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Dove vedere streaming gratis Napoli – Roma Diretta Live Tv

Il big macth Napoli – Roma  inizierà alle ore 20:45, è l’anticipo dell’ottava giornata di serie A.  Come Vedere Napoli – Roma Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 03 Marzo alle ore 20:45 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Napoli – Roma  Alle ore 20:45  il match tra Napoli – Roma. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Napoli – Roma, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà oggi alle ore 20:45 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Napoli – Roma  senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Ci vuole ben altro, per abbattere un “mostro”: uno che se ne va da undici anni in giro con la stessa maglia, che sta per toccare le cinquecento partite (complessive), che statisticamente si è spinto oltre Maradona, non può inginocchiarsi dinnanzi all’influenza. Queste sono vicende anche appartengono agli umani e Marek Hamsik rientra in “altre” categorie: infatti, dopo aver preso (simbolicamente) il termometro ed averlo lanciato lontano da sé, il capitano s’è accomodato in macchina e si è fatto due passi a Castel Volturno. Un po’ di palestra, differenziato, ma ci siamo, si gioca, con lui (presumibilmente) nella formazione titolarissima, quella a cui è impossibile per Sarri – pensar di rinunciare: a meno che….

I CONVOCATI. Hamsik ha aperto una breccia, e soltanto per una notte, poi quando ieri si è presentato al campo, gli occhialini da intellettuale, lo sguardo vispo e l’espressione rassicurante, Zielinski ha intuito che gli sarebbe toccata la panchina. Per sicurezza, vien da pensare, si deciderà tutto stamattina, quando sarà diffuso l’elenco dei convocati.

CHIRICHES BRINDA. Gioca il Napoli di sempre, più o meno, quello che è nato dopo l’infortunio di Ghoulam, che ha debuttato il 18 ottobre contro il Milan (perché aVerona, con il Chievo, in mezzo al campo ci andò Zielinski), che poi ha replicato in campionato complessivamente per sette volte. Ritocca a loro, ma le novità non mancano: debutta, seppur in panchina, il croato Milik, che potrà avere percezione del San Paolo; e torna, dovrebbe farlo, a cinque mesi dall’infortunio, Milik, che ha avvertito le sensazioni giuste e si riappropria di se stesso, in un finale di stagione in cui ci sarà bisogno di energia fresca e rinnovata. Ma poi bisogna anche programmare e il Napoli lo sta facendo: Vlad Chiriches resterà sino al 2022, come da annuncio ufficiale, perché a volte le partite vengono dopo (ma solo a volte).

Recupera. Nainggolan ha ancora male alle gengive, dopo la gomitata di Kessie che l’ha costretto all’intervento di ricostruzione di un dente. Ma voi potete immaginare la Roma senza il suo ninja in campo a Napoli? Ecco, no.

CLASSICO.

Quindi alla fine Radja Nainggolan dovrebbe giocare, componendo il terzetto di centrocampo più classico con De Rossi e Strootman.

Lorenzo Pellegrini sarà il primo cambio con l’opzione in più, che è Maxime Gonalons, tornato nella lista dei convocati dopo due mesi di assenza dovuti a una seria lesione muscolare.

TURCO-EGIZIO. Sarà quindi un 4-3-3, come domenica scorsa contro il Milan, tendente al 4-1-4-1 in fase di non possesso con De Rossi a proteggere la linea difensiva e i due esterni d’attacco a inseguire i terzini di Sarri. Di Francesco ieri ha mischiato le squadre durante l’allenamento di rifinitura a Trigoria ma sembra aver scelto di confermare Under a destra e di rilanciare El Shaarawy a sinistra. Defrel, che pure è stato considerato in settimana per il ruolo di esterno destro, ha qualche acciacco e andrà in panchina, così come Pe- rotti. Confermato anche il ritorno di Dzeko da centravanti: lo scorso anno al San Paolo segnò la doppietta che diede una svolta alla stagione sua e della Roma. La speranza di tutti i romanisti è che si ripeta stasera dopo il grigiore di 4 gol in 24 p artite tra campionato e coppe.

Andò, più o meno, così, mentre Roma-Napoli stava recitando il suo V finale, e si era nel vivo delle emozioni di una sfida dal sapore di Champions: 1-2 all’Olimpico, e nel campo, sugli spalti, dinnanzi al televisore, s’avvertivano le vibrazioni. Andò, più o meno, con le coronarie di chiunque – che fossero tifosi giallorossi o partenopei – costrette a difendersi da quell’uragano di sensazioni che al minuto 49 dalla ripresa, dunque a un niente dal capolinea, ^avventarono sugli spettatori: palla al limite dell’area, verso sinistra, a Perotti, che vede la porta, la cerca, ma prima di trovarla s’imbatte in Koulibaly.

E in quell’istante che il calcio diventa (poi) una figurina celebrativa della Panini, perché Pepe Reina, che intanto sta volando da una parte, s’awita su se stesso, fa la torsione, trova il colpo di reni, ci mette la “manona” spinge il pallone sulla traversa, resta in terra, si catapulta con il corpo a difesa della porta, ritrova la sfera e con i piedi la manda in angolo. L’avrebbero definito pazzesco, quel capolavoro; oppure ci avrebbero trovato dentro qualcosa di miracoloso, in quel 4 marzo del 2017, sette mesi prima che Pepe lo rifacesse ancora, nello stesso stadio, nella stessa area, con le stesse modalità.

