Antonio Conte torna a parlare

13 novembre 2012 01:390 commenti

Mesi e mesi di silenzio finalmente interrotto. Antonio Conte è tornato a parlare, dopo un lungo periodo trascorso in sordina, quasi nella clandestinità. Parla della sua Juventus, ovviamente,  prima nella chat dedicata  ai tifosi e poi come ospite di Fabio Fazio in tv, a Che tempo che fa .

Inter: Neanche il tempo di riaccendere il microfono, che Conte dedica un pensiero all’Inter e alla battuta di Cassano (alla quale aveva già replicato Bonucci).

“Ci sono soldatini alla Juve? No, qui ci sono professionisti seri e impeccabili. Quando andiamo a prendere un calciatore, le cose che andiamo a vedere sono i suoi requisiti umani perché nei momenti di difficoltà il giocatore viene sempre in secondo piano ed emerge l’uomo”.

Branca: Nel giro di poco tempo arriva, immediata, la replica di Marco Branca:


“Ringrazio Antonio Conte di lasciarci certi tipi di giocatori. Credevo che la vicenda fosse già risolta tra i giocatori e che non ci fosse bisogno dell’intervento di persone che all’interno dei club ricoprono cariche di maggiore responsabilità. Se poi qualcuno ha ritenuto di intervenire, pur trovandosi nella sua posizione attuale, da parte mia non trova risposta proprio per non alimentare ulteriormente la polemica e andare contro il clima di serenità che tutti auspichiamo. E, comunque, noi altri lo ringraziamo di lasciarci certi tipi di giocatori”.

Panchina: Conte si sofferma anche su altre tematiche, e lo fa con i suoi tifosi. Una delle più salienti è sicuramente quella riguardante il suo tanto atteso ritorno in panchina. Vedere la partita da un gabbiotto in cima allo stadio deve farlo soffrire molto:

“Mi manca tantissimo. Il mio lavoro si è dovuto triplicare in questi tre mesi perchè se prima potevo intervenire fisicamente durante le partite, ora invece è difficile. Però ho la fortuna di avere dei collaboratori ottimi, e dei calciatori molto responsabili. Ci hanno definito soldatini? Mi è piaciuto molto quello che ha risposto Bonucci: non soldatini ma professionisti. Calcisticamente sono riuscito ad entrare nella testa dei giocatori e questo ci aiuta molto. Però a me manca molto il fatto di non potermi sedermi in panchina, di non avere quel contatto con l’erba, con i miei calciatori, con gli avversari, con i tifosi e con gli altri”.






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