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Tumore, la prevenzione dai farmaci per l’osteoporosi

Le medicine utilizzate per la cura dell’osteoporosi oggi possono ostacolare e prevenire alcune forme di cancro. Si è riscontrato che i medicinali utilizzati per la normale cura dell’osteoporosi dovrebbero avere un effetto protettivo nei confronti dei tumori. Questo è quello che emerge da uno studio condotto della Icahn School of Medicine Mount Sinai di New York. Secondo questi​  studi infatti i bifosfonati contenuti in questi particolari medicinali avrebbero evidenziato una certa efficacia (di tipo preventivo) rispetto ai vari tipi di tumori come quello al seno,  al colon ed al polmone.

L’osteoporosi è una malattia ossea abbastanza comune che provoca l’indebolimento delle ossa. Quest’ultimo potrebbe causare facilmente fratture del femore, della colonna vertebrale e del polso anche dopo semplici cadute o addirittura con uno sternuto o anche un colpo di tosse se l’osteoporosi è particolarmente grave. I medici non sanno ancora bene perché ci si ammala di osteoporosi ma sanno che è una malattia che incide sul normale processo di rimodellamento osseo​. Esistono tante cure per l’osteoporosi e quella dove si utilizzano i bifosfati è quella più conosciuta.

Il punto di partenza degli studi condotti dall’Icahn School of Medicine Mount Sinai di New York riguarda soprattutto la minore incidenza tumorale negli uomini che seguono una terapia a base di  bifosfonati medicine utilizzate nel trattamento delle metastasi ossee.  la ricerca condotta dimostra che i bifosfonati ostacolerebbero la crescita di cellule anomale dovute al malfunzionamento dei recettori della famiglia HER/EGFR. Questi recettori servono ad attivare il fattore di crescita dell’epidermide e avviano meccanismi di proliferazione e  differenziazione cellulare.  In regime di iperattività questi particolari recettori (della famiglia HER/EGFR) sono stati associati all’insorgenza di particolari tipi di tumori, come il cancro ai polmoni e al colonretto. Gli studi condotti hanno mostrato che questi bifosfonati sono in grado di legarsi ai recettori, diciamo “corrotti” ostacolando la trasmissione del segnale di crescita tumorale.

Sembrerebbe una svolta nella ricerca per la cura del male che affligge i nostri tempi. Forse false illusioni, forse verità, la ricerca comunque continua.