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Tumori, ricercatori scoprono proteina che ne favorisce la crescita

Pare sia stata scoperta una nuova proteina che innesca la crescita dei Tumori ed a scoprirla è stata una ricerca scientifica dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti Ovvero la Pnas. Si tratta di una ricerca condotta da Emanuele Giurisato del dipartimento di medicina molecolare e dello sviluppo dell’università di Siena insieme a Cathy Tournier dell’università di Manchester e William Vermi dell’università di Brescia. I ricercatori in questione, dunque, pare abbiano individuato quella proteina che va a favorire la crescita dei Tumori e che innesca la mutazione delle cellule del sistema immunitario in presenza delle cellule tumorali.  La ricerca è stata firmata dai ricercatori dell’università di Siena di Brescia e Monster e potrebbe aprire nuovi sistemi per poter bloccare questa proteina attraverso i farmaci adeguati.

La proteina in questione che è responsabile della crescita dei tumori si chiama Erk5  e pare sia stata individuata Dunque da un team di ricercatori guidati da Emanuele Giurisato e da Cathy Tournier e William Vermi. Questa ricerca permetterà Dunque in seguito di poter sviluppare dei farmaci che possano bloccare le cellule del sistema immunitario ovvero i macrofagi che da tempo si sono rivelate tra le migliori aiutanti dei Tumori.  Va precisato che quando un tumore si sviluppa in un corpo umano il sistema immunitario tenta di rispondere in qualche modo, cercando di eliminare le cellule portatrici delle mutazioni, ma in alcuni casi però il sistema unitario fallisce e le stesse cellule del sistema, come linfociti c e monociti macrofagi, prendono addirittura le parti del tumore da cui vengono inibite e trasformate poi in cellule che non fanno altro che alimentare il cancro.

I macrofagi sono delle cellule che possono essere riprogrammate quando vanno ad interferire con il microambiente che si sviluppa nel momento in cui le cellule sane diventano tumorali. Adesso bisognerà Dunque mettere a punto dei farmaci che possano colpire proprio le proteine questione. I ricercatori hanno effettuato dei test sui topi i quali hanno dimostrato che eliminando le proteine è possibile ridurre il numero dei macrofagi e quindi bloccarne anche l’azione e di conseguenza la crescita del tumore. Giurisato a tal riguardo ha spiegato: “Siamo riusciti a dimostrare come nei topi la crescita di carcinoma si sia ridotta in assenza della proteina ERK-5, mentre contemporaneamente si sia creata una situazione infiammatoria anti-tumorale. Questi risultati accrescono la possibilità che andare a colpire i macrofagi pre-tumorali attraverso una terapia che sopprima la proteina ERK-5 costituisca una nuova strategia per future cure anticancro“.

La ricerca inoltre ha avuto il supporto di Marie Curie Research Fellowship, Worldwide Cancer Research, Fondazione Beretta, Cancer Research UK, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro IG Grant 15378. Trattandosi di una ricerca che è stata comunque effettuata e al momento sperimentata sui topi bisognerà effettuarne altre per cercare di capire se quanto dimostrato sugli animali possa essere valido anche per l’uomo.

Scoperta una nuova proteina legata all’insorgenza del cancro al colon retto e che potrebbe divenire ‘bersaglio’ di terapie di precisione.

Un progetto di ricerca finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e coordinato dall’Università del Salento ha infatti individuato un nuovo bersaglio di terapie di precisione per la cura di questo tumore, una patologia che resta in cima alla classifica dei big killer, nonché la seconda per frequenza in Italia e nel mondo.

Nel caso del cancro del colon retto, la proteina chiamata beta-Catenina è ‘accesa’, cioè mostra un’espressione esagerata, solo nelle cellule tumorali. Malgrado il ruolo chiave che la beta-Catenina ha nelle fasi precoci di insorgenza di questo tumore, farmaci intelligenti diretti contro questa proteina hanno finora mostrato una limitata efficacia terapeutica, riuscendo a bloccare la proliferazione ma non la sopravvivenza delle cellule cancerose. Il progetto ha scoperto il legame di beta-Catenina con un circuito molecolare che può stabilizzare dall’interno la cellula tumorale rappresentando, per questo, un nuovo ‘tallone d’Achille’ specifico del cancro al colon.

