette di rendere più precoce e puntuale la diagnosi del tumore del colon-retto, riducendo il numero di esami strumentali invasivi e costosi, talvolta non necessari.

Il test sarà subito lanciato da Diatech sul mercato estero, mentre per l’Italia si cerca un partner.

“Si tratta di un test biologico e non chimico particolarmente innovativo, basato su una specifica metodica di analisi del Dna fecale – afferma Dino Amadori, direttore scientifico emerito dell’Irst – Mentre il sangue occulto ci fornisce un’informazione puntuale su un aspetto, ovvero la perdita microscopica di sangue associata alle forme anche abbastanza precoci ma non precocissime del carcinoma del colon-retto, il test da noi sviluppato e brevettato ci permette di ottenere informazioni molto più approfondite”.

Daniela Calistri, responsabile dell’Unità operativa di Diagnostica molecolare avanzata e predittiva e tecnostruttura, ricorda che “alcuni studi condotti dai ricercatori del nostro Istituto hanno infatti dimostrato che la quantità dei frammenti di Dna di lunghe dimensioni nelle feci è significativamente più elevata nei pazienti con tumore del colon-retto rispetto ai pazienti con lesioni pre-cancerose e agli individui sani”.

La ricerca del sangue occulto nelle feci “presenta una bassa specificità – sottolinea ancora Calistri – dimostrata dai frequenti risultati falsamente positivi in caso di sanguinamento dovuto a ulcere, diverticolosi, malattia infiammatoria intestinale ed emorroidi. Questo – precisa – determina il ricorso a successive indagini endoscopiche invasive e costose”.

“Oltre a migliorare la diagnostica del sangue occulto fecale – evidenzia Amadori – potremo individuare la tipologia dell’alterazione del Dna e informazioni quali-quantitative sui livelli di rischio evolutivo sia di lesioni precancerose sia della stessa storia naturale del tumore individuato. Inoltre, il test può anche essere utilizzato nel monitoraggio dei soggetti già operati per tumore del colon che, come noto, sono esposti al rischio di successive recidive loco-regionali”. Per l’esperto “si potrebbero anche intravedere futuri sviluppi di utilizzo del test per monitorare, ad esempio, gli effetti terapeutici di trattamenti in soggetti con persistenza del tumore primitivo. Ma questo aspetto richiederà ulteriori approfondimenti”.