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Vaccini, obiettivo raggiunto: coperture sopra il 95%, decine rimandati a casa

In Sardegna ne sono stati rimandati a casa a decine. A Sulmona, in provincia de L’Aquila, quattro. E altrettanti a Milano. Bambini che non superano i sei anni, i cui genitori si sono visti sbarrare le porte di ingresso di asili nidi e scuole materne perché non hanno consegnato la certificazione sull’avvenuta vaccinazione e nemmeno quella che ne attesta la prenotazione in una Asl. Quindi tutti a casa (in realtà non proprio tutti), perché fuori legge, visto che per le famiglie i termini per mettersi in regola con le nuove disposizioni in materia sono scaduti sabato scorso.Anzi, sarebbero. Perché l’applicazione della normativa, diciamo così, ognuno la “declina” a modo suo. Così, in perfetto stile italiano, fatta la legge, trovato l’inganno. Anche se il ministero della Salute, ieri sera, ha ribadito: «Nessuna proroga».

Eppure, i genitori “no vax” – si calcola che in Italia il numero dei non vaccinati oscilli tra i 15 e i 18mila bambini – sembrano non essere affatto pressati dalla scadenza per la presentazione dei certificati. Forti del fatto che si hanno dieci giorni a disposizione per mettersi in regola da quando la scuola invia la segnalazione per iscritto, che solo dopo quel termine si può sbarrare la porta al bimbo, e che l’allontanamento va fatto con un provvedimenti scritto che i genitori possono impugnare, attendono. Un trionfo di burocrazia che ha permesso l’entrata in aula di moltissimi figli di “no vax” le cui mamme non hanno avuto alcun disagio a farli entrare in classe.

“Mutevole”, inoltre, il termine del 10 marzo per mettersi in regola. In questo caso, “regione che vai, usanza che trovi”. Il Lazio, dove sono stati tre i bambini respinti, dà tempo fino al 20 marzo, la Sicilia fino al 31, la Campania fino al 30 e al diavolo chi si è fatto in quattro per arrivare “puntuale” all’appuntamento del 10 marzo. Anche se ieri, a Napoli, nonostante la proroga, i centri vaccinali sono stati presi d’assalto tanta la gente con la voglia di tentare di mettersi in regola.

E, mentre il Moige (il movimento italiano dei genitori) dice che «vogliamo presidi educatori, non sceriffi», il Codacons fa sapere che presenterà una diffida alle Asl e un esposto alle 104 procure della Repubblica per tutelare i diritti delle famiglie, perché «nessun dato sensibile sui bambini nonvaccinatipuò essere diffuso dalle Asl alle scuole o ad altri soggetti, e tutti i direttori delle aziende sanitarie che violeranno tale disposizione dovranno essere indagati per abuso di atti d’ufficio». Una sorta di “divieto” di dialogo tra sanità e scuola in nome della privacy. «Chiediamo», dice il presidente Carlo Rienzi, «di aprire inchieste sul territorio verificando eventuali abusi da parte delle Asl e accertando se le minacce di alcune scuole possano configurare il reato di violenza privata».

In ogni caso, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, in Italia la copertura vaccinale è aumentata, toccando, in alcuni casi, punte dle 95%. «Per l’esavalente siamo sopra il 95% dei bimbi vaccinati e la soglia che permette l’immunità di gregge è stata quindi raggiunta – ha detto Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, «mentre per il morbillo c’è stata una crescita di circa il 6%, quindi anche in questo caso ci avviciniamo a quella soglia».

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