Tumore del collo dell’utero, il test HPV dimostra la sua efficacia

19 dicembre 2011 00:270 commenti

L’esecuzione del test Hpv Dna continua a dimostrare la sua utilità nella prevenzione del tumore del collo dell’utero, secondo i risultati emersi da una recente ricerca e pubblicati sul Lancet Oncology.

Per ottimizzare la precisione del tradizionale Pap Test, lo studio olandese ha preso in considerazione l’informazione disponibile su oltre 30 mila donne analizzate tra il 1999 e il 2002.

La ricerca, condotta dalla VU University Medical Centre di Amsterdam, ha messo in evidenza l’importanza del test Hpv Dna nei confronti del tumore del collo dell’utero; si tratta di un esame che attualmente viene eseguito soltanto quando i risultati emersi dal classico Pap test sono ambigui o nei casi critici.

HPV causa numero uno di cancro al collo dell’utero

Dato che la principale causa del tumore al collo dell’utero è appunto il Virus del Papilloma Umano (HPV), è logico pensare che il test che identifica la presenza del Dna del virus all’interno delle cellule del collo dell’utero sia un esame efficace nella diagnosi precoce di questa patologia.

Oggigiorno però, l’Hpv Dna Test viene effettuato solo nei casi più a rischio, o quando il prelievo citologico eseguito dal Pap test offre risultati incerti.

Nella ricerca olandese le donne che hanno partecipato all’esperimento, di un’età compresa tra i 29 e i 56 anni, sono state suddivise in due gruppi: uno eseguiva solo il Pap test e l’altro affiancava al test tradizionale l’Hpv Dna Test.

I ricercatori hanno osservato che, grazie all’esecuzione di quest’ultimo esame, si potevano identificare ogni 100 mila donne, altri 30 casi di cancro al collo dell’utero e altri 79 casi di lesioni pre-tumorali (cellule che esibiscono lesioni non ancora cancerose ma a rischio di diventarlo), rispetto al classico metodo di monitoraggio basato solo sul  Pap-test.

In questo modo, secondo gli scienziati, rimane di fondamentale importanza, ai fini di individuare altre forme di tumori al collo dell’utero e di migliorare l’efficacia dei metodi di screening attuali, inserire entrambi i test nelle procedure standard di monitoraggio della malattia.

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