30 anni fa il primo Macintosh, la storia del computer che ha rivoluzionato il mondo dell’informatica

23 gennaio 2014 10:320 commentiDi:

first mac

24 gennaio 1984. È questa la data che segna il più grande cambiamento avvenuto nel mondo dell’informatica: il 24 gennaio di 30 anni fa, infatti, era il giorno prescelto per la presentazione del primo Macintosh, il primo computer con una interfaccia grafica, anziché testuale, con tanto di mouse e facilmente utilizzabile da tutti, anche da chi non era un professionista dell’informatica.

Con la presentazione del primo Macintosh Steve Jobs iniziò una vera e propria rivoluzione culturale, portando il computer fuori dai centri di ricerca e dagli uffici per farlo diventare uno strumento alla portata di tutti, uno strumento che permetteva a chiunque di dare vita al proprio genio creativo.

Ci aveva provato anche l’anno prima Jobs, con l’Apple Lisa ma il prodotto non ebbe molto successo e il suo stesso creatore non ne era soddisfatto. Steve Jobs voleva qualcosa che fosse davvero utile a tutti, un computer con un utilizzo intuitivo, semplice e anche divertente.

Ci mise tutto l’impegno possibile e, dopo mesi di ricerche fatte da un gruppo di geni da lui selezionati, il primo computer Macintosh arrivò sul mercato e la rivoluzione ebbe inizio.

1984, Steve Jobs come George Orwell

Sembra quasi scontato parlare di rivoluzione quando si parla di Apple e di Steve Jobs, ma d’altronde è così. Jobs era un visionario, le sue idee non solo hanno fatto fare un balzo avanti alla tecnologia portandola a livelli impensabili: Steve Jobs era un visionario, uno che il futuro non solo riusciva a vederlo prima degli altri, ma riusciva a piegarlo alla sua volontà.

La sua idea di futuro era molto diversa da quella dei suoi colleghi, anche di quelli della Apple, con i quali i rapporti sono stati sempre molto conflittuali e lo hanno portato all’estromissione dall’azienda poco tempo dopo la presentazione del primo Mac, così come era diversa l’idea di futuro che aveva George Orwell nel 1948 quando scrisse, appunto, “1984”.

E Jobs, con l’aiuto di un altro grande visionario, si ispirò a quel romanzo per lo spot del suo primo Mac: diretto da Ridley Scott e andato in onda il 22 gennaio 1984 durante la pausa del Super Bowl, lo spot “1984” mostra una stanza piena di uomini tutti vestiti allo stesso modo che guarda un grande schermo da cui un volto maschile parla con voce altisonante, fino a che una donna in maglietta e pantaloncini corti irrompe nella stanza e, lanciando un martello, distrugge lo schermo e fa tacere la voce.

Bastano le immagini a far capire cosa Scott vuole dire, ma, nel caso qualcuno non avesse capito, il messaggio viene poi ribadito alla fine dello spot:

Il 24 gennaio Apple Computer presenterà il Macintosh. E vedrete perché il 1984 non sarà più il 1984.

1984, lo spot della Apple firmato Ridley Scott

La presentazione del primo Macintosh

Due giorni dopo la messa in onda dello spot Apple, ovvero il 24 gennaio del 1984 come previsto, uno Steve Jobs in perfetta forma con tanto di giacca doppio petto e di farfallino verde presenta al mondo il suo Macintosh.


La sorpresa fu grande per tutti i presenti: Jobs, supportato dalla Colonna Sonora di “Momenti di gloria” estrae da uno zaino un computer, una macchina perfettamente funzionante che poteva essere trasportata facilmente – come lui stesso aveva fatto – e che aveva un’interfaccia utilizzabile facilmente da tutti.

Ma non solo: il Macintosh parla e si presenta da solo al grande pubblico accorso per la presentazione che, come prevedibile, va in visibilio e accoglie questo ritrovato della tecnologia con una standing ovation e applausi scoscianti.

Jobs è in brodo di giuggiole, sorride fiero e soddisfatto del suo prodotto, anche se poi i risultati di mercato furono un po’ deludenti. Anche allora, come oggi, i prodotti Apple hanno un costo piuttosto alto: negli Stati Uniti il primo Macintosh veniva venduto ad oltre 2.500 dollari, mentre il suo prezzo in Italia era di circa 4 milioni e mezzo di lire.

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Le caratteristiche tecniche del primo Macintosh

Seppur vero che il primo computer Macintosh rappresentava una enorme novità rispetto a quanto presente allora sul mercato – l’unica alternativa ai prodotti Apple, allora, erano il PC della IBM – non ha nulla a che vedere con i computer che la Mel Morsicata sforna al giorno d’oggi.

Quel Macintosh, infatti, funzionava grazie ad un processore Motorola 68000 a 8 MHz, disponeva di 128 KB di memoria RAM, un’unica unità floppy disk da 400 KByte per l’archiviazione e lettura dei dati e un piccolo monitor a tubo catodico bianco e nero da 9 pollici con risoluzione di 512 × 342 pixel.

Ecco come il primo Mac ha rivoluzionato il mondo dell’informatica

Sono due le caratteristiche che hanno fatto del Macintosh il computer che ha segnato la fine della preistoria dell’informatica: l’interfaccia grafica e le dimensioni.

La comunicazione tra macchina e utente avviene attraverso una serie di icone sempre presenti sul desktop del computer, come se fossero una serie di oggetti che chi lo usa può prendere, spostare e aprire grazie al mouse, che si configura come un prolungamento della mano dell’utente.

Sullo schermo gli oggetti in questione – tutte utilità come gli appunti, l’archivio, l’orologio, la calcolatrice, il cestino e i vari programmi – sono tutti raffigurati tramite icone che possono essere poi organizzate secondo altri criteri in base alle esigenze degli utenti e trovati anche tramite ricerca da tastiera con la possibilità di scrivere fino a 40 caratteri rispetto agli otto dei PC.

E poi ci sono le ridotte dimensioni di questo comupter – Jobs lo tira fuori da un piccolo zaino – che permettono di portare il Mac ovunque senza nessun problema.

“Non fidatevi di un computer che non possa essere sollevato”

È lo stesso Mac a dirlo (perché il primo Macintosh è anche in grado di parlare) e crea così il primo bisogno degli utenti dei computer (anche se di utenti ancora non si poteva parlare, data la scarsa diffusione dei computer all’epoca), una novità di cui Steve Jobs farà il suo credo per tutta la sua brillante carriera e che lo porterà a creare oggetti come l’iPad e l’iPod.






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