IL BIS. Roma-Napoli di questo campionato qua, il 14 ottobre scorso: è 0-1 quando serve l’acquasantiera per rifarsi il segno della croce e pensare di essere al cospetto di un intervento divino. Stavolta, nel mischione da angolo, si stacca Fazio, va oltre gli avversari e quasi nel pareggio, lo sente per un una frazione di secondo, sino a quando non percepisce che il marziano ci è arrivato di nuovo: stavolta il guantone spinge la palla sul palo e siamo al bis.

LA SFIDA. Eccola qua la foto, è un must, è la sintesi di una prodezza, è il frammento della memoria che resta dinnanzi agli occhi di chi quel Roma-Napoli l’ha vista per due volte consecutive e ad un certo punto ha avuto il sospetto d’essere davanti a un replay: ma come ha fatto? Eccola qua la sua partita, quella di Pepe Reina, che contro la Roma non si limita ad interventi eccezionali, ma alza l’asticella, si prende la standing ovation, tira fuori il meglio del suo repertorio, scova in sé le energie ed il talento e lascia che si sprigionino in una scena.

Eccola, è Reina contro Alisson, ma a distanza, sotto gli occhi di Morgan De Sanctis, che a Napoli ha lasciato amici in quantità industriale, e va ad intrecciarsi in questo sabato intrigante, nell’incertezza d’una partita che può anche restare appesa ad una istantanea, fosse pure una soltanto. Sembra un quadro, un’opera d’arte che appartenga alla vena creativa di un artista: invece è la rappresentazione dell’abilità tecnica e della elasticità fisica, la sintesi dell’atletismo.

Eccole qua, le slide di quei Roma-Napoli divenute, mediatica- mente, un poster per poter domare la propria amarezza o guarnire la personale felicità: è tutto racchiuso in quel volo, il tormento e l’estasi della gente, e Pepe Reina.

Le suggestioni sono belle perché non impegnano, come uno sguardo all’orizzonte sul golfo di Napoli: escono quasi naturali. E così, davanti alla prospettiva di un futuro da condividere con Mario Balotelli di cui il procuratore Raiola ha parlato nel mese di gennaio ai dirigenti della Roma, Eusebio Di Francesco trasmette entusiasmo: «Lo allenerei con piacere, ovviamente. Mario è un calciatore stimolante perché ha grandi mezzi, al di là del carattere particolare. Anzi voglio raccontarvi un aneddoto: due anni fa facemmo una lunga chiacchierata, provai a portarlo al Sassuolo ma poi non trovammo le condizioni». Bum. Balotelli alla Roma? Forse no, forse è presto per dirlo, ma a questo punto l’ipotesi può prendere corpo, tanto più a parametro zero. Dipenderà essenzialmente dalle uscite in attacco e dalle conseguenti necessità

L’ATTEGGIAMENTO. Intanto però Di Francesco deve pensare alla precarietà del momento: in campionato la Roma ha perso fuori casa solo contro la Juventus nelle ultime 19 partite (vincendo 14 volte) ma stavolta al San Paolo parte dal -19 in classifica contro il Napoli di Sarri. «Noi dobbiamo fare risultato. L’avversario sta bene, sia fisicamente sia mentalmente, ma manca sempre meno tempo alla fine del campionato e quindi si stanno riducendo le possibilità per riprenderci il posto in Champions. Dobbiamo provare a fare punti anche qui, con determinazione e convinzione, anche se i risultati ottenuti fin qui negli scontri diretti ci hanno tolto qualcosa». Da amante del calcio, apprezza il lavoro del collega che incontrò per la prima volta in C1 dieci anni fa: «Sarri è uno dei migliori allenatori in circolazione ma ha avuto più tempo di me, ha cominciato prima di me la carriera. Mutando convinzioni peraltro: prima faceva il 4-4-2, poi è passato al 4-3-1-2 e infine al 4-3-3».

IL CONFRONTO. Dovrebbe essere questo il modulo che Di Francesco utilizzerà al San Paolo, con il conforto della riunione tattica organizzata con la squadra dopo la sconfitta con il Milan: «Ma è bene spiegare. Io ascolto tutti perché è educato e rispettoso. Ascolto anche voi e vi rispondo. Ma alla fine le decisioni le prendo sempre io. Mi dà fastidio che possa essere confuso il mio stile con una mancanza di personalità. Il sistema di gioco sarà sempre impostato da me, i calciatori faranno sempre quello che dico io». Mima con la mano il “ciao” per rafforzare il concetto: «Se mi accorgerò che dall’altra parte non c’è una risposta, sarò il primo a salutare la Roma. Ma oggi non ho questa percezione. Il problema è sempre lo stesso: se giochi corto, compatto, resti dentro alla partita. Se ti allunghi puoi cavartela soltanto se un grande calciatore inventa una giocata. E a quel punto non è più un discorso di modulo». In settimana ha lavorato più sulla testa che sulle gambe dei giocatori: «Se i ragazzi non volessero fare ciò che chiedo si capirebbe dall’inizio. Invece all’inizio ci provano e poi alla prima difficoltà perdono il filo conduttore, uscendo dalla partita. Dobbiamo migliorare in questo: il fatto che spesso non recuperiamo una situazione di svantaggio è significativo (sette volte su nove, ndi), qualcosa ci manca sotto il profilo mentale».