Lo studio è coordinato dalla dottoressa Malù Coluccia, in collaborazione con Michele Maffia, docente dell’Università del Salento e responsabile del Laboratorio di Proteomica Clinica del Polo Oncologico «Giovanni Paolo II» di Lecce. I risultati della ricerca, pubblicati a fine gennaio 2018, sulla rivista «Oncogene» del gruppo Nature, dimostrano che l’inattivazione prolungata della beta-Catenina innesca nelle cellule tumorali una risposta metabolica adattativa, nota in termini tecnici come autofagia che le costringe a praticare l’autocannibalismo, ovvero cominciano a degradare se stesse pur di sopravvivere. La regolazione di questo particolare meccanismo di auto-protezione dipende in modo specifico da variazioni nei livelli di espressione e nella distribuzione intracellulare di un’altra proteina, NHERF1, che questo studio correla per la prima volta direttamente allo stato di attivazione oncogenica della beta-Catenina.

I ricercatori leccesi, grazie anche alla collaborazione con il Dipartimento di Chimica e Tecnologie del Farmaco dell’Università La Sapienza di Roma, hanno fatto un passo ulteriore sviluppando razionalmente (attraverso studi computazionali e di strutturistica) un nuovo inibitore di NHERF1 senza effetti significativi sulle cellule sane, capace invece di uccidere le cellule del cancro al colon-retto quando utilizzato in combinazione con antagonisti della beta-Catenina”.

I tumori più frequenti: colon sempre al primo posto

Secondo le stime, la neoplasia più frequente nel 2016 sarà sempre quella del colon-retto (52mila nuovi casi attesi), seguita da seno (50mila), polmone (41mila), prostata (35mila) e vescica (26.600).In particolare i nuovi casi di tumore del seno erano 48mila nel 2015 e l’aumento è, secondo gli esperti, da ricondurre anche all’ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune Regioni, che ha prodotto un aumento significativo dei nuovi casi individuati tra i 45 e i 49 anni. Per gli uomini invece si assiste a un fenomeno opposto, un calo del 2,5 per cento ogni 12 mesi dei casi di cancro nel sesso maschile (le nuove diagnosi nel 2015 erano 194.400). Negli uomini prevale il tumore della prostata che rappresenta il 19 per cento di tutte le neoplasie diagnosticate, seguono quello del polmone (15 per cento), del colon-retto , della vescica  e dello stomaco. Tra le donne il cancro della mammella resta al primo posto e rappresenta il 30 per cento delle neoplasie, seguito da colon-retto , polmone , tiroide  e corpo dell’utero.

Restano differenze fra Nord e Sud

Dai confronti nazionali si conferma ancora una differenza nel numero di nuovi casi fra Nord e Sud della penisola. «Da un lato al Meridione ci si ammala di meno – sottolinea Lucia Mangone, Presidente AIRTUM -: persistono fattori protettivi (come differenti stili di vita, abitudini alimentari migliori con la dieta mediterranea più diffusa, fattori riproduttivi, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni come abitudine al fumo e inquinamento) che rendono ragione di una bassa incidenza di alcune neoplasie. Dall’altro, la minore attivazione degli screening programmati al Sud spiega i valori di sopravvivenza che, per alcune sedi tumorali, rimangono inferiori a quelli registrati al Nord».

Seno, tumore più diffuso fra le femmine di tutte le età. Per i maschi testicolo (fra i giovani) e prostata dopo i 50 anni

L’incidenza dei nuovi casi è influenzata anche dal sesso e dall’età: nei maschi giovani (0-49 anni) il tumore più frequente è rappresentato dal cancro del testicolo, praticamente raro negli anziani; a seguire melanoma, linfoma non-Hodgkin, tumore del colon-retto e della tiroide. Nella classe 50-69 anni e negli ultrasettantenni il tumore più frequente è rappresentato dalla prostata, seguito dal polmone, colon-retto e vescica; al quinto posto si collocano i tumori della vie aereo digestive superiori, mentre quelli dello stomaco sono appannaggio delle persone anziane (dopo i 70 anni). Nelle femmine invece il cancro della mammella rappresenta la neoplasia più frequente in tutte le classi di età. Nelle donne giovani (0-49 anni) a seguire si collocano tumori della tiroide, melanomi, colon retto e cervice uterina. Nella classe intermedia (50-69 anni) seguono le neoplasie di colon-retto, corpo dell’utero, polmone e tiroide, mentre nelle anziane (over 70) seguono quelle di colon-retto, polmone, stomaco e pancreas.

