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Zika: adesso è epidemia e contagio non si ferma senza vaccino

Zika si sta diffondendo a macchia d’olio in tutti i paesi dell’America Latina con pericolose incubazioni anche al di fuori del Sud America che riguardano comunque soggetti che si ammalano dopo aver soggiornato nel continente americano. Per ora, quindi, l’epidemia, è circoscritta all’America del Sud anche se, come affermato dall’Oms, nulla può indurre a pensare che l’epidemia di Zika non possa rompere il confine messicano e andare verso Nord nonostante le diverse condizioni climatiche che certamente possono rallentare la corsa dell’insetto responsabile dell’epidemia di Zika.

L’allarme maggiore lanciato dall’Oms non è tanto nella cifre dell’epidemia e neppure nelle previsioni di diffusione di Zika. I 6 milioni di soggetti che potenzialmente potrebbero restare vittime di Zika sono solo una proiezione con la quale però si dovrà necessariamente fare i conti se i ricercatori non dovessero riuscire a trovare un antidoto alla diffusione del virus in tempi rapidi. L’appello dell‘Organizzazione Mondiale della Sanità, quindi, è proprio quello di unire gli sforzi per cercare di contrastare o comunque circoscrivere l’epidemia di Zika.

La maggior parte dei casi di contagio sono per ora avvenuti in Brasile dove sono residenti la maggior parte di quei 3 milioni di soggetti che sono stati infettati da Zika. Di per sè l’infezione non determina la morte del soggetto contagiato ma se il soggetto è una donna in stato di gravidanza allora c’è il rischio molto concreto che possano andarsi a determinare una serie di problematiche tali da intaccare la salute del feto. I primi numeri a riguardo parlano di 4mila feti in tutta l’America Latina che hanno avuto serissimi problemi. Zika, infatti, determina una malformazione del cranio del feto e può portare alla morte in tempi brevi del nascituro.

Anche i ricercatori italiani sono in prima linea per dare il loro contributo alla scoperta di un vaccino o comunque di una terapia contro Zika. Presso lo Spallanzani di Roma sono ricoverati alcuni pazienti che hanno contratto Zika dopo essere stati in America Latina. Per gli uomini non ci sono problemi ma le attenzioni dei sanitari sono tutte rivolte ad una donna incinta. Ricerche sul possibile metodo di contrasto anche in Usa e chiaramente in tutti i Paesi del Sud America. E’ una sorta di corsa contro il tempo hanno affermato molto sanitari.