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Zika: dopo allart anche in Italia, ora sanitari puntano sulla prevenzione

E’ la prevenzione l’arma che è capace di contenere la diffusione del virus Zika. Ad esserne sempre più convinti sono i ricercatori brasiliani che da quasi un anno stanno combattendo contro la terribile infezione che nel Paese carioca ha colpito circa l’1% delle donne incinte con gravi ripercussioni sulla salute del nascituro. Non ci sono vaccini contro la diffusione di Zika nonostante da tempo molte equipe di ricercatori di tutto il mondo, Italia compresa, stanno provando a mettere a punto un siero che sia capace di contrastare l’infezione. Quelle che non mancano, invece, sono tutta una serie di buone pratiche che, se adottate, sono capaci di circoscrivere la diffusione del virus. A insistere sull’importanza di queste misure sono stati soprattutto i ricercatori brasiliani che, forti dall’esperienza che si sono fatti nel contrasto della patologia, hanno per la prima volta parlato di un rallentamento della diffusione attraverso proprio l’implementazione di un protocollo tutto basato sulla prevenzione.

Mentre in Brasile l’emergenza Zika viene contenuta, il virus sembra invece essere inarrestabile negli altri paesi del Sud America con pericolose propaggini anche verso Nord. Un cittadino americano di 70 anni è infatti morto dopo aver soggiornato nella Repubblica Domenicana. E’ stato in quello stato che l’uomo ha contratto Zika. Che il 70enne sia morto a causa di Zika sembra essere dato per scontato rendendo così inevitabile l’apertura anche di un secondo fronte. Il virus, infatti, non sono è responsabile delle malformazioni del nascituro, ma colpisce anche soggetti di età molto avanzata rendendo quindi ancora più urgente l’individuazione di un vaccino.

Il calo dei contagi in Brasile non ha ridotto la cintura di protezione attorno a tutti gli altri paesi. La facilità con cui merci e uomini viaggiano, infatti, è direttamente proporzionale alle diffusione di Zika. Per questo motivo l’attenzione resta massima anche in Italia con controlli molto serrati. Il ministero della Salute, però, è persuaso che, in attesa di un vaccino che non si sa quando possa essere pronto, la migliore cura sia rappresentata dalla prevenzione come hanno insegnato dal Brasile.

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