Lorenzin: «3 milioni di sopravvissuti con diritti da garantire»

«Questo volume che fotografa la realtà italiana – spiega il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione del libro – mette in luce la qualità del nostro sistema assistenziale: la sopravvivenza nel nostro Paese è allineata alla media europea e per molti tipi di tumore è superiore. Quello che veniva un tempo considerato un “male incurabile” è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o, comunque, con cui si può convivere: sta diventando infatti sempre più una malattia cronica, come altre, che consente alle persone colpite di avere una vita attiva e soddisfacente. Negli ultimi decenni si è registrato un costante incremento delle persone che nel nostro Paese sono vive dopo una diagnosi di cancro: erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, sono aumentati sino a oltre tre milioni nel 2016. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti che guariscono o possono convivere a lungo con la malattia e che rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. L’utilizzo di questo volume potrà rendere più facile e incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi».In termini di proporzioni, si stima che nel 2016 il 5 per cento dell’intera popolazione italiana (un cittadino su venti) sia vivo dopo una diagnosi di tumore; oltre un terzo (35 per cento) sono persone con 75 anni o più; ancor di più (39 per cento) hanno tra 60 e 74 anni d’età.

Polmone e colon restano i più letali, ma la mortalità diminuisce

«La sopravvivenza è migliorata nel corso degli anni e, migliora, man mano che ci si allontana dal momento della diagnosi – dice Stefania Gori, presidente eletto AIOM -. Per tutti i tumori (esclusi i carcinomi della cute) il 55 per cento degli italiani e il 63 delle connazionali non moriranno a causa del tumore nei cinque anni successivi alla diagnosi. La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (e in particolare la lotta al tabagismo, alla sedentarietà e a diete scorrette), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato».I dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) indicano per il 2013 (ultimo anno disponibile) 176.217 (98.833 fra gli uomini e 77.384 fra le donne) decessi attribuibili a tumore, 1.000 in meno rispetto al 2012. Le neoplasie sono la seconda causa di morte (29 per cento di tutti i decessi in Italia) dopo le malattie cardio-circolatorie (37 per cento). Il tumore che ha fatto registrare nel 2013 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9.595) e prostata (7.203).

Un capitolo dedicato al Psa per il cancro alla prostata

Per la prima volta un capitolo del volume approfondisce il ruolo del test per la determinazione dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA) utilizzato e consigliato per anni per la diagnosi precoce del cancro alla prostata. «Agli inizi degli anni ‘90 l’introduzione di questo esame ha modificato profondamente l’epidemiologia del tumore della prostata – continua Pinto -. Il principale aspetto negativo dell’esecuzione non controllata di questo test è il rischio di sovradiagnosi, cioè di individuazione di tumori che non avrebbero dato luogo a sintomi e non sarebbero stati diagnosticati a causa della loro lenta crescita. Uno studio condotto in Europa su 162.387 uomini ha evidenziato, grazie a questo test, una netta riduzione della mortalità per carcinoma prostatico, pari al 21 per cento. Ma i risultati non sono sufficienti a giustificare un’attività di screening su tutta la popolazione sana . Non sono infatti evidenti effetti nella diminuzione dei decessi tra gli over 70 e servono strategie migliori per minimizzare sovradiagnosi e sovratrattamento e individuare i gruppi a rischio. Nel frattempo, gli uomini dovrebbero essere informati e avere accesso al test del PSA, se lo desiderano, dopo un’attenta valutazione delle ricadute positive e negative e, soprattutto, dopo una valutazione medica».

La neoplasia origina dalla trasformazione maligna delle cellule di rivestimento del lume intestinale, deputate alla produzione di muco. Esordisce prevalentemente dopo i 40 anni con uguale incidenza nei due sessi. Gran parte dei tumori del colon si sviluppa a partire da lesioni benigne denominate polipi adenomatosi. Il rischio di trasformazione dipende da alcuni fattori: •tipo di adenoma (rischio maggiore per gli adenomi villosi); •numero e dimensione dei polipi (rischio maggiore per i polipi multipli e di diametro superiore a 1cm); •alterazioni cellulari del polipo note come displasie (rischio maggiore per displasie gravi) È stato calcolato che occorre un periodo dai 10 ai 15 anni perché un adenoma si trasformi in cancro invasivo. Risulta possibile prevenire lo sviluppo del tumore maligno asportando adenomi diagnosticati con tecnica endoscopica.

