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Allegri crede nella rimonta della sua Juve: ‘Sono qui per questo’

Un inizio a dir poco devastante per la Juventus di Massimiliano Allegri: il tecnico toscano, al suo secondo anno sulla panchina bianconera, era stato già messo in discussione da una buona parte della tifoseria zebrata, dimentica dei successi dell’anno precedente, con uno Scudetto e una Coppa Italia vinta e una finale di Champions League persa negli ultimi 10 minuti. La Juventus è partita male in campionato quest’anno, ma Allegri crede nella rimonta e lo confessa al giornale inglese The Independent. 

Ora la Juve vuole vincerle tutte per tornare in corsa nello Scudetto, anche se le pretendenti già adesso non si fidano e la mettono in lista come candidata seria per il titolo 2015-2016. Allegri, nella rimonta della sua Juve, comunque ci crede e all’Independent ha affermato: “Sono qui per questo, questo è il motivo per cui ho iniziato a fare questo lavoro”. La falsa partenza è stata causata prevalentemente da un continuo cambio modulo e da una rosa in cui i titolari giravano, complici anche gli infortuni.

Allegri è corso ai ripari e nelle ultime giornate di campionato al Juventus sembra aver ritrovato un po’ di quell’equilibrio perso. “Da inizio estate abbiamo cominciato a lavorare con differenti sistemi e stili di gioco, perché dovevamo lasciarci alle spalle quanto avevamo fatto. I moduli sono solo numeri, ciò che è davvero importante è il modo in cui vengono applicati”.

Per Massimiliano Allegri, che al giornale inglese ha anche fatto un piacevole amarcord, l’esperienza in provincia è stata importantissima: “Riesce a darti quella conoscenza necessaria per poi farti diventare un allenatore di successo”. Gli anni al Milan anche sono stati molto importanti, dove il tecnico toscano ha vinto uno scudetto e si è sempre qualificato alla Champions League, e sulla situazione attuale dei rossoneri si pronuncia così: “E’ diversa da quella che ho affrontato io negli ultimi tempi lì”.

La bestia nera di Allegri, e anche l’allenatore da cui più imparare, è Pep Guardiola, perché “durante una partita è capace di cambiare moltissimo e tutto diventa più difficile”.

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