Fattori di rischio maggiori Età Nel 90% dei casi il tumore si riscontra dopo i 40 anni. Il rischio raddoppia ogni 10 anni dopo tale età. familiarità Familiarità positiva per tumore del colon-retto (parenti di 1° grado: fratelli, sorelle, genitori, figli) si riscontra nel 30-40% dei casi. fattori ereditari Il 4-6% dei casi di tumore è ereditario (specifiche altrerazioni genetiche) e può esordire in soggetti giovani con Poliposi Adenomatosa Familiare (FAP), Sindromi di Gardner, di Lynch e di PeutzJehgers. fattori personali Si tratta di fattori legati allo stile di vita e all’esistenza di patologie “favorenti” quali: • malattie infiammatorie croniche intestinali (rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn); • precedenti polipi del colon; • pregresse neoplasie in altre sedi (in prevalenza utero, ovaio e mammella); • vita sedentaria, dieta ipercalorica, ricca di grassi animali e povera di fibre, elevato consumo di alcol, obesità.

Prevenzione del tumore del colon-retto Prevenzione primaria Ha lo scopo di prevenire l’insorgenza del tumore, rimuovendo, ove è possibile, i fattori di rischio ed osservando: • dieta equilibrata ricca di pesce, frutta, verdure ed a basso contenuto di grassi (carni rosse, ecc.); • esercizio fisico costante (almeno 30 minuti di passeggiata al giorno). prevenzione secondaria (diagnosi precoce) Ha lo scopo di individuare precocemente la presenza del tumore. Si attua partecipando ai programmi di screening organizzati oppure rivolgendosi al proprio medico che illustrerà le opzioni diagnostiche disponibili. Dal momento che la maggior parte dei tumori del colon è preceduta dalla comparsa di polipi adenomatosi, l’individuazione di quest’ultimi e la loro asportazione endoscopica, interrompendo la sequenza polipo-cancro, rappresenta una strategia di prevenzione vincente.

Segni e sintomi che devono indurre a visita medica Sintomi precoci • presenza di sangue nelle feci e/o abbondante muco; • modificazioni, ad insorgenza improvvisa e persistenti, della regolarità intestinale (stitichezza, diarrea, alternanza di stitichezza e diarrea); • anemia senza causa evidente. Sintomi tardivi • dolori addominali persistenti; • perdita di peso. Molte lesioni allo stadio iniziale non danno segni o sintomi; per tale motivo è importante che i soggetti con uno o più fattori di rischio si sottopongano a periodici esami di controllo.

Esami che permettono di diagnosticare il tumore del colon retto esame clinico generale ed esplorazione rettale La palpazione dell’addome puo’ evidenziare eventuali masse addominali. L’esplorazione rettale può individuare tumori del retto anche nel 10-15% dei casi. test del sangue occulto nelle feci Esame che ricerca nelle feci le tracce di un eventuale sanguinamento, da parte di una lesione intestinale patologica. I test più utilizzati sono quelli al guaiaco, che richiedono delle restrizioni dietetiche prima dell’esecuzione per evitare “falsi positivi”, e quelli immunochimici, che non richiedono alcuna restrizione dietetica. L ‘eventuale positività del test deve essere accompagnata da ulteriori indagini più specifiche.

Sigmoidoscopia con rettosigmoidoscopio flessibile Questo esame endoscopico attraverso uno strumento flessibile munito di una fonte luminosa consente di esaminare esclusivamente il sigma e il retto, ovvero il tratto di colon dove insorge il 70% dei tumori. È un esame di facile esecuzione, ben tollerato, che richiede una semplice preparazione (2 clisteri). Il principale limite della metodica consiste nella mancata visualizzazione di eventuali neoplasie localizzate negli altri segmenti del colon.

La diagnosi di cancro intestinale costituisce sempre uno shock per la persona interessata e i suoi familiari. La vita cambia di colpo, i progetti per il futuro devono essere accantonati, speranze e paure si alternano: tutto è rimesso in discussione. Il presente opuscolo descrive in forma succinta la malattia, la diagnosi e la terapia del cancro del colon e del retto, cioè dei cosiddetti carcinomi colorettali. Apprenderà che il «cancro dell’intestino» è un’espressione generica con cui si designano varie malattie dagli effetti diversi. Cara lettrice, caro lettore Grazie ai progressi della medicina, le terapie sono da alcuni anni più efficaci e anche meglio tollerate. In molti casi i carcinomi colorettali sono oggi curabili, in altri casi si può rallentare l’evoluzione della malattia. È così possibile preservare la qualità della vita, specie in presenza di un tumore inoperabile in stadio avanzato. Nei numerosi opuscoli della Lega contro il cancro (v. Appendice) troverà molte altre informazioni e segnalazioni che possono aiutarla a convivere un po’ meglio con la malattia. Ci auguriamo di cuore che, assieme ai suoi familiari, all’équipe curante ed eventualmente anche grazie all’aiuto di specialisti (v. Appendice), trovi una via per affrontare la malattia e le sue conseguenze.

Cancro è il termine generico di uso comune con cui si indica una malattia tumorale maligna. I tumori sono degenerazioni dei tessuti che possono avere carattere benigno o maligno. Accanto a numerosi tumori benigni, vi sono oltre cento diversi tipi di affezioni tumorali maligne. Tumori maligni che originano da tessuti superficiali (pelle, mucose, linfonodi), come per esempio il cancro dell’intestino, sono chiamati anche carcinomi. I tumori benigni possono solo comprimere i tessuti sani man mano che aumentano di volume. I tumori maligni invece possono infiltrarsi nei tessuti circostanti e distruggerli; attraverso i vasi sanguigni e linfatici le cellule tumorali maligne possono inoltre diffondersi in altri organi dando origine alle cosiddette metastasi. Il fegato e i polmoni sono considerati filtri del sangue; per questa ragione in tali organi si annidano spesso metastasi. Queste non vanno confuse con il cancro del fegato o del polmone che gli specialisti sanno distinguere chiaramente dalle metastasi epatiche. Che cos’è il cancro? Tutto ha inizio nella cellula I tessuti e gli organi del nostro corpo sono formati da bilioni di cellule che costituiscono gli elementi fondamentali dell’organismo. Nel nucleo di ogni cellula si trova il «progetto di costruzione» di ogni individuo: il suo patrimonio ereditario (cromosomi e geni). L’insieme di questo patrimonio ereditario è anche detto DNA (acido desossiribonucleico). Molteplici le possibili cause Nella maggioranza dei casi la causa del tumore rimane ignota. La struttura genetica di una cellula può subire delle modifiche, apparentemente «per caso», ma anche per il naturale processo d’invecchiamento, come pure a causa di fattori ereditari e di influenze esterne (sostanze nocive, ambiente, alimentazione, stile di vita ecc.). In genere le autodifese del corpo sono in grado di riparare questo tipo di «guasti» nella struttura genetica della cellula. Ma se ciò non avviene, la cellula modificata può riprodursi a piacimento e divenire per così dire «immortale». Le cellule fuori controllo si ammassano e con il tempo formano un nodulo, il tumore. Il carattere benigno o maligno del tumore dipende da ulteriori fattori che possono essere accertati per mezzo di esami diagnostici.

Dimensioni inimmaginabili Un tumore di un centimetro di diametro contiene già un miliardo di cellule e con grande probabilità ha raggiunto queste dimensioni nel corso di diversi anni. Ciò significa che un tumore non si sviluppa da un giorno all’altro. La velocità di crescita varia notevolmente da tumore a tumore e da individuo a individuo. I rischi In ultima analisi ammalarsi di cancro è destino. Ne sono colpiti gli ottimisti e i pessimisti, chi è molto attento alla salute e chi invece assume dei rischi. Tuttavia il rischio di tumore può essere ridotto adottando uno stile di vita sano ed evitando quei comportamenti che possono favorire l’insorgere del cancro. Non vi è però alcuna garanzia contro il cancro. In alcune famiglie si osserva un’inconsueta incidenza di tumori maligni (compresi i carcinomi colorettali). Troverà altre informazioni in merito a p. 9 e nell’opuscolo «Rischio di cancro ereditario». Sullo sviluppo del cancro in generale offre ulteriori informazioni il CD «Cancro: dal gene all’uomo» (v. Appendice). Il cancro nel colon e nel retto Con il termine di «cancro dell’intestino» o «carcinoma colorettale» si designa in genere un’affezione tumorale maligna del colon (carcinoma del colon o colico) e/o del retto (carcinoma del retto o rettale). Il cancro dell’intestino tenue è molto raro. L’intestino è parte del tratto gastrointestinale e riveste una funzione essenziale per la digestione e l’assunzione delle sostanze nutritive. La digestione e l’assunzione delle sostanze nutritive Il cibo giunge nello stomaco attraverso la bocca e l’esofago e passa quindi nell’intestino tenue lungo da 3 a 5 metri. Negli organi della digestione il cibo è scomposto un po’ alla volta, sottraendogli le sostanze nutritive e altre componenti (grasso, proteine, zucchero ecc.), trasportate poi in tutto l’organismo: esse costituiscono il «carburante» del nostro corpo. Nel colon, lungo circa 1,5 m, i resti del cibo sono disidratati e assumono la normale consistenza delle feci. Queste passano nel retto, lungo circa 15 cm, e sono infine evacuate attraverso l’ano. L’apertura anale è circondata dagli sfinteri interno ed esterno, muscoli il cui movimento si può controllare, e che durante la defecazione si aprono come una valvola. > Il colon è costituito da vari strati muscolari (muscolatura circolare e longitudinale) che rimescolano il contenuto intestinale e lo fanno avanzare (peristaltica intestinale). > La parete intestinale interna è rivestita di una mucosa ricca di ghiandole che presenta un gran numero di piccole cavità (cripte). Tra la mucosa e lo strato muscolare interno si situa la sottomucosa, uno strato di tessuto connettivo di scivolamento attraversato da nervi e vasi. > Gli ultimi 4 cm del retto costituiscono il canale anale: in questo tratto la mucosa viene progressivamente sostituita dalla «normale» pelle esterna.

Le cause e i rischi Non si conosce la causa precisa all’origine del cancro colorettale. In linea di massima ogni individuo può esserne colpito. Il rischio di ammalarsi aumenta con l’età. Un’alimentazione equilibrata e ricca di fibre con molta frutta e verdura, nonché l’attività fisica praticata con regolarità, riducono il rischio di cancro colorettale. Alcuni individui – anche in giovane età – presentano un rischio più elevato di cancro del colon dovuto a una predisposizione familiare. I fattori di rischio sono i seguenti: > Casi di cancro colorettale (o di poliposi) in famiglia (genitori, fratelli). Particolare rilevanza hanno: − il cosiddetto cancro colico ereditario non polipomatoso (HNPCC – hereditary non polyposis colorectal cancer), di cui fanno parte la sindrome da carcinoma colorettale familiare e la sindrome da adenocarcinoma ereditario, − la poliposi adenomatosa familiare (PAF) che dà origine a numerosi piccoli polipi. > Polipi diagnosticati e asportati in precedenza. > Infiammazioni intestinali croniche.

Per coloro che presentano una delle situazioni a rischio descritte è importante discutere con il proprio medico delle appropriate misure di prevenzione, rispettivamente della diagnosi precoce, e concordare un piano di controlli. Troverà altre informazioni … … sui rischi di cancro dell’intestino negli opuscoli per i pazienti e i loro familiari pubblicati dalla Lega contro il cancro: «No al cancro intestinale?» e «Rischio di cancro ereditario» (v. Appendice). Al terzo posto per frequenza fra gli uomini, al secondo fra le donne Ogni anno si registrano in Svizzera circa 3700 nuovi casi di cancro del colon o del retto, soprattutto nella fascia di età fra i 50 e i 70 anni. Ne sono colpiti più o meno in pari misura uomini e donne. Negli ultimi decenni la mortalità dovuta al cancro del colon è calata in continuazione grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento delle misure terapeutiche. Lo sviluppo del cancro intestinale Le affezioni tumorali maligne colorettali originano da varie cellule, ma in circa il 95% dei casi si sviluppano nella mucosa del colon e del retto. Poiché le cellule della mucosa intestinale si rinnovano in continuazione può manifestarsi una sovrapproduzione di cellule. Soprattutto nelle persone oltre i 40 anni possono svilupparsi escrescenze benigne (polipi della mucosa) che crescono lentamente e costantemente, detti anche adenomi (dal greco aden = ghiandola). In genere sono di natura benigna, ma sono considerati precursori del cancro perché da essi con il tempo può svilupparsi un tumore maligno, il cosiddetto adenocarcinoma, che pian piano si infiltra nei vari strati dell’intestino (vedi figura a p. 16). Solo il 5% dei tumori maligni colorettali non originano da cellule della mucosa intestinali e sono quindi curati anche in maniera diversa. A seconda del tessuto di origine, questi tumori sono detti linfomi, melanomi, sarcomi, carcinomi epidermoidi ecc. Nel presente opuscolo non ci occuperemo di queste forme di cancro.

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